
Nelle scorse settimane abbiamo parlato dell’uscita di Fiat da Confindustria, a partire dal primo gennaio 2012. Questo abbandono ha portato una nuova conseguenza: infatti il presidente di Fiat, John Elkann, era il vice presidente di Confindustria. Con tre mesi di anticipo però John Elkann si è dimesso da Confindustria, dalla carica di vice presidente. Una scelta che appare corretta ed in linea con le scelte dell’azienda del Lingotto, una scelta che è stata ufficializzata con una lettera inviata alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “La fine dei miei impegni negli organi direttivi di Confindustria non cambia nè i nostri rapporti personali nè gli intendimenti che da sempre ci vedono uniti: sono certo che entrambi continueremo a lavorare con passione e determinazione per assicurare le migliore prospettive di sviluppo all’industria italiana” spiega Elkann, che nel proseguo della lettera parla di una scelta che evidenzia tutta la chiarezza del gruppo Fiat. Inoltre si tratta di una scelta che rafforza l’indipendenza della stessa Confindustria. “Convinto della necessità di questa scelta, avevo peraltro maturato l’intenzione di portare a termine gli impegni associativi fino a quella data. Ma la stima che mi lega a te e il rispetto che nutro nei confronti di Confindustria mi inducono a un gesto di ulteriore chiarezza, lasciando da oggi stesso l’incarico che mi era stato assegnato, nell’interesse dell’autonomia e dell’indipendenza dell’associazione” conclude Elkann. Il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha giudicato positivamente questa uscita di Elkann, affermando che “è coerente con la scelta di Fiat”.
Pietro Gugliotta

L’abbandono di Fiat a Confindustria continua a lasciare ulteriori polemiche: infatti Emma Marcegaglia continua a difendere a spada tratta il lavoro svolto nel suo periodo di presidenza alla Confindustria. La Marcegaglia ha voluto spiegare le sue ragioni in una lettera inviata ai presidenti regionali dell’associazione degli imprenditori: è sbagliato dire che Confindustria non ha lavorato per modernizzare le relazioni sindacali, così come non è corretto dire che rimanere fuori da Confindustria è conveniente. Questi i due punti su cui la Marcegaglia si è soffermata maggiormente, smentendo le accuse del centrodestra, di una Confindustria che svolge una attività politica antigovernativa, perchè “Confindustria è la voce libera e autonoma degli imprenditori”. La presidente di Confindustria ha poi smentito le voci di una possibile emorragia di iscritti dopo l’abbandono di Fiat: infatti sarebbero solo due i membri che hanno inviato una lettera di disdetta, ma si tratta di due soli casi isolati fanno sapere da Viale dell’Astronomia. Ma da qualche giorno iniziano a circolare alcuni nomi sul futuro presidente di Confindustria: l’associazione degli imprenditori potrebbe vedere a capo Andrea Riello, che già fa parte dell’esecutivo del Veneto, o più probabilmente Alberto Bombassei, la figura che in questi giorni ha cercato di mediare fra le posizioni di Fiat e Confindustria.
Pietro Gugliotta

La Banca Centrale Europea aveva avvisato l’Italia: infatti ad agosto, per la precisione il 5 agosto, il Governo italiano ha ricevuto una lettera firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi. Questa lettera era un avviso: la Bce avvisava l’Italia sulle operazioni da fare, possibilmente da approvare entro settembre 2011. La lettera ricorda molto una serie di avvisi inviati alla Grecia, dove erano presenti condizioni simili a quelle inviate all’Italia. Nella lettera si fa esplicita richiesta di alcune esigenze, l’Italia avrebbe dovuto proporre un pareggio di bilancio entro il 2013, giusto per citarne una. Come si legge nella lettera, pubblicata quest’oggi dal Corriere della Sera, la BCE “confida che il Governo assumerà le azioni appropriate”. Fra i punti più importanti possiamo citare le pensioni e la riduzione dei costi del pubblico impiego: la Bce chiedeva di rendere più rigorosi i criteri per l’idoneità delle pensioni di anzianità, mentre per quanto riguarda il pubblico impiego, si chiedeva di ridurre gli stipendi e rafforzare le regole per il turn over. Inoltre veniva chiesta una revisione delle norme che regolano l’assuzione ed il licenziamento dei dipendenti, così come la Bce chiedeva la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Un totale di undici punti, che comprende anche una riforma costituzionale sulle norme di bilancio, l’utilizzo degli indicatori di performance (specie nell’istruzione e nel settore sanitario), l’abolizione di “strati amministrativi intermedi”, come le Province. Fra gli ultimi punti suggeriti dalla Banca Centrale Europea, il consiglio di introdurre una clausola di riduzione automatica del deficit e un maggiore controllo dell’assunzione di indebitamento per le spese degli enti locali. Molte di queste norme sono state recepite dal Governo Berlusconi, altre lo sono stato solo in parte ma è possibile che vengano attuate nei prossimi mesi.
Pietro Gugliotta

La decisione della Fiat di non reintegrare i tre licenziati dello Stabilimento di Melfi, ha smosso un polverone mediatico incredibile. I tre operai hanno deciso di rivolgersi al presidente della Repubblica, con questa lettera. “Ci rivolgiamo a lei, presidente, perché richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi. Signor presidente per sentirci uomini e non parassiti di questa società vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre di famiglia e non percepire la retribuzione senza lavorare. La decisione della Fiat Sata di non reintegrarci nel nostro posto di lavoro è una palese violazione della legge ma, in uno Stato di diritto non dovrebbe essere neppure consentito di dichiarare a tutti (stampa compresa) di voler disattendere un provvedimento legalmente impartito dalla autorità giudiziaria con ciò mostrando disprezzo per la Costituzione e per le leggi”. E il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha subito risposto ai tre lavoratori. “Anche per quest’ultimo sviluppo della vicenda è chiamata a intervenire, su esplicita richiesta vostra e dei vostri legali, l’Autorità Giudiziaria: e ad essa non posso che rimettermi anch’io, proprio per rispetto di quelle regole dello Stato di diritto a cui voi vi richiamate. Comprendo molto bene come consideriate lesivo della vostra dignità “percepire la retribuzione senza lavorare”. Il mio vivissimo auspicio – che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della FIAT – è che questo grave episodio possa essere superato, nell’attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria, e in modo da creare le condizioni per un confronto pacato e serio su questioni di grande rilievo come quelle del futuro dell’attività della maggiore azienda manufatturiera italiana e dell’evoluzione delle relazioni industriali nel contesto di una aspra competizione sul mercato globale”.
Pietro Gugliotta