
C’è grossa crisi all’interno della Tirrenia, una compagnia di navigazione italiana, che collega con le sue navi merci e passeggeri diversi porti italiani e del Mar Mediterraneo. Gli accordi per la privatizzazione non sono andati a buon fine, adesso c’è il rischio di perdere migliaia di posti di lavoro. In un’intervista alla Stampa, il segretario generale di Uiltrasporti, Giuseppe Caronia, parla della situazione della Tirrenia e dello sciopero indetto per il 30-31 agosto, che potrebbe bloccare molti rientri dalle vacanze. “Non e’ un caso se siamo arrivati ad agosto, quando il Paese e’ fermo. Il piano del Governo era di far fallire Tirrenia per procedere allo spezzatino. Sono mesi che chiediamo un tavolo al Governo su Tirrenia. Nessuna risposta. Che altro potevamo fare per spezzare questo silenzio? Abbiamo chiesto allo Stato di mantenere una quota di controllo, ma non abbiamo alcuna pregiudiziale contro la vendita ai privati. Certo, si doveva procedere in modo piu’ ordinato e non cosi’ precipitosamente. Ma non e’ stato un caso. Il Governo voleva sin dall’inizio procedere con lo spezzatino, come ha detto il vice ministro Vegas alla Camera. Mettendo insieme Tirrenia e Siremar, sapevano che nessuno si sarebbe fatto avanti. Cosi’ loro avrebbero proceduto con il piano”. Ma i tempi sono molto brevi: il 30 settembre scade il termine per la privatizzazione fissato dall’Ue, l’Unione Europea. “Si puo’ ottenere una proroga. Anzi, il Governo avrebbe dovuto chiederla subito, scegliendo un momento migliore per privatizzare e non quello di crisi globale. Ora si proceda alla vendita separata di Tirrenia e di tutte le controllate. Il Governo gestisca la privatizzazione di Tirrenia e coordini, garantendo sulle clausole sociali, quella delle rotte locali”.
Pietro Gugliotta

Non solo Mirafiori o Pomigliano d’Arco: adesso si deve prendere una decisione per lo stabilimento di Termini Imerese. La Fiat aveva già deciso di dismettere la produzione di auto in Sicilia, ma adesso serve una soluzione che possa accontentare i lavoratori. Se ne occuperà il 15 settembre il Governo, che insieme ai sindacati e ai rappresentanti del Lingotto, organizzerà un incontro per mostrare le proposte arrivate per l’acquisizione della fabbrica di Termini Imerese. Lo ha confermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “Il Governo continuerà il processo in atto per la reindustrializzazione di Termini Imerese. Le parti saranno convocate entro il 15 settembre per discutere le proposte che Invitalia sta esaminando. Nel frattempo il dicastero dello Sviluppo economico continuerà le proprie iniziative attivando un tavolo su ricerca e innovazione sostenibile per il settore auto. Il Governo – ha concluso Sacconi – completerà la definizione della nuova normativa, contenuta già nella manovra economica, sulla detassazione del salario incrementale a qualunque titolo prodotto in base ad accordi aziendali”. Chiede tempi certi e veloci il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. “Vogliamo, una volta per tutte, sbloccare questa pratica e far si’ che da prima che vada via la Fiat questo imprenditore possa cominciare a lavorare, visto che garantisce gli stessi posti di lavoro, realizza vetture con margini di profitto e senza lamentare, come faceva Fiat, di perdere mille euro a vettura? Sarebbe drammaticamente grave che noi perdessimo questa opportunita’ per colpa di ritardi burocratici o di disinteresse politico e amministrativo. Il governo regionale, in accordo con l’ente locale e con i lavoratori e dopo averne parlato piu’ volte in sede nazionale – conclude Lombardo- sollecita che questa pratica si chiuda a giorni, ben prima delle vacanze”.
Pietro Gugliotta

