
Si sta tenendo in questi giorni in Francia, a Cannes per la precisione, un importante meeting internazionale: il G20. Si incontrano tutte le 20 economie mondiali migliori, l’Italia è presente. Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha inviato una lettera ai grandi dell’economia mondiale, impegnandosi formalmente a raggiungere quegli obiettivi promessi questa estate: fondamentale sarà il pareggio di bilancio entro il 2013 e la riduzione del rapporto debito/PIL. Ma più che un punto sull’Italia, è più interessante parlare degli accordi che riguardano l’interà comunità mondiale. I Paesi del G20 hanno elaborato una bozza, dove sono contenuti alcuni strumenti necessari al ripristino della stabilità economica dell’Europa. Nella bozza elaborata dai 20 paesi, si legge: “Questo deve essere adeguatamente capitalizzato e avere sufficiente accesso alla raccolta. Le banche centrali continueranno a fornire la liquidità necessaria ali istituti di credito. Il nuovo strumento consentirebbe a breve termine di fornire ulteriore liquidità caso per caso in modo più flessibile ai paesi con politiche forti e fondamentali che fronteggiano choc esterni inclusi quelli sistemici”. E’ stata approvata – sempre all’interno della bozza – la proposta avanzata da alcuni paesi, di installare una struttura di emergenza, che sia in grado di sostenere finanziamenti per necessità, sia di natura naturale, fragilità economiche e più in generale eventi straordinari dirompenti.
Pietro Gugliotta

Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, è intervenuto al “Forum Internazionale dello Sviluppo“, che si è aperto in questi giorni in Marocco, ad Agadir. Strauss-Kahn ha centrato il suo intervento sul mondo del lavoro e ai danni che la crisi ha portato in questa sfera. “La crisi economica ha distrutto 30 milioni di posti di lavoro nel mondo. Adesso il lavoro deve essere la priorità della nuova mondializzazione” ha spiegato il direttore generale del FMI (Fondo monetario internazionale). “Il mondo ha perso 30 milioni di posti di lavoro per via della crisi e le attese per i prossimi anni sono di 400 milioni di posti di lavoro da creare” prosegue Strauss-Kahn, snocciolando anche alcuni numeri che sono molto interessanti. Infatti il direttore generale del Fondo monetario internazionale, ha riportato alcuni dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro: secondo le prime stime, il mondo del lavoro ha visto la perdita di 34 milioni di occupati dal 2007 ad oggi. Adesso i disoccupati - in tutto il mondo – sono circa 210 milioni, un numero che potrebbe addirittura raddoppiare nel giro di dieci anni. Ecco perchè Strauss-Kahn sottolinea il bisogno di creare nuovi posti di lavoro, per poter assorbire questi inoccupati e specie i più giovani. Dominique Strauss-Kahn poi chiude con un penserio alla supervisione del settore finanziario da parte del G20. “Molto è stato fatto nell’area della supervisione internazionale. Tuttavia si può avere la miglior regolamentazione del mondo ma se la sua applicazione non viene supervisionata non sarà di alcuna utilità”.
Pietro Gugliotta

Si è tenuto in questi giorni in Corea del Sud, a Gyeongju, il meeting del G20, che raccoglie i 20 paesi avanzati ed emergenti del mondo. C’erano sia i ministri finanziari e i governatori, riuniti per trovare un accordo sulla cosìdetta “guerra delle valute“. Come si legge nel comunicato emesso al termine della riunione, i venti paesi si sono “impegnati a far si che il sistema dei tassi di cambio rifletta i fondamentali economici dei Paesi”. Inoltre il G20 è stata l’occasione per invitare i paesi a “evitare la svalutazione competitiva delle monete”: è proprio questo il nodo principale. Infatti tutto nasce dall’errata valutazione inferiore che viene data allo Yuan (la moneta cinese), sia nei confronti dell’Euro che sopratutto nei confronti del Dollaro. Tutto ciò ovviamente danneggia le esportazioni di Stati Uniti ed Unione Europea, dunque risolto questo problema si è avuta la reazione positiva sia degli americani che dell’Europa. Ma il punto centrale è stato anche quello dell’approvazione del nuovo Fondo Monetario Internazionale, un progetto piuttosto complesso che piano piano va sviluppandosi. Il primo passo era stato fatto qualche giorno fa, quando i ministri finanziari europei si erano incontrati a Lussemburgo per iniziare a definire le prime strategie del progetto. Primo passo la distribuzione dei seggi: adesso saranno dieci i grandi azionisti del Fmi. Quattro europei (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia), le quattro economie emergenti (Brasile, Russia, India e Cina) oltre Stati Uniti e Giappone. Il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, ha rassicurato tutti sulla posizione dell’Italia all’interno del Fmi. Infatti secondo Tremonti, “l’Italia è la settima economia mondiale, e lo resterà per molto tempo ancora, la sua posizione all’interno del FMI non è in discussione”.
Pietro Gugliotta

