
In arrivo una vera e propria stangata per le famiglie italiane. Secondo le stime di Adusbef e Federconsumatori, i rincari saranno pari ad una maggiorazione delle spese annuali di 761 euro a famiglia. Molto probabilmente ci sarà un’altra contrazione dei consumi, che andrà ad influire in modo negativo sulla produzione e sul mercato. In una nota delle associazioni, si evince che i principali aumenti riguardano, rincari autostradali, prezzo della benzina e bolletta del gas.
Andando a visionare i dati più nel dettaglio si può notare che l’assicurazione costerà circa 130 euro in più, le tariffe aeroportuali 65 euro, mentre quelle autostradali 60 euro. Gas, Acqua e rifiuti richiederanno un esborso in più di 62,18 e 35 euro. Altri rincari da servizi bancari (+30 euro) e rate mutui (+80 euro). Buone notizie per quanto riguarda invece le tariffe elettriche, che saranno interessate da un risparmio di 10 euro.
L’Aiscat, l’associazione delle concessionarie autostradali, ha prontamente smentito l’annuncio di Adusbef e Federconsumatori, specificando che non è previsto alcun aumento delle tariffe autostradali. La risposta delle associazioni di consumatori non si è fatta attendere ed ha sottolineato che si è trattato di un aggiornamento ai rincari scattati, ma non precedentemente conteggiati.

Il Cenone di Capodanno come ogni anno è sempre discusso in termini economici, i vari ristoranti si danno battaglia a suon di prezzi e di menù. Ne troviamo per tutti i gusti. Secondo un’indagine Fipe (oltre 200.000 imprese tra bar, pizzerie, trattorie e ristoranti) la spesa media per il cenone sarà di 81 euro, in flessione del 2,9% rispetto allo scorso anno, con una spesa complessiva degli italiani pari a 435 milioni di euro. A Natale la spesa al ristorante ha superato di poco i 200 milioni di euro.
Sempre secondo il Fipe, il 30% dei ristoratori ha optato per un contenimento sostanziale dei prezzi, per venire incontro alla domanda. Per la categoria il 2009 è stato un anno pessimo, che ha visto uscire dal mercato ben 16.000 piccole e medie imprese, un dato allarmante, ma con la timida ripresa economica di fine anno si è iniziato a respirare nell’ambiente un po’ di sano ottimismo.
Le persone che passeranno il veglione di Capodanno al ristorante saranno circa 5,6 milioni, 1,1% in più rispetto al 2008. I Ristoratori saranno chiamati ad un offerta più a 360 gradi, che prevede oltre alla classica offerta gastronomica, anche l’intrattenimento, sempre più richiesto. A livello di menù l’orientamento sarà alla cucina tradizionale e nazionale, tralasciando quelle ricette più sofisticate ed “esotiche”. Dunque la notte di San Silvestro saranno 64.000 i ristornati aperti, circa l’87% del totale, ed impiegheranno ben 400.000 addetti. L’auspicio dei ristoratori, rispecchia un po’ quello di tutti noi, ossia un 2010 migliore.
Giuseppe Raso

Il mercato mondiale ormai invaso da merci cinesi a prezzi stracciati sta portando i vari governi a correre ai ripari, e i dazi doganali risultano ad oggi il mezzo più efficace per proteggere la propria produzione interna. È stata approvata dal Consiglio UE la proposta della Commissione europea riguardante la proroga per 15 mesi delle misure antidumping sulle calzature di cuoio “Made in China” e “Made in Vietnam”. Il termine dumping indica, una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero (in questo caso quello dell’Unione Europea) ad un prezzo inferiore a quello di vendita del medesimo prodotto sul mercato d’origine.
La misura entrerà in vigore dal 3 gennaio, naturale scadenza dell’attuale regime di tariffe antidumping. I dazi erano stati introdotti già nel 2006 per la durata due anni, ma su pressione dell’industria lo scorso anno Bruxelles ha deciso di prolungarli per una sorta di riesame. L’esecutivo comunitario in una sua indagine resa pubblica qualche settimana fa, ha stabilito che nonostante le tariffe, le calzature cinesi e vietnamite continuano ad essere vendute in regime di dumping, causando notevoli danni ai produttori europei.
Sempre dall’Indagine UE è emerso che comunque le misure protezionistiche non hanno evidenziato effetti dannosi sui consumatori, che i prezzi al consumo hanno mostrato una certa stabilità e che i profitti seppur inferiori, risultano sempre positivi per le industrie di calzature europee.
Nello specifico le tariffe che partiranno dal 2010 saranno del 16,5% per le scarpe cinesi e del 10% per le scarpe vietnamite, e rimarranno in vigore sino all’aprile 2011, giusto il tempo di permettere il completamento del processo di adeguamento e ristrutturazione del settore calzature, che in tanti definiscono già a buon punto. Vi è comunque la possibilità di prolungamento delle misure per un massimo di cinque anni.
Giuseppe Raso

