
Il Fondo Monetario Internazionale ha un nuovo direttore: si tratta del ministro delle Finanze francese Christine Lagarde. Francese, di 55 anni, è stata nominata dal board dell’organizzazione economica internazionale. Prende il posto di un altro francese, Dominique Strauss-Khan, che di recente è stato costretto alle dimissioni dopo essere stato incriminato per stupro dalla procura di New York. Soddisfazione dalla presidenza della repubblica francese, che ha commentato: “E’ una vittoria per la Francia”. Ci sono stati parecchi candidati in corsa per questa importantissima poltrona, ma sicuramente la Lagarde godeva dell’appoggio di diversi paesi, su tutti i paesi Europei, insieme a Cina e Russia. I paesi in via di sviluppo avrebbero gradito che a sostituire Strauss-Khan fosse un membro di un altro stato, ma alla fine ha prevalso la linea europea. Il nuovo direttore del Fondo Monetario Internazionale esordisce subito con un record: è la prima volta che il FMI mette a capo della propria organizzazione una donna. La Lagarde ha commentato con entusiasmo il suo nuovo incarico su Twitter. “Cari amici, è un onore e una gioia annunciarvi che il consiglio d’amministrazione dell’Fmi mi ha appena designato direttore generale! Essere stata designata alla direzione generale del Fondo monetario internazionale (Fmi) è un onore e una gioia”.
Pietro Gugliotta

Prosegue la campagna “politica” per la poltrona lasciata vuota la scorsa settimana da Dominique Strauss-Kahn. Di giorno in giorno arrivano nuove candidature, nelle ultime ore si è alzato un bel polverone dopo le dichiarazioni del gruppo Brics. Cosa è il Brics? E’ il gruppo dei paesi emergenti, formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, che protestano contro la scelta, anzi, la pretesa dell’Unione Europea di far occupare il ruolo di direttore generale del Fondo Monetario Internazionale ad un europeo. “Siamo preoccupati per le dichiarazioni fatte recentemente da alcuni responsabili europei di alto livello volte a conservare per un europeo il posto di direttore generale” si legge nel comunicato stampa del Brics. “Molti accordi internazionali richiamono a una procedura trasparente, fondata su criteri di merito e concorrenziali per la selezione del direttore dell’Fmi e di altri posti ai vertici dell’organigramma delle istituzioni di Bretton Woods. Questo comporta di abbandonare la consuetudine obsoleta che prevede che il capo dell’Fmi sia per forza un europeo”. Nel frattempo il Fondo Monetario Internazionale ha fatto sapere che il termine ultimo per presentare le domande per il ruolo di direttore scadrà il 10 giugno, data in cui verranno rese pubbliche le candidature se saranno inferiori alle tre unità. Se ci saranno più di tre candidature – come appare ormai probabile – dalla lunga lista dei candidati ne verranno scelti e comunicati solo tre. In queste ore alla lunga lista dei pretendenti al ruolo di direttore del Fondo Monetario Internazionale, si sono aggiunti anche il ministro delle finanze belga Didier Reynders ed il presidente della banca centrale del Kazakhstan, Grigory Marchenko.
Pietro Gugliotta

L’indebolimento sembra essere passato, adesso la ripresa economica sta rinascendo e stabilizzandosi fra i paesi economicamente più avanzati: è questo il pensiero dell’Ocse (o OCDE) che ha presentato i risultati del superindice. Alcune nazioni restano ancora indebolite (come l’Italia, l’India o il Canada), altre sono in grande ripresa, c’è chi come il Brasile è in rallentamento e chi come la Russia è in piena espansione. Ecco nel dettaglio il superindice dei vari paesi, ne citiamo solo alcuni:
- Italia – 0.1%,
- Canada – 0.1%,
- Germania – 0.1%,
- Giappone – 0.1%,
- l’India – 0.2%,
- Brasile -0.3%,
- Francia +0.1%,
- Stati Uniti +0.3%,
- Cina +0.6%,
- Russia +0.7%,
Approfondendo il rapporto e localizzandolo nell’Area Euro, l’Ocse spiega come nei paesi in cui vige la moneta unica europea, la ripresa è moderata, nonostante rimangano ancora alcuni rischi. “Il consolidamento fiscale per stabilizzare i conti pubblici è la priorità. I deficit dovrebbero essere ridotti – si legge nella nota Ocse - attraverso dettagliati e credibili piani di rientro pluriennali, altre misure dovrebbero essere adottate per ridurre l’indebitamento a un livello più prudente”. Ma la zona europea è in crisi d’occupazione: il tasso di disoccupazione aumenta sempre di piu e va stabilizzandosi. Infatti l’Ocse sottolinea come ci troviamo sotto il picco storico della metà degli anni ’90. “La complessiva solidità del mercato del lavoro potrebbe suggerire che le riforme strutturali del passato hanno aiutato a rendere i mercati del lavoro più flessibili e robusti” si legge a tal proposito nel rapporto Ocse, dove si fa riferimento a ad alcuni dati, che segnalano un aumento molto forte della disoccupazione, in alcuni paesi dove esistono gravi squilibri economici.
Pietro Gugliotta

