
Continua senza sosta l’incedere dell’aumento della disoccupazione in Italia: l’Istituto Nazionale di Statistica ha diffuso i dati sul tasso di disoccupazione in Italia e i dati non sono per nulla positivi. Continua a crescere la disoccupazione: a dicembre il tasso si attesta all’8.9%, con un rialzo del +0.1% rispetto al mese di novembre. Prendendo in esame il dato di dicembre 2010, ci si accorge come la crescita della disoccupazione in un anno, sia quasi di un punto percentuale: +0.8% rispetto al dicembre del 2010. Preoccupa sempre di più il tasso di disoccupazione giovanile, in Italia un giovane su tre continua a non avere un lavoro, secondo le stime provvisorie dell’Istat. Se in Italia la situazione è davvero preoccupante, non si può dire altrettanto della Germania: infatti il tasso di disoccupazione tedesco è ai minimi storici ed a gennaio ha fatto segnare una flessione di 34mila unità. Il valore del rapporto fra persone in cerca di lavoro e forza lavoro è infatti scenso al 6.7%, minimo storico tedesco. La Germania sembra essere l’unica isola felice: infatti il dato che arriva dall’Unione Europea non è per nulla incoraggiante. Il tasso di disoccupazione nei paesi dell’Euro è il massimo storico da quando è stata introdotta la moneta unica europea: il valore si attesta al 10.4%, il tasso di disoccupazione scende al 9.9% prendendo in esame tutti i paesi dell’Unione Europea.
Pietro Gugliotta

Il “World economic outlook” è tutt’altro che tenero dei confronti dell’Italia: le previsioni del FMI, il Fondo Monetario Internazionale, stilate nel rapporto sulle economie del pianeta, presentano uno scenario molto pessimista per l’Italia. Infatti l’Italia andrebbe incontro a due anni di recessione profonda, con un 2012 pessimo ed un 2013 in ripresa: secondo le previsioni del Fmi, infatti il Pil del nostro Paese calerà del -2.5% nel 2012, mentre il 2013 sarà un anno meno negativo, con una flessione del Pil italiano pari al -1.1%. Previsioni ben più dure rispetto a quelle degli scorsi mesi, quando si parlava di un calo del Pil sia nel 2012 che nel 2013, rispettivamente per -2.2% e -0.6%. Le motivazioni di questa flessione così pesante del Pil italiano, sono da ricercare nella difficile situazione dell’Eurozona. “La ripresa globale è minacciata dalle crescenti tensioni nell’area dell’euro” si legge nel rapporto del Fmi. Ma non solo questo: a questa situazione, definita come la principale ragione del crollo dell’economia, si affiancano altre fragilità finanziarie sparse per il mondo, che non risparmieranno neppure i paesi economicamente emergenti. Prova a dare una visione più ottimistica per l’anno in corso il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. “L’Europa si troverà in una forma migliore nel 2012 grazie ai progressi nell’affrontare la due cause primarie della crisi, la mancanza di disciplina fiscale e di riforme strutturali, con convinzione e determinazione”, predicando ottimismo per una situazione che sembra migliore rispetto a quella degli scorsi mesi.
Pietro Gugliotta

Il premier italiano Mario Monti è sbarcato oggi a Londra: nella fitta agenda di queste settimane, Monti è riuscito a trovare uno spazio per incontrare il premier britannico David Cameron. Proprio a proposito di questo icontro, sono importanti le parole rilasciate da Monti al Financial Times. Il premier italiano infatti ha commentato il downgrade che S&P ha portato al livello del rating del debito sovrano dell’Italia. Monti è uno dei pochi a non sminuire il lavoro dell’agenzia internazionale di rating, non attaccando il giudizio, ma addirittura affermando che è un giudizio condiviso dallo stesso Monti. “Sono ‘unico in Europa che non ha criticato le agenzie di rating” ha spiegato Monti, che in realtà si è detto concorde col giudizio di Standard and Poor’s, ma solo su un fattore non si è trovato d’accordo con l’agenzia internazionale di rating, il downgrade. “Se avessi mai dettato qualcosa, sarebbe stato quel che S&P ha detto sulla politica economica italiana, ma non avrei mai pronunciato le parole BBB” ha concluso Mario Monti, in uno stralcio dell’intervista pubblicata sul Financial Times, intervista che poi prosegue con un appello di Monti alle forze europee. “La Germania e gli altri Paesi creditori devono fare di più per aiutare l’Italia a ridurre i costi di finanziamento. Se questa grande azione verso la disciplina e la stabilità non viene riconosciuta, ci saranno conseguenze pesanti nei paesi che sono sottoposti a tale sforzo” conclude il premier italiano. La risposta di uno dei leader della Comunità Europea, la Germania, non è tardata ad arrivare, ed è una risposta negativa. Infatti la Germania avrebbe negato questo appoggio all’Italia, come spiega lo stesso Wolfgang Franz, capo dei consiglieri economici di Berlino. “L’Italia può fare il lavoro da sola” afferma Franz, parole semplice ma assolutamente efficaci.
Pietro Gugliotta