A partire dalla fine del prossimo anno il Gruppo Fiat e il Gruppo Chrysler hanno trovato un accordo per avviare la produzione dei motori per la Fiat 500 per il mercato americano. L’annuncio arriva direttamente dall’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, che ha annunciato la costruzione del nuovo motore da 1,4 litri Fire, piano necessario per l’immissione nel mercato degli Stati Uniti della nuova 500 a partire dal 2011.
La Fiat 500 verrà assemblata in Messico, mentre il propulsore sarà costruito nei pressi di Detroit, la capitale dell’auto degli Stati Uniti. Il motore garantirà minori consumi e consentirà di ridurre le emissioni del 20% rispetto a soluzioni simili ormai vecchie.
Per l’avvio della produzione Chrysler investirà circa 179 milioni di dollari e darà lavoro a quasi 155 nuovi impiegato nello stabilimento Gema di Dundee. Marchionne definisce l’investimento come “un ulteriore passo che dimostra la nostra intenzione di rispettare la promessa dell’alleanza strategica tra Chrysler e Fiat e la sostanza del piano presentato a novembre”.
Chrysler sta quindi poco alla volta rilanciandosi sul mercato, dopo che la crisi economica e strategie aziendali poco azzeccate avevano portato l’azienda automobilistica sull’orlo della bancarotta. La Fiat 500 diventerà quindi una “attrazione” per i clienti americani, da sempre curiosi dell’auto storica italiana, nelle concessionarie e quindi incrementare le proprie vendite. D’altro canto la Fiat spera di lanciare il Made in Italy e quindi aprire la strada per l’immissione di altri modelli italiani sul mercato statunitense.
L’amministratore delegato inoltre conferma i tempi di ripresa di Chrysler che già qualche mese fa aveva annunciato le intenzioni di far ritornare l’azienda sulla stabilità economica in due anni: “La mia esprienza mi dice che tutto ciò non potrà essere realizzato in meno di 24 mesi. Cercheremo di fare tutto velocemente. Ma solo verso la fine del 2011 e i primi tempi del 2012 sarete probabilmente in grado di dire come stia andando il nostro piano”.

Alleanza tra Volkswagen e Suzuki, che prevede che la casa tedesca acquisti una quota di capitale del 20% della società nipponica. Un’operazione da 222,5 miliardi di yen (circa 1,6 milardi di euro). La chiusura delle trattative è prevista per gennaio del 2010, e darà vita ad una partnership di lungo termine. Dopo aver preso il controllo di Porche per una cifra pari a 3.900 milioni di euro, la società auto tedesca Volkswagen punta a rafforzare con decisione la sua posizione in Asia, in particolare nei mercati in espansione, quali Cina e India. Come contropartita Suzuki intende investire il 50% della somma incassata nelle azioni della casa tedesca. Sulla base dei risultati 2008, la Suzuki ha venduto 2,35 milioni di veicoli, contro i 6,25 milioni di automobili piazzate dal gruppo tedesco.
L’alleanza ha senza dubbio fini strategici, la complementarità delle due società le metterebbe in condizioni di affacciarsi in nuovi comparti di mercato. Anche in questa ennesima alleanza nel settore auto ci sono di mezzo i veicoli ecologici, che domineranno il futuro, e nessun vuole farsi trovare impreparato o farsi tagliare fuori da un business che promette miliardi. L’ambiente come fattore competitivo? Sembra proprio di si, i produttori di automobili si stanno muovendo tutti nella stessa direzione, stanno cercando di offrire al mercato un’alternativa ai modelli benzina e diesel con modelli dotati di motori ibridi o elettrici.
Martin Winterkorn, numero uno della casa tedesca, commenta la partnership sottolineando come le due case abbiano intenzione di affrontare assieme le crescenti sfide del mercato globale. Osamu Suzuki, ceo di Suzuki, evidenzia come la cooperazione tra le due case porterà evidenti vantaggi economici, anche nel rispetto dell’ambiente.
Giuseppe Raso

Ondata di ottimismo nel settore turismo grazie ad un’indagine svolta dalla Federalberghi-Confturismo, con il supporto tecnico dell’Istituto Dinamiche, che ha intervistato un campione di 3.000 Italiani su come passeranno il ponte dell’8 Dicembre. Saranno circa 5,4 milioni gli italiani che partiranno per il ponte dell’Immacolata. Il giro d’affari è stimato per 1,2 miliardi di euro, con una media di spesa per viaggiatore di 222 euro, comprensiva di vitto, alloggio, trasporto e svago.
Il 90% degli Italiani rimarrà in Italia, mentre il 9,5% ha scelto come destinazione un paese estero. Il 45% opterà per il pernottamento in albergo, il 16,5% da amici o parenti, il 13% opterà per la casa di proprietà. I restanti vacanzieri agriturismo o appartamenti in affitto. La meta preferita per questo ponte sarà la classica località di montagna.
Situazione critica nel settore agriturismo, Turismo Verde, l’associazione agrituristica della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, evidenzia come gli agriturismi negli ultimi anni abbiano segnato un vero e proprio boom, ma con la crisi sta un po’ frenando il comparto, e così avverrà in questo ponte di Dicembre, lo si può notare dal calo di prenotazioni, soprattutto in regioni come Emilia Romagna, Toscana e Sardegna.
A giocare un ruolo importante negli spostamenti dei vacanzieri saranno sicuramente l’offerta last minute (un’offerta ormai consolidata in Italia) e le condizioni metereologiche. Per il presidente di Federalberghi-Confturismo Bernabò Bocca, il turismo è l’unico settore in grado di fare la differenza pur in un contesto di recessione mondiale. Il presidente spera che il governo colga l’opportunità che il mercato offre, facendo ciò che altri paesi stanno mettendo in atto per mantenere alta la competitività del mercato, ossia un allineamento dell’aliquota Iva. Ne sono esempi la Francia con un’Iva alberghi pari al 5,5% e la Spagna pari al 7%.
Giuseppe Raso