
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato ieri a Mestre, durante l’inaugurazione di una piazza a Gianni Pellicani, amministratore e politico veneziano morto nel 2006. Ecco le sue parole dedicate ai giovani ed al mondo del lavoro. “E’ venuto il momento che l’Italia si dia una seria politica industriale nel quadro europeo, secondo le grandi coordinate dell’integrazione europea. Ne abbiamo bisogno per l’occupazione e per i giovani, che oggi sono per noi il motivo principale di preoccupazione. Attorno alla questione dell’occupazione giovanile si stringono i nodi dell’economia. C’è una nuova categoria di giovani che non sono impegnati nè in processi formativi, nè lavorativi, nè in processi di addestramento al lavoro. Noi dobbiamo dare delle risposte su tutti questi terreni tenendo conto dei limiti stretti in cui si muove l’azione pubblica e tenendo conto delle risorse nel bilancio dello Stato, punto ineludibile per governo e opposizione”. Questa mattina, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto a Cernobbio, in provincia di Como, al Forum Ambrosetti. Ha sottolineato l’importanza del settore dei Servizi, chiedendo anche un rafforzamento del mercato interno. “Serve più competizione nel settore dei Servizi, un comparto che è rimasto al riparo dalla unificazione che si è compiuta in altre sfere del mercato e della attività economica in Ue. Tra le riforme necessarie da mettere in primo piano, c’è la questione di una più aperta competizione e concorrenza e quindi un rafforzamento delle regole del mercato interno. Bisogna lavorare per aprire alla competizione l’area dei servizi che è rimasta al riparo dalla unificazione che si è compiuta in altre sfere del mercato e della attività economica”.
Pietro Gugliotta

Nuove rilevazioni Istat dedicate al lavoro. L’Istituto nazionale id statistica, segnala che il tasso di disoccupazione ad aprile è salito all’8,9%, dato record dal 2001. Mentre continua a crescere il tasso di disoccupazione tra i giovani, uno su tre, il 30% dunque, è senza lavoro. Questo dato è il più alto da gennaio 2004. Inoltre il tasso di disoccupazione è aumentato di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.
Le persone in cerca di occupazione adesso salgono a 2 milioni 220 mila, in aumento dell’1% (+21 mila unità) su base mensile e del 20,1 per cento (+372 mila unità) su base annua. C’è anche un dato positivo, quello che riguarda il numero di occupati: si attesta a 22 milioni 831 mila unità, in aumento dello 0,2% (+56 mila unità) rispetto a marzo e inferiore dell’1,3% (-307 mila unità) rispetto ad aprile 2009. Cresce il tasso di disoccupazione tra i giovani, circa il 30% è senza lavoro. Nella popolazione tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione sale infatti al 29,5%, ad aprile, con un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti percentuali rispetto ad aprile 2009.
Ecco il commento del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “La rilevazione Istat del mese contiene due dati solo apparentemente contraddittori. Crescono, infatti, di un decimale tanto il tasso di occupazione quanto quello di disoccupazione. La ripresa alimenta il primo ma, in certa misura, anche il secondo. Il tasso di disoccupazione, infatti, - continua Sacconi – è influenzato ovviamente dalla difficoltà di trovare un lavoro da parte di coloro che lo cercano ma, in ogni fase di ripartenza dell’economia, una porzione di ’scoraggiatì sono incoraggiati ad offrirsi sul mercato del lavoro. Non a caso scende il tasso di inattività – conclude il ministor Sacconi -. Il differenziale con la media europea rimane inalterato”.
Pietro Gugliotta