Non si sono fatte attendere le reazioni del mondo della politica e della finanza europea alla notizia del downgrade del rating del debito sovrano dell’Italia, da parte dell’agenzia internazionale di rating Standard & Poor’s. Il primo commento arriva dal Quirinale: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato un monito a tutta l’Europa. “Bisogna mettere in campo la più forte volontà comune nel procedere senza esitazioni sulla via dell’unità politica e dell’effettiva unione economica” spiega Napolitano, affermando anche che i limiti del passato stanno condizionando le istituzioni europee. Anche Angela Merkel ha commentato il downgrade dei diversi paesi dell’Unione Europea, Italia compresa. “La strada per ristabilire la fiducia delle agenzie di rating, come S&P’s, sull’Europa è lunga. Ma un giorno riusciremo a convincere le agenzie di rating” ha spiegato la cancelliera tedesca, dunque lasciando uno spiraglio positivo per il futuro. Curiosa la reazione dalla Cina: infatti una agenzia di stampa cinese ha sollevato parecchie perplessità sulla credibilità del giudizio di S&P. “Sebbene l’intervento di S&P possa apparire legittimo per alcuni aspetti legati all’andamento dei conti pubblici, per la tempistica suscita dei dubbi viste le migliorate prospettive sulla situazione espresse dalla Bce ed il successo dell’asta spagnoli di due giorni fa” si legge in una nota.
Pietro Gugliotta

E’ arrivata nel fine settimana la notizia forse attesa, data la situazione degli ultimi mesi: l’Italia ha subito il downgrade del rating del debito sovrano. Per la prima volta il rating italiano scende sotto il livello A, attestandosi a BBB+, secondo il giudizio di Standard & Poor’s. Al momento S&P è l’unica agenzia ad aver abbassato il rating all’Italia: restano superiori i giudizi di Moody’s e Fitch, che si pronunceranno nei prossimi giorni. Tutte e tre le agenzie internazionali di rating confermano l’outlook negativo (che ha portato al downgrade per quanto riguarda Standard & Poor’s), ma al momento mantengono diversi giudizi: infatti se S&P porta l’Italia a BBB+, la valutazione di Moody’s è ferma ad A2, così come Fitch è stabile a A+. La situazione italiana, secondo quanto dichiarato dall’agenzia Standard & Poor’s, non è del tutto preoccupante: infatti la tripla B inquadra “un’adeguata capacità di rispettare gli impegni finanziari ma una certa suscettibilità alle condizioni economiche avverse e a mutamenti del quadro” si legge nella nota di S&P. In ogni caso c’è molto malcontento in Italia per questa decisione: infatti la dura manovra economica promossa dal Governo Monti, così come la proiezione del pareggio di bilancio nel 2013, erano stati interpretati positivamente sia dall’Europa che dal Fondo Monetario Internazionale. In ogni caso, a dicembre c’era già stato un avvertimento da parte di S&P, che aveva messo il rating italiano sotto osservazione. Ma non solo l’Italia subisce un downgrade: fa scalpore il crollo del rating della Francia che perde la tripla A (AAA), il giudizio più alto, così come l’Austria, mentre nessun taglio al rating tedesco. Calano anche i rating del Portogallo e della Spagna, che perdono due gradini. In calo la valutazione di altri paesi come Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia.
Pietro Gugliotta

