Posts Tagged ‘Istituto nazionale di statistica’

 Istat, ad ottobre disoccupazione all'8,6%: è record

Istat, ad ottobre disoccupazione all’8,6%: è record

Posted on 03 dic 2010 at 11:51am

L’Istituto nazionale di Statistica ha diffuso le prime stime mensili sull’andamento del mercato del lavoro ad ottobre. L’Istat evidenzia come si tratti di dati parziali, le stime infatti sono provvisorie dato che il campione intervistato non è quello totale. Ad ottobre dunque il numero degli occupati è rimasto pressochè stabile, rispetto al mese di settembre, con una diminuzione dello 0.1% considerando i dati di ottobre 2009. Il tasso di occupazione dunque si è attestato al 57%, restando immutato rispetto a settembre 2010, e con la solita flessione dello 0.1% rispetto ad ottobre 2009. Il numero degli italiani in cerca di un lavoro è in aumento: è aumentato del 4.5% rispetto al mese precedente (settembre 2010) mentre l’aumento è addirittura del 5.7% rispetto ad ottobre 2009. Aumenta anche il tasso di disoccupazione che fa segnare un livello record: con l’aumento di 0.3% rispetto a settembre (e in aumento di 0.4% rispetto a dodici mesi fa), il tasso di disoccupazione vola all’8.6%. Piu o meno invariato il tasso di inattività: questo valore si attesta al 37.7%, stabile rispetto ad ottobre 2009, ma in calo di 0.2% rispetto al mese scorso. Ecco una breve distinzione sessuale sulla disoccupazione, nella nota Istat. “A ottobre 2010 l’occupazione maschile rimane stabile rispetto al mese precedente e diminuisce dello 0,6 per cento rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. L’occupazione femminile diminuisce dello 0,1 per cento rispetto a settembre, ma cresce dello 0,5 per cento rispetto a ottobre 2009″.

Pietro Gugliotta

Istat, aumento delle retribuzioni mai così in basso dal '99

Istat, aumento delle retribuzioni mai così in basso dal ’99

Posted on 30 nov 2010 at 11:42am

L’Istituto nazionale di Statistica ha presentato i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali. I dati, calcolati sulla mensilità di ottobre 2010, rivelano come la retribuzione contrattuale oraria è rimasta invariata rispetto al mese precedente (settembre 2010), ma è cresciuta dell’1.5% rispetto ad ottobre 2009. Questo dato è molto preoccupante: infatti l’Istat segnala come sia il dato tendenziale più basso dal marzo del 1999, e inoltre mostra come questo valore sia al di sotto del livello di inflazione, che si è attestato a + 1.7% ad ottobre 2010. Prendendo in esame il periodo gennaio-ottobre 2010, mettendolo in relazione con lo stesso periodo dell’anno precedente (gennaio-ottobre 2009) si nota come ci sia stato un aumento della retribuzione contrattuale oraria del 2.2%. L’Istat evidenzia come tutti i dati relativi ai contratti collettivi e alle retribuzioni contrattuali, siano riferiti al 62.3% degli occupati dipendenti. Analizzando i dati in maniera più particolare, l’Istat evidenzia come gli aumenti tendenziali delle retribuzioni orarie contrattuali possono essere attribuiti a settori come le telecomunicazioni (4.5 %), servizi di informazione e comunicazione (+ 3.5 %), tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (+ 3.1 %). Alcuni settori però mostrano variazioni tendenziali negativi: è il caso dei trasporti, servizi postali e attività connesse ( – 0.3 %) e forze dell’ordine ( – 0.5 %). Al termine del documento Istat, vengono evidenziati due importanti fattori: i rinnovi e i contratti attualmente scaduti. “Ad ottobre è scaduto l’accordo per i dipendenti degli studi professionali e ne sono stati rinnovati due: estrazione minerali solidi e scuole private religiose. A ottobre, pertanto, i contratti in vigore sono 37 (uno in più rispetto al mese precedente) e regolano il trattamento economico di circa 8,1 milioni di dipendenti; a essi corrisponde un’incidenza in termini di monte retributivo pari al 59,3 per cento. Sono, invece, in attesa di rinnovo 41 accordi, relativi a circa 4,9 milioni di dipendenti e al 40,7 per cento del monte retributivo totale”.

