
Periodo molto intenso per il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che è stato invitato al Development Committee della Banca Mondiale. Durante la conferenza finale, Draghi ha voluto chiarire alcuni aspetti, quello più importante è sicuramente il prezzo degli alimentari. “I prezzi degli alimentari sono in aumento dalla fine del 2010. Nonostante l’incertezza circa le radici del fenomeno, l’urgenza di gestire l’insicurezza alimentare e la malnutrizione chiede risposte rapide. La natura sfaccettata della crisi alimentare richiede una risposta coordinata da parte della comunità internazionale” spiega Mario Draghi, chiarendo che si tratta in ogni caso di un discorso a lungo termine, che va analizzato in un lasso di tempo piu ampio. “L’emergenza non deve sviare l’attenzione dalle sfide di più lungo termine. La tendenza all’aumento del prezzo dei cibo nell’ultimo decennio ne segnala la scarsità relativa e riflette anche il maggior utilizzo di biocarburanti e i costumi alimentari”. Draghi in ogni caso non vuole dare colpe agli ultimi avvenimenti, come i moti di Nord Africa e Medio Oriente. “Gli ultimissimi eventi, ci ricordano la complementarità che esiste tra sistema di governo, inclusività sociale e crescita. Uno sviluppo sostenibile ha bisogno di buone istituzioni in grado di offrire opportunità per tutti e soddisfare le necessità dei più poveri”. Concludendo, Draghi ha voluto comunque sottolineare come ci sia un cauto ottimismo, sicuramente molta più fiducia nella ripresa di sei mesi fa, perchè le prospettive economiche a livello mondiale stanno migliorando.
Pietro Gugliotta

Il Governo ha da poco posto la fiducia sul decreto Milleproroghe al voto in Senato: i termini per convertire questo discusso decreto legge, scadranno il 27 febbraio. L’annuncio è stato dato da Elio Vito, ministro dei Rapporti col Parlamento, la decisione è stata presa per accelerare i tempi, infatti una volta che il decreto legge riceverà l’approvazione del Senato, potrà passare all’esame della Camera. Il testo già valutato dalle commissioni è stato sostituito da un maxi emendamento, su cui verrà dunque posta la fiducia, questo documento conterrà nuove disposizioni. Renato Schifani, presidente del Senato, ha confermato che ci sarà la massima attenzione per le norme non passate in commissione. “E’ evidente che su argomenti totalmente estranei eserciteremo la nostra vigilanza. Ci auspichiamo di poter vedere al più presto la relazione tecnica che accompagna il nuovo provvedimento”. Fra le novità più importanti citiamo:
- innalzamento dei tassi d’usura;
- agevolazioni bancarie per la patrimonializzazione sui parametri di Basilea 3;
- conteggio nel patrimonio bancario delle Tasse differite attive (DTA);
- clausola che blinda gli utili di Parmalat 1 ( con obbligo di distribuzione degli utili agli azionisti per una percentuale non superiore al 50%)
- i lavoratori precari potranno fare ricorso contro i licenziamenti per tutto il 2011
- tassa sul cinema (un euro in più a biglietto).
Tutte queste variazioni sono state inglobate al Decreto Milleproroghe, il voto della fiducia è stato effettuato questa mattina: è stato un voto positivo per il Governo che ha incassato la fiducia al Senato, con 158 sì, 136 no e 4 astenuti. Adesso il decreto Milleproroghe passerà alla Camera dei Deputati.
Pietro Gugliotta

L’ISAE è un ente pubblico di ricerca che svolge principalmente analisi e studi a supporto delle decisioni di politica economica e sociale del Governo, del Parlamento e delle Pubbliche Amministrazioni. L’ultimo studio riguarda la fiducia dei commercianti e delle imprese industriali italiane. Secondo l’Isae, il mese di novembre ha visto crescere la fiducia sia delle imprese industriali che dei commercianti: il clima di fiducia è molto alto, specie attorno all’industria, che non aveva avuto livelli così alti dal 2008. Infatti l’indice di fiducia nelle imprese industriali italiane sale da 100.1 a 101.6, come già detto tornando ai livelli massimi visti nel marzo 2008. Nord e Centro spingono con l’ottimismo questo indice verso l’alto, mentre il Sud resta piuttosto stabile. Altro risultato positivo riguarda il commercio italiano: l’indice sulla fiducia dei commercianti italiani continua a salire (per il terzo mese di fila) salendo da 101.7 a 102.5. Grande ottimismo che viene sostenuto dagli ordini e dalle aspettative di vendita, nonostante il dato contrastante dell’accumulo di scorte. Cresce anche l’indice di fiducia delle costruzioni: per il quinto mese consecutivo, questo indice cresce, salendo da 77.9 a 80.4. Dati negativi invece dal settore dei servizi: qui la fiducia è in calo, peggiorata dalle attese negative su ordine e sull’economia italiana e mondiale.
Pietro Gugliotta

