Posts Tagged ‘economia italiana’

Marcegaglia:

Marcegaglia: “Il momento è drammatico, siamo nel baratro”

Posted on 10 nov 2011 at 12:33pm

Al termine della giornata borsistica di ieri, è durissimo il commento giunto dalla Confindustria, in particolare dal presidente Emma Marcegaglia. La numero uno di Confindustria ha infatti parlato di momento drammatico, di una Italia sull’orlo del baratro. Una situazione pessima che sta mettendo in ginocchio tutta l’economia italiana e potrebbe anche condizionare le sorti dell’economia europea. “Nonostante alcune decisioni prese ieri dal governo e dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in queste ore stiamo vivendo un momento drammatico. Oggi siamo nel baratro” spiega la Marcegaglia. “Tra qualche ora ci sarà il Comitato di presidenza di Confindustria, non c’è dubbio che siamo nel baratro, è davvero un momento drammatico per il Paese con lo spread tra Btp e bund a 570 punti e le borse che stanno perdendo più del 4%”. Dunque una situazione gravissima, come si può leggere dalle parole della leader di Confindustria, che usa ripetutamente le parole “baratro” e “situazione drammatica”. “E’ evidente che quanto fatto fino ad ora non è stato ritenuto nè credibile nè sufficiente. Il paese ha bisogno di altro. Non possiamo stare neanche per molte ore in questa condizione perche questo vuol dire rischiare che l’Italia non abbia più la possibilità di finanziarsi e questo può avere conseguenze drammatiche” commenta la Marcegaglia, che poi al termine dell’intervista dichiara: “Non ci meritiamo di finire come la Grecia. Sono anni che chiediamo riforme, è necessaria una grande discontinuità ma nulla è stato fatto”.

Pietro Gugliotta

Aibe:

Aibe: “Il problema dell’Italia è la mancanza di una prospettiva di crescita”

Posted on 24 set 2011 at 1:08pm

Il quotidiano “La Repubblica” ha intervistato nei giorni scorsi Guido Rosa, presidente dell’Associazione delle banche straniere in Italia, l’Aibe. Rosa ha voluto subito spiegare come un paragone fra la situazione italiana e quella greca, sia assolutamente improponibile, dunque da un lato rallenta l’allarmismo generale sull’economia italiana, ma dall’altro lato evidenzia alcuni motivi di preoccupazione. “Partiamo da una constatazione: il paragone che è stato fatto da qualcuno tra l’Italia e la Grecia è semplicemente improponibile, con tutto il rispetto per Atene. Stiamo parlando di un paese – il nostro – che ha comunque una struttura economica solida, che è la settima potenza industriale nel mondo e la seconda in Europa”. Ma come abbiamo anticipato precendemente, la situazione dell’Italia è pur sempre preoccupante per una serie di motivi. “Quasi all’improvviso, si è scoperto che i debiti pubblici sono così rilevanti e che sono finanziati dal risparmio privato e dalle banche. In questo ambito, il problema italiano è tanto più grave in quanto si inserisce in un contesto difficile. Inoltre il problema dell’Italia è la mancanza di una prospettiva di crescita dichiara il presidente dell’ Associazione delle banche straniere in Italia, che propone la sua “cura” per uscire dalla crisi. “Bisognerebbe ridurre la spesa corrente, questo chiede il mercato. Se la manovra avesse puntato più sul taglio delle spese, invece delle entrate, i mercati avrebbero reagito meglio”.

Pietro Gugliotta

Cgia di Mestre:

Cgia di Mestre: “Boom di aziende cinesi in Italia”

Posted on 01 set 2011 at 11:01am

La Cina prende sempre più piede nell’economia italiana: lo spiega uno studio della Cgia di Mestre, l’associazione dei piccoli artigiani del Veneto. Infatti continuano a moltiplicarsi nelle città italiane, i negozi gestiti da imprenditori cinesi: sono in costante aumento, queste piccole e medie imprese con ragione sociale cinese, che spesso prendono posto nelle periferie delle grandi città, ma sono presenti anche in provincia. Lo studio evidenzia le proporzioni di questa “invasione cinese”: alla fine del 2010, le imprese cinesi hanno superato la quota delle 54 mila unità, con un aumento dell’8.5%. Se pensiamo che nel 2010, le imprese italiane sono scese, diminuendo dello 0.4%, il quadro si fa davvero preoccupante per l’economia italiana. Invece i cinesi in Italia sono in grandissima espansione dal 2002 al 2010, la quota delle aziende italiane gestite da imprenditori cinesi è aumentata del 150.7%. Provando a localizzare queste imprese, la maggior parte si trova in Lombardia, che vede 10.998 imprese cinesi, seguita dalla Toscana con poco piu di 10.500, più staccato il Veneto, con “solo” 6.343 imprese. I settori più ricercati? Gli imprenditori cinesi hanno investito maggiormente in pelletteria, calzature e abbigliamento. Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, commenta questi dati. “Pur riconoscendo che gli imprenditori cinesi hanno alle spalle una storia millenaria di successo, la loro forte concentrazione in alcune aree del Paese sta creando non pochi problemi. Spesso queste attività si sviluppano eludendo gli obblighi fiscali e contributivi, le norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e senza nessun rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori occupati in queste realtà aziendali. Questa forma di dumping economico ha messo fuori mercato intere filiere produttive e commerciali di casa nostra”.