L’incontro fra Italia e Germania dei giorni scorsi, ha portato una ventata di ottimismo in Europa. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha infatti trovato positivi gli sforzi fatti dal Governo Monti, tanto da lodare l’operato del suo governo. “L’Italia ha fatto molto sul fronte delle riforme. Le misure adottate sono molto importanti. E a questo punto ognuno dei principali Paesi dell’Eurozona dovrà fare la sua parte per la stabilizzazione della moneta unica” ha dichiarato Angela Merkel, nella conferenza stampa congiunta con il premier Mario Monti. L’incontro è solo un “antipasto” del più importante meeting di Roma, del 20 gennaio, come spiega la stessa Merkel. “Abbiamo concordato che Italia, Francia e Germania si trovino il 20 gennaio a Roma per continuare la collaborazione già avviata”. L’obiettivo di far rientrare l’Italia nelle “grazie” della Comunità Europea, e sopratutto nell’asse Francia-Germania, sembra essere stato raggiunto. Potrebbe dunque esserci un asse a tre molto forte, fra Italia, Francia e Germania, che potrebbe dare un nuovo ed interessante impulso alle politiche economiche italiane. La cancelliera tedesca ha poi posto l’attenzione ai paesi più deboli, spiegando che non saranno esclusi. “Le economie nazionali più piccole nell’eurozona non le escluderemo, occorre trovare una soluzione ragionevole per la Grecia per poi impegnarci su provvedimenti strutturali da applicare” conclude Angela Merkel, aggiungendo come Italia e Germania sono in primo piano per aumentare l’importanza dell’unità europea.
Pietro Gugliotta

Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, ha confermato che i tassi d’interesse resteranno fermi all’1%, cercando di allontanare i possibili timori derivanti dalla spinta dell’inflazione. Infatti la crescita dei prezzi – come conferma lo stesso Draghi – rimarrà sopra il 2%, ma entro la fine del 2012 dovrebbe tornare al target. Il vero problema, secondo il numero uno della Bce, è legato alla crescita dei paesi dell’Eurozona: una crescita troppo moderata. “E’ quasi impossibile dare un giudizio sull’andamento medio dell’economia europea. Ci sono alcuni Paesi che sembrano destinati a entrare in recessione e altri che invece appaiono in grado di superare l’attuale crisi senza contrazione economica. E’ un momento di grande incertezza e siamo tutti chiamati alla massima sorveglianza rimanendo pronti ad adottare tutte le misure necessarie” spiega il presidente della Banca centrale europea. Mentre per l’Italia, Mario Draghi mantiene un cauto ottimismo, confermando che “alcuni Paesi stanno compiendo progressi davvero notevoli nei programmi di consolidamento fiscale e i mercati dovrebbero appezzare questi progressi”, chiara allusione all’Italia. Ma c’è qualche Paese che preoccupa particolarmente, è il caso dell’Ungheria. “La legge da poco approvata (che limita l’indipendenza della banca centrale ungherese) non è in sintonia con lo spirito dei trattati europei per quanto riguarda l’indipendenza delle banche centrali. Per questo seguiamo con attenzione gli svluppi a riguardo”.

