
Si chiude un anno, se ne apre un altro ma è chiaro che vengono fuori i primi bilanci. E’ il caso dei mercati borsistici europei, che hanno visto chiudersi un anno contrastante, alcune piazze hanno offerto risultati positivi, mentre fra le piazze che hanno chiuso col peggior passivo spicca la Borsa di Milano, Piazza Affari. Milano chiude l’anno 2010 facendo segnare un passivo del 11.95% rispetto all’anno 2009, ma ecco la lista completa di Piazza Affari:
- il Ftse Mib ha perso l’11.95%,
- il Ftse All Share ha perso il 10.29%
- il Fte Mib storico ha perso il 7.66%.
- il Ftse Italia Star è invece in rialzo del 3.24%.
Il valore di Piazza Affari dunque diminuisce del 12% circa, con un valore pari al 27.6% del Pil italiano. Il titolo col maggiore rialzo dal 4 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 è però quello dell’azienda Marcolin, una azienda di occhiali, che in dodici mesi ha guadagnato il 192%. Fra i titoli bancari invece, grandi perdite per Intesa Sanpaolo che in un anno ha perso il 35%, male anche Unicredit (- 33%) ed il Banco Popolare che ha un passivo del 39%.
In Europa, fanno peggio di Piazza Affari, sia Madrid (-18.4%) che Atene (-40.8%), mentre limitano i danni Lisbona (-9,9%) e Dublino (-7,1%), con quest’ultima piazza che grazie agli aiuti della Ue e del FMI si riprende dopo la grande crisi.
Pietro Gugliotta

Sabato pomeriggio è stata una giornata molto importante per l’Irlanda: sono scesi in piazza a Dublino tantissimi irlandesi per manifestare il loro dissenso contro la manovra economica del governo di Brian Cowen. I numeri sono contrastanti: c’è chi parla 100.000 persone, ma anche chi fa scendere il numero a 50 mila presenza. Quello che è certo che i tagli alla spesa pubblica, oltre l’inserimento di nuove tassazioni, non sono piaciute per niente ai tantissimi irlandesi scesi in piazza, e a tutti coloro che non hanno potuto farlo. Tanti gli slogan scanditi dagli irlandesi, è vero rabbiosi, ma anche molto contenuti e composti nella protesta, nonostante la neve caduta in nottata a Dublino, in tanti sono scesi in piazza con famiglie e bambine al seguito. Si spera di poter modificare il pacchetto di austerity promosso dal governo: 15 miliardi di euro in 4 anni, grazie ai maxi tagli, in modo tale da poter ricevere aiuto da Fmi e Ue, un aiuto quantificabile in 85 miliardi di euro. Il Governo Irlandese non ha voluto commentare la manifestazione, si è limitato però a comunicare che il fondo europeo deciderà oggi, all’ora di pranzo, la strategia finale sul progetto di aiuti per la nazione irlandese. Infatti è chiaro che l’Ue finanzierà la rinascita dell’Irlanda, ma bisogna mettere a punto alcuni dettagli, come il tasso d’interesse di questo prestito, o sulla cifra definitiva che verrà stanziata. Di sicuro ne sapremo di più nelle prossime ore, quando da Bruxelles verrà diramato il comunicato ufficiale sulla situazione irlandese.
Pietro Gugliotta

Bilancio nero per Piazza Affari nei primi sei mesi dell’anno 2010. Spinta dalla corrente della crisi del debito, anche la Borsa Italiana ha perso molti punti, bruciando addirittura un quinto del suo capitale. Infatti sono stati ben 90 miliardi, il valore in perdita di Piazza Affari da gennaio a giugno 2010. Una cifra molto alta che mette Milano fra le peggiori borse europee: in Europa solo Atene (-38,7%) e Madrid (-23,8%) hanno fatto peggio di Milano. Scendendo nel dettaglio, alla fine di venerdì, ultimo giorno della settimana “borsistica”, il Ftse Mib, l’indice dei titoli a maggiore capitalizzazione, aveva perso il 19%, mentre il Ftse All Share, che raccoglie tutte le società quotate, aveva ceduto il 18%, dato totale nei primi sei mesi dell’anno.
Il resto d’Europa non sorride ma riesce a mantenere i cali in maniera più contenuta, come dimostrano i dati Londra (-12%), Parigi (-16,6%) e soprattutto Francoforte (-3,5%). Se poi pensiamo che mercati in grossa crisi, listini di Stati come il Portogallo e l’Irlanda hanno dei valori inferiori a quelli dell’Italia, capiamo che c’è qualcosa che non quadra: infatti la borsa di Lisbona perde il 17,7% e quella di Dublino addirittura perde l’8,2%. L’unico mercato europeo che possiamo dire non paga la crisi, anzi è in attivo, è quello di Stoccolma, con il +2% nei primi sei mesi dell’anno 2010: un dato in controtendenza che non basta sollevare gli animi dell’Europa.