Pietro Gugliotta

Istat, l'inflazione sale dello 0.2%

Istat, l’inflazione sale dello 0.2%

Posted on 17 nov 2010 at 12:04pm

L’Istituto nazionale di Statistica ha prodotto lo studio definitivo sui dati dell’inflazione in Italia nel mese di ottobre. I dati non si discostano molto dalle prime anticipazioni uscita fine mese. Infatti l’Istat segnala come l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (comprensivo dei tabacchi) si è attestato a 140.4, con una variazione di + 0.2% rispetto a settembre 2010, mentre la variazione è più ampia, + 1.7%, se presa in considerazione l’elaborazione dati di ottobre 2009. Il dato dell’indice, al netto dei tabacchi, è pari a 139.6, mentre le variazioni percentuali rispetto a settembre 2010 (+ 0.2%) e ottobre 2009 (+ 1.7%) restano identiche. L’Istat riporta inoltre il dato IPCA, ossia l’indice armonizzato dei prezzi al consumo. Secondo l’Istituto nazionale di Statistica, l’indice IPCA nel mese di ottobre si è attestato a 111.8, con una variazione positiva dello 0.7% rispetto al mese di settembre 2010, mentre la variazione in termini tendenziali (ossia rispetto allo stesso mese dell’anno precedente) è di + 2.0%. Tornando all’indice nazionale dei prezzi al consumo, l’Istat stila una graduatoria dei prodotti ceh sono aumentati maggiormente nel corso dell’ultimo mese. “Gli aumenti congiunturali più significativi sono stati rilevati per i capitoli Bevande alcoliche e tabacchi (più 1,6 per cento), Istruzione (più 1,1 per cento) e Ricreazione, spettacoli e cultura (più 0,6 per cento)” si legge nel comunicato Istat, che prosegue con gli aumenti maggiori in rapporto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Bevande alcoliche e tabacchi e Trasporti (per entrambi più 3,9 per cento), Altri beni e servizi (più 3,6 per cento) e Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 2,7 per cento)”.

Pietro Gugliotta

Istat, produzione industriale in calo a settembre

Istat, produzione industriale in calo a settembre

Posted on 12 nov 2010 at 11:06am

L’Istituto nazionale di Statistica ha pubblicato il rapporto sulla produzione industriale in Italia, nel mese di Settembre 2010. I dati non sono positivi perchè l’Istat segnala come a settembre, in rapporto al mese di agosto, la produzione è scesa del 2.1%. Correggendo l’indice, in base agli effetti del calendario, a settembre l’aumento dell’indice di produzione è del 4.1%, mentre prendendo in rapporto i primi nove mesi del 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si nota come l’aumento è del 5.7%, ma l’Istat fa notare come ci sia un giorno lavorativo in più, 190 nel 2009 e 191 nel 2010. “L’indice grezzo della produzione industriale - si legge nel comunicato Istat – ha registrato un aumento del 4,1 per cento rispetto a settembre 2009. Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-settembre, l’indice è aumentato del 6,0 per cento”. Passando una analisi più dettagliata, in base ai vari settori industriali, si nota come tutte le principali categorie facciano segnare dati negativi. E’ il caso dei beni strumentali (- 3.7%), o dell’energia (- 2.6%), o ancora i beni intermedi (- 1.8%); male anche il beni di consumo, che perdono rispettivamente il 6.6% per quello che riguarda i beni durevoli, mentre i beni non durevoli calano dello 0.9%. L’indice di produzione industriale, in confronto al settembre 2009, fa segnare un aumento dell’11.5% per quello che riguarda i beni strumentali, mentre i beni intermedi crescono del più 3.9%. Dati negativi per energia e beni di consumo: “variazioni negative si registrano invece per l’energia (meno 1,4 per cento) e per i beni di consumo (meno 0,3 per cento il totale, più 1,5 per cento i beni non durevoli, meno 8,6 per cento i beni durevoli)”.

