
L’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (denominata anche OCDE ha presentato un nuovo rapporto, titolato “Il il clima di incertezze provoca un rallentamento della ripresa”. Queste le parole di Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse. “Per quanto riguarda le tendenze generali dell’economia globale, il rallentamento dell’economia globale si annuncia più pronunciato del previsto. In ogni caso il rallentamento sarà comunque temporaneo ma è difficile prevederne la durata. Se la frenata sarà breve, verrà solo ritardata l’exit strategy della politica monetaria, se invece dovesse prolungarsi saranno forse necessari nuovi stimoli di politica monetaria“. Sicuramente non ci sono buone notizie per l’Italia. L’Italia infatti è l’ultima economia nel G7, secondo le previsioni dell’Ocse: il nostro paese tornerà in negativo nei prossimi due trimestri (l’unico paese nel G7), con una flessione nel Pil pari a -0.3% su base annuale. Leggero miglioramento nel prossimo terzo trimestre, ma la variazione positiva sarà solo di +0.1%, troppo bassa: dunque anche nel terzo trimestre l’economia italiana sarà la peggiore del G7. Ecco le previsioni degli altri paesi, differenziando quella del terzo trimeste e quella del quarto trimestre.
Usa (+2,0%/+1,2%),
Giappone (+0,6%/+0,7%),
Germania (+0,7%/+1,1%),
Francia (+0,7%/+0,3%),
Italia (-0,3%/+0,1%),
Gran Bretagna (+2,7%/+1,5%),
Canada (+2,2%/+2,3%),
Le previsioni medie del G7 sono pari a +1,4% nel terzo trimestre e di +1% nel quarto.
Pietro Gugliotta

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha parlato a Seul nei giorni scorsi nella veste di Presidente del Financial Stability Board, in occasione dei un incontro col governo della Corea del Sud, a proposito delle regole finanziarie. Si è soffermato sulle possibilità di ripresa economica in Europa e in particolare sull’Italia. “La ripresa mondiale resterà con noi e quella europea, - esordisce Draghi – segnata dalle diverse velocità di marcia tra il Nord e il Sud e del continente, si sta diffondendo anche fra i paesi meno pronti a ripartire. E per crescere di più, l’Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania“. Proprio questa affermazione ha visto una secca replica del Ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti. Draghi ha poi proseguito la sua analisi economica mondiale. “Ci sono maggiori probabilità che questa ripresa non ci abbandoni. In Europa, dove la crescita è più marcata al Nord che al Sud, la ripresa si sta allargando, in Germania consumi e investimenti stanno crescendo. La ripresa viene dalla Germania e si sta diffondendo nel resto d’Europa. L’impressione è di una ripresa con basi più ampie e con segnali positivi sia sul fronte dei consumi che degli investimenti, sostenuta soprattutto dal commercio mondiale, per l’Europa l’export è un elemento trainante. Ci sono ancora mercati fragili - spiega il governatore di BankItalia – ma sul fronte europeo un elemento positivo è dato dalla bassa inflazione, le cui aspettative sono ancorate al livello più basso degli ultimi cinque anni. Nel breve termine non avremo una forte ripresa economica, che resta soggetta a diversi rischi, come il graduale ritiro delle misure di stimolo all’economia introdotte dai governi e la fragilità dei mercati, ben testimoniata dalla volatilità. La ripresa – conclude Draghi - non sarà uniforme. In alcuni paese, come ad esempio la Cina, è forte, ma in altri non è così”.
Pietro Gugliotta

