
Tornano buoni i rapporti fra Governo e Banca d’Italia: nei giorni scorsi, c’erano state alcune frizioni in base ai dati pubblicati da Bankitalia in merito ad alcuni fattori, fra cui disoccupazione ed il calo dei consumi. I dati – molto negativi – erano stati bollati da alcuni esponenti del Governo, primo fra tutti il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, come “dati esoterici, inutilmente ansiogeni”. Adesso sembra essere tornato il “sereno”: i dati pubblicati in questi giorni sono stati apprezzati e condivisi. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, spiega: “anziché parlare di tasso di disoccupazione, parliamo di tasso di sottoutilizzo, non includendo fra disoccupati, i cassintegrati o gli scoraggiati”. Draghi ricorda inoltre che fra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009, le persone occupate in Italia sono diminuite sensibilmente, almeno 560.000 persone hanno perso l’impiego. “Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,5 per cento delle forze di lavoro, fra le quali sono inclusi anche i lavoratori in nero. Per valutare più compiutamente la situazione del mercato del lavoro, vengono conteggiati, insieme ai disoccupati, i lavoratori assistiti da strumenti quali la CIG, quelli forzosamente occupati a tempo parziale” ed altre categorie. Tutto ciò viene appoggiato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “C’è assoluta condivisione e sono stati rimossi alcuni equivoci. Però non è detto che scoraggiati equivalga a disoccupati” spiega Tremonti, alludendo allo studio della CGIA di Mestre che evidenziava come moltissime professioni vengono rifiutate, specie dai più giovani.
Pietro Gugliotta

La Banca d’Italia vuole tagliare le spese e vuole mettersi al passo con la direttiva di austerity che è stata approvata recentemente dal Governo. Per attuare questo programma, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha deciso di tagliare del 10% il proprio stipendio. Ma non solo: la decurtazione dello stipendio, sempre del 10%, toccherà anche altri quattro membri del Direttorio di BankItalia. Il taglio degli stipendi partirà a gennaio 2011. Mario Draghi ha fatto sapere che la riduzione di stipendio toccherà anche altri impiegati: infatti secondo indiscrezioni ci sarà una sorta di riduzione a catena in base alla retribuzione di ogni impiegato. I lavoratori che guadagnano una cifra che supera i 90.000 euro annui, avranno una decurtazione del 5%; coloro che guadagnano una cifra che supera i 150.000 euro all’anno, avranno una decurtazione pari al 10%. Tutto ciò andrà discusso prossimamente, già a novembre, con la possibilità di portare queste idee al Consiglio Superiore della Banca d’Italia, in modo da poterlo approvare in tempo per gennaio 2011.
Guido Pellegrini, coordinatore responsabile per Bankitalia di Fisac-Cgil, ha commentato alla Reuters la notizia. “Il governatore, nella sua autonomia, ha deciso di uniformarsi al decreto anticrisi e a fine settembre ha comunicato ai sindacati la riduzione del 10% dei compensi del direttorio. Noi siamo d’accordo con il progetto di razionalizzare le spese ma siamo contrari a diversi aspetti che riguardano il personale e su cui il confronto parte a novembre. Poi bisognerà vedere”.
Pietro Gugliotta

Botta e risposta fra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti e il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Tremonti, durante i lavori del FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha attaccato gli istituti di credito. Infatti – secondo Tremonti – sembra che stiano per tornare i banchieri degli anni scorsi, dunque bisogna fare attenzione alle speculazioni e alle spese dei banchieri. “I bankers sono tornati, la speculazione è a piede libero. Non parlo dei banchieri italiani, ma due anni fa o un anno fa a Istanbul le grandi banche d’affari erano molto low profile mentre ora sono tornati i banchieri. Si è confuso tra ciclo economico e crisi, e nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione che stava dentro le banche”. Dunque si ritorna ad un profilo alto, con una conseguente spesa maggiore da parte dalle banche per convegni, alberghi di lusso e stipendi. Ma il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, smentisce. “C’è un ritorno a pratiche precedenti la crisi ma è molto limitato. Ci sono comportamenti di questo tipo ma non sono generalizzati”. Draghi ha poi parlato della situazione dell’Italia, spiegando che la Germania è la nazione da prendere come esempio per austerità di bilancio e come crescita.
Pietro Gugliotta

Abbiamo parlato ieri dell’accordo approvato dal Comitato dei Governatori delle Banche centrali, il tanto atteso Basilea 3, un accordo che impone dei requisiti patrimoniali molto più severi per l’operatività delle banche. Vediamo quali sono state le reazioni del mondo finanziario. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, è stato molto positivo. “Le banche italiane saranno in grado di raggiungere gradualmente i livelli di capitale più alti richiesti dalle nuove regole di Basilea 3 continuando a sostenere le imprese e l’economia. Le banche italiane mostreranno livelli di capitale molto superiori agli standard minimi richiesti. In ogni caso, le riforme alla regolamentazione bancaria internazionale non sono ancora finite”.
Anche Jean-Claude Trichet, governatore della Bce, ha parlato positivamente di questo accordo. “L’accordo elimina l’incertezza, fino a ora esistente, che è anche uno dei maggiori nemici della ripresa economica. Basilea 3 è un contributo importante per consolidare la crescita globale e non avrà l’effetto di frenare al ripresa. Nell’attuale fase di ripresa dopo gli shock subiti negli ultimi anni, l’incertezza è il nemico da abbattere. Con queste decisioni prese ieri eliminiamo l’incertezza in una vasta area, il che è il maggior contributo al consolidamento dell’economia globale. Esistono delle norme transitorie – ha concluso Trichet – che consentiranno alle banche di affrontare i nuovi standard senza sottrarre il sostegno fornito all’economia. Le regole più stringenti sui patrimoni bancari non danneggeranno la ripresa globale”.
Da segnalare che anche la Borsa ha promosso Basilea 3: ieri, la prima seduta dopo l’annuncio dell’accordo, tutte le borse europee hanno chiuso col segno più.
Pietro Gugliotta