Pietro Gugliotta

Un italiano su due è abbastanza soddisfatto economicamente

Un italiano su due è abbastanza soddisfatto economicamente

Posted on 04 nov 2010 at 3:23pm

“Attualmente, quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?” E’ questa la domanda che gli esperti che hanno realizzato questo sondaggio per l’Istat, hanno rivolto a tantissimi italiani. La valutazione era compresa con un voto fra 0 e 10, con il voto più alto ovviamente quello più alto. I risultati sono stati inaspettati, perchè l’italiano medio si ritiene abbastanza soddisfatto, con una valutazione che è compresa fra 8 e 9: il 55.8% degli italiani ha risposto così. Mentre una percentuale molto bassa, il 6.8% ha risposto con la valutazione massima, ossia 10. L’Istituto nazionale di Statistica ha mostrato come ci sia una soddisfazione complessiva che si può calcolare in un voto pari al 7: dunque gli italiani sono in media soddisfatti dell’andamento economico dell’Italia. Anche nel livello di soddisfazione però, l’Italia è divisa in regioni. Infatti il Nord mostra un valore medio di soddisfazione che si attesta al 7.4, contro il 7.0 del Sud Italia. Facendo una analisi ancora più profonda, possiamo notare come i dati regionalizzati ci mostrino quali siano le regioni più soddisfatte: è il caso del Trentino Alto Adige (soddisfazione al 7.8), la Valle d’Aosta (7.5) e la Lombardia (7.4). E’ facile intuire quali siano le regioni meno soddisfatte: il livello più basso di soddisfazione spetta alla Campania, con il valore che si ferma al 6.8, mentre leggermente piu soddisfatte sono la Puglia e la Sicilia, col valore che si attesta a 7.1. In una seconda analisi, fra genere ed età si scopre che le donne anziane sono le più soddisfatte, mentre le persone con più di 75 anni, sono le meno soddisfatte (6.8); i giovani, compresi fra i 14 ed i 17 anni, restano i più soddisfatti, con un valore che si attesta al 7.8. Dunque la crisi economica non intacca il livello di soddisfazione degli italiani, che anzi si ritengono abbastanza soddisfatti.

Pietro Gugliotta

Istat, calo dei consumi: soffre il settore alimentare

Istat, calo dei consumi: soffre il settore alimentare

Posted on 23 ott 2010 at 3:57pm

L’Istituto nazionale di statistica ha pubblicato lo studio che riguarda le vendite al dettaglio del mese di agosto 2010. Secondo i dati Istat, in confronto al mese di luglio 2010, i dati di agosto sono pressochè identici, mentre in relazione allo stesso periodo dell’anno precedente (ossia agosto 2009) il dato (l’indice grezzo) delle vendite al dettaglio è in aumento dello 0.3%. In flessione rispetto al mese precedente, la vendita dei prodotti alimentari, che cala dello 0.5%; bene la vendita dei prodotti “non alimentari”, che fanno registrare un aumento pari allo 0.2%. Passando in rassegna i dati di agosto 2009, possiamo notare come i prodotti non alimentari hanno aumentato le loro vendite dello 0.9%, mentre quelli alimentari sono in flessione dello 0.8%. Interessante il dato complessivo delle vendite di agosto: le vendite al dettaglio come già detto sono in crescita dello 0.3%, grazie all’aumento delle vendite nelle imprese operanti su piccole superfici (aumento dello 0.8%) mentre in flessione sono le vendite nella grande distribuzione, che fanno segnare un – 0.3%. Ecco cosa si legge a tal proposito nella nota Istat. “Nella grande distribuzione le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dello 0,8 per cento, mentre quelle di prodotti non alimentari sono rimaste invariate. Nelle imprese operanti su piccole superfici le vendite di prodotti alimentari sono diminuite dello 0,8 per cento, mentre quelle di prodotti non alimentari hanno segnato una crescita dell’1,2 per cento”.