L’incontro di ieri è stato positivo: ieri presso la sede della Regione Piemonte, la Fiat e le parti sociali si sono riunite per discutere la strategia futura del gruppo del Lingotto in Italia. Ecco le reazioni al termine dell’incontro. Iniziamo con Sergio Marchionne, a.d. Fiat. “Spostare la produzione della monovolume in Serbia non significa privare Mirafiori del massimo ritmo produttivo. In ogni caso, il piano ‘Fabbrica Italia‘ è confermato. La Fiat è l’unica azienda a investire 20 miliardi di euro in Italia, ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti funzionino. Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell’Azienda. Dobbiamo decidere se avere un settore forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri”. Buoni propositi da questo incontro per Roberto Cota, il governatore del Piemonte. “Sono soddisfatto per un tavolo che ha riaffermato la centralità della Regione nelle vicende Fiat. È stato un incontro positivo perchè Marchionne ha riaffermato le previsioni contenute nel piano di Fabbrica Italia: crescita della produzione di auto sul nostro territorio per il quale ha delineato un futuro industriale”. Reazione positiva anche da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “Dall’odierno incontro su Mirafiori è emersa la disponibilità a siglare accordi di stabilimento sul modello già verificato a Pomigliano. Questo non significa lo stesso accordo, ma la verifica della convergenza tra le parti e di buone relazioni industriali utili a garantire il pieno utilizzo degli impianti. Questo ha comportato il rinvio a tavoli bilaterali per impianto, a partire da Pomigliano, con trattative coordinate dal Governo. L’incontro di oggi è stato molto utile perchè ha consentito di registrare utilmente la conferma della volonta’ del gruppo Fiat di realizzare investimenti garantiti non da incentivi pubblici, ma da efficienze degli stabilimenti”.
Pietro Gugliotta

In questi giorni si parla molto dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, che ha una situazione in evoluzione. Meno fortunato, è lo stabilimento di Termini Imerese, in provincia di Palermo. La Fiat ha deciso di non investire più in questo polo, dunque il Governo sta cercando di trovare una soluzione per non lasciare troppa gente disoccupata. Il ministero dello Sviluppo Economico, ha designato come adviser Invitalia, che ha pubblicato un annuncio in cui invita a manifestare interesse per la riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese. Chi volesse investire in questo polo, potrà presentare una manifestazione di interesse, che deve pervenire entro le 11,59 del 31 luglio. Nel documento, pubblicato su un quotidiano italiano, si legge: “Potranno essere in considerazione anche eventuali manifestazioni di interesse pervenute oltre tale termine o indipendentemente dal presente invito, verranno considerate di prioritario interesse quelle inerenti il settore dell’automotive“.
I progetti in lizza al momento, secondo indiscrezioni, sono 5: i primi 3 riguardano il settore auto, uno riguarda il settore agricolo e un altro il settore della produzione televisiva e cinematografica. Le voci indirizzano questi progetti verso alcuni nomi, come “De Tomaso”, “Mope stampaggio” e “Rev”. Salvatore Burrafato, sindaco di Termini Imerese, commenta così le voci che riguardano lo stabilimento. “Fino a oggi, le 5 proposte arrivate al ministero non ci lasciano del tutto tranquilli anche se si tratta sicuramente di investimenti interessanti e nonostante manchino 18 mesi alla cessazione della produzione Fiat. Questo processo di selezione dei piani di impresa di investitori pronti a venire a Termini Imerese deve essere accompagnato da un’analisi seria delle procedure utili all’insediamento delle nuove attività produttive entro dicembre”. Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm, dice che “il 15 giugno partirà il bando pubblico e una lista definitiva dei pretendenti sarà pronta il 30 novembre, 15 giorni dopo una short list di aziende italiane”.
Pietro Gugliotta

E’ arrivo il via libera del Governo per l’equiparazione dell’età pensionabile fra uomini e donne nel pubblico impiego. Manovra “forzata” dalla Commissione dell‘Unione Europea che più volte ha redarguito l’Italia, per evitare sanzioni. Era arrivato nei giorni scorsi quasi un “ultimatum” che imponeva all’Italia un cambiamento a breve tempo, in alternativa l’Unione Europea avrebbe agito di conseguenza, punendo il nostro paese con sanzioni economiche. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi e tutto il Consiglio dei Ministri hanno affrettato questa manovra ed è stata approvata ieri. Cosa prevede? “Le donne andranno in pensione a 65 anni a partire dal primo gennaio 2012, con uno scalone unico e, dunque, senza fasi intermedie”. “L’impatto di questa norma è molto modesto, si parla di una platea stimata in circa 25mila donne nell’arco temporale da qui al 2012 . L’impatto effettivo è molto molto contenuto - spiega il ministro Sacconi – Il problema con l’Ue era l’equiparazione: immaginate come verrebbe accolta dai mercati finanziari una riduzione per l’età degli uomini. Inoltre non è detto che le donne impiegate nella Pubblica amministrazione dovranno aspettare i 65 anni per andare in pensione. Potranno sfruttare l’anzianità contributiva”. Protesta il centrosinistra: “Inaccettabile ed insensato”, questo il commento di Pierluigi Bersani. “Siamo da sempre affezionati all’idea che questo problema si risolve con la flessibilità in uscita per tutti. Si tratta di prevedere una soglia minima per l’età pensionabile e poi, per alcuni anni, una flessibilità in uscita in rapporto al livello di pensione percepita. Di sicuro, questo modo di procedere non è accettabile, né sensato. In ogni caso, sarebbe del tutto inaccettabile se le risorse ricavate da questa misura non andassero ad un fondo ad hoc destinato a garantire alle donne italiane parità di condizioni di lavoro e di vita rispetto alle donne europee”. Infatti il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha proposto proprio la creazione di questo fondo e la sua proposta è stata accettata dal Consiglio dei Ministri.
Pietro Gugliotta