Pietro Gugliotta

Boom di industrie italiane all'estero: 21 mila aziende in oltre 150 paesi

Boom di industrie italiane all’estero: 21 mila aziende in oltre 150 paesi

Posted on 22 mar 2011 at 2:51pm

L’economia italiana prende piede all’estero: secondo quanto riportato dall’Istat, nel recente report “Struttura, performance e comportamenti delle multinazionali italiane”. Il rapporto rivela dei dati del 2008, dati molto interessanti perchè ci fanno capire quale sia il giro d’affari degli industriali italiani all’estero. Nel 2008 infatti sono state rilevate 21 mila aziende, per un impiego di 1.5 milioni di lavoratori. Il fatturato di queste aziende si aggira intorno ai 386 miliardi di euro, sono sparse per oltre 150 paesi. “Queste imprese hanno realizzato un fatturato pari al 10% di quello del complesso delle imprese residenti in Italia, quota che sale al 13,5% per il fatturato al netto degli acquisti di beni e servizi” si legge sul sito Istat. “I settori industriali più internazionalizzati sono l’estrazione di minerali, la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e di mezzi di trasporto. Sono comunque l’estrazione di minerali ed i servizi finanziari quelli maggiormente internazionalizzati”. Fra le destinazioni privilegiate, spicca la Romania: la nazione rumena infatti ospita il maggior numero di attività italiane. Sono 3.777 le imprese italiane sul suolo rumeno, la Romania inoltre è la nazione con più lavoratori nelle aziende italiane, con oltre 138mila addetti. Fra le nazioni che offrono più opportunità lavorative nel settore industriale, spiccano anche il Brasile, la Cina, la Francia, mentre Stati Uniti e Germania spiccano nel settore dei servizi.

Pietro Gugliotta

In Italia sono 600.000 le vittime dell'usura

In Italia sono 600.000 le vittime dell’usura

Posted on 25 set 2010 at 10:46am

E’ arrivata in questi giorni la denuncia di SoS Impresa e Confesercenti: in Italia l’usura è presente ed in modo pesante. Secondo i dati raccolti, l’usura ha un giro d’affari che si avvicina ai 20 miliardi di euro, una cifra spaventosa. Le vittime dell’usura in Italia sono ormai 600.000, di cui almeno un terzo fa parte della categoria dei commercianti. Purtroppo è un fenomeno in aumento, che colpisce duramente l’economia italiana. Il perchè lo spiega Marco Venturi, presidente di Confesercenti. “Il fenomeno usura sta crescendo a dismisura e trascina nel vortice imprese, commercianti e famiglie. Le banche devono essere più vicine a imprese e famiglie in difficoltà economiche e non solo quando si fanno investimenti. Nel 2009 l’usura ha creato 120mila posti di lavoro in meno. E’ un fenomeno che è cambiato e la criminalità organizzata tende sempre più ad impossessarsi delle imprese. Crediamo che vada fatta una riflessione sull’impianto legislativo a oltre 10 anni dall’introduzione della legge antiusura. Possiamo dire infatti che non abbiamo raggiunto i sogni sperati, bisogna avere il coraggio di cambiare e velocizzare le procedure”. Il fenomeno dell’usura colpisce gravemente il Sud Italia: la Campania, la Sicilia ed il Lazio sono le tre regioni dove si concentra maggiormente l’usura sui commercianti, possiamo dire che un terzo dei commercianti vittime d’usura, si trova in queste regioni. Ma il Nordn on è escluso: anche regioni come il Piemonte, la Lombardia e l’Emilia Romagna soffrono questa piaga. Per aiutare i commercianti, oltre a consigliare la denuncia alle autorità, lo Stato ha previsto uno stanziamento di 70 milioni di euro nel Fondo di previdenza usura, oltre l’istituzione di un Osservatorio per il credito e dei Nuclei Ristretti, in alcune città a rischio come Caserta, Napoli, Palermo e Reggio Calabria.

Pietro Gugliotta

Confindustria:

Confindustria: “Italia fuori dalla recessione”

Posted on 25 giu 2010 at 12:37pm

Il Centro Studi di Confindustria ha dichiarato che “l’economia italiana è fuori dalla recessione”. Infatti “la ripresa è più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre. Gli economisti hanno rivisto al rialzo le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%). La disoccupazione è invece attesa in aumento, dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in 2 anni di crisi”. Il rapporto deficit-Pil – spiega il Centro studi Confindustria - si attesterà al 5,1% nel 2010 per poi scendere al 4,1% nel 2011. A supportare la crescita c’è “il deprezzamento del cambio dell’euro, che migliora la competitività di prezzo delle merci italiane”. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, commenta i dati presentati del Centro Studi di Confindustria. “La ripresa c’è, ma l’Italia, cresce meno di altri Paesi. Ma ci sono «zavorre» che frenano la crescita e che potrebbero incidere sulla dinamica futura. Occorre il rigore dei conti, ma anche le riforme, soprattutto due, quella fiscale e la semplificazione burocratica. Altrimenti sarà difficile riassorbire la disoccupazione. La situazione del mercato del lavoro - spiega la Marcegaglia – continuerà a peggiorare fino a metà del 2011 ma è fisiologico, perchè l’effetto della crisi sull’occupazione è spostato nel tempo. Siamo vicino ai picchi. I dati sull’evasione sono impressionanti, 125 miliardi non sono pagati dai contribuenti. I soldi recuperati dovranno servire ad abbassare le tasse e non a ridurre il deficit”. Emma Marcegaglia, rappresenterà la Confindustria italiana al G20, a Toronto, confermando così l’impegno della confederazione sul fronte internazionale, partecipando ad alcune riunioni.

Pietro Gugliotta