
E’ arrivato puntuale nella giornata di ieri, il rendiconto della Federal Reserve, la banca centrale americana. Come si può leggere nel Beige Book, ossia il volume che contiene un vero e proprio ritratto dell’economia delle varie regioni americane, la crescita degli Stati Uniti è lenta. “Le attività economiche hanno continuato ad espandersi a settembre sebbene molti distretti dicano che la crescita è lenta e modesta” si legge. “Le risposte degli intervistati offrono una minor certezza e una condizione più debole per le prospettive delle aziende” si legge nel rapporto del Beige Book. Ma a preoccupare, è il rilevamento della pressione sui costi: dopo i rialzi degli ultimi mesi infatti, è stato registrato un rallentamento. E non ci sono buone notizie per il mercato del lavoro, che rimane ancora in difficoltà, con assunzioni a rilento o nel peggiore dei casi bloccate. La Fed evidenzia come la spesa per consumi sia leggermente aumentata in alcuni distretti, mentre le pressioni salariali sono date “sotto controllo”. Il dettaglio della relazione della Banca Centrale degli Stati Uniti evidenzia come i settori più in salute siano tre: l’energia, turismo ed auto. In flessione si segnala il settore finanziario. Infine viene segnalato l’appiattimento delle vendite al dettaglio, ad esclusione delle vendite di auto.
Pietro Gugliotta

Intervistato su Rai3, durante il programma “In mezz’ora”, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha parlato delle misure anti-scalata, spiegando anche alcuni dettagli sulle norme e sul futuro dell’economia italiana. “Non vedo perché una legge che difende i lavoratori in altri Paesi non possa andar bene per difendere i lavoratori italiani. Porteremo in Europa, tradotta in italiano, la legge francese anti-Opa”. Tremonti ha spiegato che nelle prossime settimane, fra l’8 ed il 9 aprile, ci sarà un vertice informale dell’Ecofin, che sarà l’occasione per confrontare la proposta italiana sulla legge anti-scalata anche con gli altri ministri, ma Tremonti sembra avere già le idee chiare su come impostare la norma. “Abbiamo intenzione di presentare in Europa, tradotta in italiano, la legge francese. L’Europa presuppone il mercato, ma anche la reciprocità e noi abbiamo l’impressione che l’Italia creda nel mercato e un altro Paese creda invece nei monopoli. I nostri settori strategici saranno la difesa, l’energia, l’alimentare, telecomunicazioni“. Tremonti non sembra gradire la proposta Cgil sulla tassazione delle famiglie con un alto reddito (oltre gli 800 mila euro annuali). “Bisogn aumentare le tasse a chi evade tasse. Il problema della nostra finanza non è tassare di più ma spendere di meno, l’unica via è ridurre la spesa pubblica, per nostro paese bisogna ridurre la spesa. Se si vuole aumentare le tasse, occorre aumentarle a chi evade e non a chi paga, ha i Bot in banca o una casa, magari ereditata” ha concluso il ministro.
Pietro Gugliotta

L’Istituto nazionale di Statistica ha pubblicato il rapporto sulla produzione industriale in Italia, nel mese di Settembre 2010. I dati non sono positivi perchè l’Istat segnala come a settembre, in rapporto al mese di agosto, la produzione è scesa del 2.1%. Correggendo l’indice, in base agli effetti del calendario, a settembre l’aumento dell’indice di produzione è del 4.1%, mentre prendendo in rapporto i primi nove mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si nota come l’aumento è del 5.7%, ma l’Istat fa notare come ci sia un giorno lavorativo in più, 190 nel 2009 e 191 nel 2010. “L’indice grezzo della produzione industriale - si legge nel comunicato Istat – ha registrato un aumento del 4,1 per cento rispetto a settembre 2009. Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-settembre, l’indice è aumentato del 6,0 per cento”. Passando una analisi più dettagliata, in base ai vari settori industriali, si nota come tutte le principali categorie facciano segnare dati negativi. E’ il caso dei beni strumentali (- 3.7%), o dell’energia (- 2.6%), o ancora i beni intermedi (- 1.8%); male anche il beni di consumo, che perdono rispettivamente il 6.6% per quello che riguarda i beni durevoli, mentre i beni non durevoli calano dello 0.9%. L’indice di produzione industriale, in confronto al settembre 2009, fa segnare un aumento dell’11.5% per quello che riguarda i beni strumentali, mentre i beni intermedi crescono del più 3.9%. Dati negativi per energia e beni di consumo: “variazioni negative si registrano invece per l’energia (meno 1,4 per cento) e per i beni di consumo (meno 0,3 per cento il totale, più 1,5 per cento i beni non durevoli, meno 8,6 per cento i beni durevoli)”.
Pietro Gugliotta