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha parlato a Seul nei giorni scorsi nella veste di Presidente del Financial Stability Board, in occasione dei un incontro col governo della Corea del Sud, a proposito delle regole finanziarie. Si è soffermato sulle possibilità di ripresa economica in Europa e in particolare sull’Italia. “La ripresa mondiale resterà con noi e quella europea, - esordisce Draghi – segnata dalle diverse velocità di marcia tra il Nord e il Sud e del continente, si sta diffondendo anche fra i paesi meno pronti a ripartire. E per crescere di più, l’Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania“. Proprio questa affermazione ha visto una secca replica del Ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti. Draghi ha poi proseguito la sua analisi economica mondiale. “Ci sono maggiori probabilità che questa ripresa non ci abbandoni. In Europa, dove la crescita è più marcata al Nord che al Sud, la ripresa si sta allargando, in Germania consumi e investimenti stanno crescendo. La ripresa viene dalla Germania e si sta diffondendo nel resto d’Europa. L’impressione è di una ripresa con basi più ampie e con segnali positivi sia sul fronte dei consumi che degli investimenti, sostenuta soprattutto dal commercio mondiale, per l’Europa l’export è un elemento trainante. Ci sono ancora mercati fragili - spiega il governatore di BankItalia – ma sul fronte europeo un elemento positivo è dato dalla bassa inflazione, le cui aspettative sono ancorate al livello più basso degli ultimi cinque anni. Nel breve termine non avremo una forte ripresa economica, che resta soggetta a diversi rischi, come il graduale ritiro delle misure di stimolo all’economia introdotte dai governi e la fragilità dei mercati, ben testimoniata dalla volatilità. La ripresa – conclude Draghi - non sarà uniforme. In alcuni paese, come ad esempio la Cina, è forte, ma in altri non è così”.
Pietro Gugliotta

“Era inevitabile agire al più presto”. Parole perentorie del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi a proposito della manovra finanziaria del Governo. Draghi è intervenuto durante l’assemblea dell’Abi, l’Associazione che riunisce le banche italiane. “Se la correzione possa effettivamente consentire di raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto – ha esordito – potrà essere valutato solo nei prossimi mesi, anche tenendo conto del quadro macroeconomico e delle sue retroazioni sul bilancio. E’ chiaro che un’accelerazione del rientro dagli squilibri nei conti pubblici è indispensabile; era necessaria una decisa correzione di rotta rispetto alle tendenze dell’ultimo decennio. Ma la stima degli effetti del contrasto all’evasione presenta incertezze. L’effetto sulla ripresa sarà positivo – continua Draghi - se il risanamento contribuirà a ridurre gli spread sui titoli sovrani. Non c’è alternativa alla ripresa della crescita che in Italia deve essere spinta dalle riforme. I consumi e investimenti restano deboli, perchè i redditi reali ristagnano, le prospettive di occupazione sono incerte”.
Poi il governatore di BankItalia si concentra sulle banche e sulle imprese italiane. “Le banche hanno un posto speciale nel sostegno alla crescita e, se forti, sono e saranno il suo pilastro. La domanda di credito delle imprese aumenta ma si ha la sensazione che molte piccole imprese dicano che la loro domanda non viene soddisfatta. Occorre che le banche stiano vicine alle piccole e medie imprese, le imprese che lamentano un certo razionamento del credito sono spesso quelle che operano nella parte più produttiva del Paese”.
Pietro Gugliotta

Da Busan, in Corea del Sud, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante il vertice del G20, ha spiegato che il sistema bancario italiano non corre rischi sull’onda della crisi in Ungheria. “Le banche italiane sono adeguatamente capitalizzate. Hanno un modello tradizionale di business e di gestione del rischio che le mette al riparo e, fra i diversi fattori di forza, possono contare sulla supervisione. Le banche italiane non corrono rischi sistemici dalla crisi in Ungheria, ma per combattere la speculazione e le turbolenze dei mercati che tornano ad affliggere la ripresa occorre la massima determinazione nel portare avanti la riforma del sistema finanziario attraverso un’azione combinata di rigore, sanzioni e trasparenza. la lotta alla speculazione non si vince in un giorno, io non ho la bacchetta magica per risolvere di un colpo i problemi magari con una regola unica e risolutrice” spiegha scherzando il numero uno di BankItalia, che poi ha spostato l’attenzione sulla riforma del sistema bancario.
“La questione cruciale è avviare la messa in opera in quella data, poi decideremo quali siano i tempi più appropriati sulla transizione. Alcune parti della riforma possono essere attuate rapidamente. Altri aspetti della riforma richiederanno più tempo, come la definizione di cosa siano i capitali, perché serve una formula condivisa a livello globale”. Ma è chiaro che ogni Paese deve fare il suo, o meglio, deve fare quel che può: è questo il concetto di Draghi. “I paesi in grave difficoltà di bilancio devono accelerare il ritmo del risanamento. A seconda delle loro capacità, i Paesi devono aumentare la loro fonti nazionali di crescita, preservando la stabilità macroeconomica”.
Pietro Gugliotta