
Brutte notizie per l’occupazione negli Stati Uniti. Infatti è arrivata ieri la comunicazione da parte della Bank of America di nuovi tagli occupazionali: si parla della soppressione di 30.000 posti di lavoro, corrispondenti a poco più del 10% del totale dei lavoratori della banca americana. Sicuramente la cifra è inferiore alle stime degli esperti, stime che erano state ipotizzate sui giornali americani nei giorni scorsi e che avrebbero visto il taglio di oltre 40.000 posti di lavoro, una vera catastrofe occupazionale. Il taglio dei posti di lavoro è stato annunciato dopo la presentazone di Brian Moynihan, nuovo Ceo di Bank of America. Moynihan ha preferito glissare in conferenza stampa sui possibili tagli che sarebbero arrivati. Alle domande sul possibile taglio occupazionale, il nuovo amministratore delegato della Bank of America, ha spiegato infatti che sarebbe stato avviato un progetto per la riduzione dei costi. Ed in effetti, il taglio dei posti di lavoro permetterà alla banca americana di risparmiare 5 miliardi di dollari all’anno entro il 2013. Il piano, denominato “Project new Bac” prevede due fasi: nella prima il taglio di 30.000 posti di lavoro in due anni, nella seconda fase invece la riduzione dei 28 miliardi di spese delle attivita’ bancarie commerciali, gestione patrimoniale, corporate e investment banking.
Pietro Gugliotta

L’ultimo report Istat sull’occupazione non lascia spazio all’ottimismo: infatti a giugno anche il settore delle grandi imprese ha visto ridurre il numero degli occupati, dello 0.1% rispetto a maggio 2011, mentre il calo è più ampio rispetto a giugno 2010, ossia lo 0.6%. Il dato è al loro della cassa integrazione, al netto della cig la percentuale sarebbe pressochè invariata rispetto a maggio 2011, mentre in flessione dello 0.2% rispetto a dodici mesi fa. Calano anche le retribuzioni: a giugno le retribuzioni lorde per ora lavorata, scendono dello 0.9% rispetto a maggio, mentre rispetto a giugno 2010, la retribuzione aumenta dello 0.1%. I dati preoccupano e non poco i sindacati: Cisl e Cgil sono concordi nell’affermare che il Governo debba prendere atto de dati elaborati dall’Istat e dare una scossa al mercato del lavoro. Questo il pensiero di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. “Il dato di giugno nelle grandi imprese conferma la tendenza alla depressione dell’occupazione. La produzione ristagna o cala e il lavoro è il primo a pagarne le conseguenze in calo di occupazione, di meno ore lavorate e di minor salario”. Gli fa eco Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, che parla di dati estremamente preoccupanti. “Confermano il protrarsi della crisi e rendono necessari incentivi all’occupazione, per favorire innanzitutto il reimpiego dei lavoratori in Cig, per sostenere nuove assunzioni dando immediata attuazione al credito d’imposta al Sud ed alla nuova legge sull’apprendistato”.
Pietro Gugliotta

Non sembrano esserci ancora i presupposti per una ripresa dell’occupazione in Italia: sembra esser questo il pensiero della Banca d’Italia. L’occupazione infatti stenta a ripartire, le imprese sono costrette dalla crisi ad offrire contratti precari. “Nei primi cinque mesi dell’anno l’occupazione ha ristagnato, attestandosi nel bimestre aprile-maggio sui valori medi dello scorcio del 2010. Non emergono segnali di una significativa ripresa dell’occupazione nei mesi estivi e, in un quadro economico ancora incerto, le imprese continuano a prediligere assunzioni con contratti flessibili e part-time“. La Banca d’Italia poi presenta le stime per l’anno in corso e per il biennio 2011-2012: è previsto ancora una crescita a rilento. “Nel 2011-12 la ripresa dell’occupazione procederebbe a rilento. Nel 2011 risulterebbe ancora modesta la creazione di nuovi posti di lavoro, anche per via del graduale riassorbimento nei processi produttivi del personale in cassa integrazione. Ne risentirebbe il reddito disponibile che verrebbe influenzato anche dal contenimento dei trasferimenti del settore pubblico e dall’accelerazione dei prezzi nell’anno in corso”. I dati parziali segnano quota 8.2% per quanto riguarda i disoccupati nel primo trimestre 2011, il calo prosegue però perchè a maggio la quota scende all’8.1%. I dipendenti a termine invece sono in aumento: il numero dei lavoratori “precari” cresce del 4.1% nel primo trimestre. Aumenta il lavoro a tempo parziale, del 2.5%, mentre il lavoro autonomo cresce dello 0.9%.
Pietro Gugliotta

