
Si è tenuto un incontro molto importante nei giorni scorsi, alla Scuola superiore economia e finanze, dove in rappresentanza di BankItalia ha parlato Anna Maria Tarantola, vicedirettore generale della Banca d’Italia. Argomento principale della discussione è il riciclaggio: secondo la Tarantola, ed ovviamente secondo i dati elaborati dalla Banca d’Italia, il riciclaggio ha un peso che supera il 10% del Pil dell’Italia: un numero molto alto, quasi spaventoso se pensiamo che la media internazionale, elaborata dal FMI (Fondo Monetario Internazionale) non supera il 5%. In Italia il livello di riciclaggio è così alto a causa della grande incidenza delle multinazionali del crimine: è questo il pensiero del vicedirettore generale della Banca d’Italia. “Si tratta di flussi di denaro illecito che assumono rilevanza anche sul piano macroeconomico e sono suscettibili di generare gravi distorsioni nell’economia legale, alterando le condizioni di concorrenza, il corretto funzionamento dei mercati e i meccanismi fisiologici di allocazione delle risorse con riflessi sulla stessa stabilità e efficienza del sistema economico”. Il riciclaggio – secondo la Tarantola – offre ai criminali “strumenti per essere accolti e integrati nel sistema arrivando a sedere nei consigli di amministrazione e a contribuire all’assunzione di decisioni economiche, sociali e politiche rilevanti”, oltre ad essere una sorta di ponte fra società civile e mondo criminale. Negli ultimi anni le norme in materia di riciclaggio sono state più severe, tanto da triplicare i controlli sulle operazioni sospette.
Pietro Gugliotta

Secondo dati del 2007 nel nostro paese sono state prodotte circa 300 mila tonnellate di buste in plastica, per un equivalente di 200 mila tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera. Un danno non indifferente per l’ambiente. Per nostra fortuna dal primo gennaio 2011 le buste in plastica saranno definitivamente vietate, anche se la Finanziaria 2007 aveva previsto che il divieto sarebbe partito dal 2010, ma un emendamento al decreto legge Anticrisi ha rinviato di 12 mesi tale divieto.
I danni causati all’ambiente da un oggetto che ha una vita media di appena mezzora sono incalcolabili. Intanto le grandi distribuzioni si stanno dando da fare per sostituire la storica busta di plastica con contenitori “pro-ambiente”. La Coop le sostituirà con nuove borsine “verdi”. Il mater-bi sarà la nuova frontiera per i contenitori della spesa, è un tipo di bioplastica brevettato e commercializzato dalla Novamont, ed è creato a partire dall’amido di mais, grano e patata, è completamente biodegradabile ed è utilizzabile per la raccolta differenziata dei rifiuti organici e in grado di divenire compost, detto anche terricciato, che può essere utilizzato come fertilizzante su prati o prima dell’aratura.
Per il vecchio sacchetto di plastica intanto si stanno studiando metodi di riciclaggio e conversione efficaci. È il caso del laboratorio di chimica dell’Argonne National Laboratory nell’Illinois (USA), nel quale da tempo sono stati avviati studi e sperimentazioni di metodi per convertire i sacchetti di plastica in nanotubi di carbonio da impiegare nello stoccaggio energetico. La conversione di un prodotto di scarto è un processo differente rispetto al riciclaggio, poiché implica una degradazione del materiale di partenza per trasformarlo in qualcos’altro senza intervenire sulla sua composizione, e con un impiego di energia molto basso.
Giuseppe Raso