
Il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, è intervenuta nei giorni scorsi in occasione del meeting dei banchieri centrali di tutto il mondo, in svolgimento a Jackson Hole, nel Wyoming. Tema principale non poteva non essere quello della crisi globale e dei flebili tentativi di ripresa che i principali paesi stanno tentando di attuare. “C’è bisogno di un’azione urgente e decisa per rimuovere le incertezze sulle banche e sui debiti sovrani” spiega la Lagarde, che sottolinea ancora una volta come le incertezze stanno continuando a esporre il mercato finanziario mondiale ad una sorta di paura sempre più crescente. “Le incertezze stanno trasmettendo paura attraverso i mercati e da Paese a Paese. L’economia mondiale continua a crescere, ma non abbastanza. I rischi al ribasso sull’economia mondiale stanno aumentando. Siamo in una nuova fase pericolosa e rischiamo di vedere la fragile ripresa deragliare”. Dobbiamo agire: è questo l’input del direttore generale dell’Fmi, che suggerisce anche tre fondamentali step per la ripresa. “Riportare ad un livello sostenibile i debiti sovrani“, secondo passo è “la ricapitalizzazione delle banche“ e il terzo ed ultimo passo riguarda l’Europa: il vecchio Continente deve parlare con una sola voce, “senza più equivoci e incertezze sulla direzione da prendere”. Inoltre, la Lagarde ha aggiunto che non bisogna tirare la cinghia per settori fondamentali come la sanità e le pensioni, inoltre va rilanciata l’occupazione.
Pietro Gugliotta

Il presidente della Federal Reserve Bank, Ben Bernanke ha discusso recentemente della condizione degli Stati Uniti, sottolineando come la ripresa attuale sia deludente, ma che ci sono buoni propositi per la fine dell’anno. “Il tasso della ripresa è stato deludente, sulla crescita pesano ancora rischi, ciò non è sufficiente per ridurre la disoccupazione, che ha raggiunto livelli straordinariamente elevati” spiega il numero uno della Fed Bank. Bernanke non ha comunque annunciato nuove misure per contrastare la crisi e migliorare la ripresa, anticipando che qualche intervento potrebbe essere programmato per settembre. Infatti la Fed “ha una gamma di strumenti per sostenere la crescita, continuerà a valutarli nella rinione di settembre”. Questi messaggi non proprio positivi inoltre hanno depresso anche le Borse, in particolare Wall Street che ha trascinato giù diverse piazze europee nella giornata di venerdì. Ma Bernanke vede spiragli per il secondo semestre del 2011, o almeno per la seconda parte. “Abbiamo discusso i relativi meriti e i costi di tali strumenti nella riunione di agosto e continueremo a considerarli, tenendo conto anche degli sviluppi economici e finanziari nella riunione di settembre che è stata programmata di due giorni invece di uno per consentire una discussione approfondita”, ha spiegato il presidente della Fed. La situazione degli ultimi anni non mina il potenziale degli Stati Uniti, il paese migliorerà dunque nel secondo semestre dell’anno.
Pietro Gugliotta

Il Fondo Monetario Internazionale, l’FMI, ha rilasciato ieri il documento “Regional Economic Outlook per l’Europa“, una pubblicazione dove vengono riportate le previsioni già contenute del World Economic Outlook diffuso nelle scorse settimane, ma stavolta riferite solo all’Europa. Per quanto riguarda il Vecchio Continente la ripresa sarà debole - per quello che concerne le previsioni del 2010-2011 – mentre per l’Italia si prospetta un periodo difficile, dato che la sua crescita sarà inferiore alla media dell’Euro Zona. Tornando ai dati europei, la crescita sarà del 2.3% nel 2010, mentre scenderà a 2.2% nell’anno 2011. Passando in rassegna i principali paesi, notiamo come la lenta ripresa venga comunque guidata dalla Germania, il cui Pil crescerà del 3.3%, il valore massimo nel 2010, mentre nel 2011 sarà in aumento del 2%. Passando alle ultime posizioni, troviamo l’Italia che avrà un aumento dell’1% sia nel 2010 che nel 2011, ma c’è chi sta peggio. Infatti nel 2011 la Grecia perderà addirittura il 2.6%, il Portogallo resterà pressochè invariato, mentre la Spagna crescerà solo dello 0.7%. “Sull’Europa continuano a incombere rischi significativi che dovrebbero spingere le autorità a realizzare politiche approriate. In particolare - si legge nella nota del “Regional Economic Outlook per l’Europa” – il risanamento dei bilanci, sebbene inevitabile, dovrebbe essere condotto in modo tale da minimizzare l’impatto negativo sulla crescita e la disoccupazione. Anche la politica monetaria deve calibrarsi attentamente tra la necessita’ di normalizzare le politiche e quella di mitigare la volatilita’ dei mercati del debito sovrano assicurando liquidita’ alle banche”.
Pietro Gugliotta

