
L’ultima seduta della settimana in Borsa, non ha portato buone nuove. In calo molte delle principali piazze azionarie, come Milano (-3,79%), Wall Street (-3,13%) Francoforte -1,91%, Londra -1,63% mentre ancora più netto il calo a Parigi -2,86% e Madrid -3,8%. Il tonfo delle borse è da attribuire allo scivolone delle Banche: il comparto bancario infatti paga la crisi sulla situazione finanziaria in Ungheria e le forti perdite della banca francese Societè Generale.
Ma non è solo questo il dato da affrontare, infatti c’è la questione Euro-Dollaro. Nel frattempo che le borse sono in calo, viene fuori ancora una volta il problema dell’Euro, in forte calo. Se consideriamo i dati di alcuni mesi fa, a metà marzo, la valuta europea aveva toccato 1,38 dollari. Adesso, qualche mese dopo, c’è stata una grossa caduta, portando il rapporto di un Euro a 1,2o dollari. Il mercato internazionale tende a premiare le valute più stabile, come lo yen giapponese e il dollaro americano. Analizzando i motivi, possiamo dire che non hanno di certo aiutato i problemi fra la Banca Tedesca (Bundesbank) e la BCE (Banca Centrale Europea). Ma dobbiamo anche pensare che all’inizio della settimana, la valuta europea aveva toccato quota 1,2350 sul dollaro. Quindi la flessione forte è arrivata negli ultimi giorni della prima settimana di giugno. Tra l’altro, sempre analizzando alcuni dati “storici”, possiamo dire che il 4 giugno 2010 è una data storica: si è toccato infatti il minimo storico dal marzo 2006, con 1,2051.
Pietro Gugliotta

Il Governatore di BankItalia, Mario Draghi ha parlato questa mattina all’Assemblea annuale della Banca d’Italia, dove ha riferito le sue “considerazioni finali”. “I costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili. L’evasione è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga, mentre le relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata, la sfida dell’Italia per superare la crisi, è quella di coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita. E’ certo che dall’euro non si torna indietro”. BankItalia ha apprezzato la manovra finanziaria proposta dal Governo. “Agire era inevitabile. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana. Adesso c’è la necessità di un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi. E’ urgente rafforzare il Patto di stabilità europeo, introducendo sanzioni anche politiche per i Paesi che non lo rispettano”. Draghi si sofferma anche sulle conseguenze dell’evasione fiscale. “Le mosse del Governo dovranno consentire la riduzione delle aliquote. Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace: io credo che gli evasori fiscali siano i primi responsabili della macelleria sociale”. Sul mondo dei giovani e delle difficoltà che hanno per emergere e trovare un lavoro, Draghi ha così commentato. “In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi rende ancora più urgenti le riforme strutturali. La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. La riforma del mercato del lavoro va completata, superando le segmentazioni e stimolando la partecipazione”.
Pietro Gugliotta

Nuovi commenti in merito alla crisi finanziaria UE, da parte del presidente della Commssione Europea Josè Barroso: “Una crisi che ha spazzato via 10 anni di crescita e di progressi, e non è ancora finita. La situazione in Grecia e gli attacchi alla stabilità dell’euro lo dimostrano”. Dichiarazioni rilasciate alla Conferenza per il Comitato economico appena chiusasi a Firenze.
Barroso, ha evidenziato come l’Europa sia stata oggetto di un incredibile attacco speculativo a livello finanziario, che ha preso di mira l’euro, che si era di molto rivalutato nei confronti del dollaro, e i titoli di stato dei Paesi con in conti traballanti, ossia Grecia, Spagna e Portogallo. In passato ci sono stati attacchi speculativi a singoli paesi, ma mai l’attacco aveva riguardato una zona così vasta come l’area Euro.
Ora è chiaro a tutti che non ci può essere unione monetaria senza unione economica, ed a questo punto il lavoro della politica si fa davvero molto arduo, poiché armonizzare tessuti economici molto differenti richiede uno sforzo non da poco. Tra i vari problemi d’affrontare, Barroso, ad esempio, ha voluto citare l’evasione fiscale, che in alcuni paesi dilaga incontrastata. In ogni caso a giugno, a livello di Unione Europea, ci sono in agenda diversi appuntamenti durante i quali ci sarà modo di chiarire una politica economica unitaria.

