
Lo scorso fine settimana il Governo Monti ha ufficialmente presentato il decreto delle liberalizzazioni. Un decreto molto atteso e – come vedremo – molto discusso, specie dalle categorie che hanno subito qualche cambiamento. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha presentato e commentato le liberalizzazioni nella trasmissione “Otto e Mezzo”, in onda su La7. “È un pacchetto che ha molti petali e il significato è quello di riguardare cambiamenti necessari. Un aspetto è che abbiamo favorito la costituzione di un tipo di società chiamate semplificata a responsabilità limitata per giovani fino a 35 con capitale di 1 euro e procedure semplificate per non scoraggiare l’attività imprenditoriale. E’ difficile prevedere quanto, però è vero che questa è una politica contro il costo delle vita. La produttività del Paese può aumentare del 10% e quindi ci sarà più spazio e occupazione. Anche il Pil può aumentare di questa grandezza” conclude il premier Monti. Ma vediamo nel dettaglio alcuni dei provvedimenti contenuti in questo decreto:
- Avvocati, 18 mesi di tirocinio, di cui sei da trascorrere all’università.
- Imprese, abrogate le norme che mettono paletti e limiti numerici per la creazione di una attività economica.
- Rendite finanziarie, aliquote sulle rendite al 20%, tranne per i titoli di Stato.
- Farmacie, ci sarà una farmacia ogni 3.000 abitanti.
- Taxi, l’Autorità per i trasporti gestirà le licenze dei taxi (non più i comuni). Ci sarà la possibilità di acquistare una licenza part-time, non ci saranno licenze multiple, è prevista la mobilità da una città all’altra.
- Tariffe professionali, sono abolite tutte le tariffe professionali minime e massime. I professionisti dovranno provvedere a fornire un preventivo ai clienti.
- Ferrovie, sparisce lo scorporo della rete ferroviaria.
- Notai, aumento di 500 unità per i notai, con un concorso che si svolgerà ogni anno il 30 giugno, dal 2012 al 2014.
Pietro Gugliotta

L’Antitrust ha reso noto il proprio bilancio del 2010: è stato un anno che ha visto numerose sanzioni combinate dall’Autorità, che ha incassato una cifra superiore a 111 milioni di euro. E’ questo il dato principale della relazione annuale dell’Antitrust, inviata a Palazzo Chigi a fine mese di marzo. L’ente ha valutato ben 502 operazioni di concentrazione, 11 intese e 13 possibili abusi di posizione dominante. Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, spiega la situazione degli interventi dell’autorità. “Permangono rilevanti criticità del quadro normativo che rallentano lo sviluppo della concorrenza nei vari mercati. Solo in pochi casi, infatti, il legislatore è intervenuto, recependo i suggerimenti tecnici dell’Autorità. Poste, ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, sono i settori sui quali è prioritario intervenire per introdurre assetti di mercato realmente competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita economica”. Ma dalle parole di Catricalà, emerge una insofferenza per alcuni particolari settori, che sul piano della concorrenza restano piuttosto insoddisfacenti: stiamo parlando di banche e assicurazioni. Come si legge nel rapporto, per questi due settori “l’intensità degli intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti costituisce una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità”. Insomma la situazione concorrenziale in Italia è tutt’altro che positiva e l’Antitrust vorrebbe un maggiore impegno da parte del Governo per cercare di risolvere questi vuoti legislativi.
Pietro Gugliotta

Nel 2010 il numero degli italiani che non può partire è aumentato: adesso un italiano su due resterà a casa e rinuncerà alle meritate vacanze. La quota di italiani che non partiranno, nel 2010 si attesta al 46.3%, in crescita rispetto al 43,8% dell’estate 2009. Vedendo le statistiche possiamo capire come un italiano su due rinuncia alle vacanze per motivi ecoomici: il 46.8% degli italiani rinuncia infatti alle vacanze per motivi economici, il 18.7% rinuncia per motivi familiari, il 18.5% per motivi di lavoro ed il restante 16% per motivi di salute. I dati sono piuttosto chiari, non si può partire perchè mancano i fondi, la crisi colpisce e si sapeva che spese “di secondo piano” come quelle per i viaggi sarebbero state accantonate. La ricerca di FederAlberghi dimostra proprio questo. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca commenta questi dati. “Un italiano su quattro non va in vacanza per mancanza di soldi, la conseguenza è la stagnazione complessiva del movimento turistico estivo degli italiani che non si discosta dai numeri dell’estate 2009: l’aumento del 20% del giro d’affari non è determinato da una crescita del turismo ma dall’incremento delle notti da 10 a 12 e dall’aumento dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese. Da gennaio a giugno – prosegue Bocca - l’Istat hainfatti rilevato incrementi significativi di prezzo di tuttociò che consente la movimentazione dei turisti all’interno delnostro Paese: dalle autostrade (+5,5%) alle ferrovie (+12,7%),dalle benzine (+14,8%) agli altri carburanti (+13,3%), a fronte di una diminuzione dei prezzi degli alberghi nazionali mediamente dell’1%. Dopo i dati dei primi sei mesi, che indicano una crescita zero nelle presenze alberghiere e un andamento similare anchedei mesi estivi riteniamo che l’Italia non possa permettersi il lusso di non cogliere quei segnali di ripresa economica che pur a livello mondiale cominciano a registrarsi e che si debbano analizzare a livello politico le ragioni che ci vedono ancora al palo – conclude – quando Paesi come la Francia e la Spagna dichiarano di avere al contrario già avviato l’inversione di tendenza”.
Pietro Gugliotta

L’Alta Velocità porta con se un’ondata di rincari per i Pendolari, che per l’ennesima volta si ritroveranno a dover sborsare qualche euro in più per i loro spostamenti di lavoro. La nota dolente del prezzo dei biglietti, è giustificato dalle Ferrovie, che sottolineano come il servizio sarà più puntuale ed efficiente.
Per l’alta velocità Milano-Roma aumento del 20%, infatti si passa da 75,10 euro (seconda classe) ad 89 euro, per la prima classe solo un aumento del 5%, il biglietto costa 109 euro contro i 103,6 pre-aumento. La tratta Bologna-Firenze è interessata da un aumento del 32%, Milano-Bologna ha subito invece un aumento di circa 4 euro. Gli adeguamenti non riguardano solo l’alta velocità, ma anche gli Eurostar, sulla Milano-Bologna si passa da 25,70 a 28,50 euro per la seconda classe, da 35,20 a 39 euro per la prima. C’è da aggiungere che lo sconto del 5% non sarà più applicato sugli acquisti di biglietti online, ma sul sito di Trenitalia sono previste nuove tariffe e promozioni con sconti in base a quanto sarà anticipato l’acquisto.
Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra, infatti il Codacons ha chiesto l’annullamento delle nuove tariffe o la destinazione dei maggiori incassi alle linee dei pendolari. Il presidente dell’associazione Carlo Rienzi, sottolinea come il costo dei biglietti continui a crescere mentre la qualità dei treni resta di scarso livello. Per l’Adusbef gli aumenti arrivano a punte del 28,1% nella tratta Napoli-Torino, penalizzando soprattutto famiglie e pendolari. L’amministratore delegato di FS, Mauro Moretti, precisa che non si tratta di nuovi aumenti, ma di nuovi prezzi per nuovi tipi di servizi.
Giuseppe Raso