
Il gruppo francese Lactalis ha concluso con successo l’Opa su Parmalat: infatti al termine del periodo di offerta, il capitale di Parmalat controllato dall’azienda francese è pari all’83.30%, ben superiore alla soglia del 55%, soglia minima affinchè l’Opa abbia efficacia. Le prime notizie confermano che Parmalat dopo questa Opa resterà comunque quotata in Borsa. La quota superiore al 75% permetterà a Lactalis di avere grandi poteri: infatti i francesi potranno modificare lo statuto, ed approvare operazioni straordinarie. Commenta con soddisfazione la notizia, il patron del gruppo Lactalis, Emmanuel Besnier. “E’ una tappa importante per il nostro gruppo, che ci consente una crescita di quasi il 50% delle nostre attività” spiega. “Lactalis diventa così ancora più internazionale e diversificato. Parmalat e Lactalis potranno beneficiare entrambe della complementarietà della loro organizzazione internazionale e del loro portafoglio di prodotti e marchi, per proseguire il loro sviluppo. Lactalis lavorerà, insieme al management di Parmalat, all’ulteriore sviluppo di Parmalat, nel rispetto della sua struttura e delle relazioni con gli allevatori di tutte le regioni italiane”. Passando ai fattori più tecnici, Lactalis ha condotto l’Opa senza modificare il prezzo originale delle azioni, ossia 2.60 euro per azione: il controvalore complessivo ammonta a 2.45 miliardi di euro. Il pagamento del corrispettivo arriverà il prossimo 15 luglio, mentre per il giorno 12 luglio è stato convocato un consiglio di amministrazione, per sostiture il dimissionario Olivier Savary ed attribuire altre deleghe.
Pietro Gugliotta

La Consob, Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, ha ufficializzato ed autorizzato l’Opa di Lactalis a Parmalat. Dunque l’azienda francese potrà proseguire la propria scalata alla conquista dell’azienda alimentare italiana. Come concordato fra Consob e Borsa Italiana, il periodo di adesione all’Opa di Lactalis su Parmalat durerà dal 23 maggio all’8 luglio, salvo eventuali proroghe. Lo ha confermato lo stesso gruppo francese in una nota ufficiale. “Lactalis valuterà l’opportunità di far confluire in Parmalat le proprie attività nel settore del latte confezionato, tra le quali quelle detenute in Francia e in Spagna, dando luogo alla creazione di un campione di rilevanza mondiale con sede, organizzazione e testa in Italia, in grado di confrontarsi con i maggiori operatori internazionali. È intenzione di Lactalis , acquisire il controllo di Parmalat al fine di perseguire una proficua integrazione delle rispettive attività”. Il prezzo offerto da Lactalis è pari a 2.60 euro ad azione, sarà interamente versato in contanti. L’Opa è stata lanciata sul restante 71,031% del capitale sociale della società Parmalat, dunque su tutte le azioni ancora non possedute da Lactalis, che al momento possiede il 28,969% del capitale sociale di Parmalat. Il pagamento dovrà avvenire “il quinto giorno di Borsa aperta successivo al termine del periodo di adesione “, dunque il 15 luglio 2011.
Pietro Gugliotta