In questo fine settimana, i temi di discussione sono due: la crisi dell’euro, e l’instituzione di una tassa sui mercati, cosa ha già suscitato dissensi nei mesi scorsi. La cancelliera tedesca Angela Merkel prende posizione e si schiera a favore di questa soluzione. “La Germania è pronta ad adottare le misure necessarie per diferendere l’euro“ esordisce la Merkel in una conferenza stampa a Berlino. “Non bisogna essere particolarmente perspicaci per indovinare che non sarà un tema su cui ci accorderemo fin dalla prima cena ma non penso che faremmo fallire i mercati se introducessimo una tassa internazionale. Farò campagna in questo senso, la mia richiesta al G-20 e alla presidenza sud-coreana è la seguente: una tassa sulla finanza. Questo compito deve essere portato avanti anche dai paesi che non sono stati toccati dalla crisi”. La Merkel giustamente si rivolge anche alla Sud Corea che prenderà la guida del G20 dal Canada nei prossimi mesi. Sulla crisi dell’Euro, la Francia è sicuramente meno catastrofista dei tedeschi. Ieri il ministro delle Finanze francesi, Christine Lagarde ha dichiarato: “L’euro non corre assolutamente nessun rischio. Non penso che l’Euro sia in pericolo perchè è una moneta solida, credibile, che ha garantito la stabilità della regione negli ultimi dieci anni” smentendo quasi le parole della Merkel. Sulla crisi dell’Euro è intervenuto anche il Presidente del Consiglio d’Italia, Silvio Berlusconi. “Abbiamo parlato della situazione attuale, dei mercati, delle Borse e dell’euro – spiega Berlusconi, raccontando l’incontro con Barroso a Palazzo Chigi – le nostre analisi si sono confrontate positivamente e i giudizi sono stati di assoluta sintonia”.
Pietro Gugliotta

La BCE non ha tradito le aspettative, confermando in questo modo la proprio politica monetaria. Il board dell’Istituto Centrale ha infatti deciso di mantenere il tasso di interesse di riferimento fermo sull’1%. Sono ben 12 mesi che i tassi si trovano su questi livelli, l’ultimo taglio avvenne il 7 maggio del 2009, ed in tale occasione la riduzione dei tassi d’interesse fu di 25 punti base.
Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha voluto ribadire che l’attuale livello dei tassi d’interesse rimane appropriato, considerando anche quella che è l’attuale dinamica dei prezzi. Ma il banchiere ha avvertito che l’andamento dei prezzi dell’energia potrebbe farsi sentire a livello d’inflazione.
Per quanto concerne i rischi legati alla crisi finanziaria greca, Trichet si è mostrato favorevole al programma politico e finanziario elaborato dal governo di Atene, sottolineando la situazione completamente differente nella quale versano paesi come Portogallo e Spagna. Sempre il numero di BCE ha voluto escludere assolutamente la possibilità di Default della Grecia e di qualsiasi altro paese Euro.

Il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, è intervenuto ad un convegno “The recovery: a sustainable path or the road to nowhere?” organizzata da Ihs Global Insight. Visco ha parlato delle prospettive dell’economia dell’Italia, spiegando che la ripresa c’è ma è lenta. “La crescita dell’area euro nel 2010 non sarà lontana dall’1%: nel 2011 andrà un po’ meglio. La ripresa è in corso, ma è fragile e l’outlook resta incerto. Per uscire velocemente della crisi, è necessario fare elevati investimenti materiali e immateriali, come la spesa per infrastrutture e soprattutto quella per l’ istruzione” che secondo Visco sono le spese più pressanti e quelle che potrebbero dare un forte slancio all’economia italiana.
Il vice direttore poi ha anche spiegato come sulla velocità di uscita dalla crisi possano pesare i limiti strutturali del nostro sistema economico, come la scarsità di capitale umano, uno dei valori più importanti; Visco si è inoltre concentrato sul sistema delle tasse italiane. “In Italia è evidente che abbiamo tasse alte e che non possiamo ridurre le entrate, ma possiamo distribuirle meglio, spostando l’attenzione verso posizioni di rendita. Le imposte sul lavoro - ha proseguito - sono particolarmente alte ed è quindi molto importante che siano ridotte. Nell’immediato non è possibile ridurre la pressione fiscale nel suo complesso, ma questa può essere redistribuita spostando l’attenzione verso le posizioni di rendita e non sulle attività produttive”.
Il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, si è poi soffermato sui conti pubblici dei Paesi dell’area dell’Euro. “I livelli del debito sono senza precedenti in periodi di pace. Per questo c’è bisogno di mettere a punto una «exit strategy credibile e trasparente”.

Dal bilancio 2009 è emerso che la Banca Centrale Europea ha chiuso lo scorso anno con un utile netto di 2,25 miliardi di euro, contro gli 1,32 miliardi del 2008. Per quanto riguarda le plusvalenze non realizzate imputate a conti di rivalutazione, è da segnalare che l’apprezzamento della moneta euro nei confronti di yen e dollaro ha prodotto un -1,5 miliardi di euro.
Gli interessi attivi netti si sono ridotti da 2.381 euro a 1.547 milioni di euro, soprattutto a causa della manovra espansiva messa in atto per far fronte alla crisi finanziaria. La riduzione del costo del denaro ha prodotti un decremento degli interessi attivi derivanti dall’allocazione delle banconote. Rispetto all’esercizio precedente gli utili su operazioni finanziarie sono aumentati, passando da 662 a 1.103 milioni di euro.
Nel rapporto annuale 2009, tra le varie segnalazioni BCE, troviamo la crescita della contraffazione. È continuato dunque a salire il numero delle banconote in euro contraffatte, con i tagli da 20 e 50 che risultano i preferiti dai falsari. La BCE ha però voluto precisare che in proporzione alle banconote autentiche il fenomeno rimane su bassi livelli, anche se occorre non abbassare mai la guardia.

