
Interessante studio del Centro studi della Cgia di Mestre, a riguardo delle tasse e dei servizi che i cittadini ottengono in tutta Europa. Il dato deve fare molto riflettere: in Italia, il cittadino versa in media 7.350 euro di tasse, ricevendo 8.023 euro di servizi welfare. Gli Italiani sono quelli che pagano mediamente di più (ad eccezione dei francesi) e che ottengono meno. Ecco alcuni esempi europei:
- Francia, tasse medie pagate: 7.438 euro, servizi welfare: 10.776 euro;
- Germania, tasse medie pagate: 6.919, servizi welfare: euro 9.171 euro.
Differenze dunque sostanziali rispetto a questi due Paesi, presi in esempio dal Cgia di Trieste. Infatti anche se i francesi pagano più tasse rispetto agli italiani (ma la differenza come potete notare è minima) possono ottenere più servizi. In Italia dunque pochi servizi e cari. Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, intervistato da CNRmedia, commenta i dati del Cgia. “La situazione è fortemente sconfortante perché dimostra ancora una volta come, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società. E’ evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva. E’ innegabile che il problema dell’evasione fiscale pesi sull’Italia. Ma allora sarebbe anche opportuno studiare una strategia efficace affinché venga fatta emergere l’economia sommersa e si faccia pagare chi è completamente sconosciuto al fisco”.
Pietro Gugliotta

Bilancio nero per Piazza Affari nei primi sei mesi dell’anno 2010. Spinta dalla corrente della crisi del debito, anche la Borsa Italiana ha perso molti punti, bruciando addirittura un quinto del suo capitale. Infatti sono stati ben 90 miliardi, il valore in perdita di Piazza Affari da gennaio a giugno 2010. Una cifra molto alta che mette Milano fra le peggiori borse europee: in Europa solo Atene (-38,7%) e Madrid (-23,8%) hanno fatto peggio di Milano. Scendendo nel dettaglio, alla fine di venerdì, ultimo giorno della settimana “borsistica”, il Ftse Mib, l’indice dei titoli a maggiore capitalizzazione, aveva perso il 19%, mentre il Ftse All Share, che raccoglie tutte le società quotate, aveva ceduto il 18%, dato totale nei primi sei mesi dell’anno.
Il resto d’Europa non sorride ma riesce a mantenere i cali in maniera più contenuta, come dimostrano i dati Londra (-12%), Parigi (-16,6%) e soprattutto Francoforte (-3,5%). Se poi pensiamo che mercati in grossa crisi, listini di Stati come il Portogallo e l’Irlanda hanno dei valori inferiori a quelli dell’Italia, capiamo che c’è qualcosa che non quadra: infatti la borsa di Lisbona perde il 17,7% e quella di Dublino addirittura perde l’8,2%. L’unico mercato europeo che possiamo dire non paga la crisi, anzi è in attivo, è quello di Stoccolma, con il +2% nei primi sei mesi dell’anno 2010: un dato in controtendenza che non basta sollevare gli animi dell’Europa.

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha parlato in mattinata all’assemblea degli imprenditori di Varese, proprio sul tema finanziario della Manovra promossa dal Ministro Giulio Tremonti.
“Bisogna vedere come i provvedimenti finiscono approvati - ha esordito la Marcegaglia – Il fatto che sia da parte del centro-destra che del centro-sinistra ci sia una richiesta di andare avanti con la Tremonti ter, un provvedimento molto interessante, che sta dando risultati proprio adesso che c’è un minimo di miglioramento economico, è un fatto molto positivo. L’Europa – ha detto la presidente degli industriali- deve occuparsi anche della crescita delle sue imprese non porre solo vincoli. Dobbiamo riuscire a intercettare i bisogni di nuovi mercati, una sfida importante. La manovra va realizzata rapidamente e con saldi invariati. Situazioni diverse - prosegue – sarebbero prese male dall’Europa, dai mercati e non servirebbe al paese. La manovra nei saldi non deve essere cambiata e non deve essere scarnificata. Ne abbiamo bisogno per tenere i conti pubblici sotto controllo e tagliare la spesa pubblica. Qualche modifica sì, ma deve essere concordata. Le parole di Trichet (“sanzioni più efficaci per i paesi che non rispettano le norme del Patto Ue di stabilità e di crescita”) sul fatto che ci saranno sanzioni automatiche per chi sforerà ci impongono di fare la scelta di intervenire sui conti pubblici. Quindi, la manovra prima di tutto”. Conclusione sull’eventuale eliminazione della norma sui certificati verdi. “Una norma sbagliata - conclude – che non portava nessun vantaggio al disavanzo pubblico, creando invece disincentivi agli investimenti in un settore che riteniamo importante per la crescita”.
Pietro Gugliotta