E’ arrivata ieri una notizia a sorpresa: infatti il gruppo francese Lactalis, azionista di maggioranza del gruppo italiano Parmalat, ha deciso di lanciare una OPA, offerta pubblica d’acquisto, sul resto del capitale di Parmalat, non ancora in suo possesso. Il prezzo proposto è di 2.6 euro ad azione, la società francese ha spiegato che c’è stata una accelerazione dell’operazione “a seguito del mutato quadro normativo successivo all’acquisto della propria partecipazione del 28,969 per cento”. L’offerta pubblica d’acquisto viene lanciata sul 71.031% del capitale e il controvalore massimo dell’offerta è uguale a 3.37 miliardi di euro. Il gruppo Lactalis-Parmalat dovrebbe così poter realizzare un giro d’affari di circa 14 miliardi di euro, diventando così il primo gruppo mondiale nei prodotti lattiero-caseari; il gruppo Parmalat resterebbe comunque quotato alla Borsa di Milano. Il Gruppo Lactalis ha precisato come ci sia la volontà di sviluppare questo piano nel totale rispetto di Parmalat: i francesi infatti in una nota hanno confermato che svilupperanno questo piano rispettando l’italianità dell’azienda, mantenendo la sede in Italia e salvaguardando sia gli asset produttivi, i dipendenti e la filiera italiana del latte. La nota del gruppo Lactalis prosegue: “Lactalis valuterà l’opportunità di far confluire in Parmalat le proprie attività europee nel settore del latte confezionato, tra le quali quelle detenute in Francia e in Spagna. Il progetto industriale di Lactalis prevede la valorizzazione di Parmalat a livello internazionale, grazie alla forte complementarietà tra i due gruppi sia a livello geografico che di prodotto. Inoltre, l’espansione nei mercati in forte sviluppo quali Brasile, India, Cina, nei quali entrambi i Gruppi ad oggi hanno una limitata presenza, potrebbe essere perseguita in modo più efficace attraverso un intervento congiunto”.
Pietro Gugliotta

Continua la querele a distanza fra Parmalat e Lactalis. L’azienda francese infatti aveva presentato un ricorso contro la delibera di Parmalat, che aveva rinviato l’assemblea dei soci a fine giugno. L’assemblea infatti doveva tenersi dal 12 al 14 aprile, dopo questa delibera è stata programmata per il 25, 27, 28 giugno. Il ricorso di Lactalis però è stato respinto dal Tribunale di Parma: “con provvedimento dell’8 aprile 2011 reso pubblico oggi, il tribunale di Parma ha confermato il decreto del presidente del tribunale del 4 aprile. Questo aveva affermato la conformità al decreto anti-opa della delibera con la quale il primo del mese il Cda dell’azienda alimentare ha rinviato l’assemblea”. Lactalis si è detta “fiduciosa sugli sviluppi della vicenda”, spiegando inoltre che “continuerà a proporre il proprio piano di sviluppo industriale di lungo periodo, nella convinzione di agire nell’interesse di Parmalat, dei suoi dipendenti e dei suoi stakeholders”. Ricordiamo che la decisione di spostare l’assemblea dei soci, è stata resa possibile grazie al decreto denominato “anti-scalate”, approvato in fretta e furia dal Governo, su proposta del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per evitare la scalata delle società straniere alle aziende italiane, decreto bocciato dal presidente di Confindustria e sotto la lente d’ingrandimento della Commissione Europea.
Pietro Gugliotta

Il decreto legge prodotto dal Governo in questi giorni ha permesso a Parmalat una mossa molto discussa. Infatti l’azienda di Collecchio ha sfruttato il nuovo decreto legge “Anti scalate” per contrastare l’avanzata dei francesi Lactalis e rinviare l’assemblea dei soci, in calendario per il 12, 13, 14 aprile. L’assemblea è stata dunque spostata al 25, 27, 28 giugno, mantenendo intatto l’ordine del giorno. Parmalat ha sfruttato uno degli articoli contenuti in questo decreto legge, che permette alle società di differire l’assemblea dei soci di sessanta giorni dall’approvazione del bilancio. La decisione però non è stata presa all’unanimità: pare infatti che Marco De Benedetti, numero uno di Carlyle Italia, e Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, abbiano votato contro questa proposta di far slittare l’assemblea. E non arrivano parole tenere dalla Francia, sede della Lactalis, che ha rilasciato questo comunicato. “Lactalis esprime il suo sconcerto per la decisione illegittima e priva di motivazioni presa dal consiglio di amministrazione di Parmalat in merito al rinvio dell’assemblea degli azionisti della società. L’azienda rimane aperta al confronto con gli azionisti e con tutti quei soggetti che intendono contribuire allo sviluppo di Parmalat”.
Il commissario alla concorrenza dell’Unione Europea, Joaquim Almunia ha dichiarato che “il decreto italiano sarà esaminato attentamente. L’esecutivo comunitario valuterà se le regole del mercato unico saranno rispettate e agirà se così non sarà”.
Pietro Gugliotta

