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Consumi: in arrivo l’ennesima stanca per le famiglie Italiane

Consumi: in arrivo l’ennesima stanca per le famiglie Italiane

Posted on 30 mar 2010 at 8:30am

In arrivo una vera e propria stangata per le famiglie italiane. Secondo le stime di Adusbef e Federconsumatori, i rincari saranno pari ad una maggiorazione delle spese annuali di 761 euro a famiglia. Molto probabilmente ci sarà un’altra contrazione dei consumi, che andrà ad influire in modo negativo sulla produzione e sul mercato. In una nota delle associazioni, si evince che i principali aumenti riguardano, rincari autostradali, prezzo della benzina e bolletta del gas.

Andando a visionare i dati più nel dettaglio si può notare che l’assicurazione costerà circa 130 euro in più, le tariffe aeroportuali 65 euro, mentre quelle autostradali 60 euro. Gas, Acqua e rifiuti richiederanno un esborso in più di 62,18 e 35 euro. Altri rincari da servizi bancari (+30 euro) e rate mutui (+80 euro). Buone notizie per quanto riguarda invece le tariffe elettriche, che saranno interessate da un risparmio di 10 euro.

L’Aiscat, l’associazione delle concessionarie autostradali, ha prontamente smentito l’annuncio di Adusbef e Federconsumatori, specificando che non è previsto alcun aumento delle tariffe autostradali. La risposta delle associazioni di consumatori non si è fatta attendere ed ha sottolineato che si è trattato di un aggiornamento ai rincari scattati, ma non precedentemente conteggiati.

Consumi: in calo la spesa per gli alimentari

Consumi: in calo la spesa per gli alimentari

Posted on 28 mar 2010 at 8:29am

Le famiglie italiane si dimostrano ancora in difficoltà a livello di spesa. I dati diffusi dall’ISTAT, sulle vendite del commercio al dettaglio, sono abbastanza chiari. A gennaio le vendite complessive sono diminuite dello 0,5%, mentre per i prodotti alimentari il calo è stato ancora più netto con un -1% rispetto a dicembre. Una situazione che mostra come la crisi non sia ancora passata per molti italiani.

Un’analisi più accurata dei dati mostra come il calo tendenziale abbia riguardato sia grande distribuzione (-3,5%) che piccoli negozi (-3,1%). Per il comparto non alimentare il calo vendite è stato dello 0,3% rispetto allo scorso dicembre, e del 2,3% rispetto al gennaio 2009.

La Cia, Confederazione degli agricoltori, ha rilevato che nel carrello della spesa degli italiani ci sono sempre meno pane, carne, olio d’oliva, vino e salumi. Continuano a reggere invece i consumi di pasta, ortaggi, latte e derivati. Analizzando le categorie merceologiche dei prodotti non alimentari, le flessioni più marcate le abbiamo per informatica, telecomunicazioni, telefonia e prodotti farmaceutici.

I commercianti vedono tale situazione con molta preoccupazione, in quanto il loro giro d’affari è strettamente correlato con i consumi delle famiglie. Intanto le associazioni dei consumatori continuano a chiedere al governo un intervento per la detassazione dei redditi fissi, in modo da avere più risorse per i consumi e dunque per una spesa più dignitosa.

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Consumi: in crescita le spese obbligate

Consumi: in crescita le spese obbligate

Posted on 23 mar 2010 at 8:58am

In quaranta anni, dal 1970 ad oggi, i consumi delle famiglie sono mutati in modo molto sensibile, in quanto la società è cambiata nel suo complesso. Rispetto al passato ci sono nuove voci di spesa, tipo telecomunicazioni e informatica, ma troviamo anche un maggior peso della sanità, in quanto la popolazione che supera i 65 anni è praticamente raddoppiata.

La Confcommercio nella sua analisi ha evidenziato come le spese obbligate, dagli anni ’70 ad oggi, siano cresciute in maniera costante. Se proprio nel 1970 le spese obbligate rappresentavano il 18,9% del totale, oggi rappresentano un consistente 30%. Per spese obbligate intendiamo principalmente, spese domestiche, affitti e spese bancarie. In riduzione invece le spese per alimentari, dal 34,8% al 16,7%, dimostrando una preferenza degli italiani per i pasti consumati fuori casa, ossia bar e ristoranti.

Il biennio 2008/09 ha fatto segnare un decremento per quasi tutte le voci di spesa, un anno molto difficile dal punto di vista dei consumi, un po’ come il 1993, quando le tasche degli italiani furono messe alla prova dalla manovra del governo Amato per fronteggiare la crisi della Lira. Le uniche voci che hanno fatto segnare variazioni con il segno più sono state quelle dove l’italiano medio non ha potuto risparmiare, casa e affitti (+1,5%), salute (+1,6%), trasporti (+1,1%), spese praticamente obbligate.