L’Inflazione ricomincia a correre. A confermarlo è proprio l’ISTAT, che nella periodica divulgazione dei dati riguardanti l’inflazione ha fatto registrare, un +1,5% a livello tendenziale, un +0,4% sul mese, e un +0,9% per l’indice armonizzato (IPCA).
All’origine di questa spinta inflazionistica nella dinamica dei prezzi, ci sono i movimenti avvenuti nei settori petroliferi e valutari. A spiegare il tutto è l’ISAE, che ha fatto sapere che la combinazione rincaro di petrolio e debolezza euro sta comportando un peggioramento dei costi per il comparto dell’approvvigionamento energetico. Nello specifico si sono fatti maggiormente sentire gli incrementi dei prezzi dei carburanti, +2,1% su base mensile, e +15% su base annua.
La benzina vede ha fatto segnare un aumento del 2,7% rispetto a marzo, mentre su base annua del 16,7%. Grosso modo anche il gasolio ha viaggiato sugli stessi ritmi (+2,2% e 15,9%). A contribuire all’incremento generale anche l’aumento delle tariffe di riferimento del gas, con un secco +3,6%. Incremento anche per biglietti aerei e trasporti marittimi. La dinamica al rialzo dei prezzi dell’energia non risparmia alcun settore, compreso quello industriale, i cui prezzi alla produzione hanno fatto segnare un +0,5% rispetto a febbraio e un +1,7 rispetto al marzo 2009.

Sono già 16 le manifestazioni d’interesse per lo Stabilimento Fiat di Termini Imerese, che entro il 2011 cesserà la produzione di auto. Di queste 16 manifestazioni, 7 riguardano il settore automotive. Per la fine di marzo comunque, il ministero dello Sviluppo economico indirà un bando di gara internazionale per lo stabilimento Siciliano. Successivamente sarà necessario fare un’attenta selezione delle offerte più “affidabili” e concrete, anche se in realtà una prima selezione c’è stata da parte di Invitalia, l’advisor incaricato dal ministero, che ha già scartato qualche offerta.
In ogni caso è stato confermato un impegno pubblico per il polo siciliano, con uno stanziamento di 350 milioni di euro da parte della regione Sicilia, e altri 100 milioni da parte del ministero dello Sviluppo economico.
Tornando alle proposte in sede di valutazione da parte di Invitalia, per 7 proposte è stata richiesta un’integrazione di documenti. Delle 16 manifestazioni arrivate, 7 riguardano l’automotive, 4 il settore ricerca, 3 il settore manifatturiero, una il settore comunicazione e una il ramo energia.
I sindacati sono risultati molto perplessi sull’ottenimento di ulteriori offerte tramite la pubblicazione del bando internazionale, e sono uniti sul fatto che occorrerà tenere conto del piano industriale che la Fiat presenterà il 21 aprile. In merito alle offerte valutate, sempre i sindacati, sono fermamente convinti che le manifestazioni d’interesse realmente concrete siano soltanto nove. Intanto per il 18 marzo la segreteria unitaria di Fiom, Fim e Uil si riunirà per fare un punto sulla situazione e per decidere su possibili mobilitazioni. Bruno Vita, segretario nazionale della Fim, ha dichiarato: “”Il 18 marzo decideremo sulle possibili mobilitazioni, anche se e’ difficile che siano uno sciopero perché i lavoratori sono in cassa integrazione”.

Niente benefici per i consumatori dalle privatizzazioni, infatti secondo la Corte dei Conti la gestione privata si è limitata ad aumentare le tariffe per far tornare in attivo le aziende ex pubbliche, sfruttando così la posizione dominante sul mercato. Per i giudici contabili le nuove aziende privatizzate non sono per nulla più efficienti di prima.
Tutto questo lo si evince dall’ultimo rapporto su “Risultati e obiettivi della operazioni di privatizzazioni di partecipazioni pubbliche”, che dimostra chiaramente come il recupero dell’efficienza delle aziende sia passato da un ingente incremento delle tariffe, che risultano decisamente più elevate di quelle richieste agli utenti di altri Paesi europei. Per la Corte dei Conti, la dinamica dei prezzi risulta molto accentuata per acqua, gas e pedaggi autostradali, più contenuta invece per l’energia elettrica e in marcata riduzione per i servizi telefonici.
Ma il rapporto evidenzia come il processo di privatizzazione in Italia abbia raggiunto i suoi obiettivi in termini di incassi, infatti è al secondo posto, dopo il Giappone, nella classifica globale delle privatizzazioni. La Corte dei Conti ha evidenziato sia risultati che criticità, di un processo che nel bene o nel male risulta di “portata storica”. Tra le criticità troviamo gli alti costi, pari a 2,2 miliardi di euro, che sono frutto di incongruenze nelle contabilizzazioni. Ma non mancano anche delle criticità nelle modalità con cui sono state realizzate le operazioni di privatizzazione, dove scarsa trasparenza e chiarezza hanno regnato sovrane.

