
Era stato preannunciato dal Wall Street Journal, ma si è avuta la conferma solo nel pomeriggio italiano di martedì: Microsoft ha acquistato Skype. Una operazione molto costosa per il colosso di Redmond, che rilevato l’azienda voip per 8.5 miliardi di dollari. Microsoft ha anche comunicato che appianerà i debiti di Skype, che ammontano a circa 686 milioni di dollari. Lo scorso anno fiscale, Skype ha chiuso con una perdita netta di 7 milioni di dollari, nonostante abbia avuto un profitto operativo di 264 milioni di dollari, ma erano chiare e lampanti le difficoltà economiche del gruppo di telefonia online. Microsoft ha battuto la concorrenza di altri due grandi gruppi interessati a Skype, ossia Facebook e Google: proprio nei giorni scorsi erano trapelate notizie di un possibile scontro fra questi due importanti gruppi, ma alla fine ad avere la meglio è stata Microsoft. Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, ha commentato così l’acquisizione più importante nei 36 anni di storia della Microsoft. “Skype offre un servizio fenomenale, amato da milioni di persone in tutto in mondo, insieme creeremo il futuro della comunicazione in tempo reale cosicché le persone possano stare facilmente in contatto con la propria famiglia, gli amici, i colleghi e i clienti in tutto il mondo”. A livello operativo, è stato comunicato che Skype diventerà una nuova divisione all’interno di Microsoft, con Tony Bates, già amministratore delegato di Skype, che diventerà il direttore generale della nuova divisione. Skype a partire da adesso verrà integrato in tutti i servizi Microsoft, dall’Xbox al sistema operativo mobile Windows Phone, giusto per citarne alcuni.
Pietro Gugliotta

Annuncio poco felice per Nokia, sopratutto per i propri dipendenti. Infatti la società finlandese, una delle aziende più importanti per la produzione di telefonia mobile, ha confermato che verrà attuato nei prossimi due anni un importante piano di riduzione dei costi. Questo piano è molto ambizioso: prevede la riduzione per un miliardo di euro delle spese operative di Nokia, facendo il paragone fra le spese del 2010 e quelle del 2013. E’ già partita la consulta con le associazioni dei lavoratori, ma Nokia ha fatto sapere che verranno tagliati 4 mila posti di lavoro, un numero non indifferente: fra i paesi che verranno più colpiti da questo taglio di personale, la Danimarca, la Finlandia ed il Regno Unito. Era facile immaginare che ci sarebbe stato un taglio al personale, specie dopo le ultime notizie dell’accordo fra la Nokia e la Microsoft, accordo valido per la distribuzione dei sistemi operativi Windows Phone 7 sui dispositivi Nokia. L’azienda finlandese dunque non distribuirà e di conseguenza non svilupperà più i sistemi operativi Symbian, operazione che costerà il posto a numerosi lavoratori, che in parte verranno riassorbiti da altre aziende (come la Accenture) per la creazione e lo sviluppo di nuovi servizi, nuovi software per la piattaforma Windows Phone.
Pietro Gugliotta

Il sito InterBrand.com ha pubblicato l’annuale classifica dei 100 marchi di maggior valore a livello mondiale. Una classifica che porta tanti tipi di marchi, dall’elettronica, al cibo, passando per vestiario o accessori o automobili. Il marchio di maggior valore è quello della Coca Cola, seguito dall’IBM e dalla Microsoft ed al quarto posto da Google. Notiamo dunque come il marchio Coca Cola sia in aumento del 2% e sia l’unico marchio che riesca a combattere l’egemonia dei marchi elettronici, che sono in grandissima crescita. Anche McDonald “tiene botta” e si piazza in sesta posizione, circondato sempre da marchi di prodotti elettronici. Al nono posto troviamo la Disney, il primo marchio automobilistico è quello della Toyota, che si colloca in undicesima posizione, seguito da Mercedes Benz in dodicesima e da BMW in quindicesim. Il primo marchio di lusso è invece Louis Vuitton, al sedicesimo posto, solo un gradino piu in basso per la Apple di Steve Jobs. Prima new entry è la Sprite al 61esimo posto, seguita dalla Santander (68esimo posto) e da Barclays (74esimo). Fra i marchi in calo percentuale troviamo Harley-Davidson (-24%), Toyota (-16%), Nokia (-15%).
Il primo marchio europeo è dunque l’azienda di telefonia Nokia (Finlandia) all’ottavo posto, mentre l’Italia riesce a portare in classifica solo tre marchi: sono tutti in discesa, Gucci al 44 esimo posto (era 41esimo), la Ferrari al 91esimo posto (era 88esima) ed Armani al 95esimo posto (era 89esimo). Nonostante i marchi italiani siano tutti in discesa, sono tutti in positivo, infatti il loro valore è in aumento.
Pietro Gugliotta

