
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha chiuso il Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Ottima l’accoglienza riservata al ministro, che ha provato ad analizzare con grande lucidità ciò che è accaduto nell’ultimo periodo all’economia mondiale, suggerendo quali strategie bisogna attuare per uscire dalla crisi. Per spiegare cosa è successo, Tremonti utilizza la metafora del videogioco. “Siamo ancora in un videogame dove non c’è ancora il game over e dove i mostri si avvicinano, questa crisi mondiale ha una dimensione finora non nota nell’esistente. Troppi governanti hanno pensato che fosse un ciclo e non una crisi” ammonisce il ministro dell’economia italiana, che ripropone anche l’idea degli eurobond. “E’ fondamentale nell’epoca della seconda globalizzazione creare un blocco europeo, con una idea forte da sostenere: quella degli eurobond. Non esistono idee che devono aspettare il loro tempo. Sento dire che quella dell’eurobond è un’idea che non può andare perché conviene a Spagna e Italia e non alla Germania. Mi sembra una cosa strampalata” spiega Tremonti, che si concentra proprio sulla Germania, affermando che l’export tedesco è troppo incentrato sulla Cina, che ha un valore pari alle esportazioni nei paesi definiti “pigs”. Chiusura con la ricetta per cercare di uscire dalla crisi: secondo Tremonti l’export è importante, necessario ma non sufficiente, non si può solo puntare sull’export, servono altre fonti, come quella degli Eurobond che servono per finanziare lo sviluppo dei paesi Europei.
Pietro Gugliotta

Secondo i dati Istat, l’inflazione in Italia nel mese di marzo è in crescita. Infatti il costo della vita è aumentato dello 0,3% rispetto al mese di febbraio 2010, mentre rispetto all’anno scorso, il dato aumenta dell’1,4%. E’ il valore più alto da febbraio 2008, quando il dato fece segnare un +1,6%.
Febbraio 2010 ha segnato anche una deficit di 2,332 miliardi nella bilancia commerciale complessiva. Il saldo con i Paesi dell’Unione Europea, ha segnato un deficit di 710 milioni, dato peggio dello stesso mese del 2009. Aumentano, con dei dati che sono i migliori da settembre 2008, le esportazioni del 7,3% e le importazioni del 12,9%.
Approfondendo i dati nel dettaglio, si nota – come spiega l’Istat – che le esportazioni verso i Paesi UE sono aumentate dell’11%, mentre l’aumento dell’export verso i Paesi extracomunitari, si attesta al 2,3%.
Per ciò che riguarda le importazioni, il flusso dai Paesi extracomunitari è in aumento del 10,4%, mentre le importazioni dai Paesi Europei sono cresciute del 14,9%. Prendendo in considerazione i dati destagionalizzati, l’Istat ci fa notare che le esportazioni complessive, a livello congiunturale, sono aumentate del 2,5% ( +2,6% per ciò che riguarda i Paesi extracomunitari, +2,5 per i Paesi Ue) mentre le importazioni crescono, sempre a livello congiunturale, del 3,6%, nel dettaglio, +2,7 dai Paesi Ue e +4,7 dai Paesi extra Ue.
I settori che più hanno spinto l’aumento delle esportazioni sono quelli petroliferi raffinati, prodotti chimici, coke; in diminuzione abbigliamento e mobili. Per ciò che riguarda le importazioni, in aumento petrolio greggio, diminuiscono gl iarrivi di gas naturale.

Il 2009 si è chiuso in maniera negativa per la Germania, che ha segnato una contrazione del Prodotto Interno Lordo superiore alle attese, una flessione del 5% contro il 4,8% delle stime. Un dato sconfortante nonostante i dati trimestrali della seconda metà del 2009 avessero sparso ottimismo, grazie anche alle misure di stimolo adottate dal governo per un importo superiore a 85 miliardi di euro.
Per il 2010 è prevista comunque una crescita del PIL dell’1,6%, mentre per il 2011 ci sarà un incremento più contenuto, 1,2%. Gli istituti di statistica tedeschi prevedono inoltre una disoccupazione ancora in crescita, e dovrebbe superare gli otto punti percentuali nel 2010. Sempre per quest’anno, è previsto inoltre un moderato rialzo dei consumi privati dello 0,2%, mentre per il 2011 il rialzo dovrebbe essere un po’ più consistente, circa lo 0,7%.
Per la prima economia del vecchio continente si tratta della più forte caduta di PIL del dopoguerra. Una Germania in buona salute economica è molto importante per l’Italia, in quanto una cospicua fetta delle nostre esportazioni dipendono proprio dal paese guidato da Angela Merkel, secondo dati ISTAT pesano circa un 12,8% sul totale dell’export Italy. La Germania mai come quest’anno è chiamata al ruolo di locomotiva d’Europa, essendo l’economia più forte dovrà trainare tutti gli altri paesi, e dovrà farlo gettando delle solide basi per l’uscita dalla crisi, per ristrutturare le proprie industrie e competere con i colossi India e Cina.
Giuseppe Raso

Supera le attese questo Giappone, con un +4,8% di PIL su base annua ed un + 1,2% su base trimestrale. Una crescita nettamente superiore a quella degli Stati Uniti, che hanno fatto registrare un incremento del 3,5%. A trainare l’incremento del PIL sono stati l’export e i consumi personali. Il paese del Sol levante stupisce ma non convince. Tale crescita non è riuscita a far propagare ottimismo a livello di mercato, e così la Borsa di Tokyo il 16 novembre ha chiuso con un + 0,2%.
La sorprendente performance in termini di Prodotto Interno Lordo è stata soprattutto spinta dall’ingente pacchetto di stimolo all’economia attuato dal precedente governo, e quello attuale sembra anch’esso orientato a nuovi aiuti per un importo di 20 miliardi di euro. La paura di una ricaduta rimane, ma i timori arrivano anche dal pericolo di una deflazione. Il delatore della domanda interna è infatti precipitato del 2,6%. La diminuzione generale dei prezzi ha già interessato il paese del Sol levante in passato, nel periodo 2000 – 2006, una tendenza del genere portò ad una spirale che danneggiò le aziende produttrici e i lavoratori.
Il governatore della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa, si dice molto preoccupato delle politiche dei tassi zero adottate dalla FED, in quanto favoriscono i flussi di capitale verso i paesi emergenti. Positivo il commento del vicepremier nipponico Naoto Kan, per lui l’incremento di PIL oltre le attese è un dato che ci segnala che la ripresa è in corso.
Giuseppe Raso