
Il mercato dell’auto è in crisi: due marchi storici sono alle strette.
La tedesca Wolkswagen ha registrato un -85,7% di utili nel terzo trimestre; le vendite sono calate del 10% registrando un fatturato di 26 miliardi. L’utile operativo è stato di 278 milioni e, nonostante in ribasso di oltre l’80%, ha superato le stime degli analisti.
Situazione difficile anche per la statunitense Ford che deve vendere ancora marchi controllati. Dopo Land Rover e Jaguar ceduti al gruppo indiano Tata, la casa automobilistica americana deve ancora cedere una parte cospicua del suo patrimonio a un’azienda asiatica. Come era stato annunciato, la Ford cederà la controllata casa svedese, la Volvo, alla casa automobilistica cinese, la Jeely.
Dopo 10 anni dall’acquisto la Ford potrebbe privarsi di un marchio acquistato per 6,45 miliardi di dollari e che era stato inglobato nella “Premier Auto Group” che comprendeva anche Aston Martin e Jaguar.

La crisi finanziaria ed economica ha costretto molte grandi aziende e banche, soprattutto statunitensi, a dichiarare fallimento.
La Ford, storico marchio automobilistico degli USA, è costretta a vendere ancora per non cadere in questa rete. Dopo aver ceduto i marchi Jaguar e Land Rover al gruppo indiano Tata, questa volta, è costretta ancora a cedere aziende controllate ed acquisite nel corso degli ultimi decenni: è giunta l’ora della svedese Volvo, per la quale la Ford ha ricevuto un’offerta di 334 milioni di dollari dal gruppo automobilistico cinese Jeely.
Per far sì che questa grossa manovra finanziaria possa concretizzarsi, bisognerà attendere il consenso della banca Goldman Sachs, che dovrà comprare obbligazioni e warrant da Jeely. Se, poi, la famosa banca d’affari deciderà di convertirle in azioni, si troverà a controllare oltre il 15 % della casa autobilistica cinese e della sua neonata controllata: la Volvo.
A voi lettori, una domanda: i paesi emergenti asiatici, Cina ed India, risentono della crisi economica? Come mai riescono a comprare facilmente storici marchi americani ed europei? E pensare che proprio del governo cinese non si possa dire che adotti delle politiche capitalistiche!