Il Governatore di BankItalia, Mario Draghi ha parlato questa mattina all’Assemblea annuale della Banca d’Italia, dove ha riferito le sue “considerazioni finali”. “I costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili. L’evasione è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga, mentre le relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata, la sfida dell’Italia per superare la crisi, è quella di coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita. E’ certo che dall’euro non si torna indietro”. BankItalia ha apprezzato la manovra finanziaria proposta dal Governo. “Agire era inevitabile. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana. Adesso c’è la necessità di un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi. E’ urgente rafforzare il Patto di stabilità europeo, introducendo sanzioni anche politiche per i Paesi che non lo rispettano”. Draghi si sofferma anche sulle conseguenze dell’evasione fiscale. “Le mosse del Governo dovranno consentire la riduzione delle aliquote. Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace: io credo che gli evasori fiscali siano i primi responsabili della macelleria sociale”. Sul mondo dei giovani e delle difficoltà che hanno per emergere e trovare un lavoro, Draghi ha così commentato. “In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi rende ancora più urgenti le riforme strutturali. La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. La riforma del mercato del lavoro va completata, superando le segmentazioni e stimolando la partecipazione”.
Pietro Gugliotta

Al termine delle riunioni dell’Ecofin, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti è intervenuto in conferenza stampa. Tremonti non ha parlato nei dettagli della manovra che ha intenzione di presentare al Governo, ma ha fornito alcune interessanti anticipazioni. “E’ ora di ridurre effettivamente il peso della mano pubblica. L’Italia ha ricevuto nel dicembre scorso indicazioni dalla Ue per la correzione dei propri conti pubblici.
Noi intendiamo rispettare quegli impegni e quei numeri. Non c’è stato chiesto nient’altro. Se mi si chiede se stiamo stravolgendo il sistema pensionistico dico di no, perché funziona bene: abbiamo il sistema previdenziale più stabile d’Europa.
Non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini, non aumenteremo le tasse - spiega Tremonti - Ho sentito parlare di tagli agli stipendi dei parlamentari dell’ordine del 5%. Mi viene da sorridere. Per me è solo un aperitivo. C’è una vasta e ampia area di spesa improduttiva – ha proseguito il ministro – Per esempio, c’e la spesa per l’invalidità che dal 2001 ad oggi, col Titolo quinto che ha dato alle Regioni poteri di spesa ma non di presa, è salita da 6 miliardi di euro a 16 miliardi di euro, un punto di Pil.
E poi ci sono trasferimenti dal ministero degli Interni ad una platea di Comuni che ammontano a 15 miliardi ogni anno. Ci sono dunque enormi margini di intervento senza che si producano effetti distorsivi o recessivi. E quando dico ridurre la spesa pubblica – ha concluso il ministro- dico che c’è un uso non appropriato del denaro pubblico”.
Pietro Gugliotta