Abitazioni: gli italiani preferiscono la casa di proprietà

Abitazioni: gli italiani preferiscono la casa di proprietà

Posted on 28 feb 2010 at 7:09am

Sappiamo bene che la casa di proprietà per gli italiani è sempre stata una priorità, anche se difficile da raggiungere. Dalle ultime rilevazioni Istat, riferite al 2008, è emerso però che molti sono riusciti nell’acquisto dell’immobile, infatti circa 7 famiglie su 10 risultano proprietarie dell’appartamento in cui vivono. Ma il 13% di queste famiglie sono alle prese con i mutui, le cui rate mensili incidono non poco sul bilancio familiare.

Due famiglie su dieci invece risultano affittuarie, mentre pochi fortunati, circa il 12,6% vive in una casa in usufrutto o in uso gratuito. Ad optare per i mutui sono soprattutto le famiglie del centro-nord, che sono circa il 16% del totale, mentre al sud sono l’8,2%. Sono soprattutto le famiglie di recente costituzione ad accollarsi il mutuo.

Ma a pesare sullo stipendio degli italiani, non è solo la rata del mutuo o l’affitto mensile, ma anche le sempre più salate spese per l’abitazione, comprendenti le spese di condominio, per il riscaldamento e altri servizi. La percentuale di spese per l’abitazione sul reddito raggiunge cifre elevate quando si tratta di famiglie a basso reddito, arrivando ad un’incidenza di oltre trenta punti percentuali.

Federconsumatori ha denunciato il caro-affitti, che dal 2001 al 2009 è aumentato del 79%, così come sono aumentate le varie utenze, come la nettezza urbana (+97%) e condominio (+77%). L’unico ribasso registrato sono state le spese per il telefono, con una contrazione dell’11%. Si può certamente affermare che mantenere oggi una casa in affitto risulta una vera e propria impresa.

Redditi: il 53% si concentra nel Nord Italia

Redditi: il 53% si concentra nel Nord Italia

Posted on 25 feb 2010 at 3:40pm

L’Istat ha diffuso degli interessanti dati riguardanti i redditi delle famiglie italiane. Nel periodo 2005-2007 la maggior parte dei redditi si è concentrata soprattutto nel regioni del nord Italia. In termini percentuali si tratta del 53%. Il 26% dei redditi si è invece concentrato nelle regioni del sud e per il 21% nelle regioni del centro. Nel corso del triennio preso in considerazione dallo studio Istat tale suddivisione è rimasta sostanzialmente costante.

Nord-ovest, Centro e Mezzogiorno hanno fatto segnare una crescita media annua molto vicina a quella nazionale, circa il 3,2%. Per il Nord-est invece c’è stata una crescita superiore, attorno al 3,4%. Nel Nord-ovest le regioni a distinguersi sono state Liguria e Lombardia, rispettivamente con una crescita reddituale del 3,4% e 3,3%. Al Nord-est l’Emilia Romagna (+4%) e la provincia di Trento (+3,6%), mostrano i tassi di crescita più elevati del paese. Al centro, le Marche e il Lazio riportano risultati brillanti, mentre al sud spiccano Abruzzo e Molise.

Per quanto riguarda i redditi da lavoro dipendente, il tasso di crescita in Italia è risultato del 13,1%, mostrando una crescita piuttosto uniforme su tutta la penisola, con dati oltre la media soprattutto al Nord-est (+14,6%) e al Centro (+13,7%). A livello regionale sono Umbria, Abruzzo ed Emilia Romagna a mostrare i ritmi di crescita più elevati. Il Nord-est e ilMezzogiorno hanno fatto segnare una crescita media annua molto vicina a quella nazionale, circa il 3,2%.

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Fed: aumento dei Tassi dello 0,25%

Fed: aumento dei Tassi dello 0,25%

Posted on 21 feb 2010 at 7:03am

Mossa a sorpresa della Federal Reserve, che ha deciso di alzare il tasso di sconto, portandolo dallo 0,50% allo 0,75%. Tale tasso è quello applicato alle banche che ricevono prestiti dalla Banca Centrale. La Fed ci ha tenuto a precisare che comunque la decisione non segnala alcun cambiamento nelle prospettive in termini economici e di politica monetaria.

