
Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, è intervenuto al Seminario dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà a Spineto, evidenziando come sia importante l’apporto delle nuove generazioni nel mondo del lavoro: secondo Draghi, la crescita economica dipende dai giovani. “Occorre rimuovere una serie di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, definire un più favorevole contesto istituzionale per l’attività delle imprese, promuovendo l’occupazione” esordisce Draghi, proseguendo proprio sul tema dei giovani. “La crescita economica non può fare a meno dei giovani nè i giovani della crescita e la valorizzazione dei giovani è una condizione necessaria allo sviluppo di un’economia moderna. La bassa crescita dell’Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni”. Il governatore di Bankitalia infatti crede molto nei giovani: il loro utilizzo nel mondo del lavoro potrebbe contribuire in maniera molto importante e portare capacità innovative, entusiasmo nonchè grande conoscenza. “La bassa crescita dell’Italia negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni di contribuire allo sviluppo economico e sociale” conferma Draghi. “Le difficoltà incontrate dalle giovani generazioni devono preoccuparci. Non solo per motivi di equità: vi è un problema di inutilizzo del loro patrimonio di conoscenza, della loro capacità di innovazione” conclude poi il numero uno della Banca d’Italia.
Pietro Gugliotta

Abbiamo affrontato più volte i dati Istat sulla disoccupazione giovanile: oggi analizziamo un altro dato affine, ossia quello dei giovani e delle loro denunce fiscali. Ovviamente con l’aumento della disoccupazione giovanile, il numero di giovani che denunciano un reddito al Fisco è sceso. Come sottolinea il Dipartimento delle Finanze, il numero dei contribuenti di età compresa tra 15 e 24 anni, è diminuito del 10% nel corso del 2010. Dunque circa 200 mila giovani che non denunciano più più un reddito al fisco. Scendendo proprio nel dettaglio numerico, il Dipartimento delle Finanze evidenzia come i contribuenti under 25, siano passati dalle 2.004.624 unità, calcolate nell’anno 2009, alle attuali 1.802.860 unità, appena calcolate nel rendiconto del 2010. E’ un calo molto importante, perchè dei 280.000 italiani circa che non hanno denunciato un reddito nel 2010, ben 201.000 hanno meno di 25 anni. Analizzando gli altri dati del rapporto del Dipartimento delle Finanze, si scopre come le donne contribuenti sono diminuite numericamente (- 0.1%) ma hanno avuto un peso maggiore sui contributi (da 46.07% all’attuale 47.32%). Brusca contrazione numerica per gli uomini, che perdono l’1.2% dei contribuenti, mentre aumenta – per il progressivo invecchiamento della popolazione – gli anziani contribuenti, ossia relativi ad una fascia d’eta superiore ai 64 anni: gli anziani che denunciano un reddito sono aumentati dello 0.7%, raggiugendo il 30.07% del totale.
Pietro Gugliotta

L’associazione sindacale Cgil ha promosso un nuovo sciopero generale per il 6 maggio: è questo l’annuncio che la leader della Cgil, Susanna Camusso, ha fatto da Modena. Infatti il segretario generale Camusso ha parlato ai delegati di Modena, intervenendo in Confindustria a Modena al convegno “Globalizzazione e relazioni industriali”, confermando che lo sciopero generale potrebbe essere utile. “Noi non siamo un’opposizione politica, siamo un’organizzazione sindacale e questa politica economica non va bene. Se tiriamo una riga dopo 34 mesi non c’e’ una risposta ai problemi che abbiamo posto, salvo la cig in deroga fatta pagare alle Regioni.” Proseguendo nel suo discorso, la Camusso si è voluta soffermare sui temi da affrontare, primo su tutti quello del lavoro. “E’ necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignità del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza”. La Cgil poi conferma l’importanza dei diritti dei lavoratori, base importantissima per lo sviluppo lavorativo di una nazione, non tralasciando l’impegno per lo sviluppo del lavoro giovanile, che sta deficitando nel nostro paese.
Pietro Gugliotta

Sono ormai tanti i giovani che, nella fascia compresa fra 15 e 24 anni, non riescono a trovare lavoro: secondo l’Istat la disoccupazione giovanile è ancora in crescita. Infatti anche il mese di dicembre ha visto aumentare la quota del tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni): rispetto a novembre 2010, l’aumento è solo dello 0.1%, ma la quota di disoccupazione giovanile è salita al 29%. Si tratta – secondo l’Istat – del livello più alto dall’inizio delle serie storiche mensili, ovvero dal gennaio del 2004. L’Istituto nazionale di Statistica evidenzia anche i dati destagionalizzati dell’occupazione: secondo i dati Istat, il numero degli occupati di dicembre 2010 è rimasto invariato rispetto a novembre 2010, ed è invariato anche rispetto a dicembre 2009. Il tasso di occupazione infatti risulta stabile rispetto a novembre, mentre è in riduzione dello 0.1%, attestandosi ad un valore pari al 57%. “A chiusura del 2010 le condizioni del mercato del lavoro appaiono un po’ più serene – si legge nella nota Istat - da autunno l’occupazione ha smesso di scendere e la disoccupazione nell’ultimo bimestre, novembre e dicembre, ha preso a calare. L’unico elemento che stona è la disoccupazione giovanile, che ancora una volta torna a scalare posizioni, segnando un nuovo record”. C’è grande preoccupazione dal mondo politico per questo valore della disoccupazione giovanile che continua a crescere: è evidente come ci sia il bisogno di nuove politiche giovanili per favorire l’assunzione dei giovani italiani.
Pietro Gugliotta

