
L’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha rilasciato uno studio molto importante, quello sulla pressione fiscale nel mondo. E per l’Italia non ci sono buone notizie: infatti avremmo preferito non vedere il nostro paese nei primissimi posti. L’Italia è la terza nazione a livello mondiale per pressione fiscale. I dati riguardano l’anno 2009, e mostrano come al primo posto ci sia la Danimarca, con una pressione fiscale pari al 48.2%, seguita dalla Svezia con il 46.4% di pressione fiscale. Terzo posto e gradino piu basso di questo podio, per l’Italia con il dato che si ferma al 43.3%. L’Italia scala la graduatoria Ocse, perchè l’anno precedente, era al quarto posto: dunque scavalchiamo il Belgio in questa graduatoria, dove chi arriva nei primi posti è il più tartassato fiscalmente. Dunque la crisi colpisce già duramente gli italiani, che vengono maggiormente tartassati da una pressione fiscale molto alta, che supera il 40%. A livello europeo, l’Ocse sottolinea che siamo fra i nove paesi che non hanno visto un calo della pressione fiscale in questo anno, anzi, insieme ad altre nazioni, l’Italia ha aumentato la pressione fiscale rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto ai diciannove paesi europei, che hanno abbassato la pressione fiscale.
Pietro Gugliotta

L’indebolimento sembra essere passato, adesso la ripresa economica sta rinascendo e stabilizzandosi fra i paesi economicamente più avanzati: è questo il pensiero dell’Ocse (o OCDE) che ha presentato i risultati del superindice. Alcune nazioni restano ancora indebolite (come l’Italia, l’India o il Canada), altre sono in grande ripresa, c’è chi come il Brasile è in rallentamento e chi come la Russia è in piena espansione. Ecco nel dettaglio il superindice dei vari paesi, ne citiamo solo alcuni:
- Italia – 0.1%,
- Canada – 0.1%,
- Germania – 0.1%,
- Giappone – 0.1%,
- l’India – 0.2%,
- Brasile -0.3%,
- Francia +0.1%,
- Stati Uniti +0.3%,
- Cina +0.6%,
- Russia +0.7%,
Approfondendo il rapporto e localizzandolo nell’Area Euro, l’Ocse spiega come nei paesi in cui vige la moneta unica europea, la ripresa è moderata, nonostante rimangano ancora alcuni rischi. “Il consolidamento fiscale per stabilizzare i conti pubblici è la priorità. I deficit dovrebbero essere ridotti – si legge nella nota Ocse - attraverso dettagliati e credibili piani di rientro pluriennali, altre misure dovrebbero essere adottate per ridurre l’indebitamento a un livello più prudente”. Ma la zona europea è in crisi d’occupazione: il tasso di disoccupazione aumenta sempre di piu e va stabilizzandosi. Infatti l’Ocse sottolinea come ci troviamo sotto il picco storico della metà degli anni ’90. “La complessiva solidità del mercato del lavoro potrebbe suggerire che le riforme strutturali del passato hanno aiutato a rendere i mercati del lavoro più flessibili e robusti” si legge a tal proposito nel rapporto Ocse, dove si fa riferimento a ad alcuni dati, che segnalano un aumento molto forte della disoccupazione, in alcuni paesi dove esistono gravi squilibri economici.
Pietro Gugliotta

L’Ocse (o OCDE – Organisation for Economic Co-operation and Development) ha da poco pubblicato le proiezioni economiche per i prossimi anni nell’Economic Outlook. Il dato che è emerge fa capire come ci sia una ripresa in atto, e ci sarà anche nei prossimi mesi, ma non bisogna sottovalutare i rischi per il futuro. Un allarme lanciato sopratutto perchè alcuni fattori preoccupano l’Ocse: come si legge nell’Economic Outlook, sono tre i principali fattori di rischio per il futuro. Il primo è senza dubbio costituito dalla la fragilità dei mercati finanziari, ma non vanno sottovalutate le tensioni sui mercati dei cambi e i problemi sui debiti sovrani. Tutto ciò, unito ad alcuni rischi minori ma comunque concerti come quello del calo dei prezzi immobiliari, potrebbero produrre un calo ed un rallentamento dei consumi. “Una volta terminate le politiche di stimolo – spiega Angel Gurría, Segretario Generale OCSE – i governanti dovranno elaborare un piano di medio termine credibile, per stabilizzare le aspettative e rafforzare la fiducia, soprattutto nel settore privato”. Sulla posizione dell’Italia, l’Ocse è abbastanza chiaro. Il nostro debito pubblico crescerà: “nel 2012, il debito pubblico dell’Italia, crescerà a circa il 120% in rapporto al prodotto interno lordo”. Questa previsione va contro le stime del Governo Italiano che attestano il debito pubblico intorno al 117,5%.
Pietro Gugliotta

