
L’Istituto nazionale di Statistica ha pubblicato i dati relativi al terzo trimestre del 2011: l’argomento in questione è il mondo del lavoro. Secondo l’Istat un giovane su due è occupato a tempo determinato, mentre sono quasi tre milioni i lavoratori italiani che non hanno un posto di lavoro a tempo indeterminato. In Italia infatti ci sono 2.36 milioni di dipendenti a tempo determinato, ai quali vanno a sommarsi i 385 mila collaboratori: il totale indica come 2.74 milioni di lavoratori italiani siano impiegati a tempo determinato, coloro che vengono denominati lavoratori atipici, senza posto fisso. Per quello che riguarda i giovani, ossia compresi nella fascia di età fra 15 e 24 anni, il 46.7% risulta dipendente a tempo determinato. Se prendiamo in considerazione le altre fasce d’età, capiamo come siano i giovani la categoria più impegnata a tempo determinato: infatti la fascia di età fra i 25 ed i 35 anni è impegnata al 18% a tempo determinato, la cifra scende all’8.3% se consideriamo la fascia d’età compresa fra 35 e 54 anni. L’Istat conferma come si tratti di dati piuttosto parziali, perchè è difficile risalire al lavoro sommerso, dunque effettuare una stima precisa ed ufficiale sul precariato è davvero molto difficile. Ma possiamo comunque immaginare che la quota di giovani impiegati a tempo determinato sia molto più alta di quella raccolta dall’Istat.
Pietro Gugliotta

L’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, ha elaborato i nuovi dati sulla disoccupazione in Italia nel mese di giugno. I dati sono in linea con il mese precedente: infatti il tasso di disoccupazione è stabile all’8%, pressochè invariato dal mese di maggio 2011 (il dato è in flessione di -0.021%). Per quanto riguarda il confronto con giugno 2010, l’Istat fa sapere che il tasso di disoccupazione di giugno 2011 è calato di 0.3% rispetto ad un anno fa, mentre il tasso di occupazione è stabile al 56.9%, dunque invariato sia in termini congiunturali che tendenziali. Per quanto riguarda l’occupazione giovanile, l’Istat segnala come il tasso di disoccupazione giovanile sia sceso al 27.8%, in calo dunque dello 0.4% rispetto al mese scorso; prendendo in esame il mese di giugno dell’anno scorso, il valore di quest’anno resta superiore: infatti nel 2010 il tasso di disoccupazione giovanile si era attestato al 27.5%, con una flessione al 26.8% nei mesi di luglio ed agosto 2010. Chiudiamo col valore dell’inattività: in Italia gli uomini inattivi aumentano dello 0.3% nel mese di giugno, ossia + 19mila unità rispetto al mese scorso, l’aumento su base annuale invece è dell’1.8%. Le donne inattive invece mantengono la quota invariata rispetto al mese scorso, ma aumentano nell’arco dei dodici mesi: infatti rispetto al mese di giugno 2010, le donne inattive sono aumentate dello 0.7%.
Pietro Gugliotta

Nuovo studio dell’Istituto nazionale di Statistica: l’Istat questa volta ha concentrato la sua attenzione sui contratti nazionali di lavoro. L’ente statistico italiano ha evidenziato come i contratti collettivi nazionali di lavoro siano attivi per il 62.8% degli italiani occupati, ad essi corrisponde il 59.8% del monte retributivo osservato. Altro dato interessante è l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie: a dicembre 2010, questo indice è aumentato dello 0.1% rispetto al mese precedente, mentre l’aumento sale all’1.7% se prendiamo in considerazione dicembre 2009. In media, nel 2010 abbiamo assistito ad un aumento della retribuzione oraria pari al 2.2%, rispetto all’intero 2009. L’incremento delle retribuzioni – fa notare l’Istat – si mantiene superiore a quello dei prezzi al consumo.Tornando ai contratti collettivi, il 2010 ha portato la firma di ben 28 contratti, che corrispondono a poco meno di 3.5 milioni di lavoratori dipendenti, per un monte retributivo pari al 25.4% di quello totale. “Tradizionalmente, dicembre è il mese di scadenza di numerosi contratti. Ove non avvenissero rinnovi la quota (in termini di monte retributivo contrattuale rispetto al totale osservato nel dicembre 2005) dei contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore, da gennaio 2011 risulterebbe pari al 41,0 per cento, in riduzione rispetto a quella osservata a dicembre 2010 (59,8 per cento). Alla fine del primo semestre 2011 si osserverebbe per tale quota un ulteriore lieve calo (al 40,8 per cento)” si legge nella nota Istat.
Pietro Gugliotta

