
Intervenuta ieri alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, di Fabio Fazio, che va in onda su Rai3, la numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha attaccato duramente il Governo di Silvio Berlusconi. “Nei primi mesi della crisi il governo ha tenuto i conti pubblici a posto e abbiamo visto invece cosa succede in Portogallo e Spagna ma ora serve di più: da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente. L’Italia deve concentrarsi sulla crescita, tornare a produrre benessere per le persone, invece c’è una totale disattenzione. Si parla di tutto tranne che di questo”. Analizzando i dati pubblicati da Bankitalia, la Marcegaglia spiega come l’Italia abbia una crescita troppo bassa, che non permette di assorbire la disoccupazione: “non aumentare i consumi e gli stipendi, vuol dire meno benessere, meno solidarietà e meno attenzione. La mancanza di crescita incattivisce le persone: è un tema economico, ma anche morale ed etico”. Tutto ciò porta all’Italia anche un danno di immagine: “Dai giornali esteri emerge un’immagine non positiva per l’Italia. Io sottolineo sempre, quando sono all’estero, che invece c’è un’altra Italia che va a letto presto, si sveglia presto, che lavora, che produce, che investe, che fa impresa e si impegna e che non è abbastanza valorizzata”. Chiusura col caso-Fiat: la presidente di Confindustria spiega che il contratto approvato dai lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori, non sarà la fine del contratto nazionale di lavoro.
Pietro Gugliotta

Si è tenuto ieri un incontro fra il Ministro alla semplificazione, Roberto Calderoli, ed il presidente dell’Anci (l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), Sergio Chiamparino. Incontro proficuo che ha visto alcune interessanti proposte che potranno essere sicuramente inserite nel decreto sul federalismo fiscale municipale. Sono state due le principali proposte che potrebbero interessare i comuni: la prima vede l’istituzione di una tassa sui turisti, un po come accade già a Roma, mentre la seconda proposta sarebbe quella di ricevere una compartecipazione all’Irpef. “Non c’è però ancora nulla di definito poiché la decisione spetta alla collegialità del governo” – spiega Chiamparino, che poi si concentra sul gettito dell’Irpef. “Per quello che riguarda la cedolare sugli affitti, si tratterà di una compartecipazione dinamica e garantita. L’incontro di oggi è stato interlocutorio, non c’è ancora nulla di definito ma da parte del governo c’è stata ampia disponibilità. Le proposte elaborate vanno nella direzione di recepire le questioni che avevamo posto sulla sperequazione dell’Imu (imposta municipale unica) così come si presentava, introducendo un elemento compensativo legato all’Irpef”. E’ chiaro del resto che le proposte sono ancora in via embrionale, che l’Anci dovrà valutarle bene prima di sottoporle al Governo. Nelle prossime settimane dovrebbero essere sempre piu fitti gli incontro fra le parti per accelerare sul Federalismo.
Pietro Gugliotta

Questa sera partirà col turno notturno il primo giro di consultazioni per i lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori, che dovranno votare il referendum sul nuovo contratto proposto dalla Fiat nelle scorse settimane. Ma nel frattempo impazza la polemica fra l’a.d. del Lingotto, Sergio Marchionne, e la numero uno della Cgil-Fiom, Susanna Camusso. “Marchionne insulta ogni giorno il Paese, la Fiat non vuole rendere noti i dettagli del piano Fabbrica Italia” spiega la leader sindacale, che punta il dito anche contro il Governo. “Se Fiat può tenere nascosto il piano è anche perchè c’è un governo che non fa il suo lavoro ma è tifoso e promotore della riduzione dei diritti”. La replica di Marchionne non si è fatta attendere: l’a.d. Fiat è intervenuto al Salone dell’Auto di Detroit, commentando le affermazioni della Camusso. “Non si può confondere il cambiamento con un insulto all’Italia. Se introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia significa insulto mi assumo le mie responsabilità, ma non lo è. Siamo assolutamente convinti – prosegue Marchionne - che il modo di operare industrialmente in Italia, anche sulla base della nostra esperienza a livello internazionale, debba essere rinnovato. Stiamo cercando di cambiare una serie di relazioni che storicamente hanno guidato il sistema italiano. È uno sforzo sovraumano, non lo farebbe nessun altro”.
Pietro Gugliotta

