
C’era grandissima attesa per il responso delle urne a Mirafiori, la sede di uno degli stabilimenti Fiat. I lavoratori di Mirafiori dovevano votare un referendum, per appoggiare o rifiutare il nuovo accordo contrattuale proposto dall’a.d Fiat, Sergio Marchionne, accordo già appoggiato dalle principali sigle sindacali, ad esclusione della Fiom. Bene ieri sera, intorno alle 19.30 si sono concluse le votazioni, i risultati sono arrivati solo questa mattina: l’affluenza è stata altissima, ha votato il referendum il 94.6% degli operai di Mirafiori, hanno prevalso i si. Dunque il 54% dei votanti ha accettato il nuovo accordo, contro il 46% dei votanti che invece ha rifiutato. Una maggioranza potremmo dire debole, di sicuro inferiore a quella che aveva votato a Pomigliano d’Arco, altro stabilimento Fiat, dove i sì avevano raggiunto quota 63%. Ovviamente soddisfatto il promotore di questo accordo, Sergio Marchionne. “Votando sì all’accordo di Mirafiori i lavoratori hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante. In un paese come l’Italia, che é sempre stato legato al passato e restio al cambiamento, e il referendum di ieri in parte lo ha dimostrato, la scelta di chi ha votato sì è stata lungimirante. Rappresenta la voglia di fare che si oppone alla rassegnazione del declino. Rappresenta il coraggio di compiere un passo avanti contro l’immobilismo di chi parla soltanto o aspetta che le cose succedano”.
Pietro Gugliotta

L’incontro di ieri è stato positivo: ieri presso la sede della Regione Piemonte, la Fiat e le parti sociali si sono riunite per discutere la strategia futura del gruppo del Lingotto in Italia. Ecco le reazioni al termine dell’incontro. Iniziamo con Sergio Marchionne, a.d. Fiat. “Spostare la produzione della monovolume in Serbia non significa privare Mirafiori del massimo ritmo produttivo. In ogni caso, il piano ‘Fabbrica Italia‘ è confermato. La Fiat è l’unica azienda a investire 20 miliardi di euro in Italia, ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti funzionino. Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell’Azienda. Dobbiamo decidere se avere un settore forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri”. Buoni propositi da questo incontro per Roberto Cota, il governatore del Piemonte. “Sono soddisfatto per un tavolo che ha riaffermato la centralità della Regione nelle vicende Fiat. È stato un incontro positivo perchè Marchionne ha riaffermato le previsioni contenute nel piano di Fabbrica Italia: crescita della produzione di auto sul nostro territorio per il quale ha delineato un futuro industriale”. Reazione positiva anche da parte del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “Dall’odierno incontro su Mirafiori è emersa la disponibilità a siglare accordi di stabilimento sul modello già verificato a Pomigliano. Questo non significa lo stesso accordo, ma la verifica della convergenza tra le parti e di buone relazioni industriali utili a garantire il pieno utilizzo degli impianti. Questo ha comportato il rinvio a tavoli bilaterali per impianto, a partire da Pomigliano, con trattative coordinate dal Governo. L’incontro di oggi è stato molto utile perchè ha consentito di registrare utilmente la conferma della volonta’ del gruppo Fiat di realizzare investimenti garantiti non da incentivi pubblici, ma da efficienze degli stabilimenti”.
Pietro Gugliotta

La Fiat è veramente decisa a rilanciare la produzione auto in Italia. Il piano messo a punto dal gruppo torinese risulta molto ambizioso, e prevede investimenti per circa 8 miliardi di euro, per una produzione auto di 1 milione di unità in tre anni e il lancio di 17 nuovi prodotti e l’aggiornamento di 13 modelli esistenti. Il piano però sancisce la chiusura definitiva dello stabilimento di Termini Imerese, che smetterà di produrre veicoli dal 2012. Confermata invece la produzione per Mirafiori e Melfi, mentre per Somigliano d’Arco è prevista una consistente ristrutturazione per accogliere la produzione della Panda. Due modelli Chrysler per la ex-Bertone.
Marchionne definisce come una scelta inevitabile la chiusura di Termini Imerese, non lasciando aperto alcuno spiraglio circa la produzione auto, ma confermando che Fiat sarà pronta a mettere a disposizione lo stabilimento, qualora arrivasse un progetto serio. Per l’Amministratore delegato di Fiat lo svantaggio competitivo e le difficoltà strutturali legate allo stabilimento sono insostenibili, l’unico modo per risolvere la situazione sarebbe quello “di spostare la Sicilia vicino a Piemonte e Lombardia”. Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, prende atto della decisione, ma insiste per non perdere il polo industriale siciliano. È infatti previsto per le prossime settimane un tavolo negoziale per salvare e sostenere l’occupazione dell’area.
Il problema principale resta comunque il dislivello tra la manodopera degli stabilimenti auto Fiat Italiani ed esteri, questi ultimi assorbono meno risorse, e permettono al gruppo di contenere i costi e di offrire al mercato veicoli a prezzi competitivi. È da ricordare infatti che un’azienda per sopravvivere deve essere necessariamente competitiva, senza questa caratteristica rischia la chiusura, dunque certi provvedimenti aziendali vanno valutati attentamente sotto questo punto di vista. D’altro canto gli aiuti statali a Fiat dovrebbero essere ricambiati con una maggiore considerazione della manodopera italiana. I sindacati hanno accolto in modo critico il piano, seppur sono state prese con soddisfazione le novità positive riguardanti molti stabilimenti, ma il nodo da sciogliere rimane Termini Imerese.
Giuseppe Raso