Il Governo ha diffuso poche ore fa i primi dati sull’andamento dei consumi nei settori che hanno ricevuto un grande impulso grazie agli incentivi statali che sono partiti a metà aprile. La commissione Attività produttive e Finanze alla Camera ha comunicato i dati, aggiornati al 27 aprile, spiegando che sono stati erogati ben 11.252.097 milioni di euro a fronte dei 12 milioni a disposizione per il mondo delle due ruote.
Di questi – spiega il Governo – 104mila euro sono stati erogati per i motocicli elettrici e ibridi. Dunque il 93,7% degli incentivi per le due ruote sono stati già erogati. Grande boom anche per il settore nautico: i fondi sono già andati esauriti.
Altro settore altri dati: le cucine componibili hanno già visto erogare il 40,8% della somma stanziata. Un buon risultato se si considerano gli altri dati, motori a parte. Infatti gli incentivi per l’utilizzo di internet a banda larga, sono stati poco usati, solo il 19,6% ne ha usufruito. E dati simili sono stati ratificati per gli altri settori, come gli elettrodomestici (17%). Bene anche il comprato delle macchine agricole, che ha visto l’utilizzo del 43% delle risorse messe a disposizione degli italiani.
Per i rimorchi, risultato un po’ piu basso, il 26% dei fondi è stato utilizzato. Più deludenti i risultati degli immobili ad alta efficienza energetica (erogato il 13% dei fondi), 3,8% invece per i contributi sulle gru a torre, mentre solo lo 0,1% per l’efficieza energetica industriale.
In definitiva – conclude la disamina della commissione Attività produttive e Finanze alla Camera – è stato utilizzato, fino al 27 aprile, il 30% dei contributi, per un valore di 88,314 milioni di euro.

Lunga intervista a Giulio Tremonti, ministro dell’Economia italiana, a margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale (FMI) a Washington. L’Italia, secondo questi ultimi dati diffusi dal FMI, presenta infatti una situazione del debito pubblico paragonabile a quella della Germania e addirittura migliore di quella degli Usa. Il ministro si è detto molto soddisfatto dei progressi dell’Italia, spiegando che il merito è in parte da attribuire alle manovre del Governo.
“Oggi il fondo monetario ha dato le sue tabelle e sono tutte molto interessanti. Ce n’è una che interessa soprattutto l’Italia ed è quella che ci vede messi sul debito pubblico insieme e a fianco della Germania, ma meglio di tanti altri paesi, Stati Uniti compresi. Questa cosa vuol dire – spiega Tremonti – che i tedeschi di per sè hanno una grande virtù, noi abbiamo dovuto fare di necessità virtù, ma è positivo alla fine trovarci nella parte migliore della classifica. Di solito non era così e questo è oggettivamente un merito del governo Berlusconi. Ora però bisogna continuare a lavorare. Questo non vuol dire che dobbiamo mollare la presa, riprendere a spendere, ma esattamente l’opposto. Almeno nell’insieme è un buon investimento per tutti – prosegue Tremonti - Per tanto tempo siamo stati la pecora nera, ora invece i dati dimostrano che dobbiamo fare almeno come i tedeschi, magari un po’ di più, ma sicuramente le manovre che andranno fatte dagli altri Paesi sono molto più grandi e più pesanti per la gente di quelle che dovremo fare anche noi nei prossimi anni. L’importante è proseguire su questa strada - ha concluso il ministro – quello che conta sono i numeri e questi ci dicono che le difficoltà non sono finite e che dobbiamo fare di più”.

Sono state approvate dal consiglio dei ministri le nuove misure per la realizzazione di nuove infrastrutture per il mercato del gas. In base ad una proposta del ministro Claudio Scajola, si è dato il via al decreto che prevede l’aumento dell’offerta del servizio di stoccaggio di gas naturale. Proprio il ministro ha voluto commentare il provvedimento, dicendo che:” coniuga lo sviluppo infrastrutturale con la riduzione dei prezzi del gas, per ridare competitività al Paese. Le misure approvate consentono di sviluppare opere essenziali per il mercato del gas, anticipandone fin dal prossimo inverno i benefici”.
Saranno gli importatori con posizione dominante nel mercato a realizzare nuove capacità di stoccaggio oppure potenziare quella esistente, sulla base di progetti ministeriali. Alla realizzazione delle infrastrutture si potrà partecipare in base a gare con regole predeterminate. La partecipazione sarà permessa a clienti finali industriali, ma anche a Pmi, organizzate in aggregazioni promosse da associazioni di categoria.
L’aumento dello stoccaggio è raggiungibile grazie ad una revisione delle soglie di immissione di gas della rete, attualmente, esistono due tetti antitrust pari al 50% del mercato retail e al 61% del gas immesso. Con la nuova normativa la soglia per l’Eni arriverà al 60%. Da tale provvedimento, secondo le varie stime, deriverà maggiore concorrenza, dunque prezzi più bassi nel mercato del gas.