Il CSC, ossia il Centro Studi di Confindustria, ha pubblicato i risultati delle ricerche sul mondo del lavoro, in particolare sull’occupazione. Sembrano esserci dati positivi: infatti come segnala il Centro Studi di Confindustria l’occupazione è in ripresa. “L’emorragia occupazionale è in esaurimento, la domanda di lavoro sta tornando a aumentare” si legge nella nota del Centro Studi di Confindustria, che presentando le stime elaborate, pone l’accento sulla ripresa del lavoro a tempo determinato: infatti è in aumento del 5.1% rispetto al quarto trimestre del 2010. I dati sono positivi, ma non del tutto: infatti la situazione dell’Italia resta sotto controllo, infatti la ripresa dell’occupazione nella penisola è debole. “Sul lavoro c’è qualche segnale positivo ma non si delinea ancora una inversione di tendenza. Le aspettative delle imprese indicano comunque che l’emorragia occupazionale è in esaurimento e che la domanda di lavoro sta tornando ad aumentare”. Meno ottimista la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che da Firenze ha parlato in maniera molto cauta di questi dati. “Non siamo ancora in presenza di una ripresa solida e duratura dell’occupazione, c’è ancora un po’ d’attendere. Non siamo ancora ad una svolta strutturale dell’occupazione. La crescita del Paese è ancora molto bassa. In Italia esiste il problema della crescita dell’occupazione da almeno un quindicennio, con una crescita pero’ piuttosto bassa, intorno all’1%, meno della meta’ dei principali Paesi europei”. La Marcegaglia ha ripetuto come si tratti di un problema molto serio, il tema della crescita dell’occupazione è fondamentale all’interno di un Paese, dunque la Confindustria chiede grande attenzione da parte del Governo su queste tematiche.
Pietro Gugliotta

La Banca Centrale Europea ha pubblicato il consueto bollettino mensile, dove vengono analizzati tutti i movimenti dell’economia dell’Unione Europea. Secondo la Bce, l’Area Euro avrà una inflazione del 2.6% a marzo 2011, e la stessa inflazione dovrebbe restare superiore al 2% per tutto il 2011. E’ questa la previsione della Bce, che spiega come siano vari i fattori che lasciano propendere per questa valutazione, l’inflazione sarà piu o meno controllata, ossia stabile, ma resterà superiore al 2% per l’intero anno in corso. “Fra i fattori che fanno rischiare un’inflazione più alta, citiamo i rincari delle materie prime energetiche più elevati di quanto ipotizzato, anche per il protrarsi delle tensioni politica in Nord Africa e Medio Oriente”. L’Eurotower poi approfondisce un’altra questione, quella della politica monetaria dell’Area Euro. “E’ attualmente molto accomodante, va adeguata. Nonostante il rialzo dei tassi della scorsa settimana, la politica monetaria continua a sostenere in misura considerevole l’attività economica e la creazione di posti di lavoro”. Capitolo a parte per l’occupazione. Nel documento della Banca Centrale Europea si legge che “i dati suggeriscono una crescita nel primo trimestre 2011 sia nell’industria che nei servizi. E’ un segnale incoraggiante per la disoccupazione nell’area dell’euro nei prossimi mesi”, infatti a febbraio il tasso di disoccupazione nell’Area Euro è sceso al 9.9% dal 10% di gennaio.
Pietro Gugliotta

