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	<title>Economia e Finanza - News finanziarie &#187; industria</title>
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	<description>News dal mondo della finanza</description>
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		<title>Istat, crollano gli investimenti fissi</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 10:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giungono i dati dell&#8217;Istat, istituto nazionale di statistica, a proposito degli investimenti fissi. Non ci sono buone notizie per l&#8217;Italia, perchè secondo i dati Istat, gli investimenti fissi lordi nel nostro paese, nel 2009, sono diminuiti del 12.1%. E&#8217; una contrazione che segue il dato negativo del 2008, quando fece segnare un -4.0%, in contrapposizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/logo-Istat.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1268" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/logo-Istat.jpg" alt="" width="250" /></a>Giungono i dati dell&#8217;<strong>Istat,</strong> istituto nazionale di statistica, a proposito degli <strong>investimenti fissi</strong>. Non ci sono buone notizie per l&#8217;Italia, perchè secondo i <strong>dati Istat</strong>, gli <strong>investimenti fissi lordi</strong> nel nostro paese, nel 2009, sono diminuiti del 12.1%. E&#8217; una contrazione che segue il dato negativo del 2008, quando fece segnare un -4.0%, in contrapposizione col dato positivo del 2007, quando il dato degli investimenti fissi lordi fece segnare +1.7%. In flessione anche la crescita dello <strong>stock di capitale netto, </strong>che fa segnare un -0,8% rispetto al dato del 2008. Quali sono i beni d&#8217;investimento in crisi? Sicuramente il settore che perde di più è quello delle <strong>costruzioni</strong>, con -49.5%; seguono i <strong>mezzi di trasporto</strong> (-2.8%), <strong>software </strong>(-3.7%) e altri servizi e immateriali (-6.5%). L&#8217;Istat segnala che il dato è molto preoccupante, perchè una crisi così non si registrava dal 1993, quando il dato fece segnare -11.5%. Male il <strong>settore industriale,</strong> che ha subito un calo del 14.9% rispetto all&#8217;anno 2008, con investimenti per addetto di 10.200 euro, 1.100 euro in meno rispetto al 2008. In calo anche il<strong> settore dei servizi</strong>: il dato del 2009 fa segnare -10.6%, contro il -4% dell&#8217;anno precedente, con una spesa per adetto pari a 9.500 euro, ben mille euro in meno rispetto all&#8217;anno prima. Analizzando comunque gli investimenti, possiamo dire che quelli sui servizi sono il settore più scelto, con il 68.1% degli investimenti nel 2009, seguono <strong>industria </strong>(28,3%) e <strong>Agricoltura </strong>(3,6%) che è il settore che ha subito il crollo piu elevato degli investimenti.</p>
<p style="text-align: justify">Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Istat, a marzo crescono ordini e fatturato</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 10:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ripotato dal consueto comunicato Istat, marzo è stato un mese molto positivo per ciò che riguarda l&#8217;industria, in particolare sono aumentati gli ordini ed il fatturato. &#8220;Sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di marzo gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi, calcolati con base 2005=100, hanno registrato, nel confronto con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/istat4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1094" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/istat4.jpg" alt="" width="250" /></a>Come ripotato dal consueto comunicato <strong>Istat</strong>, marzo è stato un mese molto positivo per ciò che riguarda l&#8217;<strong>industria</strong>, in particolare sono aumentati gli <strong>ordini</strong> ed il <strong>fatturato</strong>.<em> &#8220;Sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di <strong>marzo </strong>gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi, calcolati con base 2005=100, hanno registrato, nel confronto con il mese precedente, un <strong>incremento</strong> dell&#8217;1,5 per cento, il primo, e dell&#8217;1,0 per cento, il secondo. Il fatturato è aumentato dello 0,5 per cento sul mercato interno e del 3,8 per cento su quello estero &#8211; si legge nel comunicato dell&#8217;Istat &#8211; gli <strong>ordinativi </strong>nazionali hanno registrato una crescita dello 0,4 per cento e quelli esteri dell&#8217;1,8 per cento. Nel confronto degli ultimi tre mesi (gennaio-marzo) con i tre mesi immediatamente precedenti (ottobre-dicembre) le variazioni congiunturali sono state pari a più 3,5 per cento per il fatturato e a più 1,3 per cento per gli ordinativi&#8221;. </em>L&#8217; indice del <strong>fatturato </strong>ha registrato in marzo un +6,3%, un incremento tendenziale positivo se consideriamo che a marzo i giorni lavorativi sono stati 23, uno in più dell&#8217;anno 2009. Altro confronte, stavolta tendenziale, è relativo al periodo gennaio-marzo 2009-2010: l&#8217;indice del fatturato corretto fa segnare un aumento del 5,2% rispetto allo scorso anno. In aumento anche gli <strong>indici grezzi</strong> del fatturato, del 9,8%, e gli indici degli ordinativi che hanno fatto segnare un incremento del 13,1%. Per ciò che riguarda gli indici destagionalizzati del fatturato, intesi per raggruppamenti principali di industrie,  hanno fatto segnare variazioni congiunturali positive: l&#8217;energia + 12,9%, i beni di consumo + 1% e i beni intermedi +0,2%.</p>