Nonostante l’ottimo lavoro portato avanti in queste settimane dal Governo Monti, l’Italia resta nell’occhio del ciclone: l’agenzia internazionale di rating, Fitch, ha ieri rilasciato una nota molto allarmante. Ancora una volta Fitch minaccia il taglio del rating italiano, dopo il taglio avvenuto ad ottobre, che ha portato il rating italiano da AA- ad A+. Un taglio che fu seguito a ruota anche dalle altre due agenzie di rating più importanti, Moody’s e Standard & Poor’s. Sembrano passare dunque inosservate le riforme del nuovo Governo di Mario Monti. Insieme all’Italia, secondo Ed Parker, responsabile rating sovrani dell’area Emea di Fitch, sarebbero a rischio downgrade anche Belgio, Spagna, Slovenia, Irlanda e Cipro. David Riley, responsabile dei rating sovrani di Fitch, ha lanciato un attacco molto importante ai danni dell’Italia. “La Bce rafforzi il suo programma di acquisto di titoli di Stato dell’Italia per evitare un catastrofico collasso dell’euro” spiega Riley, che prosegue parlando della moneta unica europea. “La fine dell’euro sarebbe catastrofica, perché l’euro è una moneta di riserva. E’ difficile pensare che l’euro possa sopravvivere se l’Italia non dovesse farcela”. Non emergono problemi – dalle parole di Riley – per quanto riguarda il rating di Francia e Germania: Fitch è troppo preoccupata dalla posizione italiana, spiegando che l’Italia soffre una situazione debitoria molto importante, che supera i 1.900 miliardi, ma ammonendo la Comunità Europea, spiega che la sofferenza dell’Italia deriva anche dall’assenza di un meccanismo di difesa europeo.
Pietro Gugliotta

Il premier britannico David Cameron torna a parlare e lo fa dai microfoni della Bbc, attaccando ancora una volta l’Unione Europea, in particolare la scelta di alcuni paesi di proporre una tassa sulle transazioni finanziarie. Cameron infatti è assolutamente contrario e non fa nulla per nascondere la sua ritrosia nell’applicare questa legge, aumentando – se ce ne fosse ancora bisogno – la distanza fra la posizione del Regno Unito e della Comunità Europea. “Se i francesi vogliono introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie nel loro Paese dovrebbero essere liberi di farlo. Ma l’idea di una nuova tassa europea, quando quella stessa tassa non verrà introdotta in altri luoghi, non penso sia logica e la bloccherò” spiega il premier britannico, motivando anche il suo dissenso così aperto. “Una tassa solo europea costerebbe posti di lavoro e gettito fiscale, sarebbe nefasta per tutto il continente da cui vedremmo andarsene moltissime aziende finanziarie”. Dunque Cameron ed il Regno Unito sono contrari a questa Tobin Tax, a meno che – prosegue lo stesso premier britannico – la stessa tassa non sia approvata a tutte le transazioni finanziarie mondiali, non solo a quelle europee. A spingere per l’approvazione della Tobin Tax europea, oltre la già citata Francia di Sarkozy, ci sono anche la Germania e l’Italia. Ad essere contrari a questa nuova tassa, oltre alla Gran Bretagna, ci sono anche Malta e la Svezia.
Pietro Gugliotta

Il premier Mario Monti è intervenuto a Reggio Emilia, in occasione delle celebrazioni del 215mo anniversario del Tricolore. Il giorno dopo l’incontro con Sarkozy, premier francese, il primo ministro italiano torna a parlare degli sforzi che l’intera Unione Europea deve compiere per rialzarsi. Perchè – come giustamente sostiene Monti – l’intera Europa deve compiere sacrifici per rialzarsi, non solo i paesi in difficoltà, ci deve essere l’intento comune di tornare ai livelli economici di qualche anno fa. L’Italia ha già fatto la sua parte, adesso tocca all’Europa. “Abbiamo capitale umano e conoscenze, e gli italiani hanno sempre risposto con energia nei momenti di difficoltà. Nessuno può immaginare che l’Europa rinunci a crescere. Nessun Paese è tanto forte da andare avanti solo, ma ciascuno ha bisogno di attuare politiche comuni e coordinare la crescita. L’Italia ha bisogno dell’Europa e l’Europa per rafforzarsi ha bisogno dell’Italia e per questo per essere sempre piu orgogliosi del Tricolore opera l’Italia migliore e con essa il nostro governo di impegno nazionale ed europeo” spiega Monti da Reggio Emilia. Ma il premier predica anche una maggiore unità all’interno dell’Italia: una Italia più unità è più forte e degna di rispetto, chiarisce Monti. Approfondendo il tema dell’Italia, il premier anticipa qualcosa sulle prossime mosse del governo, a partire dalle liberalizzazioni. “Nella fase due del governo ci sono liberalizzazioni equilibrate e pragmatiche, alcuni interventi saranno rapidi per ottenere risultati immediati” conclude il premier.
Pietro Gugliotta