Il bollettino economico della Banca d’Italia, rilasciato in questi giorni, non vede un roseo futuro per l’economia dell’Italia: infatti il nostro Paese attraversa un momento tutt’altro che positivo. Infatti pare proprio che la crescita dell’Italia sarà inferiore a quella dell’area Euro, sia nel 2011 che nel 2012, una crescita definita “fiacca” confermata dalle stime del Pil, che si attestano fra lo 0.9% del 2011 e l’1.1% del 2012, crescita pressochè stabile se si considera che nel 2010, il Pil si è attestato all’1%. Ecco cosa si legge nel bollettino di BankItalia. “E’ essenziale che vengano rimossi gli ostacoli strutturali che hanno finora impedito all’economia italiana di inserirsi pienamente nella ripresa dell’economia mondiale. La ripresa debole condiziona il mercato del lavoro e pesa sulle prospettive di ripresa dell’occupazione. A fronte di una espansione del prodotto frenata dalla debole domanda interna non si avrebbe una robusta ripresa dell’occupazione”. Continua a preoccupare l’occupazione: nel bollettino si fa cenno al calo dell’occupazione nel terzo trimestre, un calo lieve ma costante che evidenzia l’interesse delle imprese ad offrire contratti flessibili, mettendo da parte i contratti a tempo pieno o impieghi permanenti. Anche le entrate sono calate nel 2010: “le entrate tributarie nel 2010 sono diminuite dell’1%, lasciando sul terreno ben 3,9 miliardi di euro. La diminuzione dipende dalla riduzione delle entrate per lo scudo fiscale e delle imposte sostitutive introdotte con il decreto anticrisi del 2008″.
Pietro Gugliotta

Non ci sono buone nuove dal mondo dell’occupazione: il mese di novembre 2010, ha continuato ad incidere in maniera negativa su un anno per nulla positivo per quello che riguarda la disoccupazione ed in particolare la disoccupazione giovanile. Infatti l’Istat ha segnalato come il tasso di disoccupazione sia praticamente stabile, raggiungendo quota 8.7%, ai massimi dal 2004. Ma è sempre in grande crescita la disoccupazione giovanile, una vera e propria piaga italiana: i giovani senza lavoro adesso sforano una quota di 28.9%, in aumento di quasi un punto percentuale (+ 0.9%) rispetto ad ottobre 2010, mentre l’aumento è di 2.4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ossia novembre 2009. Anche per la disoccupazione giovanile siamo a livelli record, basti pensare che un valore così alto non si era mai visto dal 2004, anno in cui si è aperta la serie storica per questo tipo di ricerca. Le notizie positive arrivano però dal lavoro femminile: infatti è l’unico comparto in crescita a novembre, seppure in lieve aumento. Infatti il lavoro femminile è cresciuto dello 0.2%, circa di 50 mila unità rispetto al mese di ottobre 2010, mentre l’aumento rispetto a novembre 2009 è dello 0.1%, ma il tasso di disoccupazione femminile è in aumento e si attesta al 10%. Il tasso di disoccupazione maschile invece è in diminuzione del 2.1%, ma è anche in aumento del 5.5% rispetto a novembre 2009. Secondo l’Istat, è in diminuzione il numero delle persone che sono in cerca di un lavoro: – 0.4% rispetto ad ottobre 2010.
Pietro Gugliotta