Pietro Gugliotta

Istat, bene l'industria: ad agosto crescono ordinativi e fatturato

Istat, bene l’industria: ad agosto crescono ordinativi e fatturato

Posted on 20 ott 2010 at 3:52pm

L’ultimo studio dell’Istat, istituto nazionale di statistica, riguarda il mondo dell’industria italiana. Nel mese di agosto, secondo i dati Istat, c’è stato un netto miglioramento del fatturato e degli ordinativi. Infatti il fatturato è cresciuto dell’2.8%, migliorando dell’1.1% nel mercato interno ed addirittura del 6.4% in quello estero. Molto bene anche gli ordinativi che crescono del 7.3%, con una crescita del 4.7% nel mercato nazionale, mentre per quello estero, la crescita raggiunge l’11.5%. Tutti questi dati hanno un rapporto mensile, ossia sono stati calcolati in base al mese precedente, dunque luglio 2010. Prendendo invece in considerazione i dati dell’ultimo trimestre (giugno-luglio-agosto) rispetto al trimestre precedente (marzo-aprile-maggio) i dati dell’industria italiana restano in crescita: infatti nel trimestre terminato ad agosto, gli ordinativi sono aumentati del 2.1% rispetto al trimestre precedente, stesso discorso per il fatturato che è cresciuto del 3.6%. Esaminando ed analizzando i dati di agosto 2010 possiamo anche fare un paragone con l’anno precedente: rispetto ad agosto 2009, il fatturato è aumentato del 13.5%. Per quello che riguarda gli indici grezzi, quello del fatturato è aumentato tendenzialmente del 17.3%, mentre l’indice grezzo degli ordinativi è cresciuto del 32.4%. “Gli indici destagionalizzati del fatturato per raggruppamenti principali di industrie hanno segnato variazioni congiunturali positive per i beni strumentali (più 9,1 per cento), per i beni di consumo (più 1,7 per cento, con più 6,8 per cento per quelli durevoli e più 0,7 per cento per quelli non durevoli) e per i beni intermedi (più 1,4 per cento) e una variazione negativa per l’energia (meno 5,2 per cento)” si legge nella nota Istat.

Pietro Gugliotta

Produzione Industriale, ad agosto +9.5% sull'anno scorso

Produzione Industriale, ad agosto +9.5% sull’anno scorso

Posted on 12 ott 2010 at 11:07am

L’Istituto nazionale di Statistica, segnala che nel mese di agosto 2010, la produzione industriale ha visto un aumento pari all’1.6%, rispetto al mese di luglio 2010. Il dato appare positivo anche nel confronto con l’anno scorso: rispetto allo stesso periodo (agosto 2009), la produzione industriale nell’agosto 2010 è aumentata di ben 9.5 punti percentuali, con una variazione media degli ultimi tre mesi (giugno-luglio-agosto) rispetto allo scorso trimestre di più 2.4%. Passando in rassegna i comparti della produzione che hanno visto gli aumenti maggiori, possiamo notare come nel rapporto fra agosto 2010 e luglio 2010, sia i beni strumentali, che i beni intermedi hanno avuto gli aumenti maggiori. Infatti i beni strumentali hanno visto aumentare la loro produzione del 4.8%, mentre la produzione di beni intermedi è incrementata del 3.1%. Altri aumenti sono stati ravvisati per i beni di consumo (+ 0.5%), beni durevoli (+ 1.9%) e beni non durevoli (+ 0.3%), al contrario in flessione l’energia, che fa segnare una diminuzione della produzione del 2.8%. “Nel mese di agosto 2010 – spiega l’Istatl’indice della produzione industriale corretto per gli effetti di calendario ha registrato, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, gli incrementi più marcati nei settori dei macchinari e attrezzature n.c.a (più 35,3 per cento), della metallurgia e prodotti in metallo (più 20,4 per cento), delle apparecchiature elettriche e non elettriche (più 18,7 per cento) e dell’attività estrattiva (più 16,6 per cento). L’unica variazione negativa ha riguardato il settore della fornitura di energia (meno 3,5 per cento)”.

