
È risaputo che in Italia la Ricerca è relegata ad un ruolo secondario nello sviluppo economico del paese e che la creazione di nuove imprese risulta invece un qualche cosa di parecchio difficoltoso e rischioso. In un contesto del genere fa piacere sapere che il progetto Milano Crea Impresa, voluto dall’Assessorato Innovazione, Ricerca e Capitale Umano del Comune di Milano, stia cominciando a produrre successi.
L’obiettivo di tale progetto è la creazione di una rete di incubatori in grado di supportare nella fase di start-up e sviluppo i giovani imprenditori che vogliono cominciare ad operare soprattutto nel ramo tecnologico. Ad oggi la rete è formata da cinque incubatori, e riguardano diverse aree, tra le quali biotecnologie, energia e moda. Sostanzialmente la rete offre un supporto a 360 gradi, dalla analisi di fattibilità delle idee, alla consulenza gestionale e finanziaria.
I numeri dell’iniziativa sono più che positivi, 70 società start-up aderenti, con fatturato complessivo superiore ai 25 milioni di euro, più di 3.000 addetti e 4.000 mq di uffici. Tra i giovani imprenditori c’è comunque da notare la forte predisposizione a pensare in grande e all’internazionalizzazione, cosa che in qualche li rende distanti dal contesto produttivo italiano, composto soprattutto da piccole medie imprese e da una radicato attaccamento al territorio che non offre spunti per intensi rapporti con l’estero. Intanto il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha confermato l’impegno del comune nel supportare il progetto, riferendo dello stanziamento di sei milioni di euro per le start up high tech.

Negli ultimi tre mesi del 2009 sono sempre di più le imprese che non riescono a far fronte al proprio fabbisogno finanziario. Una situazione di difficoltà sentita soprattutto dalle imprese del Mezzogiorno. Accanto ad una diminuzione generale della domanda di credito, aumenta il numero di imprese che vedono accogliere la propria domanda ad un ammontare inferiore alla richiesta o addirittura subiscono una bocciatura. I peggioramenti li abbiamo anche nell’ambito dei costi del finanziamento e del costo complessivo dei servizi bancari.
Questo è il quadro emerso dal rapporto dell’Osservatorio sul credito e sul fabbisogno finanziario delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi nel quarto trimestre 2009. A non mostrare particolari difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie sono state le imprese residenti nelle regioni del Nord e del Centro Italia. In Meridione invece le microimprese del commercio hanno mostrato le maggiori difficoltà, e le previsioni riferite al primo trimestre 2010 non sono delle più rosee, infatti è previsto un peggioramento del 4,1% in merito alla capacità di far fronte alla proprio fabbisogno finanziario.
Sempre in riferimento all’ultimo trimestre dello scorso anno, è stata analizzata l’opinione delle imprese del commercio, turismo e servizi per quanto concerne il costo complessivo dei servizi bancari, cha vanno dal costo dei finanziamento ai costi di conto corrente. Da essa è emerso che per lo 0,8% delle imprese totali la situazione è migliorata, per l’84,9% la situazione è rimasta sostanzialmente stabile, mentre per il 14,4% c’è stato un evidente peggioramento dei costi dei servizi bancari complessivi.

La società italiana Pride è stata acquisita da Ericsson. L’operazione si chiuderà il prossimo febbraio, ed i termini non sono stati ancora resi noti. La cosa certa è che riguarderà la totalità delle azioni di Pride. Ora manca l’approvazione delle autorità di competenza. Pride con un organico che supera i 1.000 dipendenti ed un fatturato di 130 milioni di euro è una società specializzata nella consulenza e nella system integration Ict. L’obiettivo di Ericsson è quello di consolidare il proprio ruolo di riferimento per gli operatori di telecomunicazioni, i service provider e le imprese italiane. Ericsson Italia conta 4.100 dipendenti, ed un giro d’affari di circa un miliardo di euro, il 5% del fatturato complessivo del gruppo tlc.
L’amministratore delegato di Ericsson Italia, Cesare Avenia, commenta positivamente l’acquisizione, che permetterà alla Ericsson una maggiore penetrazione nel mercato italiano, offrendo cosi servizi tecnologicamente avanzati e di elevata qualità, e al tempo stesso sostenere il sistema telecomunicazioni italiano, che ha sicuramente un ruolo chiave nello sviluppo del paese.
Il fondatore e amministratore delegato di Pride Spa, Antonio Giugliano, ha mostrato molto orgoglio nel confermare l’operazione e si è detto molto felice che il talento e le competenze delle risorse della sua società entrino a far parte di un’azienda leader mondiale nei servizi e nella tecnologia per l’industria delle telecomunicazioni.
Giuseppe Raso

Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha ribadito che il governo manterrà gli impegni assunti con le piccole e medie imprese, raddoppiando le risorse promesse tramite l’impiego dei fondi europei ed il versamento di 250 milioni di euro sul Fondo di Garanzia. I soldi saranno indirizzati prevalentemente verso le imprese del mezzogiorno e che investono in energie rinnovabili e innovazione, con l’intento di portarle fuori dal tunnel dalla crisi.
Per mezzo di un comunicato del Ministero, si è fatto inoltre sapere che nel 2010 le risorse stanziate per il Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese ammonteranno a 740 milioni di euro per poi superare, nel 2012, i 1.800 milioni di euro. Secondo stime tecniche, tale stanziamento sarà in grado di innescare gli investimenti imprenditoriali per un ammontare di circa 4 miliardi.
Il Ministro ha commentato lo stanziamento sottolineando come i fondi europei saranno impiegati correttamente in politiche di stimolo alla ripresa del paese. In ogni caso queste cifre mettono in risalto l’impegno di un governo che intende dare nuova spinta propulsiva al tessuto produttivo medio piccolo del paese, da troppo tempo stagnante. Le modifiche ai criteri del Fondo di Garanzia, hanno indubbiamente snellito le procedure di accesso al credito, spesso macchinose e laboriose, tanto da produrre un vero e proprio onere per le società che ne facevano richiesta. Interessante l’inserimento di un criterio teso a favorire le reti di imprese, che vuole premiare quelle realtà in qui le imprese fanno gruppo con un fitto sistema di alleanze.
Giuseppe Raso

In un momento in cui il credito dovrebbe sostenere la ripresa economia in Italia, andando così ad alimentare il tessuto produttivo italiano composto prevalentemente da piccole e medie imprese, ecco invece una flessione dei finanziamenti alle imprese. Un calo dello 0,2% registrato a Settembre rispetto allo stesso periodo dell’anno prima, secondo il rapporto mensile dell’ABI, dopo molti anni di crescita.
Sembra proprio che la ripresa sia in un qualche modo frenata da questa stretta sull’offerta di credito e dall’irrigidimento delle condizioni di accesso, che hanno indubbiamente innescato una contrazione della domanda di credito. Questa contrazione è anche dovuta al fatto che numerose imprese hanno ridotto gli investimenti con la crisi, e la domanda di credito globale ne ha risentito. Un situazione che può essere estesa all’eurozona, che ha presentato una riduzione di prestiti a società non finanziare del 2,3% , dal periodo di picco al settembre 2009, l’Italia ha segnato un calo dello 0,7%. Il presidente della BCE, Jean Claude Trichet conferma il decremento, ipotizzando un ulteriore indebolimento dei flussi di credito alle imprese nell’immediato futuro. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi interviene sull’argomento, incitando i Banchieri a lavorare meglio in fasi congiunturali critiche e auspicando interventi da parte del governo per invertire la tendenza.
A livello di settori, a Settembre si può notare un netto calo dei finanziamenti al comparto del materiale e forniture elettriche (-6,5%), della produzione in gomma e plastica (-7,3%). I tassi di crescita si registrano invece nei finanziamenti ai servizi connessi ai trasporti (+9,1%) e all’agricoltura e pesca (+2,8%).
Giuseppe Raso