Si è tenuto in settimana un incontro fra il Governo, nella persona del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e con il presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, e dell’Ania, Fabio Cerchiai, per cercare una soluzione plausibile al caro delle tariffe Rc Auto. Queste la parole del ministro Romani. “Il Governo ritiene inammissibile che il costo medio dell’Rc-Auto sia di 400 euro, contro i 200 del resto d’Europa. Per tagliare le tariffe esiste per fortuna una proposta che è già in commissione Finanze della Camera e che potremmo avallare come Governo in accordo con le opposizioni, per fare un ragionamento complessivo. L’obiettivo è una diminuzione del costo medio per cittadino in maniera sensibile che, secondo le proposte presentate dall’Isvap, può arrivare fino al 15-18%“. Ovviamente non possono che essere d’accordo le altre parti dell’incontro, l’Isvap e l’Ania. Proprio Fabio Cerchiai, numero uno dell’Ania, ha spinto per la creazione di un nuovo organo di controllo contro il problema principale delle assicurazioni, ossia le truffe. Ed è proprio per questo che si sta spingendo per istituire l’Agenzia pubblica antifrode, dato che molte assicurazioni lamentano costi dei sinistri troppo elevati. Favorevoli anche le associazioni dei consumatori, che però puntano più il dito sulle tariffe delle assicurazioni, effettuando una scissione dal problema delle frodi, che comunque viene riconosciuto.
Pietro Gugliotta

Si è tenuta sabato a Roma, la prima manifestazione organizzata dalla Cgil, con il nuovo segretario Susanna Camusso. Tanti i temi che la Camusso ha affrontato dal palco della manifestazione: scuola e riforma Gelmini, il ddl lavoro e dunque un ovvio attacco al Governo. Fra i partecipanti alla manifestazione, erano presenti anche i leader dell’opposizione come Vendola, Bindi, Di Pietro e Bersani. Nessun “balletto” di cifre fra Cgil e Questura, perchè l’organizzazione sindacale non ha voluto dare nessuna stima sui numeri, ma la Camusso ha confermato una grande presenza in piazza. “I numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande manifestazione ed eccola”. La leader sindacale ha espresso il proprio disappunto sulle politiche offerte dal Governo. “Al Governo chiediamo risposte e politiche di contrasto alla crisi che fino ad ora non ha avuto, in due anni questo Governo ha tanto parlato, ma non ha fatto nulla per l’occupazione, il lavoro ed il futuro“. Primo punto dolente, la riforma scolastica del ministro Gelmini: “il ministro la smetta di fare appelli su Youtube, vada in Parlamento, dica che ritira il ddl e apra un tavolo di confronto. Solo così si costruisce una vera riforma dell’università”. Chiusura con un pensiero sul ddl lavoro: “è una legge crudele ingiusta”. La Camusso spiega che ci sono circa 60 giorni per impugnare il contratto: è chiaro che specie per i precari sarà una scelta molto difficile: “vogliamo dire a tutti i precari che sappiamo che è una scelta difficile: la conferma di un lavoro, seppure precario, e la volontà di chiedere giustizia”.
Pietro Gugliotta