La rivista americana Forbes ha pubblicato a fine luglio una classifica sui 50 marchi più famosi a livello mondiale. Cosa è Forbes? “E’ una rivista statunitense di economia e finanza fondata nel 1917 da B.C. Forbes. Dopo la sua morte nel 1954 e quella del suo primogenito Bruce nel 1964, la direzione della rivista passò al secondogenito Malcolm Stevenson Forbes (1917 – 1990). Oggi la rivista che ha anche una versione online e una radiofonica è diretta da Malcolm Stevenson “Steve” Forbes Jr. (1948–) e dai suoi fratelli”. Osservando la classifica dei 50 Marchi più famosi notiamo come i primi posti siano tutti made in Usa: svetta su tutti la Apple di Steve Jobs, nonostante i problemi legati all’antenna dell’iPhone 4, resta il brand più famoso al mondo. Segue al secondo posto la Microsoft, mentre si inserisce nel “sotto dominio” dei prodotti elettronici lo storico marchio della Coca-Cola, al terzo posto. Quarta posizione per un altro brand tecnologico, la Ibm, seguita al quinto posto da Google. Sesta è la catena di fast food McDonald’s, settima la General Electric, all’ottavo posto troviamo Marlboro ed al nono la Intel. Dobbiamo scorrere fino alla decima posizione per trovare un marchio non americano: è decima l’azienda finlandese Nokia, seguita all’undicesimo posto dalla giapponese Toyota e dalla britannica Vodafone. E l’Europa? La Germania piazza la BMW al 16esimo posto, la Francia porta Louis Vuitton al 18esimo posto, mentre la Svizzera conquista il 29esimo posto con la Nescafe, e la Svezia piazza il marchio Ikea al 37esimo posto. L’Italia? Non ci sono marchi italiani nella lista dei 50 Marchi più famosi.
Pietro Gugliotta

Se le quote di mercato sono in netto favore di Microsoft, lo stesso non si può dire per la capitalizzazione in borsa, per la quale Apple si afferma la regina di Wall Street fra i grandi della tecnologia. Un balzo, quello di Apple, che rappresenta un vero e proprio momento storico ed un preludio di quello che diventerà, ossia un cambiamento culturale. I gusti dei consumatori stanno piano piano prendendo il sopravvento.
L’unica società americana a valere più di Apple è ExxonMobil, che possiede una capitalizzazione di mercato di oltre 282 miliardi di dollari. Il sorpasso di Apple, ai danni di Microsoft, secondo quanto riferito dal New York Times, sarebbe avvenuto giovedì 27 alle 14,30 (ore 20 e 30 italiane), raggiungendo una capitalizzazione di mercato pari a 227 miliardi di dollari.
Gli analisti non hanno dubbi, solo dieci anni fa Apple era data per spacciata, ed ora eccola li a competere su più segmenti di mercato. La società di Cupertino sta diventando sempre più il simbolo del dominio dei consumatori. Microsoft ha dominato il settore per decenni, ma ora sembra destinata ad un inesorabile declino, soppiantata dall’inventiva e tenacia di Apple.

