
In Sardegna esplode la protesta per gli aumenti dei biglietti dei traghetti. I primi ad accorgersene sono stati sicuramente i cittadini della Sardegna, ma anche chi in questi giorni si è recato in agenzia o ha provato a prenotare della vacanze in Sardegna online, trovando i costi per il traghetto sicuramente molto più alti rispetto a dodici mesi fa. E l’aumento non è stato per nulla leggero: si calcola infatti che gli aumenti in media possono superare il 70%, con picchi del 130% in alcuni casi. Aumenti secondo molti non giustificati, o quantomeno non in queste proporzioni. Infatti le società di navigazione si giustificano spiegando che l’aumento è chiaramente viziato dall’aumento del prezzo dei carburanti. Ma non sembra una valutazione corretta: secondo molti le compagnie Grandi Navi Veloci, Moby Lines e Sardinia Ferries hanno approfittato della situazione di Tirrenia (in amministrazione controllata) per fare cartello ed alzare i prezzi dei biglietti. Non a caso sono partiti numerosi esposti, uno all’Antitrust e non è detto che la Regiona possa avviarne un altro. Intanto si contano i “danni” per questi aumenti folli, dato che in tantissimi hanno disdetto le prenotazioni per la stagione estiva che partirà fra poco, nella speranza di trovare anceh qualche occasione low cost. Francesco Mattana, rappresentante per la Sardegna di Altroconsumo spiega come questi aumenti abbiano inciso sulle prenotazioni. “Per i campeggi le disdette sono già il 25%, per gli alberghi il 37%. Si potrebbe arrivare a una perdita di prenotazioni del 70% in tutti i settori turistici. L’aumento delle tariffe ha effetti anche sulle merci: i rincari ne hanno ridotto la mobilità del 30%”.
Pietro Gugliotta

BankItalia lancia l’allarme, adesso tocca alle banche italiane coglierlo al volo. Non c’è più tempo da perdere, basta con comportamenti poco corretti e leggi poco chiare. Adesso le banche devono tornare ad essere “trasparenti”, il più possibile, pena la perdita di clienti che si spostano sempre di più verso altri lidi.
Cosa rimproverano i consumatori alle banche? Innanzitutto i costi elevati, una trasparenza mai realmente applicata, la vendita di titoli a rischio a clienti poco attrezzati finanziariamente, la dubbia applicazione di alcune norme. Inoltre, come se non bastasse, ci sono parecchi dubbi sull’eliminazione del massimo scoperto, norma aggirata dagli istituti di credito con l’introduzione di nuove e salate commissioni.
Ora le banche devono riconquistare la fiducia dei clienti e per farlo non sarà facile, non basteranno pochi mesi. La crisi finanziaria rischia di intaccare anche questo settore, dunque non c’è molto tempo da perdere.
Tantissimi gli esposti arrivati direttamente a Palazzo Koch, sede storica della Banca d’Italia, che nel 2009 sono stati addirittura 7.500, il doppio rispetto a un anno prima. Nella maggior parte dei casi, questi esposti hanno riguardato le condizioni economiche dei conti correnti, commissioni e il massimo scoperto.
Il monito della Banca d’Italia è chiaro: “Il cambiamento che ci si aspetta dalle banche deve essere sostanziale, la reputazione è fondamentale per ridurre i rischi e per migliorare la competitività. Il cambiamento dovrà partire dai vertici degli istituti di credito che devono tener conto maggiormente della soddisfazione dei clienti e degli esposti e ricorsi presentati contro le banche”. E deve tornare la “trasparenza”, come le regole introdotte chiedono: “maggiore comprensione linguistica dei contratti standard” è questo l’obiettivo che le banche devono raggiungere.