L’Istat ha riportato i dati di novembre 2010 riguardo all’indice di produzione industriale: secondo l’Istituto nazionale di Statistica, la produzione industriale è cresciuta dell’1.1% a novembre, rispetto ad ottobre 2010. Nella nota Istat si legge che l’indice della produzione ha fatto segnare a novembre un aumento tendenziale del 4.1% rispetto dunque a novembre 2009, mentre prendendo in considerazione gli undici mesi del 2010, l’aumento della produzione industriale si attesta al 5.4% rispetto ai primi undici mesi del 2009. Prendendo in esame l’indice grezzo della produzione, si nota come quello fatto segnare a novembre 2010 sia aumentato del 4.1% rispetto a novembre 2009, mentre prendendo in esame sempre l’indice grezzo della produzione industriale, ma in rapporto al periodo gennaio-novembre, il confronto tendenziale premia il 2010, che ha visto aumentare l’indice del 5.2% rispetto al periodo gennaio-novembre 2009. “Gli indici destagionalizzati dei raggruppamenti principali di industrie registrano tutti variazioni congiunturali positive: più 1,5 per cento per i beni strumentali, più 1,1 per cento per i beni intermedi e per i beni di consumo, più 0,4 per cento per l’energia” si legge nella nota Istat a proposito dei raggruppamenti di industrie. “Nel confronto tra i primi undici mesi del 2010 e lo stesso periodo dell’anno precedente vi sono stati incrementi del 7,6 per cento per i beni intermedi, del 7,4 per cento per i beni strumentali, del 2,1 per cento per l’energia e del 2,0 per cento per i beni di consumo“.
Pietro Gugliotta

L’Istituto nazionale di Statistica ha fornito da poco le stime ancora provvisorie sull’andamento dell’inflazione. In Italia, a dicembre 2010, l’inflazione è salita all’1.9% su base annuale, con un aumento dello 0.2% rispetto all’1.7% di novembre (rispetto a novembre 2009). Su base mensile, l’Istat mostra come i prezzi al consumo siano saliti dello 0.4%, proseguendo con le stime provvisorie, si legge anche che il tasso d’inflazione medio annuo, nell’anno 2010, è stato pari all’1.5%, in pratica quasi il doppio del tasso di inflazione annuale del 2009, che si era attestato allo 0.8%. Il bollettino Istat - che parla comunque di stime provvisorie – ha chiaramente messo in allarme le associazioni dei consumatori. Due su tutte, l’Adusbef di Elio Lannutti e la Federconsumatori di Rosario Trefiletti. “Il dato relativo all’inflazione registrata nel 2010 si conferma gravissimo e, come abbiamo denunciato instancabilmente durante tutto il corso dell’anno, è in piena contraddizione con i principali indicatori economici” spiegano i due presidenti in una nota congiunta. “L’inflazione a questi livelli risulta, a nostro avviso, ancora sottostimata. Infatti, gli aumenti registrati nel 2010 sono decisamente più elevati, basti pensare che il solo tasso aumento dei prezzi relativi ai beni acquistati con alta frequenza, formalmente, è pari al 2%, ma, secondo i nostri studi, raggiunge addirittura il + 3,2-3,3%”. A questo punto si attendono solo i dati definitivi dell’andamento dell’inflazione a dicembre 2010 per trarre le conclusioni su questo anno appena trascorso.
Pietro Gugliotta

