
Acea, ossia European Automobile Manufacturers’ Association, l’associazione che raccoglie tutte le case automobilistiche europee, ha presentato ieri i dati di vendita del mercato dell’auto in Europa. I dati sono ancora una volta negativi, infatti il settore dell’auto perde il 16.1%, con sole un milione di auto vendute ad ottobre 2010, in Europa. Facendo un rapido raffronto fra i primi dieci mesi del 2010 e quelli del 2009, si scopre come da gennaio ad ottobre 2010, siano state vendute 11.6 milioni di autovetture, con una flessione del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo rallentamento del mercato ormai continua dai primi mesi del 2010, senza sosta. Male la Fiat, che vede calare le proprie vendite europee del 32.7%, rispetto all’anno scorso. C’è da considerare che i dati del 2009 erano “gonfiati” dalla massiccia presenza di incentivi statali a favore delle vetture più ecologiche. Tantissimi paesi hanno permesso di usufruire di questi incentivi, dunque i dati sono così negativi principalmente per quel motivo. Le grandi case automobilistiche, che non hanno beneficiato molto di questo tipo di incentivo, restano stabili o sono addirittura in crescita, perchè le vetture – per esempio – più lussuose vengono vendute ugualmente nonostante ci sia crisi. In controtendenza con la Fiat, il marchio Alfa Romeo, che cresce nelle proprie vendite del 12.6%, con quasi 11 mila vetture immatricolate.
Pietro Gugliotta

Giungono dall’Istat i dati relativi all’indicatore di ricchezza in Italia, negli ultimi tre mesi. L’Istituto nazionale di Statistica evidenzia come in quest’ultimo trimestre, ci sia stata una brusca frenata per il PIL: infatti il prodotto interno lordo dell’Italia, nel trimestre appena trascorso, è aumentato dello 0.2%, rispetto allo scorso trimestre. Se prendiamo in relazione lo stesso periodo del 2009, notiamo come il PIL sia aumentato dell’1.0%. Quali sono le cause di questi risultati? C’è da dire che secondo l’Istat, il tutto dipenda da due fattori: “l’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura” si legge nelle nota Istat. Lo stesso istituto di statistica, spiega come in questo trimestre, il terzo del 2010, ci siano state tre giornate lavorative in più rispetto al terzo trimestre 2009, mentre viene fissata la crescita acquisita per il 2010 che è pari all’1.0%.
La situazione non è brillante anche nel resto d’Europa: infatti anche in molti paesi europei, il Pil è in frenata. A comunicarlo è l’Eurostat, l’ente statistico che raccoglie i dati dell’Unione Europa. Analizzando il terzo trimestre, dunque il periodo luglio-settembre, la crescita maggiore è quella registrata dalla Finlandia (+1.3%), seguita dalla Repubblica Ceca (+1.1%) e da Slovacchia ed Austria (+0.9%). I dati più negativi sono senza dubbio quello della Grecia (-1.1%), seguita da Romania (- 0.7%) ed Olanda (- 0,1%). La sorpresa è senza dubbio la frenata della Germania che passa da una crescita del PIL pari al 2.3%, a quella di questo trimestre che si attesta allo 0.7%.
Pietro Gugliotta

