
Le frodi aziendali sono un fenomeno complesso, difficile da determinare e da scoprire, poiché spesso non vengono neanche denunciate. E i danni per le aziende in termini di costo non sono per nulla trascurabili. Una ricerca della PriceWaterhouseCoopers evidenzia come la truffa ad aziende da parte di dipendenti sia diventata sempre più frequente. La causa principale di un tale aumento di truffe è da ricercare nell’attuale crisi economica, che creando un’eccessiva pressione sui dipendenti (la paura di perdere il proprio posto di lavoro), li spinge ad atti illegali, che definirei, in modo improprio di “sopravvivenza”.
Tra gli atti illegali, appropriazione indebita e furti vanno per la maggiore, ma c’è spazio anche per le frodi contabili. Dai dati della ricerca emerge che in Italia il fenomeno è contenuto se confrontata con paesi come Russia e Sudafrica. Mentre in paesi come Giappone e Cina le aziende sono più al sicuro. Interessante notare come il reato di corruzione e concussione in Italia sia inferiore alla media europea.
L’identikit del “Dipendente Truffatore” è fatto. In genere è un componente dello staff aziendale o del middle management, non a caso dal 2007 le frodi commesse dalle due figure aziendali sono cresciute del 15%. In diminuzione invece le truffe da parte del Top Management. La truffa non pesa all’azienda solo per il danno subito, ma pesa anche a livello reputazionale e nelle relazioni d’affari. Per questo per l’impresa diventa importante un controllo più massiccio a livello interno (sostenendo dunque un costo), cercando di rafforzare i propri strumenti di prevenzione e controllo. Tra le strade seguite per arrestare il fenomeno: l’Internal Audit e il fraud risk assessment.
Giuseppe Raso

Supera le attese questo Giappone, con un +4,8% di PIL su base annua ed un + 1,2% su base trimestrale. Una crescita nettamente superiore a quella degli Stati Uniti, che hanno fatto registrare un incremento del 3,5%. A trainare l’incremento del PIL sono stati l’export e i consumi personali. Il paese del Sol levante stupisce ma non convince. Tale crescita non è riuscita a far propagare ottimismo a livello di mercato, e così la Borsa di Tokyo il 16 novembre ha chiuso con un + 0,2%.
La sorprendente performance in termini di Prodotto Interno Lordo è stata soprattutto spinta dall’ingente pacchetto di stimolo all’economia attuato dal precedente governo, e quello attuale sembra anch’esso orientato a nuovi aiuti per un importo di 20 miliardi di euro. La paura di una ricaduta rimane, ma i timori arrivano anche dal pericolo di una deflazione. Il delatore della domanda interna è infatti precipitato del 2,6%. La diminuzione generale dei prezzi ha già interessato il paese del Sol levante in passato, nel periodo 2000 – 2006, una tendenza del genere portò ad una spirale che danneggiò le aziende produttrici e i lavoratori.
Il governatore della Banca del Giappone Masaaki Shirakawa, si dice molto preoccupato delle politiche dei tassi zero adottate dalla FED, in quanto favoriscono i flussi di capitale verso i paesi emergenti. Positivo il commento del vicepremier nipponico Naoto Kan, per lui l’incremento di PIL oltre le attese è un dato che ci segnala che la ripresa è in corso.
Giuseppe Raso