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervenuto ieri commentando i risultati “dell’esercizio di valutazione dell’impatto macroeconomico dei costi della transizione al nuovo regime di ratios patrimoniali di Basilea 3″, programma realizzato dal FSB e dal Comitato di Basilea, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). “I benefici delle nuove regole sul capitale bancario imposte da Basilea 3 saranno notevoli in termini di stabilità finanziaria e crescita, mentre i loro costi immediati sono gestibili. La valutazione del comitato di Basilea sull’impatto di lungo termine è che vi siano chiari benefici nell’aumentare i requisiti minimi di capitale e di liquidità dai livelli attuali in modo da migliorare il grado di sicurezza e tenuta del sistema bancario globale. L’analisi dimostra che i costi macroeconomici dell’introduzione di standard di capitale più robusti sono gestibili, specialmente se realizzati con appropriati accordi per la fase di transizione, mentre i benefici di lungo termine che ne derivano, per la stabilità finanziaria e per una crescita economica più stabile, sono sostanziali”. A proposito della crescita economica, secondo l’Ocse, la ripresa a livello mondiale, al momento è sorretta dalla spinta della Germania, mentre vanno piuttosto male le cose in Giappone ed in Italia: nel nostro paese ed in quello asiatico infatti ci sarebbero attualmente i tassi di crescita piu bassi. Nelle prossime settimane il FSB ed il Comitato di Basilea, dovranno definire le nuove linee da imporre alle banche mondiali, preparando una nuova lista di condizioni in tempo per il nuovo meeting del G20, in programma a novembre 2010.
Pietro Gugliotta

In questo fine settimana, i temi di discussione sono due: la crisi dell’euro, e l’instituzione di una tassa sui mercati, cosa ha già suscitato dissensi nei mesi scorsi. La cancelliera tedesca Angela Merkel prende posizione e si schiera a favore di questa soluzione. “La Germania è pronta ad adottare le misure necessarie per diferendere l’euro“ esordisce la Merkel in una conferenza stampa a Berlino. “Non bisogna essere particolarmente perspicaci per indovinare che non sarà un tema su cui ci accorderemo fin dalla prima cena ma non penso che faremmo fallire i mercati se introducessimo una tassa internazionale. Farò campagna in questo senso, la mia richiesta al G-20 e alla presidenza sud-coreana è la seguente: una tassa sulla finanza. Questo compito deve essere portato avanti anche dai paesi che non sono stati toccati dalla crisi”. La Merkel giustamente si rivolge anche alla Sud Corea che prenderà la guida del G20 dal Canada nei prossimi mesi. Sulla crisi dell’Euro, la Francia è sicuramente meno catastrofista dei tedeschi. Ieri il ministro delle Finanze francesi, Christine Lagarde ha dichiarato: “L’euro non corre assolutamente nessun rischio. Non penso che l’Euro sia in pericolo perchè è una moneta solida, credibile, che ha garantito la stabilità della regione negli ultimi dieci anni” smentendo quasi le parole della Merkel. Sulla crisi dell’Euro è intervenuto anche il Presidente del Consiglio d’Italia, Silvio Berlusconi. “Abbiamo parlato della situazione attuale, dei mercati, delle Borse e dell’euro – spiega Berlusconi, raccontando l’incontro con Barroso a Palazzo Chigi – le nostre analisi si sono confrontate positivamente e i giudizi sono stati di assoluta sintonia”.
Pietro Gugliotta

Torna a crescere il prodotto interno lordo italiano. I dati diffusi dall’Istat sono molto positivi, infatti l’Italia ha chiuso il primo trimestre del 2010 con un incremento di PIL dello 0,5% sul quarto trimestre del 2009. Su base annua, il PIL invece è cresciuto dello 0,6%. Secondo l’Istat, tale incremento è frutto di una crescita del valore aggiunto nel settore agricolo, industriale e dei servizi. L’Istat ha voluto ricordare che il primo trimestre 2010 ha avuto due giornate di lavoro in meno rispetto al trimestre precedente, e le stesso numero di giornate lavorative del primo trimestre 2009.
Uno sguardo alla situazione degli altri paesi europei evidenzia una situazione italiana superiore alla media. Il Pil tedesco è cresciuto dello 0,2% nel trimestre e 1,7% nell’anno, la Francia 0,1% nel trimestre, la Spagna ha fatto segnare invece un +0,1% congiunturale e un +1,7% tendenziale.
Dagli economisti sono arrivati commenti positivi sui dati dell’economia italiana, l’ingegnere Paolo Pizzoli ha dichiarato: “È un dato sopra le attese, va detto che l’Italia rispetto ad altri paesi come Francia e Germania ha goduto di condizioni atmosferiche relativamente migliori durante l’inverno. In attesa di conoscere il contributo delle varie componenti, si può dire che i progressi degli indici di fiducia delle imprese confermano un miglioramento delle condizioni di domanda sia estera sia domestica”. Altri economisti invece, nonostante i buoni risultati, evidenziano una domanda interna ancora molto debole per ciò che concerne i consumi.

