
La ripresa economica dell’Italia trova un po’ a sorpresa, un difensore importante: la Germania. Infatti sia la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, hanno speso parole positive nei confronti dell’Italia. “E’ sulla strada giusta e la manovra è molto convincente” ha spiegato Schaeuble, che poi ha escluso ogni possibile coinvolgimento dell’Italia in una crisi pari o simile a quelle affrontate da Grecia, Portogallo e Irlanda. “L’Italia deve essa stessa inviare un segnale importante, che è l’adozione di un bilancio che risponda alle esigenze di risparmio e consolidamento. Su questo ieri ho telefonato al premier italiano” ha invece detto la Merkel, a colloquio con Berlusconi. “Ho piena fiducia nel fatto che il governo italiano adotterà una manovra che vada incontro alla necessità di risparmio e consolidamento” ha concluso la cancelliera tedesca, che ha esortato l’Italia a fare presto, approvando in maniera molto rapida la manovra economica proposta dal ministro Tremonti. Dunque, unica condizione per una ripresa economica positiva per l’Italia – secondo la Merkel e anche Schaeuble – è l’approvazione in tempi rapidi della manovra di Tremonti. Resta comunque molto positivo l’appoggio e la fiducia che il governo tedesco ha riposto nella ripresa economica italiana.
Pietro Gugliotta

Il Centro Studi Confindustria ha elaborat un nuovo studio, dove è possibile analizzare la ripresa economica mondiale ed in particolare quella italiana. Infatti secondo il CSC (Centro Studi di Confindustria), nel mondo la ripresa globale è tornata vigorosa, solo l’Italia non riesce a tenere il passo, come dimostra il dato della produzione industriale, che è rimasto invariato a dicembre. Secondo il centro studi, il 2011 dovrebbe essere finalmente l’anno della stabilizzazione: “il 2011 si presenta come l’anno della stabilizzazione delle aspettative e della riduzione dell’incertezza. L’Italia però fatica ad andare oltre l’1% nella velocità del Pil. La prima metà di quest’anno si intravede migliore, con l’export che trarrà vantaggio dal rilancio dell’Est Europa e del Medio Oriente” si legge nella nota del Centro Studi di Confindustria. A contribuire alla ripresa globale, c’è sicuramente la nuova linfa che arriva dal ciclo degli investimenti nell’economie avanzate, investimenti che sono favoriti dal costo del capitale in riduzione. La ripresa comunque è sempre minata dalla crisi dei debiti pubblici e dai rincari delle materie prime: i ritmi di crescita – fanno sapere dal CSC – restano differenziati, elevati in Usa e Germania ma molto deboli nella EuroZona. L’Italia in questo contesto mostra le quotazioni record delle commodity, che bloccano il potere d’acquisto delle famiglie italiane, frenando di conseguenza anche la domanda. Basti pensare che il petrolio a 100 dollari, toglie al Pil Italiano un aumento dello 0.3%, solo in quest’anno.
Pietro Gugliotta

L’indebolimento sembra essere passato, adesso la ripresa economica sta rinascendo e stabilizzandosi fra i paesi economicamente più avanzati: è questo il pensiero dell’Ocse (o OCDE) che ha presentato i risultati del superindice. Alcune nazioni restano ancora indebolite (come l’Italia, l’India o il Canada), altre sono in grande ripresa, c’è chi come il Brasile è in rallentamento e chi come la Russia è in piena espansione. Ecco nel dettaglio il superindice dei vari paesi, ne citiamo solo alcuni:
- Italia – 0.1%,
- Canada – 0.1%,
- Germania – 0.1%,
- Giappone – 0.1%,
- l’India – 0.2%,
- Brasile -0.3%,
- Francia +0.1%,
- Stati Uniti +0.3%,
- Cina +0.6%,
- Russia +0.7%,
Approfondendo il rapporto e localizzandolo nell’Area Euro, l’Ocse spiega come nei paesi in cui vige la moneta unica europea, la ripresa è moderata, nonostante rimangano ancora alcuni rischi. “Il consolidamento fiscale per stabilizzare i conti pubblici è la priorità. I deficit dovrebbero essere ridotti – si legge nella nota Ocse - attraverso dettagliati e credibili piani di rientro pluriennali, altre misure dovrebbero essere adottate per ridurre l’indebitamento a un livello più prudente”. Ma la zona europea è in crisi d’occupazione: il tasso di disoccupazione aumenta sempre di piu e va stabilizzandosi. Infatti l’Ocse sottolinea come ci troviamo sotto il picco storico della metà degli anni ’90. “La complessiva solidità del mercato del lavoro potrebbe suggerire che le riforme strutturali del passato hanno aiutato a rendere i mercati del lavoro più flessibili e robusti” si legge a tal proposito nel rapporto Ocse, dove si fa riferimento a ad alcuni dati, che segnalano un aumento molto forte della disoccupazione, in alcuni paesi dove esistono gravi squilibri economici.
Pietro Gugliotta