In Italia uno dei problemi principali è quello della disoccupazione: molti giovani non riescono a trovare un impiego, gravando sulle famiglie e sull’economia italiana in generale. Lo studio realizzato dalla Confartigianato però mostra una nuova chiave di lettura proprio nell’ambito della disoccupazione: in Italia mancano tante figure professionale. Stiamo parlando di pasticceri, sarti, falegnami, cuochi, panettieri, installatori di infissi, solo per citare alcune categorie. E l’economia avrebbe bisogno di queste figure, infatti come spiega il “Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere“, ci sono circa 150.000 posti vacanti in questi ambiti, non sono pochi. Il mestiere che al momento presenta più posti liberi è quello degli installatori di infissi: ne servirebbero circa 1.500, ma al momento l’83.3% dei posti è rimasto vuoto. Altre professioni sottovalutate sono quelle legate al mondo del cibo: pastai, panettieri, gelatai e pasticceri. Non va bene nel settore marmo e tagliatori di pietre, così come molti posti vacanti sono disponibili nel settore tessile. La lista dei mestieri “abbandonati” prosegue con sarto, parrucchiere, cuoco, falegname e molti altri lavori che non vengono considerati specie dai più giovani, la categoria che attualmente soffre maggiormente la disoccupazione. Negli ultimi tre anni il numero dei giovani disoccupati è cresciuto notevolmente: siamo il secondo paese, dietro la Spagna, per numero di giovani non occupati, dunque questi lavori sarebbero da sfruttare in maniera migliore per dare un futuro a tutti i giovani attualmente non occupati.
Pietro Gugliotta

Consueto punto dell’Istat sull’occupazione in Italia. L’Istituto Nazionale di Statistica, segnala come ci sia un aumento degli occupati pari allo 0.1%, rispetto al trimestre scorso. Risultato che diventa negativo, se preso in rapporto al dato dello stesso trimestre, il secondo, del 2009: infatti nel secondo trimestre 2010, l’occupazione è scesa dello 0.8% rispetto allo stesso periodo di dodici mesi fa. Dato negativo che influenza anche il tasso di disoccupazione. La disoccupazione sale all’8.5%, con un aumento di 0.1% rispetto al primo trimestre; l’aumento – riferito al secondo trimestre 2009 – sale all’1.0%. Concentriamo l’attenzione proprio sugli italiani in cerca di occupazione. “Nel secondo trimestre 2010 – si legge nel comunicato Istat – la crescita su base annua del numero delle persone in cerca di occupazione continua ad interessare in misura più significativa gli uomini (+184.000 unità), sebbene risulti ampia anche per le donne (+70.000 unità)”. Secondo i dati Istat, l’incremento della disoccupazione è più netto al Nord fra gli ex occupati, mentre nel Centro e al Sud, l’aumento è corposo per la categoria delle persone in cerca del primo impiego ed ex inattive con precedente esperienza. Per quello che riguarda i giovani italiani, la situazione non è delle migliori: un giovane su tre è disoccupato. “Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni raggiunge il 27,9 per cento, con un massimo del 40,3 per cento per le donne del Mezzogiorno”.
Pietro Gugliotta

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato ieri a Mestre, durante l’inaugurazione di una piazza a Gianni Pellicani, amministratore e politico veneziano morto nel 2006. Ecco le sue parole dedicate ai giovani ed al mondo del lavoro. “E’ venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, secondo le grandi coordinate dell’integrazione europea. Ne abbiamo bisogno per l’occupazione e per i giovani, che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione. Attorno alla questione dell’occupazione giovanile si stringono i nodi dell’economia. C’è una nuova categoria di giovani che non sono impegnati nè in processi formativi, nè lavorativi, nè in processi di addestramento al lavoro. Noi dobbiamo dare delle risposte su tutti questi terreni tenendo conto dei limiti stretti in cui si muove l’azione pubblica e tenendo conto delle risorse nel bilancio dello Stato, punto ineludibile per governo e opposizione”. Questa mattina, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto a Cernobbio, in provincia di Como, al Forum Ambrosetti. Ha sottolineato l’importanza del settore dei Servizi, chiedendo anche un rafforzamento del mercato interno. “Serve più competizione nel settore dei Servizi, un comparto che è rimasto al riparo dalla unificazione che si è compiuta in altre sfere del mercato e della attività economica in Ue. Tra le riforme necessarie da mettere in primo piano, c’è la questione di una più aperta competizione e concorrenza e quindi un rafforzamento delle regole del mercato interno. Bisogna lavorare per aprire alla competizione l’area dei servizi che è rimasta al riparo dalla unificazione che si è compiuta in altre sfere del mercato e della attività economica”.
Pietro Gugliotta