Ancora problemi per Parmalat: infatti la scalata dell’azienda francese Lactalis non è passata inosservata. La Procura di Milano ha deciso di aprire un fascicolo proprio su questa operazione, che ha visto l’acquisto da parte di Lactalis delle quote di tre fondi esteri: Zenit, Skagen e MacKenzie. Questi tre fondi d’investimento estero possedevano il 15.3% del pacchetto azionario di Parmalat, dunque con questa acquisizione la società francese si è portata ad una quota totale del 28.9%, inferiore dunque al 29% che implicherebbe l’immissione di un Opa obbligatoria. E’ stato già ascoltato Enrico Bondi, amministratore delegato di Parmalat, come persona informata sui fatti. Il Pm Eugenio Fusco al momento conferma che l’indagine è a carico di ignoti, il reato ipotizzato è l’aggiotaggio. L’indagine però è stata anticipata da un esposto nel mese di febbraio, quando il titolo Parmalat aveva avuto forti oscillazioni in Borsa. Lactalis, che nel frattempo ha anche confermato alla Consob i suoi acquisti, ha commentato questa notizia dell’apertura di una indagine. “Lactalis conferma di aver sempre correttamente operato e attende serenamente di conoscere gli sviluppi della vicenda”. A proposito di questo affare Lactalis-Parmalat, il presidente francese Nicolas Sarkozy, durante la conferenza stampa finale del Consiglio europeo di Bruxelles, è sembrato piuttosto impreparato, tanto da non riuscire a rispondere alle domande dei cronisti italiani, rinviando una risposta ad una futura conferenza.
Pietro Gugliotta

Un altro passo in avanti per la francese Lactalis, che acquista maggiore peso in Parmalat. Infatti i fondi esteri, soci di Parmalat, e la società francese, hanno concluso ieri un accordo che prevede la cessione di tutte le quote al gruppo Lactalis, ad un prezzo di 2.8 euro ad azione. Il totale di questa operazione ammonta a 744 milioni di euro circa, Lactalis adesso con l’acquisto di questo 15.3% di quote, arriva al 29% di quote controllate direttamente o indirettamente. La quota sfiora la soglia del 30%, soglia che richiederebbe a Lactalis una OPA obbligatoria. Ecco la nota con cui la società francese ha confermato l’acquisizione di queste quote. “Lactalis ha raggiunto l’accordo nelle prime ore di oggi con i fondi Zenit Asset Management, Skagen As e Mackenzie Financial Corporation per l’acquisto di tutte le azioni ordinarie in loro possesso, pari al 15,3% del capitale, ad un prezzo di 2,8 euro per azione. L’accordo verrà eseguito in data odierna nei più brevi tempi tecnici necessari e l’esecuzione potrà avvenire mediante acquisti effettuati direttamente dal gruppo Lactalis, e, in alternativa, nell’ambito di contratti di equity swap”. Lunedi il titolo di Parmalat era stato sospeso in Borsa per alcuni minuti, dato che la Consob aveva chiesto chiarimenti a Lactalis sull’operazione in atto. Il titolo poi era stato ripristinato ed aveva chiuso con una flessione del 7%.
Pietro Gugliotta