<p style="text-align: justify">Pietro Gugliotta</p>
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		<title>PIL Italia: crollo del 4,9%</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 11:45:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era dal 1971 che l’Italia non segnava un calo di Pil di questa consistenza, &#8211; 4,9%. I dati sono stati diffusi nella giornata di venerdì dall’Istat. L’ultima stima del governo indicava un decremento di Pil del 4,8%, dunque previsioni molto vicine alla rilevazione Istat. Pessimi anche i dati relativi al quarto trimestre del 2009, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/pil.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-100" title="pil" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/pil.jpg" alt="" width="250" /></a>Era dal 1971 che l’Italia non segnava un calo di <strong>Pil </strong>di questa consistenza, &#8211; 4,9%. I dati sono stati diffusi nella giornata di venerdì dall’<strong>Istat</strong>. L’ultima stima del <strong>governo</strong> indicava un decremento di Pil del 4,8%, dunque <strong>previsioni</strong> molto vicine alla rilevazione Istat. Pessimi anche i dati relativi al quarto trimestre del 2009, che infatti ha fatto segnare un -0,2% rispetto al terzo trimestre ed un -2,8% rispetto al quarto trimestre del 2008. L’Istat ha precisato che i risultati del quarto trimestre sono dovuti principalmente al calo dell’<strong>industria</strong>, che ha perso <strong>valore aggiunto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pierluigi Bersani</strong>, segretario del PD, non ha fatto mancare le proprie critiche sul dato appena diffuso. Secondo il leader del <strong>Partito Democratico</strong> i dati non sono per nulla una sorpresa, in quanto il governo in venti mesi ha raccontato agli italiani una realtà diversa. Bersani ha osservato che il Pil è andato troppo giù rispetto ad altri paesi, evidenziando la necessità che il governo si renda conto di dover fare ben altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>ministro del lavoro Maurizio Sacconi</strong> ha dichiarato: &#8220;Non si può prevedere un andamento negativo del Pil nel momento in cui è partita la ripresa del <strong>commercio globale</strong>, Certo non sappiamo come si distribuisce nel mondo, ma ci sono tutte le condizioni di crescita di cui anche l&#8217;economia italiana beneficerà: vedremo in che misura&#8221;. Sacconi ha dunque confermato le previsioni di crescita per l’Italia.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Raso</p>
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		<title>Termini Imerese: riparte il dialogo Fiat-Governo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 18:02:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dialogo riaperto tra Fiat e il governo, per il 5 febbraio è infatti previsto un tavolo di discussione, al quale parteciperanno anche i sindacati. Durante il vertice verranno esaminate le diverse soluzioni per quanto riguarda il salvataggio dello stabilimento di Termini Imerese, ma saranno oggetto di dibattito anche i piani industriali di riordino degli stabilimenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/stabilimenti-fiat.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-354" title="stabilimenti-fiat" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/stabilimenti-fiat.jpg" alt="" width="250" /></a>Dialogo riaperto tra <strong>Fiat </strong>e il <strong>governo</strong>, per il 5 febbraio è infatti previsto un tavolo di discussione, al quale parteciperanno anche i <strong>sindacati</strong>. Durante il vertice verranno esaminate le diverse soluzioni per quanto riguarda il salvataggio dello stabilimento di <strong>Termini Imerese</strong>, ma saranno oggetto di dibattito anche i <strong>piani industriali</strong> di riordino degli stabilimenti Fiat in Italia e il <strong>piano degli</strong> <strong>investimenti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro <strong>Scajola</strong> si è detto molto soddisfatto dell’apertura del dialogo, con il quale stanno riordinando le fila per una più stretta collaborazione. Sempre il ministro ha riferito che sono pervenute ben sette proposte per il futuro dello