Il Governatore di BankItalia, Mario Draghi ha parlato questa mattina all’Assemblea annuale della Banca d’Italia, dove ha riferito le sue “considerazioni finali”. “I costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili. L’evasione è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga, mentre le relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata, la sfida dell’Italia per superare la crisi, è quella di coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno alla crescita. E’ certo che dall’euro non si torna indietro”. BankItalia ha apprezzato la manovra finanziaria proposta dal Governo. “Agire era inevitabile. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana. Adesso c’è la necessità di un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire il conseguimento degli obiettivi. E’ urgente rafforzare il Patto di stabilità europeo, introducendo sanzioni anche politiche per i Paesi che non lo rispettano”. Draghi si sofferma anche sulle conseguenze dell’evasione fiscale. “Le mosse del Governo dovranno consentire la riduzione delle aliquote. Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace: io credo che gli evasori fiscali siano i primi responsabili della macelleria sociale”. Sul mondo dei giovani e delle difficoltà che hanno per emergere e trovare un lavoro, Draghi ha così commentato. “In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali. La crisi rende ancora più urgenti le riforme strutturali. La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. La riforma del mercato del lavoro va completata, superando le segmentazioni e stimolando la partecipazione”.
Pietro Gugliotta

Secondo uno studio ISTAT, nel 2009 in Italia, il tasso di occupazione è diminuito a livello nazionale al 57,5% (-1,2 punti percentuali su base annua), nella fascia di eta’ fra 15 e 64 anni. Il valore è inferiore di oltre sette punti rispetto alla media dell’Unione Europea, che si attesta al 64,6%. L’Istat precisa inoltre che nel 2009, il tasso di disoccupazione passa in Italia dal 6,7% dell’anno precedente al 7,8%, contro l’8,9% registrato nell’Unione europea a 27 Paesi.
Rispetto alla UE, il valore più basso del tasso di disoccupazione è collegabile ad un più elevato indicatore di inattività: infatti il tasso di inattività si posiziona al 37,6%, superiore di quasi 10 punti alla media Ue (28,9%). Nel 2008 il tasso di disoccupazione era cresciuto di sette decimi di punto rispetto al 2007, dopo nove anni di continua discesa.Secondo i dati pubblicati dall’Istat sul mondo del lavoro, l’occupazione nelle grandi imprese a febbraio registra un calo dell’1,9% (al lordo della Cig) e dell’1,3% al netto. L’Istat spiega che nel gennaio 2010 c’e’ stata una variazione nulla al lordo della Cig e del +0,2% al netto. Invece nei primi 2 mesi 2010 l’occupazione cala del 2,1% al lordo della Cig e dell’1,8% al netto. Le retribuzioni lorde per ora lavorata aumentano a febbraio del 6,5% su febbraio 2009 e del 2,4% sul mese precedente. Cala l’uso del Cig, la Cassa integrazione guadagni.
I dati più negativi arrivano dal Sud Italia: Sicilia (13,9%), Sardegna (13,3%) e Campania (12,9%) sono le tre regioni con il tasso di disoccupazione più alto d’Italia. Al lato opposto di una ipotetica classifica sulla disoccupazione, le due regioni con il tasso minore di inoccupati sono Trentino Alto Adige (3,2%) e Valle D’Aosta (4,4%).

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parlando a un convegno della Cisl, ha ricordato che nei prossimi giorni, il Governo produrrà un piano sul lavoro triennale: conterrà politiche nuove, formazione, mercato del lavoro e tutto ciò che è strettamente legato al mondo del lavoro. “Stiamo pensando alla creazione di un fascicolo elettronico personale che riunisca i percorsi educativi – spiega Sacconi – e lavorativi della vita attiva di una persona con l’obiettivo di poter accedere al proprio estratto conto previdenziale e alla propria posizione contributiva”. Poi Sacconi si è concentrato sul mondo della Formazione. “La formazione - prosegue il ministro – dovrà essere finalizzata a ottenere un incontro tra domanda e offerta, evitando lunghi periodi di inattività delle persone servono analisi sull’andamento del mercato del lavoro, sulle figure professionali che mancano“. Inoltre il ministro ha duramente contestato il sistema formativo italiano: “c’è troppa burocrazia, così si fa soltanto la festa dei formatori” spiega Sacconi. “Siamo impegnati a cercare di realizzare iniziative, anche in collaborazione con il ministro Gelmini, per avvicinare il nostro popolo ad una più responsabile cultura previdenziale – conclude il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi - Stiamo inoltre studiando una giornata della cultura previdenziale con l’obiettivo di diffondere il tema a partire dalle scuole”. Al termine del suo intervento Sacconi ha duramente contestato i lavoratori che rifiutano un lavoro o una possibilità di formazione lavorativa, spiegando che è molto importante sanzionare queste persone, come tassello per arrivare a una politica attiva del lavoro. Il ministro ha anche contestato anche l’idea del contratto unico.