Secondo i dati dell’Istat, l’inflazione in Italia è tornata a salire: i prezzi al consumo infatti sono aumentati dell’1,4%, su base annua. E’ il dato più alto da quando nel febbraio del 2009, l’inflazione arrivò all’1,6%. Per ciò che concerne il dato mensile, confrontando il dato con il mese passato, l’inflazione è aumentata dello 0,3%. L’Istat ha poi aggiunto che il dato dell’inflazione, acquisita per il 2010, è di +0,9%.
Quali sono i campi dove si sono avuti gli aumenti maggiori? Innanzitutto i trasporti, con un +1,1%, seguono acqua, elettricità, abitazioni e combustibili, che si attestano intorno al +0,4%, mentre i servizi ricettivi e in particolare la ristorazione segnano un +0,3%. Per ciò che riguarda i prezzi che sono leggermente scesi, riscontriamo variazioni nei servizi sanitari, nelle comunicazioni, mentre variazioni praticamente nulle si sono verificate nelle bevande, alimentari, istruzione e nei tabacchi.
Ma il dato che forse deve fare riflettere di più, riguarda la disoccupazione nell’area dell’Euro. L’EuroStat ha infatti diffuso da poco i dati che riguardano proprio la popolazione senza lavoro all’interno dell’Europa e i dati non sono per nulla confortanti: la quota dei disoccupati raggiunge il 10% della popolazione, aumentando di 0,1% dal mese di gennaio. Si tratta di un dato record, considerando che non c’era mai stato un livello così alto da 12 anni ad oggi. In cifre piu pratiche, possiamo dire che la zona Euro ha perso ben 61mila posti di lavoro in più, rispetto ai 100mila di gennaio.

Affrontando i temi della crisi economica globale, il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha rilasciato alcune dichiarazioni al Parlamento Tedesco che sicuramente faranno discutere. “Nel futuro abbiamo bisogno di aggiungere nel trattato la possibilità, come ultima risorsa, di espellere un paese dalla zona dell’euro che per un lungo periodo di tempo non abbia rispettato i criteri richiesti”. Dunque la Merkel si trova d’accordo con il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che inoltre, per inasprire le pene contro queste nazioni, propone di escludere un paese non concedendogli il diritto di voto nelle istituzioni comunitarie.
Ma l’attuale problema, quello che pressa di più la Comunità Europea, è quello della Grecia. La Merkel ha fatto sapere che le sue parole non erano solo dirette alla nazione ellenica, anche se è evidente che i problemi economici del paese greco sono sotto gli occhi di tutti. Però la Merkel boccia l’idea di aiutare economicamente la Grecia, in quanto questo non sarebbe “la risposta giusta, perchè il problema va risolto alla radice”. Dunque aiuti si, ma non beneficenza!
Di parere opposto alla Merkel, sull’affare Grecia, è il governatore di Bankitalia e presidente del Financial Stability Board, Mario Draghi. Draghi sostiene che “la situazione della Grecia è una crisi di bilancio e su una crisi di bilancio si interviene con un impegno diretto e immediato. Solo così i mercati ridurranno immediatamente gli spread. In questa fase questo è il piano da attuare”. Inoltre il governatore di Bankitalia auspica l’apertura di un fondo “d’emergenza”, da parte del Fondo monetario europeo, che possa dare liquidità in particolari occasioni, come servirebbe in questo caso alla Grecia.

La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, a margine di un convegno alla Fiera del Levante, ha dichiarato che la crisi non è affatto finita, ma che i miglioramenti ci sono stati, e dunque serve una grande attenzione per una congiuntura che resta ancora molto complessa. La Marcegaglia ha inoltre aggiunto, commentando i dati sull’industria diffusi dall’Istat, che l’impatto sull’occupazione effettivamente c’è stato, e che sarà necessario gestire al meglio nei prossimi mesi le complesse ristrutturazioni. Ma alla base di tutto ci dovrà essere un’azione congiunta di Governo, istituzioni, sindacati e Confindustria.
Per la presidente, salvare stabilimenti che non reggono è controproducente, per questo è necessario concentrarsi sui lavoratori, offrendogli nuove occupazioni. Ora servono però riforme incisive, per un paese che si sta riprendendo troppo lentamente. Ovvio, i miglioramenti ci sono stati, ma la crisi è stata molto pesante e per recuperare serve molto di più. Il Centro Studi di Confindustria stima per il 2010 una crescita di Pil attorno all’ 1,1%, dopo i pessimi -4,9% del 2009 e il -1% del 2008.
La Marcegaglia poi si è soffermata sulla questione dell’apprezzamento del dollaro sull’euro in seguito alle decisione della Fed di rialzare i tassi di interesse, per la presidente si tratta di un fatto molto positivo in quanto darà una boccata d’ossigeno alle nostre imprese, duramente penalizzate da un euro troppo forte che bloccava le esportazioni. La competitività all’estero è un elemento da non sottovalutare per la ripresa del sistema Italia, per il quale si spera di riuscire a tornare su livelli di crescita soddisfacenti.