stabilimento siciliano, sulle quali c’è però molto riserbo, in quanto si intende valutarne l’effettiva consistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo spera che nello stabilimento rimanga la produzione legata all’<strong>automobile</strong>, e sembra molto propenso ad agevolare l’attività di una grande <strong>industria italiana</strong> quale è Fiat, ma pretende che anche l’azienda faccia la sua parte. Su un punto il governo sembra inamovibile: “il sud non può essere penalizzato dalla ristrutturazione della Fiat”. Il presidente di <strong>Confindustria</strong>, <strong>Emma</strong> <strong>Marcegaglia</strong>, è stata più categorica, per lei la chiusura delle stabilimento è inevitabile, poiché non competitivo. Intanto il clima sembra più teso, e i sindacati si aspettano che il 5 febbraio la situazione si sblocchi in meglio per <strong>lavoratori</strong> e <strong>famiglie</strong>.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Raso</p>
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		<title>Energia: Exxon Mobil acquisisce Xto Energy</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:45:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Exxon Mobil ha raggiunto un accordo da 31 miliardi di dollari per rilevare Xto Energy il primo produttore di gas e petrolio indipendente statunitense. Un bel colpaccio da parte della multinazionale petrolifera americana, che trarrà dall’operazione ingenti vantaggi in termini economici e di immagine. È la quinta operazione per valore quest’anno, ed è la quinta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-265" title="exxon-mobil" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/exxon-mobil.jpg" alt="exxon-mobil" width="250" />Exxon Mobil</strong> ha raggiunto un accordo da 31 miliardi di dollari per rilevare <strong>Xto Energy</strong> il primo <strong>produttore</strong> di <strong>gas</strong> e <strong>petrolio indipendente statunitense</strong>. Un bel colpaccio da parte della <strong>multinazionale petrolifera</strong> americana, che trarrà dall’operazione ingenti vantaggi in termini economici e di immagine. È la quinta operazione per valore quest’anno, ed è la quinta di sempre nel settore petrolio. La società americana non è nuova ad operazioni di <strong>M&amp;A</strong> di cospicuo valore, nel dicembre del 1998 la fusione Exxon-Mobil si piazzò nella primissima posizione della classifica delle operazioni di M&amp;A nel settore (in termini di volume), con un valore di 85,6 miliardi di dollari. Ad avvicinarsi a tali livelli di transazione la fusione tra le compagnie petrolifere <strong>Chevron</strong> e <strong>Texaco</strong> nel 2000.</p>
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</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione sarà effettuata interamente con lo scambio di <strong>azioni</strong>, ed il gruppo si farà carico di ben 10 miliardi di debiti di Xto, portando il valore complessivo della transazione a 41 miliardi. Da questa <strong>fusione</strong> nascerà dunque un <strong>colosso</strong> che avrà pochissimi rivali sul mercato, nel quale le <strong>società</strong> più piccole sembrano galleggiare in grosse difficoltà per i ribassi dei prezzi e schiacciate da una mole di <strong>debiti </strong>non indifferente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Ceo</strong> di Exxon Mobil, <strong>Rex Tillerson</strong>, ha le idee chiare, la fusione ha un chiara funzione strategica, che permetterà al gruppo di sfruttare le nuove opportunità di mercato, puntando in maniera incisiva sullo sviluppo dell’<strong>industria</strong> del <strong>gas naturale</strong>, Xto è infatti specializzata nell’estrazione di gas da giacimenti non convenzionali con un’ottima base di ricerca e personale altamente <strong>specializzato</strong>. Rex Tillerson è convinto che i punti di forza di Xto uniti alle competenza di Exxon Mobil consentiranno lo sviluppo di ulteriori forniture di petrolio e gas <strong>non convenzionali</strong>, portando nuovi benefici ai <strong>consumatori </strong>di tutto il mondo.</p>
<p align="right">
<p align="right">Giuseppe Raso</p>
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		<title>Censis: la famiglia italiana stenta ad arrivare a fine mese</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 20:17:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) è categorico: “l’Italia è un paese in apnea”, non in grado di reagire ed uscire dalla crisi, una società, quella italiana, che vive in attesa che la crisi finisca e che sta riproponendo il medesimo modello pre-crisi. Atteggiamento assolutamente deleterio, la crisi economico-finanziaria, in un certo senso, avrebbe dovuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-196" title="censis" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/censis.jpg" alt="censis" width="250" />Il <strong>Censis</strong> (<strong>Centro Studi Investimenti Sociali</strong>) è categorico: “l’<strong>Italia</strong> è un paese in apnea”, non in grado di reagire ed uscire dalla crisi, una società, quella italiana, che vive in attesa che la crisi finisca e che sta riproponendo il medesimo modello pre-crisi. Atteggiamento assolutamente deleterio, la <strong>crisi</strong> economico-finanziaria, in un certo senso, avrebbe dovuto dare uno scossone al paese, per permettergli quella metamorfosi necessaria a rimanere tra le big del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;"><script type="text/javascript"><!--
