
Enel molto probabilmente diventerà la prima compagnia straniera coinvolta nella costruzione di una centrale nucleare in Russia. È stato firmato in questi giorni un accordo di cooperazione tra Russia e Italia, durante un incontro a cui hanno partecipato Silvio Berlusconi, Vladimir Putin, l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e Boris Kovalchunk di Inter Rao Ues.
Il progetto base riguarda uno studio congiunto per la costruzione di una centrale nucleare a Kaliningrad, in una zona al confine con Lituania e Polonia. Fonti vicine ai negoziati, hanno sottolineato l’importanza politica di un tale accordo, che vedrà una società non russa implicata per la primissima volta su un progetto nucleare in territorio Russo.
La compagnia italiana ha precisato in un comunicato che la centrale sarà composta da due reattori, ognuno dei quali avrà una potenza di 1170 megawatt. Sarà utilizzata la tecnologia di terza generazione VVER 1200. Per l’entrata in produzione si parla del 2016. Berlusconi parlando del nucleare in Italia, ha detto che a tale fonte di energia nessun paese può più rinunciare, e che oggi è difficile dare un’indicazione precisa su dove sorgerà la prima centrale nucleare italiana.

Puglia, Basilicata e Campania, non ci stanno. Le tre regioni infatti non vogliono cedere alle pressioni arrivate dal governo centrale riguardanti la costruzione di nuove centrali nucleari nel loro territorio. L’esecutivo ha subito risposto facendo sapere di essere pronto al ricorso alla Corte Costituzionale contro le leggi regionali che bloccano i nuovi siti. Ma i tre governatori non hanno minimamente mostrato segni di cedimento.
Il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, ha dichiarato che “la Puglia sarà una regione disobbediente” e che continuerà a dire no al nucleare. Vito De Filippo, presidente della Basilicata, ha semplicemente ribadito il diritto della sua regione ad esprimersi sul nucleare, mentre per la Campania, Bassolino si dice sicuro della costituzionalità della legge regionale. Secondo i tre “dissidenti”, il nucleare non è materia esclusiva dello Stato, sulla quale debbono potersi esprimere le comunità e le regioni. I tre presidenti hanno dichiarato che i loro provvedimenti sono rispettosi dei principi costituzionali.
Forti critiche sono arrivate dal PD, Verdi e Italia dei Valori, che hanno chiesto al governo dove sia finito il tanto declamato federalismo. L’attacco duro dell’opposizione punta in ogni caso a smascherare il falso federalismo, che in questo caso sembra davvero palese. I Verdi non hanno usato mezzi termini, qualificando l’atteggiamento del governo fascista e fuori dalla democrazia. Per Stella Bianchi, responsabile ambiente del PD, con questa mossa il governo cerca di nascondere l’estrema debolezza del progetto e la sua diffusa impopolarità.
Giuseppe Raso