L’agenzia “Great place to work institute” ha presentato l’annuale e consueta classifica delle 50 aziende migliori dove poter lavorare. Classifica stimata a livello mondiale e basata sulle aziende che occupano più di 500 persone. Fra le prime cinquanta, per la precisione al 28 esimo posto, brilla l’Italia, con l’unica azienda nostrana, l’Elica, una società marchigiana di produzione di cappe.
Gilberto Dondè, amministratore delegato di Great place to work institute Italia, commenta la classifica. “Facendo un confronto con lo scorso anno è evidente che non è mutato molto, ci sono più che altro delle conferme. Microsoft al primo posto è una, mentre Elica, unica società completamente italiana è l’altra. Le altre aziende sono filiali italiane di multinazionali. Elica è dunque la dimostrazione del fatto che quando ci sono società italiane eccellenti possono entrare anche nelle classifiche internazionali. Ad emergere sono state le aziende che in questa situazione difficile hanno prestato attenzione alla cura e alle esigenze delle persone. E cioè le aziende che non hanno lasciato a casa le persone o che per esempio hanno scelto di distribuire la cassa integrazione tra i dipendenti in modo tale che tutti potessero avere il minore danno possibile dal ricorso agli ammortizzatori. Le aziende che si trovano ai primi posti si sono impegnate ad aiutare i collaboratori nonostante la situazione che stavano affrontando, limitando al massimo l’impatto della situazione economica. Il risultato di questo impegno è stato un senso di orgoglio ancora più forte – conclude Dondè – il rafforzamento del legame all’azienda e del senso di appartenenza”.
Ecco la classifica completa delle cinquanta posizioni:
1 Microsoft
2 ATP
3 Sma Solar Technology
4 3M Deutschland
5 IRMA
6 Coca-Cola HBC Greece
7 Sas Institute
8 Accenture
9 Domino-world
10 PepsiCo
11 Nordea Liv & Pension
12 DIS AG
13 EnergiMidt
14 Telefonica O2
15 W.L. Gore Associates
16 Louis Vuitton
17 Cisco System
18 Schoenen Torfs
19 SBK Siemens-Betriebskrankenkas se
20 Diageo GB
21 Ranstad Group Belgium
22 A1 Mobilkom Austria
23 Vodafone Espana
24 FedEx Express
25 Novo Nordisk Farma Oy
26 Admiral Group
27 AMEX
28 Elica (ITALIA)
29 Care
30 McDonald’s
31 Bright Horizons Family Solutions
32 Novozymes
33 NetDesign
34 KBC
35 Sparda-Bank Munchen
36 Johnson & Johnson
37 CSU
38 H. Lundbeck
39 Techniker Krankenkasse
40 HOCHLAND Deutschland
41 E.ON Führungsgesellschaften
42 ING-DiBa
43 CIBA VISION
44 Athenian Brewery
45 Volkswagen Financial Services
46 EMC Ireland
47 Hilty
48 Tetra Pak
49 Grupa Ikea Polsce
50 Unicarepharmacy
Pietro Gugliotta

Una trimestrale più che positiva per la società Microsoft, che mostra fatturato in crescita e utili da record. Gli strepitosi risultati sono da attribuire soprattutto alle grandi performance in termini di vendita del sistema operativo Windows 7. Il fatturato del colosso è infatti salito a 19,02 miliardi, con un incremento del 14% rispetto allo scorso anno. Nel fatturato complessivo rientrano ben 1,71 miliardi legati ai preordini di Windows 7. A livello di utili il balzo è netto, da 4,2 a 6,7 miliardi di dollari, con un utile per azione di circa 74 centesimi, un dato che supera i 59 centesimi delle aspettative degli analisti.
Si è stimato che senza i profitti legati a Windows 7, l’utile per azione si sarebbe attestato sui 60 centesimi. Microsoft si è mostrata molto cauta di fronte a tali dati trimestrali, facendo sapere che una vera e propria ripresa non si è ancora vista, ma il recupero è previsto per questo 2010 in maniera molto graduale. Tra gli ingredienti del successo è giusto citare anche la lieve ripresa economica in atto e i tagli effettuati nel 2008, che sicuramente hanno contribuito a ridurre i costi.
Il CFO di Microsoft, Peter Klein, ha evidenziato come il risultato positivo sia da attribuire principalmente a Windows 7, che con 60 milioni di licenze vendute solo nell’ultimi mesi, lo rendono il sistema operativo venduto più rapidamente della storia. Ma la società non è solo Windows-dipendente, sembra infatti che ulteriori incrementi di fatturato arriveranno dall’entrata in vigore dell’accordo con Yahoo!, dall’uscita del nuovo Office e dall’atteso Project Natal.
Giuseppe Raso