La crisi economica colpisce duramente tutto il Mondo: si parla di ripresa ma è evidente che non è una ripresa veloce, ma sarà molto lenta. E se ne sono accorti anche in America, dove gli ultimi studi hanno dimostrato come la povertà sia in netto aumento. Secondo lo studio dell’istituto centrale di statistica Usa, gli Stati Uniti presentano il 14.3% di americani poveri. Numericamente possiamo dire che questa cifra raccoglie ben 43.6 milioni di persone, un americano su sette dunque vive in condizioni di povertà. E’ il dato percentualmente più basso dagli anni Sessanta, se consideriamo solo le persone in età lavorativa, mentre come livello di povertà generale, è il dato peggiore dal 1994. Periodo dunque negativo per gli Stati Uniti del presidente Barack Obama: prima era aumentato il numero dei disoccupati, era anche cresciuto il numero di americani sprovvisti di assicurazione sanitaria. Secondo l’autorevole giornale americano “Wall Street Journal”, questa crisi di patrimonio è da attribuire principalmente alla mancanza di investimenti nei titoli: le famiglie americane preferiscono investire in società non finanziare e pagare in contanti. “I numeri della Fed mettono in evidenza come l’andamento dei mercati va ad aggiungersi ai problemi occupazionali che già gravano sui consumatori americani. Anche se il mercato dovesse continuare a salire, le nuove debolezze che si osservano nel settore immobiliare potrebebro spingere gli americani a destinare una quota maggiore dei propri redditi ai risparmi piuttosto che agli investimenti”.
Pietro Gugliotta

La Bce, Bance Centrale Europea, rilascia come di consueto, il bollettino mensile. Nel bollettino di settembre, la Bce parla di una ripresa piuttosto moderata ma incerta. “In futuro la ripresa dovrebbe procedere a un ritmo moderato a fronte di una perdurante incertezza. Pesa la debole dinamica del mercato del lavoro caratterizzato, nella media, da elevati tassi di disoccupazione. I dati recenti e gli ultimi risultati delle indagini congiunturali confermano, in generale, le attese di una moderazione nella seconda metà dell’anno sia su scala mondiale sia nell’area dell’euro. Sulle prospettive di ripresa pesano le incertezze sulle prospettive di crescita in altre economie avanzate e su scala mondiale. Fra i fattori frenanti della ripresa anche il processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi settori e dalle prospettive per il mercato del lavoro. Il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione dovrebbe assicurare la stabilità dei prezzi nel medio periodo, sostenendo così il potere di acquisto delle famiglie nell’area dell’euro“. Infine, la Bce ha invitato i paesi europei a “procedere al graduale aggiustamento dei conti pubblici e alla riforme strutturali soprattutto in quei paesi che hanno subito una perdita di competitività o che al momento soffrono di disavanzi di bilancio e disavanzi esterni elevati. Le misure dovrebbero assicurare che il processo di contrattazione dei salari ne consenta il flessibile e appropriato adeguamento alle condizioni di disoccupazione e alle perdite di competitività. Riforme tese a potenziare la crescita della produttività stimolerebbero ulteriormente il processo di aggiustamento di tali economie”.
Pietro Gugliotta

