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I giovani laureati sempre più disoccupati

I giovani laureati sempre più disoccupati

Posted on 20 mar 2010 at 9:26am

I laureati di oggi sono il simbolo di un’Italia che non va avanti e non progredisce. Una paese in cui stentano i ricambi generazionali, i laureati rimangono privi di un’occupazione e di prospettive future. Sembra proprio che in questo paese nessuno credi in loro. I dati parlano chiaro, nei primi due mesi del 2010 le imprese hanno smesso di cercare neolaureati. Basti pensare ai due titoli di studio più forti sul mercato del lavoro, laurea in economia e ingegneria, rispetto allo scorso anno hanno visto le richieste da parte di aziende diminuire.

La quota di chi è ancora disoccupato un anno dopo aver concluso il ciclo di studi specialistico è aumentata di ben 7 punti percentuali. Questo dato deriva dal Rapporto 2010 di Almalaurea, che ha coinvolto oltre 200 mila giovani di tutta Italia. Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, ha commentato i dati sottolieneando la necessità di una maggiore attenzione al capitale umano e alla sua istruzione e qualificazione.

Lo scorso anno il 16,5% dei neolaureati triennali era ancora in cerca del primo impiego, quest’anno hanno raggiunto quota 22%. Stesso discorso per coloro che hanno concluso un ciclo di studi specialistico, e parliamo anche di medici e architetti. Per i più fortunati che hanno trovato lavoro invece, il 52% ha firmato contratti di collaborazione o altre forme di precariato e solo il 26,1% ha trovato un lavoro stabile. A livello di retribuzione, chi si è laureato entro la fine del 2008, prende in media 1.050 euro.

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Brunetta: 500 euro al mese per i giovani con taglio alle Pensioni

Brunetta: 500 euro al mese per i giovani con taglio alle Pensioni

Posted on 25 gen 2010 at 6:13pm

Molto discussa è la proposta del ministro e neo candidato a sindaco di Venezia Brunetta, che ha proposto un taglio delle pensioni a favore dei giovani. Secondo il ministro occorre agire soprattutto sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età, in modo tale da ricavare un quantitativo di risorse utile per dare 500 euro al mese ai giovani.

Brunetta ha fatto tale proposta in diretta TV, durante “Domenica In”, ed ha scatenato un putiferio non da poco, proprio come quando aveva proposto una legge che obbligasse i giovani ad andarsene di casa al compimento del diciottesimo anno di età. Una provocazione certo, ma che detta da un alto esponente politico fa sempre un certo effetto. In ogni caso, è arrivata puntuale la smentita di Palazzo Chigi, che ha chiarito che quanto detto dal ministro è opinione personale e non una posizione concordata a livello di governo.

L’idea di base di togliere risorse ai pensionati per finanziare maggiormente i giovani è stata molto criticata anche dall’opposizione, il segretario del PD, Pierluigi Bersani, ha affermato che il governo fa correre il paese dietro proposte che si accendono e si spengono in poche ore, e questo è intollerabile. Per i sindacati si tratta di un’altra boutade del ministro. Domenico Proietti della Uil ha sottolineato invece come le pensioni abbiano perso potere d’acquisto negli ultimi anni, e rubare risorse in tale ambito sarebbe controproducente. A mio avviso si scatena il solito polverone per nulla, troppe parole e pochi fatti. Brunetta in risposta alle tante polemiche sulle sue dichiarazioni ha seccamente definito l’Italia “un paese ipocrita”, e su questo non ha poi tutti i torti.

Giuseppe Raso

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Niente lavoro, niente indipendenza per i giovani Italiani

Niente lavoro, niente indipendenza per i giovani Italiani

Posted on 30 dic 2009 at 8:51am

L’Italia è l’immagine di un paese vecchio e stanco, dove i giovani hanno difficoltà ad emergere, e le statistiche non fanno altro che confermare ciò. Per un giovane uscire di casa e diventare indipendente è pressoché impossibile. Secondo dati Istat nel 2003 un italiano su due tra i 18 e i 39 anni stava ancora a casa dei genitori, e dopo quattro anni solo il 20,8% era uscito di casa. Un problema strutturale? Ebbene si, in Italia una casa ed un contratto di lavoro decente sono solo miraggi.

Nello specifico l’entrata nel primo lavoro si è spostata verso un’età più avanzata, questo perché il percorso formativo si è allungato, oppure perché le aziende sfruttano varie possibilità contrattuali che non permettono al giovane di avere quella stabilità che dovrebbe essere il biglietto di sola andata per una vita indipendente. Se poi si spulciano i dati più a fondo, è possibile notare come nel mezzogiorno la situazione sia ben peggiore, e come l’inserimento occupazionale femminile risulti ancora insufficiente. In ogni caso tra gli italiani di 18-39 anni che sono rimasti a casa tra il 2003 e il 2007, il 47,8% ha dichiarato di essere rimasto in famiglia per motivi economici, il 44,8% ha confessato invece di essere un “bamboccione”.

I dati Istat inoltre mostrano come sia più brava la donna ad uscire di casa, ad esempio tra i 30 e i 34 anni, quattro uomini su dieci vivevano ancora a casa dei genitori, contro le due donne su dieci. Tra i motivi più gettonati di uscita di casa troviamo, il matrimonio per il 43,7%, esigenze di autonomia per il 28,1% e convivenze per l’11,8%. Una possibile soluzione? Politiche mirate per i giovani, occorre stimolarli prima di tutto e dare loro motivi per essere più ottimisti. Il mondo del lavoro necessita di qualche riforma che permetta al giovane di entrarvi in maniera dignitosa, e alcuni contratti di lavoro trascurano in modo palese la “dignità” del giovane.

Giuseppe Raso


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