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha parlato a Seul nei giorni scorsi nella veste di Presidente del Financial Stability Board, in occasione dei un incontro col governo della Corea del Sud, a proposito delle regole finanziarie. Si è soffermato sulle possibilità di ripresa economica in Europa e in particolare sull’Italia. “La ripresa mondiale resterà con noi e quella europea, - esordisce Draghi – segnata dalle diverse velocità di marcia tra il Nord e il Sud e del continente, si sta diffondendo anche fra i paesi meno pronti a ripartire. E per crescere di più, l’Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania“. Proprio questa affermazione ha visto una secca replica del Ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti. Draghi ha poi proseguito la sua analisi economica mondiale. “Ci sono maggiori probabilità che questa ripresa non ci abbandoni. In Europa, dove la crescita è più marcata al Nord che al Sud, la ripresa si sta allargando, in Germania consumi e investimenti stanno crescendo. La ripresa viene dalla Germania e si sta diffondendo nel resto d’Europa. L’impressione è di una ripresa con basi più ampie e con segnali positivi sia sul fronte dei consumi che degli investimenti, sostenuta soprattutto dal commercio mondiale, per l’Europa l’export è un elemento trainante. Ci sono ancora mercati fragili - spiega il governatore di BankItalia – ma sul fronte europeo un elemento positivo è dato dalla bassa inflazione, le cui aspettative sono ancorate al livello più basso degli ultimi cinque anni. Nel breve termine non avremo una forte ripresa economica, che resta soggetta a diversi rischi, come il graduale ritiro delle misure di stimolo all’economia introdotte dai governi e la fragilità dei mercati, ben testimoniata dalla volatilità. La ripresa – conclude Draghi - non sarà uniforme. In alcuni paese, come ad esempio la Cina, è forte, ma in altri non è così”.
Pietro Gugliotta

Secondo il direttore del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Dominique Strauss-Kahn, la ripresa economica si sta rivelando più rapida e consistente delle attese. Dunque arrivano buone notizie da un’istituzione che si è molto attivata durante la crisi. I governi di Francia e Germania si allineano a quanto detto dal direttore, è notizia di pochi giorni fa, la loro revisione in meglio delle relative stime sul PIL, segno che dimostra la propagazione di un sano ottimismo che scaccia i timori sulla possibilità di una crisi a “W”, ossia una ricaduta dopo la fase di crollo e ripresa.
Oltre all’ottimismo, Strass-Kahn predica anche prudenza, poiché la ripresa è molto fragile, e i rischi di nuove bolle speculative ci sono, soprattutto nei giganti emergenti come la Cina, che stanno trainando proprio questa ripresa. A breve ci saranno gli aggiornamenti riguardanti i dati sulla ripresa da parte del FMI, che lo scorso ottobre stimava un’espansione del 3,1% del Pil mondiale nel 2010. Anche la Francia ha rivisto le sue stime, ora prevede un +1,4% di PIL, contro il +0,75% previsto nei mesi scorsi. La Germania ha rivisto invece la sua stima prevedendo un incremento del 1,5%, contro l’1,2% precedente.
Ora gli occhi sono tutti puntati sulle exit strategies. Ritirare le misure varate dai governi in tempo di crisi richiede serie valutazioni, e sbagliare la tempistica rischia di far ricadere nella fase di depressione economica. Inoltre non bisogna dimenticare che queste misure peseranno molto in futuro sui conti pubblici, che in ogni caso dovranno essere risistemati secondo piani ben precisi spalmati su più anni. Il forte afflusso di capitali nelle economie emergenti, come Cina e Brasile, è visto con molta preoccupazione, possibili bolle speculative provocherebbero crolli degli investimenti, con conseguenze disastrose a livello globale. Insomma, tra il tanto ottimismo permane una certa prudenza, che dovrebbe far stare tutti con i piedi per terra.
Giuseppe Raso

Di una cosa sola si può essere “certi”: dell’”incertezza” della ripresa economica del 2010. Il gioco di parole rende benissimo l’idea. Nonostante alcuni dati aggregati riportino una certa serenità e ottimismo, la BCE ci va cauta, parlando di un 2010 con un ritmo moderato di espansione, con possibili discontinuità e assoluta incertezza sul futuro.
Il consiglio direttivo della BCE, alla luce dei recenti miglioramenti delle condizioni dei mercati finanziari, ha deciso per un rientro delle misure supplementari messe in atto per contrastare la crisi. In parole semplici, per la BCE è ora che il sistema finanziario riprenda a marciare con le sue forze. Il rientro delle misure avverrà in ogni caso in maniera graduale, le motivazioni di una tale decisione dell’istituto si basano sulla necessità di evitare possibili distorsioni di mercato, qualora le misure fossero mantenute per un periodo di tempo troppo lungo.
Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della BCE, afferma che un recupero veloce dell’attività economica, sui ritmi che si registravano prima della crisi, è improbabile. Nel passato la crescita non era sostenibile, e gli squilibri economici e finanziari erano dovuti soprattutto ad un ricorso eccessivo al credito. Smaghi ha aggiunto inoltre che la ripresa potrebbe risentire negativamente del rialzo dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio.
Per quanto riguarda l’Italia, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, elogia le piccole banche, che secondo il Governatore, hanno attutito gli effetti della crisi. Rispetto alle grandi banche, le piccole sono più radicate nel territorio, e proprio grazie ad una loro maggiore interazione con il cliente sono riuscite a fornire finanziamenti alle piccole e medie imprese.
In questi ultimi mesi del 2009 si sono alternate notizie positive e negative in riferimento alla ripresa economica del 2010, dunque i conti tornano, il prossimo sarà un anno veramente incerto.
Giuseppe Raso