Appena arrivata e già operativa la “Class Action”. Sembravano non aspettare altro i consumatori italiani, e finalmente eccola, pronta a dare un vero e proprio scossone. L’Aduc sta coordinando la prima Class Action italiana contro Microsoft, che sul mercato offre obbligatoriamente abbinata ad un PC, l’acquisto della licenza d’uso del sistema operativo Windows, che non può essere rifiutato. È un problema molto sentito questo, in quanto gli utenti sono diventati molto più attenti, e si sono accorti che sul mercato ci sono delle alternative molto valide a Windows, e allora perché non lasciare liberta di scelta al consumatore?
La causa è di interesse per tutti coloro che hanno acquistato un PC con Windows preinstallato e dunque pagato, ma occorre non aver mai accettato l’utilizzo del sistema operativo e l’acquisto non deve essere avvenuto tramite partita IVA. L’azione parte da Pisa, e per partecipare è sufficiente compilare il modulo scaricabile dal sito www.aduc.it.
Da ricordare che Microsoft non è nuova a questo genere di azioni, basti ricordare la guerra dei browser, iniziata nel mese di Dicembre 2007 quando Opera Software aveva chiesto alla UE di investigare su un possibile abuso di posizione da parte del colosso americano che aveva sempre fornito Internet Explorer integrato nei sistemi operativi Windows. La vicenda si è conclusa lo scorso dicembre con la vittoria di milioni di consumatori europei, che ora potranno beneficiare della libertà di scelta sul tipo di browser da utilizzare. Che lo strapotere di Microsoft sia alla frutta lo dimostra comunque la decadenza di Internet Explorer, che in appena 5 anni è passato da un’utenza del 90% al 55%.
Giuseppe Raso

Google non ha rivali? Sembra che un patto tra Microsoft e News Corp possa essere orientato a creare un vero e proprio rivale per Google, un rivale che possa scalfire la sua incontrastata egemonia. Rupert Murdoch , proprietario di un immenso impero mediatico, accusa Google di trarre profitti dai contenuti giornalistici del suo network, News Corp. Il progetto del magnate Murdoch è quello di cedere a Microsoft il diritto esclusivo d’indicizzare i propri siti nel motore di ricerca Bing. In pratica Microsoft pagherebbe per diventare il contenitore ufficiale dei siti e delle news di Murdoch.
La trattativa tra Microsoft e News Corp è nelle fasi iniziali, ma c’è chi pensa ad una semplice astuzia per creare pressione su Google e costringerla così a pagare l’esclusiva sui contenuti di Murdoch. Il Financial Times è stato il primo a far trapelare la notizia, riferendo di un accordo non ancora raggiunto in questa fase preliminare di contrattazione.
I due colossi non hanno bisogno di presentazioni particolari. News Corporation, proprietaria di giornali come il Wall Street Journal e il Sun, è uno dei primi quattro conglomerati mediatici degli USA e del mondo, in Italia detenendo il 100% di azioni di Sky Italia, rappresenta il secondo gruppo mediatico del paese nonché monopolista dalla pay-tv nel satellitare. Microsoft, è la più importante azienda informatica del pianeta, con una capitalizzazione azionaria superiore ai 270 miliardi di dollari. Leggendo questi numeri è obbligatorio chiedersi come cambierebbero gli equilibri del web se l’operazione andasse in porto.
Giuseppe Raso