
Nei giorni scorsi, l’arrivo a capo della Banca Centrale Europea di Mario Draghi aveva creato un po’ di imbarazzo, perchè concedeva all’Italia due posti importanti nel board della BCE, data la presenza di Lorenzo Bini Smaghi. C’erano stati diversi inviti alle dimissioni per Bini Smaghi, il cui incarico in effetti sarebbe scaduto solo il 31 maggio 2013. Si era creato un po’ di imbarazzo perchè Bini Smaghi non sembrava intenzionato a dimettersi, invece nelle ultime ore ha presentato le proprie dimissioni. Dunque adesso è ufficiale, Lorenzo Bini Smaghi si è dimesso dal board della Bce. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha voluto ringraziare personalmente il collega italiano. “Si ringrazia caldamente Bini Smaghi per i contributi che ha offerto in molti anni nel settore degli affari economici e monetari europei e internazionali. Durante il suo mandato, compresa la sua decisione, Bini Smaghi è stato fautore dell’indipendenza della Bce, Draghi esprime a Bini Smaghi la sua gratitudine per il suo straordinario contributo al lavoro della Bce e alla sua dedizione come membro del Comitato Esecutivo e del Consiglio Direttivo per oltre sei anni”. Le dimissioni erano attese già da alcuni mesi, avevano creato una forte tensione fra Italai e Francia: infatti Bini Smaghi avrebbe dovuto lasciare il suo posto ad un francese, dopo che Mario Draghi aveva sostituito il transalpino Jean Claude Trichet. Lorenzo Bini Smaghi, a partire dal primo gennaio 2012, andrà ad insegnare all’università di Harvard.
Pietro Gugliotta

Proprio nella giornata di ieri parlavamo della possibilità remota – secondo gli analisti – che la Banca Centrale Europea potesse tagliare i tassi. L’esordio di Mario Draghi è stato col botto: infatti sorprendendo tutti, l’ex governatore della Banca d’Italia ha deciso di tagliare di 0.25 punti i tassi di interesse dell’area euro. Una decisione che ha lasciato a bocca aperta in molti, perchè tutti i principali analisti delle banche europee erano concordi nell’affermare che in questo mese non sarebbe arrivata nessuna correzione per i tassi di interesse, al contrario il mese successivo – dicembre – avrebbe visto un taglio dei tassi. ”La decisione della Bce e’ stata una sorpresa – afferma un analista intervistato dall’Asca – ma va nella giusta direzione alla luce delle crescenti tensioni sui titoli di Italia e Spagna e e dell’aumento dei rischi di rallentamento dell’economia nell’area euro”. Il taglio era comunque inatteso, dato che l’inflazione resta al 3% annuo, superiore ai livelli che la Bce aveva imposto come obiettivo. La decisione di portare i tassi d’interesse all’1.25% non è stata però apprezzata dalla stampa finanziaria internazionale: in molti hanno criticato la scelta di Draghi, definito come timido e conservatore. Si tratta in effetti di una manovra che in parte inverte la rotta, rispetto alle politiche rialzistiche di Trichet.
Pietro Gugliotta

Il debutto di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea non è dei più favorevoli. Il periodo di crisi finanziaria che sta colpendo in maniera accentuata la Grecia e in maniera più lieve altri paesi europei, fra cui l’Italia, implica una forte presa di posizione del nuovo presidente della Bce. La sua prima riunione ufficiale dovrebbe portare una notizia positiva ai mercati: secondo molti analisti, Draghi non dovrebbe mutare i tassi di interesse, che dunque resteranno fermi a quota 1.50%. Una scelta molto saggia, che secondo gli addetti ai lavori, serve a dare continuità al lavoro del precedente presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet: ciò servirà a controllare le tensioni sui prezzi, opera che Trichet ha portato avanti durante il suo mandato. “Secondo la nostra stima non ci sarà alcun cambiamento della politica dei tassi” spiegano da Unicredit, aggiungendo che le possibilità che i tassi vengano ridotti, magari dello 0.25%, sono molto basse. Anche gli esperti di Bnp Paribas hanno confermato che in questa riunione i tassi non verranno abbassati, ma è possibile che questo ribasso possa arrivare a dicembre, dunque fra un mese. Lo stesso pensiero è stato espresso dagli analisti di Barclays Capital: in realtà gli inglesi sostengono che a dicembre il ribasso possa essere più corposo, attestandosi allo 0.50%.
Pietro Gugliotta