Tornano buoni i rapporti fra Governo e Banca d’Italia: nei giorni scorsi, c’erano state alcune frizioni in base ai dati pubblicati da Bankitalia in merito ad alcuni fattori, fra cui disoccupazione ed il calo dei consumi. I dati – molto negativi – erano stati bollati da alcuni esponenti del Governo, primo fra tutti il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, come “dati esoterici, inutilmente ansiogeni”. Adesso sembra essere tornato il “sereno”: i dati pubblicati in questi giorni sono stati apprezzati e condivisi. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, spiega: “anziché parlare di tasso di disoccupazione, parliamo di tasso di sottoutilizzo, non includendo fra disoccupati, i cassintegrati o gli scoraggiati”. Draghi ricorda inoltre che fra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009, le persone occupate in Italia sono diminuite sensibilmente, almeno 560.000 persone hanno perso l’impiego. “Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,5 per cento delle forze di lavoro, fra le quali sono inclusi anche i lavoratori in nero. Per valutare più compiutamente la situazione del mercato del lavoro, vengono conteggiati, insieme ai disoccupati, i lavoratori assistiti da strumenti quali la CIG, quelli forzosamente occupati a tempo parziale” ed altre categorie. Tutto ciò viene appoggiato dal Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “C’è assoluta condivisione e sono stati rimossi alcuni equivoci. Però non è detto che scoraggiati equivalga a disoccupati” spiega Tremonti, alludendo allo studio della CGIA di Mestre che evidenziava come moltissime professioni vengono rifiutate, specie dai più giovani.
Pietro Gugliotta

Incontro soddisfacente quello di ieri fra Confindustria e sindacati: si spera che le idee emerse in questo meeting possano essere già inserite dal Governo nel decreto “milleproroghe”. Al termine dell’incontro ha parlato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che ha espresso la propria soddisfazione per gli accordi raggiunti in questo incontro. “Siamo molto soddisfatti per il risultato ottenuto. Abbiamo trovato l’intesa su quattro punti. Sugli altri il lavoro comincia da domani e ci siamo dati appuntamento tra 15 giorni per un ulteriore avanzamento” spiega la Marcegaglia. La numero uno di Confindustria pone l’accento su qualcosa da migliorare: l’innovazione. “Va bene la politica del rigore, ma in pochissimi settore bisogna fare qualcosa di più. Uno di questi è la ricerca e l’innovazione. È un tema fondamentale ed essenziale per tornare a crescere”. La stessa leader di Confindustria spiega che le imprese voglio chiedere al Governo un sostegno per chi fa veramente ricerca ed innovazione, con un piano nazionale che preveda interventi a medio e lungo termine, un programma reale e non semplicemente uno spot pubblicitario. Un altro punto su cui si discuterà nel prossimo incontro fra Confindustria e sindacati, sarà quello dei salari. “Il Italia solo il 5% del salario è variabile, contro una media europea del 40 per cento. Abbiamo individuato questa anomalia e la porremo al tavolo” ha concluso la Marcegaglia. Confindustria incontrerà prima il Governo e poi nuovamente i sindacati per mettere appunto la strategia sui salari.
Pietro Gugliotta

C’è grossa crisi all’interno della Tirrenia, una compagnia di navigazione italiana, che collega con le sue navi merci e passeggeri diversi porti italiani e del Mar Mediterraneo. Gli accordi per la privatizzazione non sono andati a buon fine, adesso c’è il rischio di perdere migliaia di posti di lavoro. In un’intervista alla Stampa, il segretario generale di Uiltrasporti, Giuseppe Caronia, parla della situazione della Tirrenia e dello sciopero indetto per il 30-31 agosto, che potrebbe bloccare molti rientri dalle vacanze. “Non e’ un caso se siamo arrivati ad agosto, quando il Paese e’ fermo. Il piano del Governo era di far fallire Tirrenia per procedere allo spezzatino. Sono mesi che chiediamo un tavolo al Governo su Tirrenia. Nessuna risposta. Che altro potevamo fare per spezzare questo silenzio? Abbiamo chiesto allo Stato di mantenere una quota di controllo, ma non abbiamo alcuna pregiudiziale contro la vendita ai privati. Certo, si doveva procedere in modo piu’ ordinato e non cosi’ precipitosamente. Ma non e’ stato un caso. Il Governo voleva sin dall’inizio procedere con lo spezzatino, come ha detto il vice ministro Vegas alla Camera. Mettendo insieme Tirrenia e Siremar, sapevano che nessuno si sarebbe fatto avanti. Cosi’ loro avrebbero proceduto con il piano”. Ma i tempi sono molto brevi: il 30 settembre scade il termine per la privatizzazione fissato dall’Ue, l’Unione Europea. “Si puo’ ottenere una proroga. Anzi, il Governo avrebbe dovuto chiederla subito, scegliendo un momento migliore per privatizzare e non quello di crisi globale. Ora si proceda alla vendita separata di Tirrenia e di tutte le controllate. Il Governo gestisca la privatizzazione di Tirrenia e coordini, garantendo sulle clausole sociali, quella delle rotte locali”.
Pietro Gugliotta