Sono numerosi gli ingressi di capitali straniero nelle aziende italiane. Il rischio è quello di perdere troppo patrimonio italiano, dunque il Governo vuole correre ai ripari. Gli ultimi casi sono quello della Parmalat, che ha visto aumentare la presenza di Lactalis, mentre è tutto da scoprire e valutare meglio il ruolo di EDF in Edison. Il Governo, nella persona del Ministro Tremonti, vuole studiare una strategia che possa difendere le aziende italiane dall’assalto straniero. Per questo motivo, è stato organizzato un incontro con l’ambasciatore francese in Italia, Jean-Marc de La Sabliere e il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Come ha spiegato lo stesso ministro, “serve una strategia di difesa dagli assalti del sistema economico francese pronto ad accaparrarsi altri pezzi dell’economia italiana”. Nessuno stupore dai francesi, che nel loro sistema giuridico, hanno molte norme e leggi che difendono le imprese strategiche francesi. Qual’è il piano di Tremonti? “Il provvedimento – si legge in una nota – vedrà la luce in tempi brevi, sicuramente meno di un mese. Si ribadirà l’idea che le grandi aziende energetiche italiane debbano restare in mani italiane“. Ma il decreto che verrà emanato, riguarderà anche altri settori, definiti strategici dal Governo: “fra questi settori non ci sarà il lusso” ha confermato Tremonti.
Pietro Gugliotta

Domanda record per i bond di Enel, che nei primi tre giorni di collocamento ha toccato quota 9 miliardi. Una domanda cospicua che Enel non sembra intenzionata a coprire, infatti ha già fatto sapere che non ha intenzione di aumentare l’importo dell’emissione obbligazionaria a 4 miliardi di euro. L’ipotesi di questo aumento era stata avanzata martedì, ma alla fine il bond si fermerà a 3 miliardi. Dunque i risparmiatori che hanno fatto richiesta si ritroveranno parzialmente soddisfatti.
La domanda record per i bond di Enel dimostra come le famiglie siano molto propense ad investire su obbligazioni corporate, proprio perché titoli di Stato e obbligazioni bancarie vendute allo sportello non offrono rendimenti appetibili. Enel offre un bond a cedola variabile e uno a cedola fissa, con rendimenti compresi tra i 65 e i 125 punti base sopra i tassi Euribor e swap.
Sono passati ormai 7 anni dal crack di Cirio e Parmalat, e ad oggi le emissioni corporate sono riservate per la maggior parte ad investitori istituzionali. Lo scorso anno, le imprese italiane hanno emesso bond per 34 miliardi di euro, di cui 32 riservati a grandi fondi e 2 ai risparmiatori. Il fatto che Enel non abbia intenzione di aumentare l’emissione è da ricollegare soprattutto alla non necessità di ulteriori fondi. Altri sostengono invece che sia stata l’imposizione per legge di un supplemento di prospetto a sconsigliare ad Enel l’aumento, poiché si sarebbe potuto verificare un rallentamento dell’operazione.
Giuseppe Raso

Nel 2010 scatta la possibilità di “class action”, la causa collettiva che i consumatori possono intraprendere per difendere i propri diritti contro pratiche commerciali scorrette. A scatenare polemica è la non retroattività della norma, che non potrà essere applicata ai maxi-crack avvenuti qualche anno fa come Cirio e Parmalat. Infatti si potrà intentare una causa collettiva solo se gli illeciti sono stati commessi dopo il 16 agosto 2009. In ogni caso si tratta di una vera e propria rivoluzione, che fornirà al consumatore un’arma di difesa in più, contro quelle che aziende che fanno dell’illecito la loro ragion d’essere.
L’associazione dei consumatori Codacons ha già annunciato di aver depositato i primi ricorsi contro due banche, per i costi sui conti correnti troppo elevati. La “class action” nello specifico permetterà a tutti i consumatori che hanno subito un danno da un’azienda di far valere i propri diritti attraverso il promotore dell’azione, senza necessità di ricorrere ad un avvocato.
Previsto nella Finanziaria 2008, il debutto di questo strumento è stato più volte rinviato, per via di carenze dal punto di vista procedurale, che potevano comprometterne il buon funzionamento. Comunque è previsto un periodo di rodaggio, nei tribunali non ci sono ancora sezioni specializzate in questo tipo di cause, sarà dunque necessario ancora un po’ di tempo per vedere i primi risultati. Intanto, come già detto in precedenza, la Codacons ha battezzato la “class action”, citando in tribunale Unicredit e Intesa Sanpaolo, accusate di applicare commissioni troppo alte sui conti correnti in rosso.
Giuseppe Raso