Il Fondo Monetario Internazionale, l’FMI, ha rilasciato ieri il documento “Regional Economic Outlook per l’Europa“, una pubblicazione dove vengono riportate le previsioni già contenute del World Economic Outlook diffuso nelle scorse settimane, ma stavolta riferite solo all’Europa. Per quanto riguarda il Vecchio Continente la ripresa sarà debole - per quello che concerne le previsioni del 2010-2011 – mentre per l’Italia si prospetta un periodo difficile, dato che la sua crescita sarà inferiore alla media dell’Euro Zona. Tornando ai dati europei, la crescita sarà del 2.3% nel 2010, mentre scenderà a 2.2% nell’anno 2011. Passando in rassegna i principali paesi, notiamo come la lenta ripresa venga comunque guidata dalla Germania, il cui Pil crescerà del 3.3%, il valore massimo nel 2010, mentre nel 2011 sarà in aumento del 2%. Passando alle ultime posizioni, troviamo l’Italia che avrà un aumento dell’1% sia nel 2010 che nel 2011, ma c’è chi sta peggio. Infatti nel 2011 la Grecia perderà addirittura il 2.6%, il Portogallo resterà pressochè invariato, mentre la Spagna crescerà solo dello 0.7%. “Sull’Europa continuano a incombere rischi significativi che dovrebbero spingere le autorità a realizzare politiche approriate. In particolare - si legge nella nota del “Regional Economic Outlook per l’Europa” – il risanamento dei bilanci, sebbene inevitabile, dovrebbe essere condotto in modo tale da minimizzare l’impatto negativo sulla crescita e la disoccupazione. Anche la politica monetaria deve calibrarsi attentamente tra la necessita’ di normalizzare le politiche e quella di mitigare la volatilita’ dei mercati del debito sovrano assicurando liquidita’ alle banche”.
Pietro Gugliotta

Interessante studio del Centro studi della Cgia di Mestre, a riguardo delle tasse e dei servizi che i cittadini ottengono in tutta Europa. Il dato deve fare molto riflettere: in Italia, il cittadino versa in media 7.350 euro di tasse, ricevendo 8.023 euro di servizi welfare. Gli Italiani sono quelli che pagano mediamente di più (ad eccezione dei francesi) e che ottengono meno. Ecco alcuni esempi europei:
- Francia, tasse medie pagate: 7.438 euro, servizi welfare: 10.776 euro;
- Germania, tasse medie pagate: 6.919, servizi welfare: euro 9.171 euro.
Differenze dunque sostanziali rispetto a questi due Paesi, presi in esempio dal Cgia di Trieste. Infatti anche se i francesi pagano più tasse rispetto agli italiani (ma la differenza come potete notare è minima) possono ottenere più servizi. In Italia dunque pochi servizi e cari. Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, intervistato da CNRmedia, commenta i dati del Cgia. “La situazione è fortemente sconfortante perché dimostra ancora una volta come, in Italia non vengano destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e chi vive ai margini della società. E’ evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva. E’ innegabile che il problema dell’evasione fiscale pesi sull’Italia. Ma allora sarebbe anche opportuno studiare una strategia efficace affinché venga fatta emergere l’economia sommersa e si faccia pagare chi è completamente sconosciuto al fisco”.
Pietro Gugliotta

Bilancio nero per Piazza Affari nei primi sei mesi dell’anno 2010. Spinta dalla corrente della crisi del debito, anche la Borsa Italiana ha perso molti punti, bruciando addirittura un quinto del suo capitale. Infatti sono stati ben 90 miliardi, il valore in perdita di Piazza Affari da gennaio a giugno 2010. Una cifra molto alta che mette Milano fra le peggiori borse europee: in Europa solo Atene (-38,7%) e Madrid (-23,8%) hanno fatto peggio di Milano. Scendendo nel dettaglio, alla fine di venerdì, ultimo giorno della settimana “borsistica”, il Ftse Mib, l’indice dei titoli a maggiore capitalizzazione, aveva perso il 19%, mentre il Ftse All Share, che raccoglie tutte le società quotate, aveva ceduto il 18%, dato totale nei primi sei mesi dell’anno.
Il resto d’Europa non sorride ma riesce a mantenere i cali in maniera più contenuta, come dimostrano i dati Londra (-12%), Parigi (-16,6%) e soprattutto Francoforte (-3,5%). Se poi pensiamo che mercati in grossa crisi, listini di Stati come il Portogallo e l’Irlanda hanno dei valori inferiori a quelli dell’Italia, capiamo che c’è qualcosa che non quadra: infatti la borsa di Lisbona perde il 17,7% e quella di Dublino addirittura perde l’8,2%. L’unico mercato europeo che possiamo dire non paga la crisi, anzi è in attivo, è quello di Stoccolma, con il +2% nei primi sei mesi dell’anno 2010: un dato in controtendenza che non basta sollevare gli animi dell’Europa.