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha presentato i dati del “superindice” di settembre. L’Ocse raggruppa 30 paesi in tutto il mondo, dunque questo valore può essere confrontato con le più grandi potenze mondiali. Secondo questa organizzazione, il superindice migliore e più positivo è da attribuire alla Germania, alla Russia, al Giappone e agli Stati Uniti, tutti paesi che mostrano una buona crescita. Accanto a questi paesi, troviamo quelli che viaggiano ad una velocità minore, dunque sono in una espansione negativa. E’ il caso di Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, India, Cina e del Brasile. Il superindicatore dell’Ocse, nel mese di settembre 2010, ha fatto segnare quota 102.8, toccando un punto negativo o di crescita nulla, per il quinto mese consecutivo. In rapporto al dato di settembre 2009, il superindice mostra una crescita di 4.4 punti, ma poteva essere ben superiore. Nel mese di settembre, il risultato più positivo è stato ottenuto dalla Russia, che ha mostrato un incremento dello 0.6%, seguita dal Giappone che ha aumentato il proprio superindice dello 0.2%. Male la Cina: la nazione asiatica ottiene il peggiore risultato mensile, con - 0.7%, seguono a ruota con una flessione dello 0.2% Brasile, Canada, India e Italia. Per quello che riguarda gli ultimi dodici mesi, la nazione che ha di fatto mostrato una flessione più evidente, è proprio la Cina, con una flessione addirittura del 4.0%; male anche altre nazioni, fra cui Francia con una flessione dello 0.5%, l’India che perde 0.2% e l’Italia che mostra una crescita dello 0.5%, quasi invariata dunque.
Pietro Gugliotta

L’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha pubblicato le rilevazioni sui dati riguardanti la disoccupazione. Nei paesi monitorati dall’Ocse, rispetto al dato raccolto a luglio 2010, il dato di agosto 2010 fa segnare un lieve miglioramento: infatti la media dei disoccupati è scesa dall’8.6% all’8.5%. Una flessione leggera che riguarda i principali paesi, come l’Italia (dall’8.4% di luglio all’8.2%), il Giappone (a luglio era 5.2% adesso scende al 5.1%), la Germania (dal 6.9% al 6.8%), l’Olanda (dal 4.6% al 4.5%). Altri paesi, per esempio l’Austria, hanno mantenuto stabile il tasso di disoccupazione, mentre alcuni altri hanno subito un aumento della disoccupazione: è il caso di Francia e Stati Uniti. Nel paese francese, la disocuppazione è aumentata dal 10% al 10.1%, mentre negli Stati Uniti, la disoccupazione è cresciuta dal 9.5% al 9.6%. I paesi che mostrano il tasso di disoccupazione più elevata restano la Spagna (20.5%), la Slovacchia (14.6%) e l’Irlanda (13.9%), seguiti da Ungheria e Portogallo con un tasso superiore al 10%. Nella Euro Zona, il tasso di disoccupazione è stabile al 10.1%, mentre nell’Unione Europea la media di disoccupazione è stabile al 9.6%. Numericamente i disoccupati della EuroZona sono pari a 45.5 milioni di persone, rispetto al luglio 2008 sono ben 13.4 milioni i lavoratori in meno. Parlando dell’Italia, possiamo dire che negli ultimi tre anni la disoccupazione è aumentata sensibilmente: dal 2007, quando il tasso di disoccupazione era pari al 6.2%, si è passati al 6.8% del 2008, con addirittura l’aumento di un punto percentuale nel 2009 (7.8%), passando per l’attuale tasso di disoccupazioni pari all’8.5%.
Pietro Gugliotta