Il Consiglio Europeo ha approvato una tassa sulle transazioni finanziarie. Il premier italiano, Silvio Berlusconi in una intervento telefonico ad un convegno del Pdl, ha bocciato l’approvazione di questa norma. “Credo di aver reso un buon servizio al mio Paese e anche all’Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie. Una proposta ridicola, se fosse stata approntata solo dall’Unione Europea e non dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi la mole delle transazioni finanziarie internazionali”. Ma immediata e piuttosto decisa è arrivata la replica del portavoce del governo tedesco. “Tutti i paesi Ue hanno convenuto sulle conclusioni del Consiglio europeo di giovedì scorso, incluse quelle relative alla proposta di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo. Il Consiglio europeo – prosegue il portavoce tedesco – conviene sulla necessità che gli Stati membri introducano sistemi di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari per assicurare un’equa ripartizione degli oneri e stabilire incentivi volti a contenere il rischio sistemico. Inoltre è stato approvato l’articolo 17 che sottolinea la necessità di esplorare e sviluppare ulteriormente l’eventuale introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie su scala mondiale. L’Ue dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all’introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari nella prospettiva di mantenere una parità di condizioni su scala mondiale e difenderà con vigore questa posizione di fronte ai suoi partner del G20. In tale contesto - conclude – si dovrebbe esplorare e sviluppare ulteriormente l’opportunità di introdurre un prelievo sulle operazioni finanziarie a livello mondiale”.
Pietro Gugliotta

Arrivano le stime sull’occupazione da parte dell’Ocse, relative al mese di aprile 2010 e non sono positive per l’Italia. Sebbene l’Europa faccia segnare all’8,7% il tasso di disoccupazione, ossia sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, il valore italiano è in aumento. Infatti la disoccupazione in Italia è aumentata dell’1,5% in un anno, da aprile 2009 ad aprile 2010. Il dato italiano del tasso di disoccupazione fa segnare l’8,9%, in crescita di 0,1% rispetto a marzo 2010. La crisi dunque continua a mietere vittime, specie nel campo lavorativo. In Europa infatti sono 3,3 milioni di disoccupati in pi rispetto allo scorso periodo dell’anno, per un totale di 46,5 milioni di persone inoccupate. Ciò è dovuto alla necessità di piccole e medie imprese di ridurre il personale, specie in Italia, per abbattere i costi d’impresa. E i costi relativi alle “risorse umane” sono sempre i primi ad essere tagliati. Secondo la graduatoria dell’Ocse, peggio dell’Italia ci sono alcuni paesi dell’est Europa, l’Irlanda e la Spagna:
- Spagna 19,7%
- Repubblica Slovacca 14,1%
- Irlanda 13,2%
- Portogallo 10,8%
- Ungheria 10,4 %
- Francia 10,1%
Sono brutti dunque i segnali che arrivano anche dal resto d’Europa, portando il vecchio continente ad una media del 10%. Per quello che riguarda il G7, i dati di aprile registrano un tasso di disoccupazione medio dell’8,4%. Per quanto riguarda Canada e Usa, le uniche due nazioni con i dati aggiornati a maggio, la disoccupazione è in calo nel paese canadese dello 0,2%, per arrivare ad un tasso di 9,7%, mentre in America è sostanzialmente invariato, restando dunque al tasso di 8,1%, già toccato in aprile.
Pietro Gugliotta