Non solo Mirafiori o Pomigliano d’Arco: adesso si deve prendere una decisione per lo stabilimento di Termini Imerese. La Fiat aveva già deciso di dismettere la produzione di auto in Sicilia, ma adesso serve una soluzione che possa accontentare i lavoratori. Se ne occuperà il 15 settembre il Governo, che insieme ai sindacati e ai rappresentanti del Lingotto, organizzerà un incontro per mostrare le proposte arrivate per l’acquisizione della fabbrica di Termini Imerese. Lo ha confermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “Il Governo continuerà il processo in atto per la reindustrializzazione di Termini Imerese. Le parti saranno convocate entro il 15 settembre per discutere le proposte che Invitalia sta esaminando. Nel frattempo il dicastero dello Sviluppo economico continuerà le proprie iniziative attivando un tavolo su ricerca e innovazione sostenibile per il settore auto. Il Governo – ha concluso Sacconi – completerà la definizione della nuova normativa, contenuta già nella manovra economica, sulla detassazione del salario incrementale a qualunque titolo prodotto in base ad accordi aziendali”. Chiede tempi certi e veloci il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. “Vogliamo, una volta per tutte, sbloccare questa pratica e far si’ che da prima che vada via la Fiat questo imprenditore possa cominciare a lavorare, visto che garantisce gli stessi posti di lavoro, realizza vetture con margini di profitto e senza lamentare, come faceva Fiat, di perdere mille euro a vettura? Sarebbe drammaticamente grave che noi perdessimo questa opportunita’ per colpa di ritardi burocratici o di disinteresse politico e amministrativo. Il governo regionale, in accordo con l’ente locale e con i lavoratori e dopo averne parlato piu’ volte in sede nazionale – conclude Lombardo- sollecita che questa pratica si chiuda a giorni, ben prima delle vacanze”.
Pietro Gugliotta

L’incontro di ieri è stato positivo: ieri presso la sede della Regione Piemonte, la Fiat e le parti sociali si sono riunite per discutere la strategia futura del gruppo del Lingotto in Italia. Ecco le reazioni al termine dell’incontro. Iniziamo con Sergio Marchionne, a.d. Fiat. “Spostare la produzione della monovolume in Serbia non significa privare Mirafiori del massimo ritmo produttivo. In ogni caso, il piano ‘Fabbrica Italia‘ è confermato. La Fiat è l’unica azienda a investire 20 miliardi di euro in Italia, ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti funzionino. Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell’Azienda. Dobbiamo decidere se avere un settore forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri”. Buoni propositi da questo incontro per Roberto Cota, il governatore del Piemonte. “Sono soddisfatto per un tavolo che ha riaffermato la centralità della Regione nelle vicende Fiat. È stato un incontro positivo perchè Marchionne ha riaffermato le previsioni contenute nel piano di Fabbrica Italia: crescita della produzione di auto sul nostro territorio per il quale ha delineato un futuro industriale”. Reazione positiva anche da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “Dall’odierno incontro su Mirafiori è emersa la disponibilità a siglare accordi di stabilimento sul modello già verificato a Pomigliano. Questo non significa lo stesso accordo, ma la verifica della convergenza tra le parti e di buone relazioni industriali utili a garantire il pieno utilizzo degli impianti. Questo ha comportato il rinvio a tavoli bilaterali per impianto, a partire da Pomigliano, con trattative coordinate dal Governo. L’incontro di oggi è stato molto utile perchè ha consentito di registrare utilmente la conferma della volonta’ del gruppo Fiat di realizzare investimenti garantiti non da incentivi pubblici, ma da efficienze degli stabilimenti”.
Pietro Gugliotta