Il Centro Studi di Confindustria ha dichiarato che “l’economia italiana è fuori dalla recessione”. Infatti “la ripresa è più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre. Gli economisti hanno rivisto al rialzo le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%). La disoccupazione è invece attesa in aumento, dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in 2 anni di crisi”. Il rapporto deficit-Pil – spiega il Centro studi Confindustria - si attesterà al 5,1% nel 2010 per poi scendere al 4,1% nel 2011. A supportare la crescita c’è “il deprezzamento del cambio dell’euro, che migliora la competitività di prezzo delle merci italiane”. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, commenta i dati presentati del Centro Studi di Confindustria. “La ripresa c’è, ma l’Italia, cresce meno di altri Paesi. Ma ci sono «zavorre» che frenano la crescita e che potrebbero incidere sulla dinamica futura. Occorre il rigore dei conti, ma anche le riforme, soprattutto due, quella fiscale e la semplificazione burocratica. Altrimenti sarà difficile riassorbire la disoccupazione. La situazione del mercato del lavoro - spiega la Marcegaglia – continuerà a peggiorare fino a metà del 2011 ma è fisiologico, perchè l’effetto della crisi sull’occupazione è spostato nel tempo. Siamo vicino ai picchi. I dati sull’evasione sono impressionanti, 125 miliardi non sono pagati dai contribuenti. I soldi recuperati dovranno servire ad abbassare le tasse e non a ridurre il deficit”. Emma Marcegaglia, rappresenterà la Confindustria italiana al G20, a Toronto, confermando così l’impegno della confederazione sul fronte internazionale, partecipando ad alcune riunioni.
Pietro Gugliotta

In vista degli incontri di Toronto del 26 e 27 giugno, quando si riuniranno i leader del G20, il presidente americano Barack Obama si è soffermato sui temi da trattare, in una lettera inviata a tutti i leader che parteciperanno al G20. “La nostra priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare l’economia mondiale. Dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa. Dobbiamo impegnarci sul fronte delle finanze pubbliche e dobbiamo completare della riforma della finanza. Una debolezza significativa è ancora presente nelle grandi economie e nei Paesi in via di sviluppo. È fondamentale arrivare ad una ripresa in grado di sostenersi da sola che crei i posti di lavoro di cui la gente ha bisogno. Negli incontri del 25-27 giugno dovremo affrontare il problema della stabilizzazione del debito pubblico senza dimenticare la cautela nel terminare i programmi di stimolo all’economia, essenziali in periodi di scarsa attività economica. A Toronto ci incontriamo in un momento di nuova sfida per l’economia globale: dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa biamo impegnarci a risanare le finanze pubbliche nel medio termine. E dobbiamo completare la riforma del sistema finanziario. La maggiore priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare la ripresa economica: abbiamo lavorato duramente per ripristinare la crescita e non possiamo ora lasciare che perda forza o si fermi. Questo significa che dobbiamo riaffermare la nostra unità di intenti per fornire il sostegno necessario per mantenere forte la crescita economica. Una forte e sostenibile ripresa globale deve essere costruita su una domanda mondiale bilanciata. Significative debolezze esistono fra le economie del G20. Sono preoccupato per la debole domanda del settore privato e la continua forte dipendenza sulle esportazioni di alcuni paesi con già ampi surplus commerciali. Risolvere le incertezze in corso sulla trasparenza dei bilanci delle banche e sull’adeguatezza del loro capitale, soprattutto in Europa, aiuterà a ridurre la volatilità dei mercati finanziari e i costi di finanziamento”.
Pietro Gugliotta

Guidalberto Guidi, Presidente di Confindustria ANIE, si dichiara “moderatamente ottimista” sulla realizzazione della riforma del fisco, in tempi piuttosto brevi. Durante una intervista concessa nella giornata di venerdì, Guidi ha parlato a ruota libera di molti argomenti: tasse da eliminare, abolizione di alcune feste e di alcune tassazioni che gravano solo sulle famiglie. “Irap? E’ la tassa piu’ odiata dalle imprese e dagli imprenditori. E anche se ha sostituito una manciata di altre imposte e contributi vari resta la piu’ odiata. E’ vero che non e’ possibile cancellare questa tassa dall’oggi al domani, ma si puo’ cominciare a stabilire un percorso con una riduzione progressiva: prima si taglia il 20%, poi il 30% e cosi’ via. Di sicuro bisognerebbe intervenire sulle tasse che impattano sulla famiglia. Bisogna ridurre i costi sul lavoro. Ma anche lavorare di piu’. Se un dirigente della mia azienda prendesse tutte le ferie, le festivita‘ e qualche giorno di malattia starebbe a casa circa due mesi. Non possiamo piu’ permetterci questi lussi. Bisogna lavorare di piu’ per guadagnare di piu’.
Ma Guidi, da presidente dell’ANIE, l’associazione di Confindustria che raccoglie le imprese elettroniche ed elettrotecniche, parla anche del problema del costo delle materie prime, decisivo per l’incremento della produzione industriale. “Un rialzo delle materie prime ucciderebbe in culla quel poco di ripresa che comincia a vedersi. Rischiando di accendere una pericolosa spirale inflazionistica. Sono tornati a mangiarsi tutto quel che viene prodotto nel mondo spingendo i prezzi di rame e acciaio. Nel nostro comparto, ad esempio, stanno rincarando anche i componenti di base”.