Il Centro Studi di Confindustria ha dichiarato che “l’economia italiana è fuori dalla recessione”. Infatti “la ripresa è più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre. Gli economisti hanno rivisto al rialzo le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%). La disoccupazione è invece attesa in aumento, dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in 2 anni di crisi”. Il rapporto deficit-Pil – spiega il Centro studi Confindustria - si attesterà al 5,1% nel 2010 per poi scendere al 4,1% nel 2011. A supportare la crescita c’è “il deprezzamento del cambio dell’euro, che migliora la competitività di prezzo delle merci italiane”. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, commenta i dati presentati del Centro Studi di Confindustria. “La ripresa c’è, ma l’Italia, cresce meno di altri Paesi. Ma ci sono «zavorre» che frenano la crescita e che potrebbero incidere sulla dinamica futura. Occorre il rigore dei conti, ma anche le riforme, soprattutto due, quella fiscale e la semplificazione burocratica. Altrimenti sarà difficile riassorbire la disoccupazione. La situazione del mercato del lavoro - spiega la Marcegaglia – continuerà a peggiorare fino a metà del 2011 ma è fisiologico, perchè l’effetto della crisi sull’occupazione è spostato nel tempo. Siamo vicino ai picchi. I dati sull’evasione sono impressionanti, 125 miliardi non sono pagati dai contribuenti. I soldi recuperati dovranno servire ad abbassare le tasse e non a ridurre il deficit”. Emma Marcegaglia, rappresenterà la Confindustria italiana al G20, a Toronto, confermando così l’impegno della confederazione sul fronte internazionale, partecipando ad alcune riunioni.
Pietro Gugliotta

Il Consiglio Europeo ha approvato una tassa sulle transazioni finanziarie. Il premier italiano, Silvio Berlusconi in una intervento telefonico ad un convegno del Pdl, ha bocciato l’approvazione di questa norma. “Credo di aver reso un buon servizio al mio Paese e anche all’Europa con il veto sulla tassa sulle transazioni finanziarie. Una proposta ridicola, se fosse stata approntata solo dall’Unione Europea e non dagli altri grandi Paesi avrebbe spostato negli Usa e in altri Paesi la mole delle transazioni finanziarie internazionali”. Ma immediata e piuttosto decisa è arrivata la replica del portavoce del governo tedesco. “Tutti i paesi Ue hanno convenuto sulle conclusioni del Consiglio europeo di giovedì scorso, incluse quelle relative alla proposta di una tassa europea sulle transazioni finanziarie. Le conclusioni sono state approvate da tutti i capi di Stato e di governo del Consiglio europeo. Il Consiglio europeo – prosegue il portavoce tedesco – conviene sulla necessità che gli Stati membri introducano sistemi di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari per assicurare un’equa ripartizione degli oneri e stabilire incentivi volti a contenere il rischio sistemico. Inoltre è stato approvato l’articolo 17 che sottolinea la necessità di esplorare e sviluppare ulteriormente l’eventuale introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie su scala mondiale. L’Ue dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all’introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari nella prospettiva di mantenere una parità di condizioni su scala mondiale e difenderà con vigore questa posizione di fronte ai suoi partner del G20. In tale contesto - conclude – si dovrebbe esplorare e sviluppare ulteriormente l’opportunità di introdurre un prelievo sulle operazioni finanziarie a livello mondiale”.
Pietro Gugliotta