Nuovi commenti in merito alla crisi finanziaria UE, da parte del presidente della Commssione Europea Josè Barroso: “Una crisi che ha spazzato via 10 anni di crescita e di progressi, e non è ancora finita. La situazione in Grecia e gli attacchi alla stabilità dell’euro lo dimostrano”. Dichiarazioni rilasciate alla Conferenza per il Comitato economico appena chiusasi a Firenze.
Barroso, ha evidenziato come l’Europa sia stata oggetto di un incredibile attacco speculativo a livello finanziario, che ha preso di mira l’euro, che si era di molto rivalutato nei confronti del dollaro, e i titoli di stato dei Paesi con in conti traballanti, ossia Grecia, Spagna e Portogallo. In passato ci sono stati attacchi speculativi a singoli paesi, ma mai l’attacco aveva riguardato una zona così vasta come l’area Euro.
Ora è chiaro a tutti che non ci può essere unione monetaria senza unione economica, ed a questo punto il lavoro della politica si fa davvero molto arduo, poiché armonizzare tessuti economici molto differenti richiede uno sforzo non da poco. Tra i vari problemi d’affrontare, Barroso, ad esempio, ha voluto citare l’evasione fiscale, che in alcuni paesi dilaga incontrastata. In ogni caso a giugno, a livello di Unione Europea, ci sono in agenda diversi appuntamenti durante i quali ci sarà modo di chiarire una politica economica unitaria.

I ministri delle Finanze dei Ventisette, riuniti a Bruxelles, si sono accordati sui quattro punti che saranno alla base della “task force” dell’Unione Europea: rafforzamento del patto di stabilità, riduzione distanze competitive fra i paesi membri, creazione di un efficace meccanismo di gestione delle crisi e consolidamento della governance economica europea.
Herman Van Rompoy, presidente permanente del Consiglio europeo ha affermato: “Si tratta solamente dell’inizio del processo, stiamo lavorando per arrivare a un accordo che sia il più vasto possibile. Attorno al tavolo potevo sentire un senso d’urgenza e la volontà di una forte cooperazione: tutti condividono la necessità di fare questo cammino insieme”.
Parole che esprimono, in modo inequivocabile, l’urgenza di provvedimenti concreti. L’intesa raggiunta porterà sicuramente una maggiore coesione a livello economico, fondamentale per la sopravvivenza dell’euro. In merito alle misure prese per la Grecia, il presidente ha voluto evidenziare come l’Unione Europea sia stata in grado di intervenire per risanare un problema interno in maniera molto coesa. La prossima riunione della task force si terrà il 7 giugno in Lussemburgo, in occasione dell’Ecofin.

Il Fondo Monetario Internazionale, il FMI, ha rilasciato oggi un rapporto, il Fiscal Monitor, approvato dal direttore del dipartimento Affari Fiscali, Carlo Cottarelli. La ricetta del Fondo include due fronti principali: il primo è quello delle pensioni, il secondo è l’ambiente sanitario. Ecco uno stralcio del rapporto promosso dal FMI.
“Per quanto riguarda il sistema sanitario, la sfida maggiore e fino ad ora è stata sottovalutata, specie in Europa. Le nostre nuove proiezioni indicano che le spese per la salute potrebbero aumentare di 3,5 punti percentuali del Pil nell’arco del prossimo ventennio nei paesi avanzati. Per questo servono riforme per calmierare i prezzi, limitare i benefit pubblici e ridurre la domanda di servizi sanitari magari introducendo forme di co-pagamento in modo da disincentivare le richieste di servizio non autenticamente motivate. Auspichiamo un aumento generalizzato a livello globale di due anni dell’età pensionabile che permetterebbe di compensare l’aumento previsto dell’1% delle spese per pensioni nell’arco dei prossimi venti anni. Ma se molti paesi sono riusciti a riformare in misura significativa i loro piani pensionistici, la difficoltà incontrata invece per quanto riguarda la sanità è manifestata dalla scarsità di progetti di riforma rilevanti nei paesi avanzati che mirino primariamente a ridurre le spese. Sul fronte fiscale - conclude il rapporto del Fondo - si ritiene che un maggiore grado di efficienza permetterebbe di ottenere maggiori entrate pari al 2,8% del Pil. In alcuni casi tuttavia andrebbe considerato anche un inasprimento della pressione”.
Pietro Gugliotta