Pietro Gugliotta

 Istat, la crisi colpisce maggiormente il Nord

Istat, la crisi colpisce maggiormente il Nord

Posted on 29 set 2010 at 4:06pm

Si è spesso parlato di grande crisi in Italia, l’Istat vuole chiarire i contorni di questa crisi, delimitando le stime di prodotto interno lordo (PIL), unità di lavoro, valore aggiunto, redditi da lavoro dipendente e spesa per consumi finali delle famiglie a livello regionale. Si potrà finalmente stabilire quali parti d’Italia stanno subendo maggiormente questa crisi. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, il PIL nel 2009, si è ridotto del 6% nel Nord-Ovest, mentre nel Nord-Est la riduzione è pari al 5.6%, proseguendo con le varie zone d’Italia, notiamo come la riduzione nel Centro Italia è pari a 3.9%, mentre al Sud, è pari al 4.3%. La media nazionale è pari al 5%. Tutto ciò dimostra come la crisi sia più pesante nelle regioni del Nord, regge molto bene il Centro, mentre il Sud è in flessione ma si tratta di una riduzione minore rispetto al Nord. I dati Istat segnalano poi come il “Pil per abitante ai prezzi di mercato” faccia segnare una riduzione del 3.7% a livello nazionale. Cosa è il “Pil per abitante ai prezzi di mercato”? Si tratta del rapporto fra il PIL nominale ed il numero medio dei residenti nell’anno in corso. Regionalizzando i dati, possiamo notare come il calo sia più netto al Nord (Nord-Ovest – 4.6%, Nord-Est -4.5%) mentre la riduzione resta più contenuta al Centro Italia, con -2.9%, e al Sud Italia, dove il dato è negativo ma solo del 2.7%.

Pietro Gugliotta

Disoccupazione, senza lavoro un giovane su tre

Disoccupazione, senza lavoro un giovane su tre

Posted on 24 set 2010 at 3:37pm

Consueto punto dell’Istat sull’occupazione in Italia. L’Istituto Nazionale di Statistica, segnala come ci sia un aumento degli occupati pari allo 0.1%, rispetto al trimestre scorso. Risultato che diventa negativo, se preso in rapporto al dato dello stesso trimestre, il secondo, del 2009: infatti nel secondo trimestre 2010, l’occupazione è scesa dello 0.8% rispetto allo stesso periodo di dodici mesi fa. Dato negativo che influenza anche il tasso di disoccupazione. La disoccupazione sale all’8.5%, con un aumento di 0.1% rispetto al primo trimestre; l’aumento – riferito al secondo trimestre 2009 – sale all’1.0%. Concentriamo l’attenzione proprio sugli italiani in cerca di occupazione. “Nel secondo trimestre 2010 – si legge nel comunicato Istat – la crescita su base annua del numero delle persone in cerca di occupazione continua ad interessare in misura più significativa gli uomini (+184.000 unità), sebbene risulti ampia anche per le donne (+70.000 unità)”. Secondo i dati Istat, l’incremento della disoccupazione è più netto al Nord fra gli ex occupati, mentre nel Centro e al Sud, l’aumento è corposo per la categoria delle persone in cerca del primo impiego ed ex inattive con precedente esperienza. Per quello che riguarda i giovani italiani, la situazione non è delle migliori: un giovane su tre è disoccupato. “Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni raggiunge il 27,9 per cento, con un massimo del 40,3 per cento per le donne del Mezzogiorno”.

Pietro Gugliotta


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