L’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (denominata anche OCDE ha presentato un nuovo rapporto, titolato “Il il clima di incertezze provoca un rallentamento della ripresa”. Queste le parole di Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse. “Per quanto riguarda le tendenze generali dell’economia globale, il rallentamento dell’economia globale si annuncia più pronunciato del previsto. In ogni caso il rallentamento sarà comunque temporaneo ma è difficile prevederne la durata. Se la frenata sarà breve, verrà solo ritardata l’exit strategy della politica monetaria, se invece dovesse prolungarsi saranno forse necessari nuovi stimoli di politica monetaria“. Sicuramente non ci sono buone notizie per l’Italia. L’Italia infatti è l’ultima economia nel G7, secondo le previsioni dell’Ocse: il nostro paese tornerà in negativo nei prossimi due trimestri (l’unico paese nel G7), con una flessione nel Pil pari a -0.3% su base annuale. Leggero miglioramento nel prossimo terzo trimestre, ma la variazione positiva sarà solo di +0.1%, troppo bassa: dunque anche nel terzo trimestre l’economia italiana sarà la peggiore del G7. Ecco le previsioni degli altri paesi, differenziando quella del terzo trimeste e quella del quarto trimestre.
Usa (+2,0%/+1,2%),
Giappone (+0,6%/+0,7%),
Germania (+0,7%/+1,1%),
Francia (+0,7%/+0,3%),
Italia (-0,3%/+0,1%),
Gran Bretagna (+2,7%/+1,5%),
Canada (+2,2%/+2,3%),
Le previsioni medie del G7 sono pari a +1,4% nel terzo trimestre e di +1% nel quarto.
Pietro Gugliotta

Arrivano le stime sull’occupazione da parte dell’Ocse, relative al mese di aprile 2010 e non sono positive per l’Italia. Sebbene l’Europa faccia segnare all’8,7% il tasso di disoccupazione, ossia sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, il valore italiano è in aumento. Infatti la disoccupazione in Italia è aumentata dell’1,5% in un anno, da aprile 2009 ad aprile 2010. Il dato italiano del tasso di disoccupazione fa segnare l’8,9%, in crescita di 0,1% rispetto a marzo 2010. La crisi dunque continua a mietere vittime, specie nel campo lavorativo. In Europa infatti sono 3,3 milioni di disoccupati in pi rispetto allo scorso periodo dell’anno, per un totale di 46,5 milioni di persone inoccupate. Ciò è dovuto alla necessità di piccole e medie imprese di ridurre il personale, specie in Italia, per abbattere i costi d’impresa. E i costi relativi alle “risorse umane” sono sempre i primi ad essere tagliati. Secondo la graduatoria dell’Ocse, peggio dell’Italia ci sono alcuni paesi dell’est Europa, l’Irlanda e la Spagna:
- Spagna 19,7%
- Repubblica Slovacca 14,1%
- Irlanda 13,2%
- Portogallo 10,8%
- Ungheria 10,4 %
- Francia 10,1%
Sono brutti dunque i segnali che arrivano anche dal resto d’Europa, portando il vecchio continente ad una media del 10%. Per quello che riguarda il G7, i dati di aprile registrano un tasso di disoccupazione medio dell’8,4%. Per quanto riguarda Canada e Usa, le uniche due nazioni con i dati aggiornati a maggio, la disoccupazione è in calo nel paese canadese dello 0,2%, per arrivare ad un tasso di 9,7%, mentre in America è sostanzialmente invariato, restando dunque al tasso di 8,1%, già toccato in aprile.
Pietro Gugliotta