Dunque l’aumento non rappresenta affatto un segnale di cambiamento della strategia generale, ed il tasso rimarrà vicino allo zero ancora per molto tempo secondo alcuni esponenti di spicco della Fed. Per la famiglie sembra perciò scongiurata la possibilità di un stretta, che avrebbe inciso non poco sui loro bilanci. Nonostante le rassicurazioni il mercato è risultato immediatamente molto nervoso, gli analisti erano infatti molto timorosi che la decisione della Fed fosse in realtà una fase iniziale di “exit strategy” dalle politiche monetarie straordinarie, dalla quale sarebbero scaturiti aumenti per gli interessi su mutui e su prestiti al consumo. Intanto il dollaro ne è uscito rafforzato sul mercato dei cambi, con l’euro che ripiega ai minimi dopo circa 9 mesi.

In ogni caso la decisione della Fed non sarebbe propriamente una sorpresa, lo mossa infatti era nell’aria, anche se non era attesa in tempi brevi. Se la prima reazione dei mercati finanziari, nella notte di giovedì, è stata dettata dallo “stupore” derivante dall’intervento dalla Fed, ieri i mercati hanno reagito in modo più ragionato, lo dimostrano il rialzo di Wall Street e il balzo del petrolio e dell’oro. Insomma, negli ambienti circola un po’ più di fiducia.

Fisco: famiglie italiane sempre più tartassate

Fisco: famiglie italiane sempre più tartassate

Posted on 17 gen 2010 at 2:29pm

Il carico fiscale è un problema molto sentito in Italia, soprattutto quando si tratta di famiglie. Da un’analisi condotta dall’Ufficio Studi degli artigiani di Mestre si può notare che la situazione Italiana in ambito di pressione fiscale sulle famiglie è una delle peggiori in Europa. Paesi come Francia adottano il quoziente familiare, che prevede un’imposta che decresce all’aumentare del numero dei componenti del nucleo familiare.

L’istituto, nella sua analisi, ha preso come punti di riferimento due famiglie, una italiana e una francese, entrambe composte da marito, moglie e due figli, e ne ha calcolato e confrontato l’imposta sulle persone fisiche. I risultati hanno mostrato una netta discrepanza tra sistema francese e italiano. Vediamo un esempio. Nel caso di un unico reddito percepito in famiglia di 30 mila euro, in Francia il peso fiscale è di 348 euro, in Italia è di 5.010 euro. Un differenza di 4.662 euro.

La differenza sta proprio nel “foyer fiscal”, un sistema basato su quote, che permette alle famiglie francesi in base al numero di componenti familiari di pagare meno tasse. In Italia sono presenti degli sgravi per i nuclei familiari più numerosi, ma il carico fiscale risulta ancora eccessivo. Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, insiste sul fatto che in Italia, le famiglie monoreddito sono la stragrande maggioranza e sono le più tartassate. L’inefficienza dei servizi pubblici implica dei costi per le famiglie italiane, e dunque oltre ad imposte così alte, sono obbligate a pagare servizi privati per supplire alle carenze di un sistema pubblico a volte inesistente. È ovvio che una tale erosione del reddito sfoci in contrazione dei consumi.

Giuseppe Raso

Europa: le famiglie italiane le meno indebitate

Europa: le famiglie italiane le meno indebitate

Posted on 10 gen 2010 at 1:47pm

Che l’Italia sia un fanalino di coda in tutte le classifiche europee è un qualcosa che non trova riscontro nella realtà, ne è un esempio la graduatoria dell’indebitamento delle famiglie europee, nella quale l’Italia si dimostra un paese in buona salute finanziaria. Un’analisi periodica dell’ufficio studi Cgia di Mestre ha segnalato che nel 2009 le famiglie italiane hanno raggiunto i 524 miliardi di euro di indebitamento complessivo. Un dato che rapportato ad altre realtà europee mette in risalto come la famiglia italiana sia poco propensa a caricarsi di debiti.

Per la Spagna l’indebitamento complessivo ha toccato quota 896,7 mld di euro, per la Francia 942,4 mld e per la Germania 1.515,2 mld. A livello di importo medio di indebitamento, l’Italia si assesta sui 21.270 euro, contro i 36.150 euro registrati in Francia e i 37.785 in Germania. In Italia i debiti delle famiglie incidono sul Pil solo per il 34,2%, mentre gli altri paesi risultano in situazioni preoccupanti, in Francia ad esempio si arriva ad incidere per il 49,1%.

Il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, commenta positivamente i dati, che dimostrano come le famiglie italiane, seppur in affanno, siano le meno indebitate in Europa. Elevato risparmio privato e indebitamento contenuto, questo è il profilo chiave della famiglia Italiana che sta affrontando la crisi contenendone gli effetti negativi.

Giuseppe Raso