E’ arrivata ieri la tanto attesa decisione sul futuro della Banca d’Italia: infatti l’1 novembre, l’attuale governatore di BankItalia, Mario Draghi, andrà a ricoprire l’importantissimo ruolo di direttore della Banca Centrale Europea, lasciando scoperto il suo incarico a BankItalia. Dopo diverse settimane di incertezza, è giunto il tanto atteso nome: Ignazio Visco è il nuovo governatore della Banca d’Italia. Napoletano, di 61 anni, Visco ricopriva il ruolo di vice direttore della Banca d’Italia, il suo nome è stato suggerito dal premier Berlusconi al Consiglio superiore della Banca d’Italia, dopo averlo comunicato al presidente della Repubblica. Dunque una soluzione interna, la stessa suggerita da Mario Draghi che in realtà vedeva meglio come suo successore il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni. Resta apparentemente insoddisfatto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che aveva portato avanti la candidatura del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. Il nome di Visco non era circolato in maniera così pressante, come quelli di Saccomanni, Grilli e di Lorenzo Bini Smaghi, dunque possiamo dire che si tratta di una scelta quasi a sorpresa. “Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha inviato una lettera a Paolo Blasi, componente anziano del Consiglio superiore della Banca d’Italia, con la richiesta di sottoporre al parere del Consiglio stesso la designazione di Ignazio Visco a Governatore della Banca d’Italia. Contestualmente, il presidente del Consiglio ha informato il Governatore Draghi” si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi. Dal Consiglio Superiore di Bankitalia si parla di scelta valida, ma si critica la gestione della successione di Draghi: secondo fonti interne infatti, andava fatta in maniera più rapida per evitare un così ampio ventaglio di nomi.
Pietro Gugliotta

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervenuto in quello che potremmo definire uno dei suoi ultimi appelli da numero uno di Bankitalia: l’Italia deve risanare la propria economia partendo dalla spesa pubblica. Un allarme lanciato più volte però forse non compreso a pieno dal Governo, che è stato nuovamente richiamato da Draghi. “Occorre agire con rapidità. E’ stato già perso troppo tempo” esordisce il governatore della Banca d’Italia. “Gli aumenti dei tassi degli ultimi mesi se protratti nel tempo avrebbero l’effetto di vanificare in non piccola parte le misure approvate con i decreti legge convertiti in settembre con un ulteriore possibile effetto negativo sul costo del debito” spiega Draghi, affermando che questa situazione potrebbe diventare ingestibile. Secondo Draghi è fondamentale che il nostro paese riesca a risolvere da solo i propri problemi, senza attendere che arrivi l’aiuto di altri paesi o dell’Unione Europea. “E’ importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani. Sarebbe una tragica illusione pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Spettano a noi”. Sopratutto perchè si tratterebbe di interventi esterni e provvisori: l’Italia deve risanare la finanza pubblica in primis – spiega Draghi – e poi spingere l’acceleratore sulla crescita, che va assolutamente rilanciata.
Pietro Gugliotta

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, è intervenuto al Seminario dell’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà a Spineto, evidenziando come sia importante l’apporto delle nuove generazioni nel mondo del lavoro: secondo Draghi, la crescita economica dipende dai giovani. “Occorre rimuovere una serie di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, definire un più favorevole contesto istituzionale per l’attività delle imprese, promuovendo l’occupazione” esordisce Draghi, proseguendo proprio sul tema dei giovani. “La crescita economica non può fare a meno dei giovani nè i giovani della crescita e la valorizzazione dei giovani è una condizione necessaria allo sviluppo di un’economia moderna. La bassa crescita dell’Italia degli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni”. Il governatore di Bankitalia infatti crede molto nei giovani: il loro utilizzo nel mondo del lavoro potrebbe contribuire in maniera molto importante e portare capacità innovative, entusiasmo nonchè grande conoscenza. “La bassa crescita dell’Italia negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni di contribuire allo sviluppo economico e sociale” conferma Draghi. “Le difficoltà incontrate dalle giovani generazioni devono preoccuparci. Non solo per motivi di equità: vi è un problema di inutilizzo del loro patrimonio di conoscenza, della loro capacità di innovazione” conclude poi il numero uno della Banca d’Italia.
Pietro Gugliotta

Si è tenuto negli scorsi giorni il Financial Stability Board, al quale era presente anche Mario Draghi, il governatore di Bankitalia nonchè presidente in pectore della Bce. Draghi ha spiegato quali sono stati gli argomenti trattati dal FSB, chiarendo come l’ente non ha discusso di eventuali posizioni da prendere sulle decisioni della Ue. “Il Fsb non ha discusso del fondo salvastati e neppure delle recenti decisioni dell’Unione europea in questo ambito” ha dichiarato Draghi al termine dell’incontro. Nelle interviste rilasciate, il presidente della Banca d’Italia ha evidenziato che esiste un problema di funding per alcune banche: il funding è un problema nel reperire fondi necessari all’attività di una banca. Fra i temi trattati dal Financial Stability Board, quello più interessante è stato il sistema bancario ombra, lo shadow banking, che secondo Draghi “ha bisogno di una maggiore regolamentazione e sulla cui normativa il Financial Stability Board darà raccomandazioni”. Molta attenzione è stata posta però anche sulla riforma del mercato dei prodotti derivati: Draghi conferma che probabilmente non sarà adottata per intero entro la fine del 2012. “E’ un processo che richiede di sviluppare la propria capacità di produrre il proprio rating e la propria valutazione dei rischi” spiega Draghi, aggiungendo come bisogna fare di più per per mettere in pratica le regole delineate nell’area della remunerazione nel settore finanziario.
Pietro Gugliotta