Puntuale arriva la stima mensile del mese di maggio, dell’Isae, l’Istituto di Studi e Analisi Economica. L’indice elaborato da Isae mostra come sisa in aumento la fiducia dei cittadini nelle imprese italiane. Il dato è in costante – ma lieve – aumento, raggiungendo comunque il massimo dal giugno 2008.
Anche se – spiegano gli analisti – la prospettiva non è delle piu positive: la crisi e la caduta del valore dell’euro, unita ai tentennamenti dei listini azionari, potrebbero portare il prossimo mese un peggioramento di quest’indice.
L’Isae attribuisce il rafforzamento della fiducia, con un indice che passa da 95,9 di aprile a 96,2 di maggio; l’Isae segnala una riduzione delle scorte di magazzino (-3 da -2) e il miglioramento degli indicatori relativi agli ordini (-33 da -35). Invece sono in flessione le attese di produzione, ma ciò che deve fare riflettere, è il peggioramento piuttosto netto dei giudizi sulla situazione economica del paese, con il relativo indice in flessione a -19 da -14.
L’inchiesta Isae prosegue con una divisione: grandi imprese e piccole imprese. Possiamo dunque dire che a livello settoriale, c’è molto più ottimosmo sulle imprese che producono beni di investimento e beni intermedi, mentre resta pressochè invariato il clima di fiducia tra i produttori di beni di consumo. Altra separazione, stavolta regionale. Infatti a livello territoriale, la crescita è particolarmente forte nel Nord Ovest, mentre resta più contenuta nel Mezzogiorno. Le imprese del Centro sono le più pessimiste mentre le aziende del Nord Est mantengono stabile la fiducia.
Pietro Gugliotta

Ad aprile la fiducia dei consumatori nell’economia italiana recupera tanti punti e ritorna a crescere. Lo studio è stato realizzato da ISAE, che a seguito di una indagine scopre che gli italiani più positivi aumentano: l’indice si era attestato a 106.3 ed era in caduta libera dopo il 107.7 di febbraio. Ad aprile le aspettative erano molto moderatamente ottimistiche, si pensava che il dato sarebbe potuto salire al 106.6, invece il dato è sorprendente, in positivo ovviamente, segnando un valore di 107.9 oltre ogni più rosea aspettativa.
Come riporta la nota sull’inchiesta ISAE realizzata ad aprile tra il giorno 1 e il giorno 16 del mese, “la fiducia dei consumatori torna a crescere, posizionandosi a 107,9 (era 106,3 in marzo), più che recuperando la flessione dell’ultimo mese. L’ottimismo è diffuso a tutte le componenti, più marcato nelle valutazioni sul quadro economico generale (il cui indicatore passa da 79,2 a 81,4) e in quelle sul quadro corrente (da 115,9 a 117,9 la fiducia in aprile)”. La nota pubblicata sul sito ufficiale dell’istituto ISAE, poi spiega ancora quali possono essere i valori positivi che fanno crescere il dato e quali sono le zone italiane, a livello territoriale, che risentono maggiormente di questo andamento positivo. “In particolare, il progresso registrato nel mese corrente è dovuto alle valutazioni marcatamente più favorevoli sul mercato del lavoro che trovano riscontri positivi sia nel bilancio familiare sia nel mercato dei beni durevoli. I consumatori continuano a manifestare la percezione di ulteriori aumenti dei prezzi rispetto agli ultimi 12 mesi mentre nelle attese a breve termine la dinamica ritorna a rallentare. A livello territoriale, la fiducia risulta disomogenea fra le ripartizioni: recupera nel Nord Ovest e soprattutto nel Mezzogiorno, flette per contro nel Nord Est e nel Centro”.

BankItalia lancia l’allarme, adesso tocca alle banche italiane coglierlo al volo. Non c’è più tempo da perdere, basta con comportamenti poco corretti e leggi poco chiare. Adesso le banche devono tornare ad essere “trasparenti”, il più possibile, pena la perdita di clienti che si spostano sempre di più verso altri lidi.
Cosa rimproverano i consumatori alle banche? Innanzitutto i costi elevati, una trasparenza mai realmente applicata, la vendita di titoli a rischio a clienti poco attrezzati finanziariamente, la dubbia applicazione di alcune norme. Inoltre, come se non bastasse, ci sono parecchi dubbi sull’eliminazione del massimo scoperto, norma aggirata dagli istituti di credito con l’introduzione di nuove e salate commissioni.
Ora le banche devono riconquistare la fiducia dei clienti e per farlo non sarà facile, non basteranno pochi mesi. La crisi finanziaria rischia di intaccare anche questo settore, dunque non c’è molto tempo da perdere.
Tantissimi gli esposti arrivati direttamente a Palazzo Koch, sede storica della Banca d’Italia, che nel 2009 sono stati addirittura 7.500, il doppio rispetto a un anno prima. Nella maggior parte dei casi, questi esposti hanno riguardato le condizioni economiche dei conti correnti, commissioni e il massimo scoperto.
Il monito della Banca d’Italia è chiaro: “Il cambiamento che ci si aspetta dalle banche deve essere sostanziale, la reputazione è fondamentale per ridurre i rischi e per migliorare la competitività. Il cambiamento dovrà partire dai vertici degli istituti di credito che devono tener conto maggiormente della soddisfazione dei clienti e degli esposti e ricorsi presentati contro le banche”. E deve tornare la “trasparenza”, come le regole introdotte chiedono: “maggiore comprensione linguistica dei contratti standard” è questo l’obiettivo che le banche devono raggiungere.