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Editoria: il popolo web contro la mini-tassa

Editoria: il popolo web contro la mini-tassa

Posted on 23 apr 2010 at 10:37am

Una mini tassa sul web? No grazie. Questa è la risposta del popolo di internet, che ha voluto dimostrare il proprio dissenso contro un’idea lanciata in un momento molto negativo per l’editoria, in modo tale da rilanciarla. Una vera e propria rivolta quella del web, nata soprattutto su iniziativa di blog e social network, che hanno addirittura proposto il boicottaggio per qualsiasi provvedimento sulla libera circolazione sul web.

Il presidente della Federazione editori giornali, Carlo Malinconico, ha commentato così: “La Fieg ha avviato un’iniziativa nei confronti dei motori di ricerca, Google in testa, per far pagare i contenuti editoriali. La procedura, però, è lunga e complessa. Nel frattempo si potrebbe intervenire con una misura transitoria, anche solo per due-tre anni. Basterebbe un prelievo di entità minima, l’equivalente di un caffé al mese, su chi ha la connessione a Internet per aiutare l’editoria ad affrontare la grave crisi che attraversa”

L’idea arriverebbe, nello specifico, dalla Germania e dalla Francia, che sfrutterebbero gli introiti per potenziare la rete della banda larga, ma anche per risarcire i quotidiani penalizzati dalle news gratuite dei colossi gratuiti di Internet. La tassa dovrebbe riguardare le entrate pubblicitarie online, ma dal web un commento unanime “Questa tassa la evado di sicuro”.

Blockbuster rischia la bancarotta

Blockbuster rischia la bancarotta

Posted on 24 mar 2010 at 8:09am

Altra vittima illustre della crisi, Blockbuster, il colosso dell’home video a noleggio con oltre 6 mila filiali in tutto il mondo, rischia la bancarotta. La società si è trovata a fare ricorso al Chapter 11, la famosa legge statunitense che disciplina i casi di fallimento. Blockbuster aveva costruito la propria fortuna a scapito del cinema, allontanando molte persone dalle sale cinematografiche, ma ora si è dovuta arrendere ad internet.

Il motivo principale della bancarotta non è soltanto la pirateria, ma altri servizi legali che operano via web, e stiamo parlando di tutti quei siti che offrono film on demand come Amazon e iTunes. Prima di questi servizi evoluti, fu la TV via cavo a dare uno scossone alle solide fondamenta di Blockbuster, e dopo arrivò Netflix, film ordianti a casa direttamente tramite internet. Ma è al fenomeno on Demand, ancora in espansione, che si può dare la paternità del colpo di grazia ad una società che è rimasta sulla cresta dell’onda per più di un quarto di secolo. In ogni caso la situazione del colosso non è una novità, già nel 2009 la catena distributrice era stata inserita tra le 15 compagnie americane che non sarebbero arrivate a fine anno.

Il futuro di Blockbuster? Nessuno si sbilancia, la cosa certa è che in un mercato del genere il rinnovamento è d’obbligo, e dunque diviene inevitabile una maggiore presenza sulla rete internet, dalla quale quasi tutte le società devono passare per avere successo.

Poker.org venduto per una cifra record

Poker.org venduto per una cifra record

Posted on 20 feb 2010 at 5:03pm

La febbre del gioco sta indubbiamente contagiando tutti, non solo i grandissimi appassionati del rischio, ma anche le compagnie che gestiscono i giochi online, che si danno battaglia a suon di acquisizioni record. E si tratta proprio di un record quello fatto segnare dalla società National A1 Advertising, che ha da poco venduto l’indirizzo web poker.org per una cifra pari ad un milione di dollari. A conquistare il dominio è stata PokerCompany.com, che prevede già di incrementare i propri profitti con tale investimento, che attirerebbe un maggior numero di appassionati.

La società inoltre detiene anche altri domini come craps.net, rakeback.org, blackjack.org. Sebbene già attivo Poker.org, in Italia non è ancora visibile, in quanto il sito è sprovvisto delle autorizzazioni necessarie per operare in territorio italiano. Ma nel corso dei prossimi giorni potrebbe già essere attivo un sistema di reindirizzamento verso i portali autorizzati.

Il recente investimento milionario è solo l’ultimo di una lunga serie che ha visto acquisti di domini internet a prezzi incredibilmente elevati. La multinazionale ToysRUs sborsò 5 milioni di dollari per toys.com nel marzo 2009, la G&j Holdings si aggiudicò invece per 3 milioni di dollari candy.com. Sex.com invece fu venduto per la bellezza di 14 milioni di dollari. I domini “.org” ultimamente sono in una fase di grande crescita, lo dimostrano i dati. Nella prima metà del 2009 il numero di domini registrati con tale dicitura è aumentato dell’11%, e con 7 milioni di registrazioni online i “.org” sono al terzo posto della classifica dei domini, dominata dai “.com”.

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Decreto Milleproroghe: blocco delle tariffe per tutto il 2010

Decreto Milleproroghe: blocco delle tariffe per tutto il 2010

Posted on 16 dic 2009 at 12:57pm

Tra le nuove norme contenute nella bozza del decreto Milleproroghe troviamo il blocco delle tariffe per tutto il 2010, dunque i prezzi di luce e gas rimarranno congelati dando una boccata d’ossigeno ai consumatori ormai troppo provati dalla crisi. Il decreto Milleproroghe in ogni caso è ancora in fase di elaborazione ed arriverà giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Nel testo non sono stati inseriti la proroga dello scudo fiscale e gli incentivi auto. Per questi ultimi è in progetto l’elaborazione di un provvedimento a parte per il prossimo mese.