Lunga intervista a Giulio Tremonti, ministro dell’Economia italiana, a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale (FMI) a Washington. L’Italia, secondo questi ultimi dati diffusi dal FMI, presenta infatti una situazione del debito pubblico paragonabile a quella della Germania e addirittura migliore di quella degli Usa. Il ministro si è detto molto soddisfatto dei progressi dell’Italia, spiegando che il merito è in parte da attribuire alle manovre del Governo.
“Oggi il fondo monetario ha dato le sue tabelle e sono tutte molto interessanti. Ce n’è una che interessa soprattutto l’Italia ed è quella che ci vede messi sul debito pubblico insieme e a fianco della Germania, ma meglio di tanti altri paesi, Stati Uniti compresi. Questa cosa vuol dire – spiega Tremonti – che i tedeschi di per sè hanno una grande virtù, noi abbiamo dovuto fare di necessità virtù, ma è positivo alla fine trovarci nella parte migliore della classifica. Di solito non era così e questo è oggettivamente un merito del governo Berlusconi. Ora però bisogna continuare a lavorare. Questo non vuol dire che dobbiamo mollare la presa, riprendere a spendere, ma esattamente l’opposto. Almeno nell’insieme è un buon investimento per tutti – prosegue Tremonti - Per tanto tempo siamo stati la pecora nera, ora invece i dati dimostrano che dobbiamo fare almeno come i tedeschi, magari un po’ di più, ma sicuramente le manovre che andranno fatte dagli altri Paesi sono molto più grandi e più pesanti per la gente di quelle che dovremo fare anche noi nei prossimi anni. L’importante è proseguire su questa strada - ha concluso il ministro – quello che conta sono i numeri e questi ci dicono che le difficoltà non sono finite e che dobbiamo fare di più”.

Giulio Tremonti con una brillante metafora, a margine del G20 a Washington, ha voluto descrivere la possibilità di intervento dei paesi dell’UE nella crisi finanziaria della Grecia: “Se la casa del tuo vicino prende fuoco, anche se è una casa piccola e magari è colpa sua, non ti conviene fare finta di niente, ma ti conviene, se ce l’hai, e noi ce l’abbiamo, dargli l’estintore perché sennò il fuoco arriva anche a casa tua”.
Per il Ministro è arrivato il momento in cui in Europa i paesi più grandi dimostrino di essere tali, prendendo per mano l’Unione Europea e portandola definitivamente fuori dalla crisi. La posizione italiana al momento sembra essere molto chiara, ossia un intervento comune e nell’interesse di tutti.
Intanto dalla Germania arrivano ulteriori resistenze sugli aiuti alla Grecia, e proprio la Merkel ha voluto ribadire come la concessione dei finanziamenti debba essere subordinata ad un obiettivo molto importante: la tutela della stabilità dell’euro. Ma la Commissione Ue ha già promesso risposte in tempi rapidi. In totale dai paesi dell’Unione Europea dovrebbero arrivare 45 miliardi di euro, nello specifico arriveranno ben 8,4 miliardi dalla Germania, mentre dall’Italia 5,4. I Ritardi sulla concessione dei prestiti, dovrebbero derivare soprattutto dalle procedure di disposizione delle diverse nazioni, che per alcune prevedono una ratifica parlamentare.