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha parlato in mattinata all’assemblea degli imprenditori di Varese, proprio sul tema finanziario della Manovra promossa dal Ministro Giulio Tremonti.
“Bisogna vedere come i provvedimenti finiscono approvati - ha esordito la Marcegaglia – Il fatto che sia da parte del centro-destra che del centro-sinistra ci sia una richiesta di andare avanti con la Tremonti ter, un provvedimento molto interessante, che sta dando risultati proprio adesso che c’è un minimo di miglioramento economico, è un fatto molto positivo. L’Europa – ha detto la presidente degli industriali- deve occuparsi anche della crescita delle sue imprese non porre solo vincoli. Dobbiamo riuscire a intercettare i bisogni di nuovi mercati, una sfida importante. La manovra va realizzata rapidamente e con saldi invariati. Situazioni diverse - prosegue – sarebbero prese male dall’Europa, dai mercati e non servirebbe al paese. La manovra nei saldi non deve essere cambiata e non deve essere scarnificata. Ne abbiamo bisogno per tenere i conti pubblici sotto controllo e tagliare la spesa pubblica. Qualche modifica sì, ma deve essere concordata. Le parole di Trichet (“sanzioni più efficaci per i paesi che non rispettano le norme del Patto Ue di stabilità e di crescita”) sul fatto che ci saranno sanzioni automatiche per chi sforerà ci impongono di fare la scelta di intervenire sui conti pubblici. Quindi, la manovra prima di tutto”. Conclusione sull’eventuale eliminazione della norma sui certificati verdi. “Una norma sbagliata - conclude – che non portava nessun vantaggio al disavanzo pubblico, creando invece disincentivi agli investimenti in un settore che riteniamo importante per la crescita”.
Pietro Gugliotta

Il Consiglio Europeo ha approvato una tassa sulle transazioni finanziarie. Il premier italiano, Silvio Berlusconi in una intervento telefonico ad un convegno del Pdl, ha bocciato l’approvazione di questa norma. “Credo di aver reso un buon servizio al mio Paese e anche all’Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie. Una proposta ridicola, se fosse stata approntata solo dall’Unione Europea e non dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi la mole delle transazioni finanziarie internazionali”. Ma immediata e piuttosto decisa è arrivata la replica del portavoce del governo tedesco. “Tutti i paesi Ue hanno convenuto sulle conclusioni del Consiglio europeo di giovedì scorso, incluse quelle relative alla proposta di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo. Il Consiglio europeo – prosegue il portavoce tedesco – conviene sulla necessità che gli Stati membri introducano sistemi di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari per assicurare un’equa ripartizione degli oneri e stabilire incentivi volti a contenere il rischio sistemico. Inoltre è stato approvato l’articolo 17 che sottolinea la necessità di esplorare e sviluppare ulteriormente l’eventuale introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie su scala mondiale. L’Ue dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all’introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari nella prospettiva di mantenere una parità di condizioni su scala mondiale e difenderà con vigore questa posizione di fronte ai suoi partner del G20. In tale contesto - conclude – si dovrebbe esplorare e sviluppare ulteriormente l’opportunità di introdurre un prelievo sulle operazioni finanziarie a livello mondiale”.
Pietro Gugliotta