I laureati di oggi sono il simbolo di un’Italia che non va avanti e non progredisce. Una paese in cui stentano i ricambi generazionali, i laureati rimangono privi di un’occupazione e di prospettive future. Sembra proprio che in questo paese nessuno credi in loro. I dati parlano chiaro, nei primi due mesi del 2010 le imprese hanno smesso di cercare neolaureati. Basti pensare ai due titoli di studio più forti sul mercato del lavoro, laurea in economia e ingegneria, rispetto allo scorso anno hanno visto le richieste da parte di aziende diminuire.
La quota di chi è ancora disoccupato un anno dopo aver concluso il ciclo di studi specialistico è aumentata di ben 7 punti percentuali. Questo dato deriva dal Rapporto 2010 di Almalaurea, che ha coinvolto oltre 200 mila giovani di tutta Italia. Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea, ha commentato i dati sottolieneando la necessità di una maggiore attenzione al capitale umano e alla sua istruzione e qualificazione.
Lo scorso anno il 16,5% dei neolaureati triennali era ancora in cerca del primo impiego, quest’anno hanno raggiunto quota 22%. Stesso discorso per coloro che hanno concluso un ciclo di studi specialistico, e parliamo anche di medici e architetti. Per i più fortunati che hanno trovato lavoro invece, il 52% ha firmato contratti di collaborazione o altre forme di precariato e solo il 26,1% ha trovato un lavoro stabile. A livello di retribuzione, chi si è laureato entro la fine del 2008, prende in media 1.050 euro.

Salari e inflazione sono due grandezze economiche che gli italiani conoscono bene, e che preferirebbero vedere muoversi in due direzioni opposte, per non vedere eroso il loro potere d’acquisto. Proprio su queste due grandezze ci sono nuove notizie dall’Istituto di statistica Italiano.
Secondo dati Istat, i salari nel 2009 hanno battuto l’inflazione, infatti le retribuzioni hanno fatto segnare un deciso incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente, mentre il carovita ha registrato un +0,8%. A crescere particolarmente sono stati i salari nei settori Industria e Servizi, rispettivamente con incrementi del 3 e 1,8%. Nello stesso periodo sono inoltre cresciuti gli oneri sociali e il costo del lavoro.
Il quarto trimestre del 2009 ha mostrato una crescita delle retribuzioni lorde dello 0,6% rispetto al terzo trimestre, e del 3,4% rispetto al 2008. I settori in cui si può notare il maggiore incremento tendenziale sono il settore costruzioni nel comparto industria, e il settore servizi d’informazione e comunicazione nel comparto terziario.
Complessivamente gli oneri sociali hanno segnato una variazione congiunturale con segno più dello 0,8%, con incremento più marcato per l’industria (1,8%) rispetto ai servizi (0,7%). A livello settoriale ad avere subito il maggiore incremento degli oneri sociali sono stati soprattutto il settore fornitura di energia elettrica e gas (+9,5%). E infine, per ciò che concerne il costo del lavoro, la variazione congiunturale è stata dell’1% nell’industria, mentre nei servizi dello 0,5%.

Anche secondo il presidente della Banca Centrale Americana la ripresa economica risulterà inesorabilmente lenta, ecco perché i tassi, almeno per il momento, resteranno fermi. Bernanke, al congresso Usa, ha ribadito che il problema principale del paese rimane la disoccupazione, anche se è necessario ammettere che i piani messi in atto dal governo hanno prodotto buoni risultati in termini di creazione e salvataggio di posti di lavoro. Sul tema del lavoro era già intervenuta Janet Jellen, presidente della Fed di San Francisco, ed una delle economiste più apprezzate. La Jellen ha infatti dichiarato qualche giorno fa, che l’economia americana sta sempre di più imparando a crescere senza alti livelli di occupazione, il che risulta un grosso problema.
La gestione del deficit americano è un altro problema che il presidente della Fed ha voluto evidenziare, confermando che si è giunti a livelli record. Tale situazione potrebbe minare la ripresa dell’economia. Tornando sulle stime di crescita del paese, Bernanke ha confermato un prodotto interno lordo in crescita di oltre tre punti percentuali nel 2010, e oltre il tre e mezzo percento nel 2011. Il tasso di disoccupazione dovrebbe invece cominciare a calare già nel 2010, per poi arrivare al 7% verso la fine del 2012.
Sul fronte tassi di interesse, il numero uno della Fed ha confermato la necessità di bassi livelli e di una stretta del credito, per poter evitare possibili spinte inflazionistiche. Inoltre ha voluto sostenere un’altra necessita molto importante, ossia quella di operatività trasparente e indipendente della Banca Centrale, che deve svincolarsi dalle pressioni politiche di breve termine, che incidono notevolmente sul raggiungimento degli obiettivi. Il presidente è poi risultato molto scettico circa un possibile downgrade sull’affidabilità creditizia degli Stati Uniti nonostante i dati negativi sul deficit del budget federale.