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha presentato i dati del “superindice” di settembre. L’Ocse raggruppa 30 paesi in tutto il mondo, dunque questo valore può essere confrontato con le più grandi potenze mondiali. Secondo questa organizzazione, il superindice migliore e più positivo è da attribuire alla Germania, alla Russia, al Giappone e agli Stati Uniti, tutti paesi che mostrano una buona crescita. Accanto a questi paesi, troviamo quelli che viaggiano ad una velocità minore, dunque sono in una espansione negativa. E’ il caso di Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, India, Cina e del Brasile. Il superindicatore dell’Ocse, nel mese di settembre 2010, ha fatto segnare quota 102.8, toccando un punto negativo o di crescita nulla, per il quinto mese consecutivo. In rapporto al dato di settembre 2009, il superindice mostra una crescita di 4.4 punti, ma poteva essere ben superiore. Nel mese di settembre, il risultato più positivo è stato ottenuto dalla Russia, che ha mostrato un incremento dello 0.6%, seguita dal Giappone che ha aumentato il proprio superindice dello 0.2%. Male la Cina: la nazione asiatica ottiene il peggiore risultato mensile, con - 0.7%, seguono a ruota con una flessione dello 0.2% Brasile, Canada, India e Italia. Per quello che riguarda gli ultimi dodici mesi, la nazione che ha di fatto mostrato una flessione più evidente, è proprio la Cina, con una flessione addirittura del 4.0%; male anche altre nazioni, fra cui Francia con una flessione dello 0.5%, l’India che perde 0.2% e l’Italia che mostra una crescita dello 0.5%, quasi invariata dunque.
Pietro Gugliotta

Fulvio Conti, amministratore delegato Enel, è intervenuto in Russia all’Investor Day sulla nazione russa. Ecco quanto evidenziato. “Enel è ben avviata a battere le sue stesse aspettative sull’Ebitda previsto nel 2010, superando i 16 miliardi di euro stimati. Non ci saranno ritardi, confermiamo le tappe del programma di dismissioni nei mercati meno strategici, come la rete del gas di Endesa in Spagna e le centrali in Bulgaria”. Lo stesso conti vede nel futuro di Enel Green Power, lo sbarco in Borsa, non vedendo nessun tipo di problema per il passaggio del 30% delle quote di Enel Green Power. Conti poi parla anche dell’energia nucleare. “In un paese che ha bisogno di energia, il nucleare non è la sola soluzione e sta accanto alle energie rinnovabili, al carbone con le tecnologie avanzate, all’efficienza energetica: ma ci renderà normali, uguali a Francia, Germania, Svizzera. Siamo forse più bravi degli altri? No, dobbiamo solo essere uguali”. Ma Fulvio Conti è in Russia per l’opera di investimento di circa un miliardo di euro, sul mercato energetico russo. “Non siamo qui in Russia alla ricerca di materie prime da esportare ma per produrre e per restare, nel lungo termine”. Infatti Enel ha firmato il mese scorso un’intesa con il primo generatore russo, RusHydro, studiando le possibilità di cooperazione nelle energie rinnovabili. Inoltre ad aprile Enel ha firmato un accordo con la società russa Inter Rao Ues per la nascita di una centrale nucleare a Kaliningrad.
Pietro Gugliotta