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</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso il <strong>Rapporto del Censis 2009</strong> sulla situazione <strong>sociale</strong> del paese, presentato al <strong>Cnel</strong>, mostra chiaramente uno scenario deludente. Una famiglia su quattro arriva a stento a fine mese, attingendo spesso e volentieri dai <strong>risparmi</strong> accumulati o dilazionando i pagamenti. L’obiettivo primario per la famiglia italiana è  “tagliare su tutto”, cercando il prodotto sempre più conveniente. Sempre in Italia un milione e 50 mila famiglie vive in condizioni di povertà alimentari, con le regioni del sud come <strong>Calabria</strong> e <strong>Basilicata</strong> con quote di povertà nettamente più elevate rispetto al centro-nord. Sono ben 760 mila i posti di lavoro persi in un anno a causa della crisi. I settori più colpiti sono stati l’<strong>industria</strong> della <strong>trasformazione</strong>, l’<strong>edilizia</strong> e il <strong>commercio</strong>. A non incrementare il numero dei disoccupati, ci sono coloro che lavorano a ritmo ridotto, per il Censis circa 350 mila in cassa integrazione o mobilità, soprattutto concentrati nel nord Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte il modello italiano, ossia un sistema prettamente <strong>bancocentrico</strong>, con un’economia reale ancora predominante sulla <strong>finanza</strong>, con una maggioranza di piccole medie imprese e con famiglie patrimonializzate, è riuscito ad attutire gli effetti della crisi rispetto ad altri paesi, ma non permette il nuovo slancio di cui l’<strong>economia</strong> italiana ha bisogno.</p>
<p align="right">Giuseppe Raso</p>
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		<title>PIL: segnali di ripresa</title>
		<link>http://www.economiafinanza.net/pil-segnali-di-ripresa/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 01:16:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo 5 trimestri di risultati negativi il PIL (corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato) torna a crescere nel terzo trimestre del 2009, con un incremento dello 0,6%. L’ISTAT ha confermato che l’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-100" title="pil" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/pil.jpg" alt="pil" width="250" />Dopo 5 trimestri di risultati negativi il <strong>PIL</strong> (corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato) torna a crescere nel terzo trimestre del 2009, con un incremento dello 0,6%. L’<strong>ISTAT</strong> ha confermato che l’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’<strong>industria</strong> e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura.</p>
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</p>
<p style="text-align: justify;">Operando un confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, invece, il PIL è diminuito del 4,6%. A livello <strong>europeo</strong> la situazione risulta non uniforme. Il Pil dell’<strong>eurozona</strong> nel terzo trimestre 2009 è cresciuto dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti.<br />
Il PIL della Francia è cresciuto dello 0,3% nel terzo trimestre, sotto le attese, che invece stimavano una crescita dello 0,6%, la Spagna ha registrato un – 0,3%, mentre nel Regno Unito il Prodotto Interno Lordo è diminuito dello 0,4%. Positiva la situazione USA con un + 0,9%.
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Confcommercio</strong> commenta positivamente i dati diffusi dall’ISTAT, pur ammettendo la necessità di misure più incisive per accelerare lo sviluppo e stimolare i mercati. Le difficoltà permangono, e sempre Confcommercio, avverte che non ci sarà da aspettarsi tassi di crescita particolarmente elevati, almeno nel breve periodo. Il ministro <strong>Scajola</strong> parla di un primo segnale importante, in linea con le previsioni che danno nel 2010 un PIL in crescita. Un recupero dell’Italia in termini di PIL può offrire al paese una boccata di ossigeno. Pragmatico il commento di <strong>Confsercenti</strong>, che vede una ripresa troppo lenta e diseguale, auspicando un “Natale freddo” sul fronte dei consumi e dell’attività produttiva.</p>
<p align="right">Giuseppe Raso</p>
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