I 16 paesi dell’Eurozona hanno detto sì all’accordo di salvataggio della Grecia proposto da Francia e Germania. Alla base dell’intesa c’è un mix di finanziamenti Ue-Fmi, nel quale gli interventi dei paesi euro diventerebbero maggioritari, solo qualora Atene non riuscisse più a finanziare il proprio debito sul mercato.
Il compromesso raggiunto tra Francia e Germania, ha dato il via anche alla creazione di un “governo economico” che punta a rafforzare la sorveglianza sui conti pubblici di Eurolandia. Prima della ratifica da parte dei paesi Euro, il vertice di risoluzione è stato presenziato sostanzialmente da Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Herman Van Rompuy (presidente dell’Unione) e da Jean-Claude Trichet (presidente della BCE).
Nel testo dell’intesa è specificato che ci saranno in pratica, a livello di salvataggio, prestiti bilaterali coordinati e volontari da parte dei vari paesi, che contribuiranno in base alla propria quota nel capitale della Banca Centrale Europea. Sull’ammontare dei finanziamenti ci sono poche informazioni, ma alcune voci non ufficiali, parlano di 22 miliardi di euro. In ogni caso i prestiti bilaterali dovranno essere concessi a tassi di mercato.

È già partita la campagna per l’ambita poltrona della Presidenza della Banca Centrale Europea (BCE), in quanto il mandato di Jean Claude Trichet scadrà tra un anno e mezzo. Un ruolo che conferisce ovviamente potere e prestigio all’interno di un’istituzione europea molto importante, e ad ambire a tale ruolo in modo deciso sono Roma e Berlino. Il governo italiano sembra gradire molto la possibile candidatura del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Paolo Bonaiuti, portavoce del premier e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha dichiarato: “Il governo sosterrà Draghi con forza come candidato alla guida della Bce. Noi sosteniamo da sempre tutte le candidature italiane, anche quelle di una diversa parte politica, come certo non è il caso di Draghi”.
La Germania non vuole certamente lasciarsi sfuggire la presidenza, e secondo quanto riportato dal quotidiano “La Stampa”, i tedeschi sono pronti a porre un veto pesante contro Mario Draghi. Sembra proprio che la Germania sia intenzionata a mettere sulla poltrona di presidente della BCE Axel Weber, attuale presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha parlato dell’improbabilità del veto tedesco, ed ha aggiunto che non è stata ancora formulata una candidatura ufficiale per la presidenza della BCE, e che i tempi sono ancora maturi per una decisione che sarebbe più utile affrontare tra un anno e mezzo, senza esporsi troppo apertamente. Per il ministro degli esteri, Franco Frattini, non è il caso di alimentare il toto-presidenza adesso. La corsa è però gia iniziata, la prossima settimana infatti ci sarà la nomina del vice-presidente della BCE in sostituzione di Lucas Papademos, che porterà un cambiamento degli equilibri, incidendo di conseguenza sulle future candidature alla presidenza BCE.
Giuseppe Raso

Il colosso tedesco Deutsche Bank ha chiuso il 2009 con un utile netto di 5 miliardi di euro, un buon risultato se confrontato alla perdita di 3,9 miliardi dell’anno prima. L’ultimo trimestre del 2009 ha fatto segnare un utile netto di 1,3 miliardi, più del doppio rispetto alle stime, che invece prevedevano un valore di 660 milioni. Nell’ultimo trimestre 2008 si era registrata una perdita di 4,78 miliardi.
A livello di dividendi, l’istituto tedesco propone 0,75 euro per azione ordinaria contro le stime di 0,77 euro. L’utile lordo annuale si è assestato nel 2009 sui 5,2 miliardi, contro i 5,4 miliardi delle stime e i -5,7 miliardi nel 2008. Per quanto concerne gli accantonamenti per le perdite su crediti, nell’ultimo trimestre hanno toccato quota 560 milioni di euro, sotto le attese degli analisti e sotto i 591 milioni dell’anno prima, ma sopra i 544 milioni del terzo trimestre.
Dando uno sguardo ai dati dell’ultimo trimestre, si può notare come la società abbia battuto le attese degli analisti grazie alle attività di investment banking e ai benefici fiscali. Il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha evidenziato che i parametri patrimoniali della banca non sono mai stati così buoni, pronosticando un trend di miglioramento dell’economia e di stabilizzazione dei mercati finanziari e aggiungendo che siamo ancora nella fase di uscita dalla crisi, ma che la banca tedesca ha le carte in regola per gestire le sfide e le opportunità che si presenteranno in questo 2010.
Giuseppe Raso