Brutte notizie dal fronte Import ed Export. Secondo dati ISTAT nel 2009 c’è stato un pesante crollo delle esportazioni italiane del 20,7% e delle importazioni del 22% rispetto allo scorso anno. Si tratta del risultato peggiore dal lontano 1970. Nel complesso il saldo commerciale 2009 è risultato negativo per oltre 4.109 milioni di euro. A livello di dati mensili nel dicembre 2009 le esportazioni e le importazioni hanno fatto segnare rispettivamente un -1,9% e un -3% rispetto al mese precedente. Tenendo conto dei soli scambi con i Paesi dell’UE, il saldo si restringe, il deficit infatti si stabilizza sul valore di 1,7 miliardi di euro.
Uno studio più approfondito dei dati comunicati dall’Istituto di statistica mostra una rilevante flessione delle esportazioni per quanto concerne il settore energia. Quest’ultimo settore ha mostrato dati non molto positivi anche a livello di importazioni, così come i prodotti intermedi e i beni strumentali. Nel 2009 l’importazione di petrolio greggio ha rappresentato l’8,2% del totale dei flussi in entrata, contro il 10,6% del 2008, l’importazione di gas naturale invece ha pesato per il 5,9%, contro il 6% del 2008.
Da un analisi della Coldiretti sul commercio estero in Italia nel 2009, è però emerso che al crollo delle esportazioni hanno resistito bene i prodotti farmaceutici e dell’erboristeria, che hanno fatto segnare un amento del 2,4% in controtendenza. Bene anche i prodotti alimentari che hanno contenuto il calo al 3,5%.
Giuseppe Raso

Secondo dati del 2007 nel nostro paese sono state prodotte circa 300 mila tonnellate di buste in plastica, per un equivalente di 200 mila tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera. Un danno non indifferente per l’ambiente. Per nostra fortuna dal primo gennaio 2011 le buste in plastica saranno definitivamente vietate, anche se la Finanziaria 2007 aveva previsto che il divieto sarebbe partito dal 2010, ma un emendamento al decreto legge Anticrisi ha rinviato di 12 mesi tale divieto.
I danni causati all’ambiente da un oggetto che ha una vita media di appena mezzora sono incalcolabili. Intanto le grandi distribuzioni si stanno dando da fare per sostituire la storica busta di plastica con contenitori “pro-ambiente”. La Coop le sostituirà con nuove borsine “verdi”. Il mater-bi sarà la nuova frontiera per i contenitori della spesa, è un tipo di bioplastica brevettato e commercializzato dalla Novamont, ed è creato a partire dall’amido di mais, grano e patata, è completamente biodegradabile ed è utilizzabile per la raccolta differenziata dei rifiuti organici e in grado di divenire compost, detto anche terricciato, che può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell’aratura.
Per il vecchio sacchetto di plastica intanto si stanno studiando metodi di riciclaggio e conversione efficaci. È il caso del laboratorio di chimica dell’Argonne National Laboratory nell’Illinois (USA), nel quale da tempo sono stati avviati studi e sperimentazioni di metodi per convertire i sacchetti di plastica in nanotubi di carbonio da impiegare nello stoccaggio energetico. La conversione di un prodotto di scarto è un processo differente rispetto al riciclaggio, poiché implica una degradazione del materiale di partenza per trasformarlo in qualcos’altro senza intervenire sulla sua composizione, e con un impiego di energia molto basso.
Giuseppe Raso

Secondo le stime ISTAT, in Italia, il costo della vita ha subito un incremento dello 0,1% rispetto ad ottobre e dello 0,7% rispetto all’anno scorso. L’incremento dei prezzi non interessa solo il nostro paese, ma anche l’Europa, che ha invece registrato un + 0,6% su base annua. In Italia l’aumento più significativo nel settore Trasporti e altri beni e servizi, mentre in Europa pesano soprattutto i prezzi dell’energia.
In allarme le associazioni dei consumatori, che vedono il rialzo del tasso di inflazione una situazione molto grave, soprattutto in un periodo come quello attuale, in piena crisi dei consumi. Per il Codacons la spesa per le famiglie aumenterà di circa 328 euro, a rimetterci soprattutto le famiglie a reddito fisso. Confcommercio, evidenzia invece un dato il linea con la situazione europea, mentre alla Confsercenti preoccupa invece la debolezza della domanda interna.
Intanto in Italia i prezzi della benzina e delle assicurazioni volano. La benzina verde ha segnato un + 3,5% rispetto ad ottobre, ed un + 5,1% rispetto al novembre 2008. Le assicurazioni invece hanno mostrato un incremento dello 0,9% a livello mensile e 5% su base annua. Anche il settore dell’oreficeria ha segnato aumenti simili. I cali più significativi, per le comunicazioni, -0,3% su ottobre, mentre per i servizi ricettivi e di ristorazione -0,5%. Senza ombra di dubbio l’aumento generalizzato dei prezzi deprimerà i consumi, portando conseguenze negative, che andranno in un qualche modo ad incidere ulteriormente sulla non florida situazione del nostro apparato produttivo.
Giuseppe Raso