Arrivano le stime sull’occupazione da parte dell’Ocse, relative al mese di aprile 2010 e non sono positive per l’Italia. Sebbene l’Europa faccia segnare all’8,7% il tasso di disoccupazione, ossia sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, il valore italiano è in aumento. Infatti la disoccupazione in Italia è aumentata dell’1,5% in un anno, da aprile 2009 ad aprile 2010. Il dato italiano del tasso di disoccupazione fa segnare l’8,9%, in crescita di 0,1% rispetto a marzo 2010. La crisi dunque continua a mietere vittime, specie nel campo lavorativo. In Europa infatti sono 3,3 milioni di disoccupati in pi rispetto allo scorso periodo dell’anno, per un totale di 46,5 milioni di persone inoccupate. Ciò è dovuto alla necessità di piccole e medie imprese di ridurre il personale, specie in Italia, per abbattere i costi d’impresa. E i costi relativi alle “risorse umane” sono sempre i primi ad essere tagliati. Secondo la graduatoria dell’Ocse, peggio dell’Italia ci sono alcuni paesi dell’est Europa, l’Irlanda e la Spagna:
- Spagna 19,7%
- Repubblica Slovacca 14,1%
- Irlanda 13,2%
- Portogallo 10,8%
- Ungheria 10,4 %
- Francia 10,1%
Sono brutti dunque i segnali che arrivano anche dal resto d’Europa, portando il vecchio continente ad una media del 10%. Per quello che riguarda il G7, i dati di aprile registrano un tasso di disoccupazione medio dell’8,4%. Per quanto riguarda Canada e Usa, le uniche due nazioni con i dati aggiornati a maggio, la disoccupazione è in calo nel paese canadese dello 0,2%, per arrivare ad un tasso di 9,7%, mentre in America è sostanzialmente invariato, restando dunque al tasso di 8,1%, già toccato in aprile.
Pietro Gugliotta

Nuovi commenti in merito alla crisi finanziaria UE, da parte del presidente della Commssione Europea Josè Barroso: “Una crisi che ha spazzato via 10 anni di crescita e di progressi, e non è ancora finita. La situazione in Grecia e gli attacchi alla stabilità dell’euro lo dimostrano”. Dichiarazioni rilasciate alla Conferenza per il Comitato economico appena chiusasi a Firenze.
Barroso, ha evidenziato come l’Europa sia stata oggetto di un incredibile attacco speculativo a livello finanziario, che ha preso di mira l’euro, che si era di molto rivalutato nei confronti del dollaro, e i titoli di stato dei Paesi con in conti traballanti, ossia Grecia, Spagna e Portogallo. In passato ci sono stati attacchi speculativi a singoli paesi, ma mai l’attacco aveva riguardato una zona così vasta come l’area Euro.
Ora è chiaro a tutti che non ci può essere unione monetaria senza unione economica, ed a questo punto il lavoro della politica si fa davvero molto arduo, poiché armonizzare tessuti economici molto differenti richiede uno sforzo non da poco. Tra i vari problemi d’affrontare, Barroso, ad esempio, ha voluto citare l’evasione fiscale, che in alcuni paesi dilaga incontrastata. In ogni caso a giugno, a livello di Unione Europea, ci sono in agenda diversi appuntamenti durante i quali ci sarà modo di chiarire una politica economica unitaria.

I ministri delle Finanze dei Ventisette, riuniti a Bruxelles, si sono accordati sui quattro punti che saranno alla base della “task force” dell’Unione Europea: rafforzamento del patto di stabilità, riduzione distanze competitive fra i paesi membri, creazione di un efficace meccanismo di gestione delle crisi e consolidamento della governance economica europea.
Herman Van Rompoy, presidente permanente del Consiglio europeo ha affermato: “Si tratta solamente dell’inizio del processo, stiamo lavorando per arrivare a un accordo che sia il più vasto possibile. Attorno al tavolo potevo sentire un senso d’urgenza e la volontà di una forte cooperazione: tutti condividono la necessità di fare questo cammino insieme”.
Parole che esprimono, in modo inequivocabile, l’urgenza di provvedimenti concreti. L’intesa raggiunta porterà sicuramente una maggiore coesione a livello economico, fondamentale per la sopravvivenza dell’euro. In merito alle misure prese per la Grecia, il presidente ha voluto evidenziare come l’Unione Europea sia stata in grado di intervenire per risanare un problema interno in maniera molto coesa. La prossima riunione della task force si terrà il 7 giugno in Lussemburgo, in occasione dell’Ecofin.