Continua il braccio di ferro fra il il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: l’oggetto del contendere, questa volta, è il posto di successore di Mario Draghi, a capo della Banca d’Italia. Un posto molto ambito, che vede una lunga lista di pretendenti. Il dubbio va sicuramente sciolto al più presto: infatti Mario Draghi è stato nominato nelle scorse settimane come nuovo direttore della BCE, la Banca Centrale Europea, prenderà servizio nel mese di novembre. Dunque c’è poco più di un mese per risolvere questo problema e scegliere un successore all’altezza di Draghi, che possa guidare la Banca d’Italia in un periodo molto difficile. I nomi in lizza sono diversi: dal direttore generale Fabrizio Saccomanni, Ignazio Visco (vice di Saccomanni), Domenico Siniscalco (oggi a Morgan Stanley), Guido Tabellini (rettore della Bocconi) e Lorenzo Bini Smaghi (che ha lasciato il board della Bce per far posto a Draghi). Lo staff della Banca d’Italia preme per una soluzione interna, la stessa idea gradita a Berlusconi: dunque appare favorito proprio Fabrizio Saccomanni. Lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto nei giorni scorsi per dare la sua opinione su questa querelle, spiegando come il posto a capo della Banca d’Italia non deve essere una soluzione politica. Vedremo nei prossimi giorni, in assenza di novità infatti il consiglio della Banca d’Italia si riunirà il 24 ottobre per nominare il nuovo direttore.
Pietro Gugliotta

La Banca Centrale Europea aveva avvisato l’Italia: infatti ad agosto, per la precisione il 5 agosto, il Governo italiano ha ricevuto una lettera firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi. Questa lettera era un avviso: la Bce avvisava l’Italia sulle operazioni da fare, possibilmente da approvare entro settembre 2011. La lettera ricorda molto una serie di avvisi inviati alla Grecia, dove erano presenti condizioni simili a quelle inviate all’Italia. Nella lettera si fa esplicita richiesta di alcune esigenze, l’Italia avrebbe dovuto proporre un pareggio di bilancio entro il 2013, giusto per citarne una. Come si legge nella lettera, pubblicata quest’oggi dal Corriere della Sera, la BCE “confida che il Governo assumerà le azioni appropriate”. Fra i punti più importanti possiamo citare le pensioni e la riduzione dei costi del pubblico impiego: la Bce chiedeva di rendere più rigorosi i criteri per l’idoneità delle pensioni di anzianità, mentre per quanto riguarda il pubblico impiego, si chiedeva di ridurre gli stipendi e rafforzare le regole per il turn over. Inoltre veniva chiesta una revisione delle norme che regolano l’assuzione ed il licenziamento dei dipendenti, così come la Bce chiedeva la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Un totale di undici punti, che comprende anche una riforma costituzionale sulle norme di bilancio, l’utilizzo degli indicatori di performance (specie nell’istruzione e nel settore sanitario), l’abolizione di “strati amministrativi intermedi”, come le Province. Fra gli ultimi punti suggeriti dalla Banca Centrale Europea, il consiglio di introdurre una clausola di riduzione automatica del deficit e un maggiore controllo dell’assunzione di indebitamento per le spese degli enti locali. Molte di queste norme sono state recepite dal Governo Berlusconi, altre lo sono stato solo in parte ma è possibile che vengano attuate nei prossimi mesi.
Pietro Gugliotta

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha parlato probabilmente per l’ultima volta da numero uno di Bankitalia: l’occasione è stata la lettura delle considerazioni finali sul mondo economico italiano. Infatti Draghi il 24 giugno sarà designato come nuovo presidente della Banca Centrale Europea e dovrà lasciare il suo ruolo di numero uno di Bankitalia. Draghi nel suo discorso ha toccato parecchi punti importanti, passando dalle riforme al ritardo nella ripresa del paese. “Bisogna tornare alla crescita, serve una manovra tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionali, orientata a favore della crescita che potrebbe sostanzialmente limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico” ha esordito Draghi. Sul ritardo della ripresa economica italiana, il governato della Banca d’Italia ha spiegato che “dall’avvio della ripresa, nell’estate di due anni fa l’economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotti persi nella crisi. Nel primo trimestre di quest’anno il ritmo di espansione è stato appena positivo”. Chiusura sugli obiettivi: l’Italia deve puntare al pareggio di bilancio, senza effettuare tagli indiscriminati. “Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava su tanti lavoratori e imprenditori onesti. Per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie”.
Pietro Gugliotta