L’Istituto Nazionale di Statistica ha elaborato una nuova ricerca, stavolta di tipo sociologico: si tratta della ricerca “Analisi della tensione contrattuale” che evidenza tutte quelle categorie che lavorano pur non avendo un contratto collettivo, perchè scaduto. Attualmente – secondo l’Istat – si tratta del 37.9% del personale non autonomo, per un totale di cinque milioni di dipendenti circa, appartenenti a 48 diverse categorie lavorative. I dati che fanno riflettere però sono altri: infatti il confronto con l’anno precedente, il 2009 è terribile. Negli scorsi dodici mesi il numero dei lavoratori senza contratto collettivo era di molto inferiore al livello raggiunto quest’anno: infatti è stato segnalato dall’Istat, un aumento dei lavoratori senza contratto collettivo pari all’11%, un aumento incredibile. I numeri sono molto preoccupanti, perchè stiamo parlando di 48 settori lavorativi diversi: si parte dal milione di occupati nell’ambiente scolastico, passando per sanità, enti pubblici o regionali, istituti privati, passando per addetti alle pulizie, case di cura, università e perfino le forze pubbliche (polizia, finanzieri, carabinieri). “Con riferimento al semestre dicembre 2010-maggio 2011, in assenza di rinnovi, il tasso di crescita tendenziale dell’indice generale, pari all’1,6 per cento a dicembre, salirebbe all’1,9 per cento a gennaio e febbraio per poi ridiscendere sino all’1,4 a maggio” si legge nella nota dell’Istat. E’ chiaro che prevedere quando questi contratti verranno messi nero su bianco, è impossibile: ma non è comunque una questione del tutto da accantonare, anzi quella dei contratti collettivi dovrà essere una delle basi dell’impegno politico del prossimo anno.
Pietro Gugliotta

L’Istituto Nazionale di Statistica comunica l’andamento del commercio estero nel mese di ottobre 2010: i dati riguardano dunque sia le importazioni che le esportazioni. L’Istat evidenzia l’andamento delle esportazioni e delle importazioni sia sempre in crescita: infatti le esportazioni sono aumentate del 17.6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (ottobre 2009) mentre un incremento superiore arriva dalle importazioni, che aumentano del 22.5% rispetto sempre ad ottobre 2009. Scendendo nel dettaglio, si osserva come per le esportazioni, sia migliore l’andamento del commercio verso i paesi non europei, con un aumento del 21.9%, rispetto ai paesi dell’Unione Europea, dove l’aumento tocca solo il 14.5%. Stesso discorso ma con cifre diverse anche per le importazioni: l’ingresso di nuovi materiali dai paesi non europei è aumentato del 32%, mentre è cresciuto del 16% l’importazione di materiali dai paesi europei. L’Istat segnala anche il disavanzo commerciale di ottobre 2010: la cifra del disavanzo commerciale è pari a 2 miliardi di euro, cresce più del triplo del valore di ottobre 2009, quando il dato si fermò a 0.6 miliardi di euro. “Le dinamiche congiunturali dei flussi, misurate dai dati destagionalizzati, evidenziano a ottobre 2010, rispetto al mese precedente, un incremento del 1,2 per cento per le esportazioni, con intensità diversificate per le due aree di sbocco (più 1,6 per cento per i paesi extra Ue e più 0,9 per cento per i paesi Ue) e un incremento doppio per le importazioni (più 2,4 per cento), dove si segnala il maggiore incremento dai mercati extra Ue (più 3,2 per cento) rispetto a quelli Ue (più 1,8 per cento)”.
Pietro Gugliotta

L’Istituto nazionale di Statistica ha diffuso le prime stime mensili sull’andamento del mercato del lavoro ad ottobre. L’Istat evidenzia come si tratti di dati parziali, le stime infatti sono provvisorie dato che il campione intervistato non è quello totale. Ad ottobre dunque il numero degli occupati è rimasto pressochè stabile, rispetto al mese di settembre, con una diminuzione dello 0.1% considerando i dati di ottobre 2009. Il tasso di occupazione dunque si è attestato al 57%, restando immutato rispetto a settembre 2010, e con la solita flessione dello 0.1% rispetto ad ottobre 2009. Il numero degli italiani in cerca di un lavoro è in aumento: è aumentato del 4.5% rispetto al mese precedente (settembre 2010) mentre l’aumento è addirittura del 5.7% rispetto ad ottobre 2009. Aumenta anche il tasso di disoccupazione che fa segnare un livello record: con l’aumento di 0.3% rispetto a settembre (e in aumento di 0.4% rispetto a dodici mesi fa), il tasso di disoccupazione vola all’8.6%. Piu o meno invariato il tasso di inattività: questo valore si attesta al 37.7%, stabile rispetto ad ottobre 2009, ma in calo di 0.2% rispetto al mese scorso. Ecco una breve distinzione sessuale sulla disoccupazione, nella nota Istat. “A ottobre 2010 l’occupazione maschile rimane stabile rispetto al mese precedente e diminuisce dello 0,6 per cento rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. L’occupazione femminile diminuisce dello 0,1 per cento rispetto a settembre, ma cresce dello 0,5 per cento rispetto a ottobre 2009″.
Pietro Gugliotta