Pier Carlo Padoan, capoeconomista dell’Ocse, torna a parlare del Fondo Monetario Europeo, nella conferenza stampa di fine lavori del meeting dell’Aspen Institute Italia a Berlino.
“A mio parere la crisi greca dimostra che vi è la necessità di due nuove funzioni nell’eurozona: sorveglianza multilaterale e uno strumento finanziario, un fondo, per bloccare le crisi sul nascere.
La prima esigenza dell’eurozona - esordisce Padoan – è una sorveglianza più articolata e con caratteristiche strutturali che permetta di analizzare le fonti di crescita di un paese nel lungo periodo perché la crisi greca, oltre che essere figlia di un problema di liquidità, è anche conseguenza di scarsa crescita strutturale. La seconda funzione che manca è quella che potrebbe essere svolta da uno strumento finanziario, una facility, che sia subito a disposizione quando si tratta di prevenire una crisi ed evitare che diventi difficile da gestire.
Se vogliamo chiamare tutto questo Fondo Monetario Europeo - prosegue il capoeconomista - a me poco importa ma sicuramente c’è consenso sull’esigenza di avere queste due funzioni. La crescita riprenderà ma a velocità differenti e l’Europa crescerà di meno. Nei prossimi anni avremo il problema di un consolidamento fiscale generalizzato per quasi tuti i Paesi avanzati.
Allo stesso tempo, in mancanza di significative correzioni di politica economica, la crescita riprendera’ ma a velocita’ diverse. E’ difficile - ha concluso Padoan – fare una graduatoria della crescita: le economie emergenti continuano a crescere, gli Stati Uniti riprenderanno la crescita a velocita’ moderata e l’Europa crescera’ di meno.
Questo pone un problema di politica economica e di capacità di prendere decisioni che siano sostenibili e abbiano consenso. Tutti i Paesi avranno il problema di consolidare la propria posizione fiscale e sostenere la crescita”.

E mentre i greci scendono in piazza a protestare contro il proprio Governo, che hs varato tagli decisi, da Bruxelles arriva il si definitivo al piano aiuti disposto da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale. Il pacchetto prestiti prevede 120 miliardi di euro in tre anni ad un tasso del 5%. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel ed il presidente Francese, Nicolas Sarkosy, hanno fatto sapere che l’aiuto sarà erogato con molta celerità, proprio perché la situazione greca è particolarmente critica, e necessita di un intervento immediato.
Intanto il governo greco fa sul serio sul fronte dei provvedimenti interni, i dettagli del programma pluriennale concordato per il risanamento dei conti ellenici mostra una rigorosità senza precedenti a livello europeo, infatti si parla di una taglio di 10 punti di deficit nel 2010 e 2011 e 25 miliardi di risparmi. Il tutto attraverso misure dolorose per i contribuenti della Grecia.
Francia e Germania sono molto attive su questo fronte, ed hanno annunciato per i prossimi giorni, iniziative per il rafforzamento della stabilità della zona euro, agendo nello specifico sui vari meccanismi di controllo e vigilanza e lotta alla speculazione. Sono state anche auspicate possibili sanzioni per quei paesi che non rispetteranno il patto di stabilità, anche a livello di diritto di voto.