Tra le altre misure contenute nel decreto, la proroga di 6 anni (fino al 31 dicembre 2015) per le concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreative, proroga per tutto il 2010 per l’apertura di esercizi pubblici dotati di accesso internet e proroga per i periodi di imposta 2009 e 2010 della deduzione forfetaria per i redditi dei benzinai. Per gli stabilimenti balneari, nella bozza si evince che la disposizione è volta a dare soluzione alla procedura di infrazione comunitaria in atto sul rinnovo automatico delle concessioni e a dare un quadro di maggiore certezza per gli operatori.

La nuova carta d’identità, con dati biometrici slitterà invece al primo gennaio 2011, così come la stretta sui neo-patentati, per evitare loro l’utilizzo di automobili troppo potenti. A slittare di un anno anche la revisione dei diritti aeroportuali, ossia quella norma per l’affidamento in concessione della gestione totale di alcuni aeroporti. In materia di ambiente viene prorogata di 6 mesi, fino al 30 giugno 2010, l’applicazione delle norme sulle tariffe di smaltimento dei rifiuti previste dal Codice Ambiente, motivo di tale proroga la difficoltà per i soggetti chiamati ad applicare le nuove regole tariffarie.

Giuseppe Raso

Dagli USA un nuovo colosso della comunicazione

Dagli USA un nuovo colosso della comunicazione

Posted on 02 dic 2009 at 11:56pm

Comcast comprerà per 15 miliardi di dollari le quote di maggioranza della Nbc della General Electric che ne controlla ora l’80%. General Electric otterrà in un primo momento il pieno controllo della Nbc-Universal dalla società francese Vivendi, e solo in un secondo momento cederà il 51% alla Comcast. Comcast è il maggior operatore nazionale per quanto riguarda i collegamenti via cavo negli Stati Uniti, fornisce il servizio della banda larga, la visione di programmi TV via cavo e altri servizi di telefonia. General Electric Company (GE) è una multinazionale statunitense storica, molto attiva nel campo della tecnologia. La Nbc-Universal è invece il risultato della fusione avvenuta nel 2004 tra la Universal di Vivendi e la Nbc di GE, possiede e gestisce il numero uno tra i network televisivi, ed una vasto portafoglio di reti d’informazione e di interteiment, oltre che un’importante società cinematografica.

Esperti del settore affermano che General Electric voglia vendere Nbc a causa delle crescenti perdite, Comcast dall’altra parte aumenterà il suo potere a livello di network televisivi creando un vero e proprio colosso nella comunicazione.

Questi cambiamenti andranno ad incidere sugli equilibri dell’America televisiva, che avrà un mercato un po’ meno concorrenziale, e un colosso in più. Il mondo della televisione negli ultimi anni sta perdendo il proprio primato di mezzo più usato a favore della rete internet. Negli Stati Uniti, secondo i dati prodotti dall’ultimo rapporto di comScore, sono circa 161 milioni le persone che durante il mese di agosto 2009 hanno visualizzato del materiale video online. Il futuro sembra già scritto, gli utenti web sono destinati a superare in numero gli utenti televisivi.

Giuseppe Raso

Microsoft e News Corp - Patto anti-Google

Microsoft e News Corp – Patto anti-Google

Posted on 27 nov 2009 at 4:45pm

Google non ha rivali? Sembra che un patto tra Microsoft e News Corp possa essere orientato a creare un vero e proprio rivale per Google, un rivale che possa scalfire la sua incontrastata egemonia. Rupert Murdoch , proprietario di un immenso impero mediatico, accusa Google di trarre profitti dai contenuti giornalistici del suo network, News Corp. Il progetto del magnate Murdoch è quello di cedere a Microsoft il diritto esclusivo d’indicizzare i propri siti nel motore di ricerca Bing. In pratica Microsoft pagherebbe per diventare il contenitore ufficiale dei siti e delle news di Murdoch.

La trattativa tra Microsoft e News Corp è nelle fasi iniziali, ma c’è chi pensa ad una semplice astuzia per creare pressione su Google e costringerla così a pagare l’esclusiva sui contenuti di Murdoch. Il Financial Times è stato il primo a far trapelare la notizia, riferendo di un accordo non ancora raggiunto in questa fase preliminare di contrattazione.

I due colossi non hanno bisogno di presentazioni particolari. News Corporation, proprietaria di giornali come il Wall Street Journal e il Sun, è uno dei primi quattro conglomerati mediatici degli USA e del mondo, in Italia detenendo il 100% di azioni di Sky Italia, rappresenta il secondo gruppo mediatico del paese nonché monopolista dalla pay-tv nel satellitare. Microsoft, è la più importante azienda informatica del pianeta, con una capitalizzazione azionaria superiore ai 270 miliardi di dollari. Leggendo questi numeri è obbligatorio chiedersi come cambierebbero gli equilibri del web se l’operazione andasse in porto.

Giuseppe Raso