L’Istituto nazionale di Statistica ha presentato i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali. I dati, calcolati sulla mensilità di ottobre 2010, rivelano come la retribuzione contrattuale oraria è rimasta invariata rispetto al mese precedente (settembre 2010), ma è cresciuta dell’1.5% rispetto ad ottobre 2009. Questo dato è molto preoccupante: infatti l’Istat segnala come sia il dato tendenziale più basso dal marzo del 1999, e inoltre mostra come questo valore sia al di sotto del livello di inflazione, che si è attestato a + 1.7% ad ottobre 2010. Prendendo in esame il periodo gennaio-ottobre 2010, mettendolo in relazione con lo stesso periodo dell’anno precedente (gennaio-ottobre 2009) si nota come ci sia stato un aumento della retribuzione contrattuale oraria del 2.2%. L’Istat evidenzia come tutti i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali, siano riferiti al 62.3% degli occupati dipendenti. Analizzando i dati in maniera più particolare, l’Istat evidenzia come gli aumenti tendenziali delle retribuzioni orarie contrattuali possono essere attribuiti a settori come le telecomunicazioni (4.5 %), servizi di informazione e comunicazione (+ 3.5 %), tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (+ 3.1 %). Alcuni settori però mostrano variazioni tendenziali negativi: è il caso dei trasporti, servizi postali e attività connesse ( – 0.3 %) e forze dell’ordine ( – 0.5 %). Al termine del documento Istat, vengono evidenziati due importanti fattori: i rinnovi e i contratti attualmente scaduti. “Ad ottobre è scaduto l’accordo per i dipendenti degli studi professionali e ne sono stati rinnovati due: estrazione minerali solidi e scuole private religiose. A ottobre, pertanto, i contratti in vigore sono 37 (uno in più rispetto al mese precedente) e regolano il trattamento economico di circa 8,1 milioni di dipendenti; a essi corrisponde un’incidenza in termini di monte retributivo pari al 59,3 per cento. Sono, invece, in attesa di rinnovo 41 accordi, relativi a circa 4,9 milioni di dipendenti e al 40,7 per cento del monte retributivo totale”.
Pietro Gugliotta

L’Istituto nazionale di Statistica ha prodotto lo studio definitivo sui dati dell’inflazione in Italia nel mese di ottobre. I dati non si discostano molto dalle prime anticipazioni uscita fine mese. Infatti l’Istat segnala come l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (comprensivo dei tabacchi) si è attestato a 140.4, con una variazione di + 0.2% rispetto a settembre 2010, mentre la variazione è più ampia, + 1.7%, se presa in considerazione l’elaborazione dati di ottobre 2009. Il dato dell’indice, al netto dei tabacchi, è pari a 139.6, mentre le variazioni percentuali rispetto a settembre 2010 (+ 0.2%) e ottobre 2009 (+ 1.7%) restano identiche. L’Istat riporta inoltre il dato IPCA, ossia l’indice armonizzato dei prezzi al consumo. Secondo l’Istituto nazionale di Statistica, l’indice IPCA nel mese di ottobre si è attestato a 111.8, con una variazione positiva dello 0.7% rispetto al mese di settembre 2010, mentre la variazione in termini tendenziali (ossia rispetto allo stesso mese dell’anno precedente) è di + 2.0%. Tornando all’indice nazionale dei prezzi al consumo, l’Istat stila una graduatoria dei prodotti ceh sono aumentati maggiormente nel corso dell’ultimo mese. “Gli aumenti congiunturali più significativi sono stati rilevati per i capitoli Bevande alcoliche e tabacchi (più 1,6 per cento), Istruzione (più 1,1 per cento) e Ricreazione, spettacoli e cultura (più 0,6 per cento)” si legge nel comunicato Istat, che prosegue con gli aumenti maggiori in rapporto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi e Trasporti (per entrambi più 3,9 per cento), Altri beni e servizi (più 3,6 per cento) e Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 2,7 per cento)”.
Pietro Gugliotta