Dalle stime dell’Isae, nel rapporto annuale sulle previsioni dell’economia italiana, non arrivano notizie confortanti. La crescita del Pil si attesterà sull’1%, i consumi segneranno una ripresa, mentre la disoccupazione, nel biennio 2010-2011, toccherà l’8,8% contro il 7,8% dello scorso anno. Per il 2011 invece è previsto un tasso di crescita dell’1,4%. Il recupero del Pil Italiano sarà trainato soprattutto dal rafforzamento del commercio mondiale. L’anello debole però rimarrà l’occupazione, infatti per l’Italia la situazione non migliorerà nel 2010, occorrerà aspettare il 2011 per un’espansione minima del mercato del lavoro dello 0,7%.
Sul fronte consumi privati assisteremo ad una interessante ripresa, accompagnata però anche da inflazione, infatti la dinamica dei prezzi al consumo segnerà un +1,6% nel 2010, per poi toccare i due punti percentuali nel 2011.
Si tratterà sicuramente di una ripresa lenta, ma tuttavia in linea con l’area euro, per la quale è prevista una crescita attorno all’1,1%. A livello mondiale però si avrà una crescita più sostenuta, con un incremento del 2,9% per gli Stati Uniti e una media del 7% per la locomotiva asiatica.
Il brutto 2009 dell’economia lascerà comunque un’eredita pesante sui saldi delle finanza pubblica. Il rapporto debito/Pil desta non poche preoccupazioni, le stime Isae mostrano infatti come il rapporto sia tornato a salire nel 2008 e nel 2009, una tendenza che secondo le previsioni si prolungherebbe anche negli anni successivi. Nel 2010 dovrebbe raggiungere il 117,2% e nel 2011 il 118,2%.
Giuseppe Raso

Di una cosa sola si può essere “certi”: dell’”incertezza” della ripresa economica del 2010. Il gioco di parole rende benissimo l’idea. Nonostante alcuni dati aggregati riportino una certa serenità e ottimismo, la BCE ci va cauta, parlando di un 2010 con un ritmo moderato di espansione, con possibili discontinuità e assoluta incertezza sul futuro.
Il consiglio direttivo della BCE, alla luce dei recenti miglioramenti delle condizioni dei mercati finanziari, ha deciso per un rientro delle misure supplementari messe in atto per contrastare la crisi. In parole semplici, per la BCE è ora che il sistema finanziario riprenda a marciare con le sue forze. Il rientro delle misure avverrà in ogni caso in maniera graduale, le motivazioni di una tale decisione dell’istituto si basano sulla necessità di evitare possibili distorsioni di mercato, qualora le misure fossero mantenute per un periodo di tempo troppo lungo.
Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della BCE, afferma che un recupero veloce dell’attività economica, sui ritmi che si registravano prima della crisi, è improbabile. Nel passato la crescita non era sostenibile, e gli squilibri economici e finanziari erano dovuti soprattutto ad un ricorso eccessivo al credito. Smaghi ha aggiunto inoltre che la ripresa potrebbe risentire negativamente del rialzo dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio.
Per quanto riguarda l’Italia, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, elogia le piccole banche, che secondo il Governatore, hanno attutito gli effetti della crisi. Rispetto alle grandi banche, le piccole sono più radicate nel territorio, e proprio grazie ad una loro maggiore interazione con il cliente sono riuscite a fornire finanziamenti alle piccole e medie imprese.
In questi ultimi mesi del 2009 si sono alternate notizie positive e negative in riferimento alla ripresa economica del 2010, dunque i conti tornano, il prossimo sarà un anno veramente incerto.
Giuseppe Raso