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha parlato dell’anno appena passato, sotto l’aspetto economico. Secondo Obama infatti la recessione è stata brutale, la ripresa doveva essere più forte e dunque in maniera inaspettata si è avuta una lenta ripresa: adesso bisogna impegnarsi per tornare a veder crescere l’economia americana e per aumentare l’occupazione. “Abbasseremo i costi medi degli investimenti del 75 per cento. Per le aziende è una grande opportunità per potersi espandere e assumere. Invito le compagnie a fare investimenti subito, perchè questo aiuterà a far riprendere l’economia”. Altro impegno per il 2011, come già detto, quello dell’occupazione. “Il dato sull’occupazione di dicembre dimostra inoltre che l’economia americana sta andando nella giusta direzione. I numeri possono oscillare da un mese all’altro, ma il trend è chiaro. Abbiamo assistito a una crescita del settore privato per 12 mesi consecutivi, è la prima volta che succede dal 2006. Sono stati creati 1,3 milioni di posti di lavoro l’anno scorso e ogni trimestre è migliore del precedente, questo significa che il ritmo delle assunzioni sta prendendo piede”. Il presidente Obama dunque si auspica un 2011 molto positivo: alcuni dati fanno ben sperare – come l’ultimo trend dell’occupazione – ma è chiaro che servirà rimboccarsi le maniche per avere una crescita superiore a quella del 2010.
Pietro Gugliotta

Si è tenuta sabato a Roma, la prima manifestazione organizzata dalla Cgil, con il nuovo segretario Susanna Camusso. Tanti i temi che la Camusso ha affrontato dal palco della manifestazione: scuola e riforma Gelmini, il ddl lavoro e dunque un ovvio attacco al Governo. Fra i partecipanti alla manifestazione, erano presenti anche i leader dell’opposizione come Vendola, Bindi, Di Pietro e Bersani. Nessun “balletto” di cifre fra Cgil e Questura, perchè l’organizzazione sindacale non ha voluto dare nessuna stima sui numeri, ma la Camusso ha confermato una grande presenza in piazza. “I numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande manifestazione ed eccola”. La leader sindacale ha espresso il proprio disappunto sulle politiche offerte dal Governo. “Al Governo chiediamo risposte e politiche di contrasto alla crisi che fino ad ora non ha avuto, in due anni questo Governo ha tanto parlato, ma non ha fatto nulla per l’occupazione, il lavoro ed il futuro“. Primo punto dolente, la riforma scolastica del ministro Gelmini: “il ministro la smetta di fare appelli su Youtube, vada in Parlamento, dica che ritira il ddl e apra un tavolo di confronto. Solo così si costruisce una vera riforma dell’università”. Chiusura con un pensiero sul ddl lavoro: “è una legge crudele ingiusta”. La Camusso spiega che ci sono circa 60 giorni per impugnare il contratto: è chiaro che specie per i precari sarà una scelta molto difficile: “vogliamo dire a tutti i precari che sappiamo che è una scelta difficile: la conferma di un lavoro, seppure precario, e la volontà di chiedere giustizia”.
Pietro Gugliotta

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, parla delle difficoltà dell’economia italiana, che ovviamente si ripercuotono sull’occupazione e la creazione di reddito. “Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari si hanno effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità” ha spiegato Draghi al convegno della facoltà di Economia dell’università Politecnica della Marche, dedicato all’economista Giorgio Fuà. Uno dei problemi principali però resta l’occupazione irregolare: “nel nostro Paese rimane diffusa l’occupazione irregolare stimata dall’Istat in circa il 12 per cento del totale dell’unità di lavoro”, tutto ciò danneggia i giovani. Ma a turbare l’economia è sopratutto il deludente andamento della produttività. “La stagnazione nel decennio precedente la crisi, è stata uniformemente diffusa sul territorio, è un problema del Paese. L’Italia mostra una evidente perdita di competitività rispetto ai partner europei. Secondo le stime del Fmi la quota dell’area dell’Euro nel pil mondiale calerà, la nostra economia ne risentirà più di altre dato che manifesta da anni una incapacità a crescere a tassi sostenuti; l’ultima recessione ha fatto diminuire il pil italiano di quasi 7 punti. Abbiamo subito un’evidente perdita di competitività rispetto ai principali partner europei”.
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, si è detta sostanzialmente d’accordo col pensiero di Draghi, spiegando come il governatore di Bankitalia abbia centrato i veri problemi del Paese. Secondo la Camusso, le due priorità lavorative del Paese sono quelle di stabilizzare i precari e regolarizzare l’occupazione attualmente in nero.
Pietro Gugliotta