In vista degli incontri di Toronto del 26 e 27 giugno, quando si riuniranno i leader del G20, il presidente americano Barack Obama si è soffermato sui temi da trattare, in una lettera inviata a tutti i leader che parteciperanno al G20. “La nostra priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare l’economia mondiale. Dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa. Dobbiamo impegnarci sul fronte delle finanze pubbliche e dobbiamo completare della riforma della finanza. Una debolezza significativa è ancora presente nelle grandi economie e nei Paesi in via di sviluppo. È fondamentale arrivare ad una ripresa in grado di sostenersi da sola che crei i posti di lavoro di cui la gente ha bisogno. Negli incontri del 25-27 giugno dovremo affrontare il problema della stabilizzazione del debito pubblico senza dimenticare la cautela nel terminare i programmi di stimolo all’economia, essenziali in periodi di scarsa attività economica. A Toronto ci incontriamo in un momento di nuova sfida per l’economia globale: dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa biamo impegnarci a risanare le finanze pubbliche nel medio termine. E dobbiamo completare la riforma del sistema finanziario. La maggiore priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare la ripresa economica: abbiamo lavorato duramente per ripristinare la crescita e non possiamo ora lasciare che perda forza o si fermi. Questo significa che dobbiamo riaffermare la nostra unità di intenti per fornire il sostegno necessario per mantenere forte la crescita economica. Una forte e sostenibile ripresa globale deve essere costruita su una domanda mondiale bilanciata. Significative debolezze esistono fra le economie del G20. Sono preoccupato per la debole domanda del settore privato e la continua forte dipendenza sulle esportazioni di alcuni paesi con già ampi surplus commerciali. Risolvere le incertezze in corso sulla trasparenza dei bilanci delle banche e sull’adeguatezza del loro capitale, soprattutto in Europa, aiuterà a ridurre la volatilità dei mercati finanziari e i costi di finanziamento”.
Pietro Gugliotta

Da Busan, in Corea del Sud, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante il vertice del G20, ha spiegato che il sistema bancario italiano non corre rischi sull’onda della crisi in Ungheria. “Le banche italiane sono adeguatamente capitalizzate. Hanno un modello tradizionale di business e di gestione del rischio che le mette al riparo e, fra i diversi fattori di forza, possono contare sulla supervisione. Le banche italiane non corrono rischi sistemici dalla crisi in Ungheria, ma per combattere la speculazione e le turbolenze dei mercati che tornano ad affliggere la ripresa occorre la massima determinazione nel portare avanti la riforma del sistema finanziario attraverso un’azione combinata di rigore, sanzioni e trasparenza. la lotta alla speculazione non si vince in un giorno, io non ho la bacchetta magica per risolvere di un colpo i problemi magari con una regola unica e risolutrice” spiegha scherzando il numero uno di BankItalia, che poi ha spostato l’attenzione sulla riforma del sistema bancario.
“La questione cruciale è avviare la messa in opera in quella data, poi decideremo quali siano i tempi più appropriati sulla transizione. Alcune parti della riforma possono essere attuate rapidamente. Altri aspetti della riforma richiederanno più tempo, come la definizione di cosa siano i capitali, perché serve una formula condivisa a livello globale”. Ma è chiaro che ogni Paese deve fare il suo, o meglio, deve fare quel che può: è questo il concetto di Draghi. “I paesi in grave difficoltà di bilancio devono accelerare il ritmo del risanamento. A seconda delle loro capacità, i Paesi devono aumentare la loro fonti nazionali di crescita, preservando la stabilità macroeconomica”.
Pietro Gugliotta