Il Governatore di BankItalia, Mario Draghi ha parlato questa mattina all’Assemblea annuale della Banca d’Italia, dove ha riferito le sue “considerazioni finali”. “I costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili. L’evasione è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga, mentre le relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata, la sfida dell’Italia per superare la crisi, è quella di coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita. E’ certo che dall’euro non si torna indietro”. BankItalia ha apprezzato la manovra finanziaria proposta dal Governo. “Agire era inevitabile. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana. Adesso c’è la necessità di un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi. E’ urgente rafforzare il Patto di stabilità europeo, introducendo sanzioni anche politiche per i Paesi che non lo rispettano”. Draghi si sofferma anche sulle conseguenze dell’evasione fiscale. “Le mosse del Governo dovranno consentire la riduzione delle aliquote. Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace: io credo che gli evasori fiscali siano i primi responsabili della macelleria sociale”. Sul mondo dei giovani e delle difficoltà che hanno per emergere e trovare un lavoro, Draghi ha così commentato. “In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi rende ancora più urgenti le riforme strutturali. La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. La riforma del mercato del lavoro va completata, superando le segmentazioni e stimolando la partecipazione”.
Pietro Gugliotta

I laureati di oggi sono il simbolo di un’Italia che non va avanti e non progredisce. Una paese in cui stentano i ricambi generazionali, i laureati rimangono privi di un’occupazione e di prospettive future. Sembra proprio che in questo paese nessuno credi in loro. I dati parlano chiaro, nei primi due mesi del 2010 le imprese hanno smesso di cercare neolaureati. Basti pensare ai due titoli di studio più forti sul mercato del lavoro, laurea in economia e ingegneria, rispetto allo scorso anno hanno visto le richieste da parte di aziende diminuire.
La quota di chi è ancora disoccupato un anno dopo aver concluso il ciclo di studi specialistico è aumentata di ben 7 punti percentuali. Questo dato deriva dal Rapporto 2010 di Almalaurea, che ha coinvolto oltre 200 mila giovani di tutta Italia. Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, ha commentato i dati sottolieneando la necessità di una maggiore attenzione al capitale umano e alla sua istruzione e qualificazione.
Lo scorso anno il 16,5% dei neolaureati triennali era ancora in cerca del primo impiego, quest’anno hanno raggiunto quota 22%. Stesso discorso per coloro che hanno concluso un ciclo di studi specialistico, e parliamo anche di medici e architetti. Per i più fortunati che hanno trovato lavoro invece, il 52% ha firmato contratti di collaborazione o altre forme di precariato e solo il 26,1% ha trovato un lavoro stabile. A livello di retribuzione, chi si è laureato entro la fine del 2008, prende in media 1.050 euro.

Molto discussa è la proposta del ministro e neo candidato a sindaco di Venezia Brunetta, che ha proposto un taglio delle pensioni a favore dei giovani. Secondo il ministro occorre agire soprattutto sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età, in modo tale da ricavare un quantitativo di risorse utile per dare 500 euro al mese ai giovani.
Brunetta ha fatto tale proposta in diretta TV, durante “Domenica In”, ed ha scatenato un putiferio non da poco, proprio come quando aveva proposto una legge che obbligasse i giovani ad andarsene di casa al compimento del diciottesimo anno di età. Una provocazione certo, ma che detta da un alto esponente politico fa sempre un certo effetto. In ogni caso, è arrivata puntuale la smentita di Palazzo Chigi, che ha chiarito che quanto detto dal ministro è opinione personale e non una posizione concordata a livello di governo.
L’idea di base di togliere risorse ai pensionati per finanziare maggiormente i giovani è stata molto criticata anche dall’opposizione, il segretario del PD, Pierluigi Bersani, ha affermato che il governo fa correre il paese dietro proposte che si accendono e si spengono in poche ore, e questo è intollerabile. Per i sindacati si tratta di un’altra boutade del ministro. Domenico Proietti della Uil ha sottolineato invece come le pensioni abbiano perso potere d’acquisto negli ultimi anni, e rubare risorse in tale ambito sarebbe controproducente. A mio avviso si scatena il solito polverone per nulla, troppe parole e pochi fatti. Brunetta in risposta alle tante polemiche sulle sue dichiarazioni ha seccamente definito l’Italia “un paese ipocrita”, e su questo non ha poi tutti i torti.
Giuseppe Raso