Tutti gli stabilimenti chiusi per 15 giorni. Dunque scatta la cassa integrazione per circa 30 mila lavoratori, così come già annunciato lo scorso 26 gennaio dall’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne. La scelta dell’azienda è stata motivata dall’ingente calo di ordini, e la conseguente necessità di adeguare la produzione.
Il segretario provinciale della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo, ha riferito che nel 2010 ci sarà un intenso ricorso alla cig e che senza incentivi è inevitabile che il mercato si contragga e che la Fiat debba adeguare i propri volumi di produzione. Il sindacalista ha aggiunto che tutto questo si tradurrà in una riduzione di reddito per gli operai italiani, in quanto per ogni settimana di cig sono stati calcolati 100 euro in meno di salario.
Per il 5 marzo è stato fissato invece un ennesimo incontro tra ministero dello Sviluppo economico e Fiat per trattare sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese. Tensione alta anche in un altro stabilimento del Gruppo, la Fabbrica Motori Avellino. Dopo gli scontri nella notte tra sabato 20 e domenica 21, i lavoratori avellinesi hanno organizzato un presidio fuori dalla fabbrica che durerà fino al 26 febbraio.
Per ciò che concerne Termini, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha detto che il Gruppo del Lingotto ha già cambiato atteggiamento e che ora è più responsabile. John Elkann, ha invece ribadito che sulla faccenda dello stabilimento si è già detto tutto. Intanto i sindacati sperano in un accordo che permetta di conservare a Termini almeno alcune produzioni legate all’auto e sfruttare così la professionalità specifica presente sul territorio.

Più di 7.500 posti di lavoro a rischio per il settore della raffinazione Italiano, che risulta molto in crisi. Il presidente dell’Unione petrolifera (Up), Pasquale De Vita, che ha presentato i dati di consuntivo del settore, per quanto riguarda l’anno 2009, ha dichiarato che in Italia ci sono 5 raffinerie a rischio di chiusura. Ogni raffineria ha in media 500 dipendenti e se facciamo rientrare nel conto anche l’indotto, è chiaro che i danni sono ingenti.
Il settore è stato notevolmente colpito dal calo della domanda mondiale, che nel 2009 è scesa di oltre un punto percentuale. Le perdite complessive ammontano ad oltre un miliardo di euro secondo le stime dell’Unione Petrolifera. Gli impianti di Livorno e Pantano sono in cerca di compratori, a Taranto e Gela l’attività è stata provvisoriamente fermata, mentre a Falconera si contano 92 esuberi. La situazione è delicata.
Le mutazioni degli equilibri geopolitici sembrano essere sempre più evidenti, i paesi Ocse hanno infatti registrato un freno alla domanda del 4,4%, mentre quelli non Ocse hanno registrato un +2%. Netta la contrapposizione Stati Uniti-Cina, sempre a livello di domanda, con i primi che hanno mostrato una contrazione del 4%, e i secondi un incremento notevole del 7,2%. Per le raffinerie italiane troppo forte è la concorrenza dei Paesi mediorientali, dove i costi sono più bassi e i limiti legislativi meno invasivi. L’Up spera che il governo abbia un occhio di riguardo per il settore, per tale motivo sta insistendo per un quadro normativo meno severo.
Giuseppe Raso