Giulio Tremonti con una brillante metafora, a margine del G20 a Washington, ha voluto descrivere la possibilità di intervento dei paesi dell’UE nella crisi finanziaria della Grecia: “Se la casa del tuo vicino prende fuoco, anche se è una casa piccola e magari è colpa sua, non ti conviene fare finta di niente, ma ti conviene, se ce l’hai, e noi ce l’abbiamo, dargli l’estintore perché sennò il fuoco arriva anche a casa tua”.
Per il Ministro è arrivato il momento in cui in Europa i paesi più grandi dimostrino di essere tali, prendendo per mano l’Unione Europea e portandola definitivamente fuori dalla crisi. La posizione italiana al momento sembra essere molto chiara, ossia un intervento comune e nell’interesse di tutti.
Intanto dalla Germania arrivano ulteriori resistenze sugli aiuti alla Grecia, e proprio la Merkel ha voluto ribadire come la concessione dei finanziamenti debba essere subordinata ad un obiettivo molto importante: la tutela della stabilità dell’euro. Ma la Commissione Ue ha già promesso risposte in tempi rapidi. In totale dai paesi dell’Unione Europea dovrebbero arrivare 45 miliardi di euro, nello specifico arriveranno ben 8,4 miliardi dalla Germania, mentre dall’Italia 5,4. I Ritardi sulla concessione dei prestiti, dovrebbero derivare soprattutto dalle procedure di disposizione delle diverse nazioni, che per alcune prevedono una ratifica parlamentare.

Si è tenuta in questio giorni la riunione dei venti paesi mondiali più potenti economicamente. Il G20 che si è tenuto a Washington, ha analizzato lo stato dell’economia mondiale, provando anche a proporre nuove regole, nuove leggi per aiutare l’economia a riprendersi, e per mettere un freno alla crescita della disoccupazione. Questo è il comunicato finale prodotto dal G20.
“La ripresa globale sta procedendo meglio di quanto previsto in precedenza ma a velocità diverse tra le varie regioni. Inoltre la disoccupazione rimane alta in molte economie. Chiediamo al Fondo monetario internazionale - si legge nel comunicato del G20 – di continuare a lavorare per mettere a punto proposte affinchè le istituzioni finanziarie nazionali si facciano carico di qualsiasi eventuale intervento straordinario dei governi, tenendo conto della situazione specifica di ogni singolo paese. Raccomandiamo di mettere a punto entro la fine del 2010 delle regole concordate a livello internazionale per migliorare sia la quantità sia la qualità del capitale delle banche e per scoraggiare l’indebitamento eccessivo. Queste regole saranno attuate gradualmente quando le condizioni finanziarie saranno migliorate e la ripresa economica assicurata, con l’obiettivo di attuarle entro la fine del 2012. L’attuazione di queste nuove regole dovrebbe essere accompagnata da una forte supervisione. Servono – spiega il comunicato finale del G20 - exit strategy credibili dalle misure di sostegno macroeconomico e finanziario straordinarie, così come politiche economiche ben coordinate e in linea con finanze pubbliche solide”.

Più di 2500 ospiti al World Economic Forum di Davos (Svizzera), tra i quali troviamo soprattutto imprenditori e banchieri d’America ed Europa. Il WEF è un’organizzazione internazionale che periodicamente si riunisce per discutere e definire le politiche del futuro, è stato fondato nel 1971 da Klaus Schwab, un professore di economia tedesco. Il tema del forum di quest’anno, che si tiene ogni fine gennaio, è “Ripensare, ridisegnare, ricostruire”, che sottolinea come l’uscita dal crisi comporterà sicuramente cambiamenti profondi alla società e all’economia.
Nicola Sarkozy, in un suo intervento, tra l’altro molto apprezzato, afferma che la crisi non è del capitalismo ma è dello snaturamento del capitalismo in una sua caricatura. Il presidente francese è convinto che l’economia debba essere al servizio dell’uomo e non il contrario. Sempre Sarkozy, ha affermato che la deregolamentazione della finanza ha portato alla ribalta le figure dello speculatore e della rendita, soppiantando i classici attori del capitalismo, imprenditore e lavoratore, e questo non ha fatto altro che portare alla dipendenza dal settore finanziario.
Critica per i banchieri, il presidente ha voluto precisare che si è arrivati alla deriva per via dei banchieri, che non hanno fatto il loro mestiere, e certi bilanci sostengono a pieno la sua tesi. Dalla Francia, quando avrà la presidenza di turno del G8 e del G20, molto probabilmente arriverà una grande proposta di riforma monetaria alla “Bretton Woods”. Con il suo intervento, Sarkozy, ha voluto soprattutto concentrare l’attenzione sull’uomo e sulle sue necessità, sulle quali occorrerà basare il nuovo sistema economico.
Giuseppe Raso