Buone notizie dall’Istat: l’economia italiana migliora. Infatti i dati raccolti dall’istituto di statistiche, dimostrano come nei primi tre mesi del 2010, il Pil (Prodotto Interno Lordo) sia aumentato dello 0,5%, rispetto allo scorso trimestre, il quarto del 2009. Ma il segno positivo si nota anche rispetto allo scorso periodo dell’anno passato: infatti rispetto al primo trimestre 2009, il dato è aumentato dello 0,6%.
Se consideriamo i giorni lavorativi, numericamente sia il primo trimestre 2010 e quello del 2009 hanno avuto le stesse giornate lavorative, al contrario rispetto al precedente trimestre, l’ultimo del 2009, ci sono state due giornate lavorative in meno. L’Istat fa sapere che questo è il dato tendenziale migliore dal terzo trimestre 2007, mentre se consideriamo i dati congiunturali, questo trimestre è il migliore dalla fine del 2006.
La notizia negativa giunge dall’Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che nell’ultimo rapporto, “Taxing Wages” riporta una classifica dei salari di tutti i 30 paesi che fanno parte di questa comunità, e per l’Italia non ci sono buone notizie. Infatti su trenta paesi, l’italia non va oltre il 23esimo posto, con guadagni inferiori alla media del 16,5%. Secondo il rapporto dell’Ocse, i salari medi annui netti in Italia per un single senza figli nel 2009 sono stati pari a 22.027 dollari (a parità di potere di acquisto) contro un lordo di 31.167 dollari.
Il motivo è facilmente imputabile alla pressione fiscale del nostro paese. Infatti in un’altra classifica sempre elaborata dall’Ocse, dove si calcola il peso di tasse e contributi sui salari, l’Italia è al sesto posto, con una pressione del 46,5%. Infatti il cosidetto “cuneo fiscale“, ossia il dato che riporta la differenza fra quanto pagato dal datore di lavoro e ciò che viene incassato dal lavoratore, si attesta proprio al 46,5%, segnando un -0,03% rispetto al 2008.
Pietro Gugliotta

Dall’OCSE arrivano commenti positivi per il nostro paese. Parole d’elogio dunque dal segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, che ha dichiarato che la ghigliottina taglia-leggi sta funzionando molto bene in Italia, auspicandosi però che questa opera continui il più a lungo possibile. È ormai abbastanza diffusa l’idea che le regole in eccesso siano un grosso ostacolo per lo sviluppo, e una semplificazione del sistema normativo mai come ora risulta una necessità.
Il ministro Giulio Tremonti è convinto che per uscire dalla crisi con un sistema migliore siano necessarie poche regole, buone, aggiornate e soprattutto rispettate. La crisi finanziaria ha veramente dato uno scossone alla politica, che ha messo in moto, un po’ in tutti i paesi, la lenta macchina delle riforme.
Ed è proprio questa la direzione per la predisposizione dei “Global legal standard”. Il tema dei Global Legal standard, il pacchetto di regole globali sull’economia e la finanza promosso da Tremonti, sarà affrontato in occasione della ministeriale Ocse che si svolgerà il 27-28 maggio a Parigi. Una buona iniziativa, quella che vede il governo Italiano in prima linea per una regolamentazione finanziaria comune ed efficiente, ma ad oggi sembra davvero molto difficile percorrere una strada del genere.

Pier Carlo Padoan, capoeconomista dell’Ocse, torna a parlare del Fondo Monetario Europeo, nella conferenza stampa di fine lavori del meeting dell’Aspen Institute Italia a Berlino.
“A mio parere la crisi greca dimostra che vi è la necessità di due nuove funzioni nell’eurozona: sorveglianza multilaterale e uno strumento finanziario, un fondo, per bloccare le crisi sul nascere.
La prima esigenza dell’eurozona - esordisce Padoan – è una sorveglianza più articolata e con caratteristiche strutturali che permetta di analizzare le fonti di crescita di un paese nel lungo periodo perché la crisi greca, oltre che essere figlia di un problema di liquidità, è anche conseguenza di scarsa crescita strutturale. La seconda funzione che manca è quella che potrebbe essere svolta da uno strumento finanziario, una facility, che sia subito a disposizione quando si tratta di prevenire una crisi ed evitare che diventi difficile da gestire.
Se vogliamo chiamare tutto questo Fondo Monetario Europeo - prosegue il capoeconomista - a me poco importa ma sicuramente c’è consenso sull’esigenza di avere queste due funzioni. La crescita riprenderà ma a velocità differenti e l’Europa crescerà di meno. Nei prossimi anni avremo il problema di un consolidamento fiscale generalizzato per quasi tuti i Paesi avanzati.
Allo stesso tempo, in mancanza di significative correzioni di politica economica, la crescita riprendera’ ma a velocita’ diverse. E’ difficile - ha concluso Padoan – fare una graduatoria della crescita: le economie emergenti continuano a crescere, gli Stati Uniti riprenderanno la crescita a velocita’ moderata e l’Europa crescera’ di meno.
Questo pone un problema di politica economica e di capacità di prendere decisioni che siano sostenibili e abbiano consenso. Tutti i Paesi avranno il problema di consolidare la propria posizione fiscale e sostenere la crescita”.