Enel molto probabilmente diventerà la prima compagnia straniera coinvolta nella costruzione di una centrale nucleare in Russia. È stato firmato in questi giorni un accordo di cooperazione tra Russia e Italia, durante un incontro a cui hanno partecipato Silvio Berlusconi, Vladimir Putin, l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e Boris Kovalchunk di Inter Rao Ues.
Il progetto base riguarda uno studio congiunto per la costruzione di una centrale nucleare a Kaliningrad, in una zona al confine con Lituania e Polonia. Fonti vicine ai negoziati, hanno sottolineato l’importanza politica di un tale accordo, che vedrà una società non russa implicata per la primissima volta su un progetto nucleare in territorio Russo.
La compagnia italiana ha precisato in un comunicato che la centrale sarà composta da due reattori, ognuno dei quali avrà una potenza di 1170 megawatt. Sarà utilizzata la tecnologia di terza generazione VVER 1200. Per l’entrata in produzione si parla del 2016. Berlusconi parlando del nucleare in Italia, ha detto che a tale fonte di energia nessun paese può più rinunciare, e che oggi è difficile dare un’indicazione precisa su dove sorgerà la prima centrale nucleare italiana.

Le frodi aziendali sono un fenomeno complesso, difficile da determinare e da scoprire, poiché spesso non vengono neanche denunciate. E i danni per le aziende in termini di costo non sono per nulla trascurabili. Una ricerca della PriceWaterhouseCoopers evidenzia come la truffa ad aziende da parte di dipendenti sia diventata sempre più frequente. La causa principale di un tale aumento di truffe è da ricercare nell’attuale crisi economica, che creando un’eccessiva pressione sui dipendenti (la paura di perdere il proprio posto di lavoro), li spinge ad atti illegali, che definirei, in modo improprio di “sopravvivenza”.
Tra gli atti illegali, appropriazione indebita e furti vanno per la maggiore, ma c’è spazio anche per le frodi contabili. Dai dati della ricerca emerge che in Italia il fenomeno è contenuto se confrontata con paesi come Russia e Sudafrica. Mentre in paesi come Giappone e Cina le aziende sono più al sicuro. Interessante notare come il reato di corruzione e concussione in Italia sia inferiore alla media europea.
L’identikit del “Dipendente Truffatore” è fatto. In genere è un componente dello staff aziendale o del middle management, non a caso dal 2007 le frodi commesse dalle due figure aziendali sono cresciute del 15%. In diminuzione invece le truffe da parte del Top Management. La truffa non pesa all’azienda solo per il danno subito, ma pesa anche a livello reputazionale e nelle relazioni d’affari. Per questo per l’impresa diventa importante un controllo più massiccio a livello interno (sostenendo dunque un costo), cercando di rafforzare i propri strumenti di prevenzione e controllo. Tra le strade seguite per arrestare il fenomeno: l’Internal Audit e il fraud risk assessment.
Giuseppe Raso

È ormai nota a tutti la competitività dei paesi emergenti per quanto concerne il settore industriale, ma ciò che in molti ignorano, è che la crescita economica di questi paesi vuole dire più opportunità commerciali. I paesi emergenti diventeranno dunque importanti mercati di sbocco, e per un paese come l’Italia, dotata di un “marchio” forte, ossia il Made in Italy, possono aprirsi nuovi scenari di sviluppo.
Dal XIII Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dell’Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2009), presentato in questi giorni a Roma, è emerso un chiaro quadro delle tendenze economiche e geo-politiche in atto. Oggi la maggior parte della spesa per consumi è concentrata in Occidente, ma la domanda globale di beni di consumo è destinata a mutare a favore dei paesi emergenti. Cina e India sono un chiaro esempio di questa tendenza. Le due economie stanno resistendo molto bene alla crisi, una vera e propria prova di forza che deve far riflettere. E per l’Italia che futuro sarà?
L’Italia dovrà certamente puntare su una maggiore internazionalizzazione delle proprie imprese. Oggi i maggiori rapporti commerciali avvengono con i paesi europei, la Germania rimane il principale mercato di sbocco per le merci nostrane, mentre cresce l’export verso la Russia. Nonostante diversi imprenditori italiani stiano puntando con decisione alla conquista di mercati esteri, quali Sudamerica e Asia, il ritardo del sistema Italia rispetto alla concorrenza è piuttosto marcato, ed è giusto pensare che per colmare il gap siano necessarie politiche d’incentivo all’internazionalizzazione.
Giuseppe Raso