
Periodo sempre molto attivo per Fiat: dopo aver firmato da poco un contratto di sponsorizzazione con la nazionale italiana di calcio, accordo fino al 2014, l’azienda del Lingotto ha le idee ben chiare sul proprio futuro. Infatti il futuro della Fiat è sempre più legato a quello di Chrysler: nei giorni scorsi si è tenuta una conferenza congiunta fra Fiat e il Governo del Canada, a rappresentare il Lingotto c’era ovviamente l’a.d. Sergio Marchionne, a.d. di Fiat e Chrysler, oltre al ministro delle Finanze canadese, James Flaherty. Fiat ha intenzione di acquistare le quote di Chrysler che attualmente possiede il governo canadese, e l’ente governativo sembra essere ben disposto a cederle. James Flaherty, ministro delle Finanze del Canada, ha parlato in conferenza stampa della possibilità di cedere il proprio pacchetto di quote di Chrysler a Fiat. “Il ritorno per i contribuentinon si misura solo in termini di restituzione del prestito, ma anche di posti di lavoro e investimenti che oggi sono rimasti al loro posto grazie al nostro sostegno alla Chrysler”. Le quote corrispondono all’1.7% del capitale di Chrysler. Marchionne ha ringraziato il governo Canadese per l’apporto alla Chrysler. “Esprimiamo la più sincera gratitudine al ministro Flaherty e al governo canadese per la loro decisione di aiutare Chrysler, due anni fa. Ci hanno dato una seconda possibilità, cosa che accade raramente nella vita. E ci hanno dato non solo speranza per la sopravvivenza ma anche un’opportunità di costruire un futuro. Hanno dimostrato fiducia nel nostro programma teso a trasformare Chrysler e ridarle il posto che merita”.
Pietro Gugliotta

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, ha annunciato ieri una notizia molto importante. Infatti in occasione della presentazione della nuova Lancia Ypsilon, l’a.d. del Lingotto ha confermato che la fusione di Fiat e Chrysler è vicina, perchè “la Fiat acquisterà il 51% di Chrysler nel quarto trimestre“. Una notizia che era già nell’aria da parecchie settimane, già dall’ultima acquisizione che aveva permesso all’azienda automobilistica italiana di effettuare una prima ed importante scalata verso la maggioranza delle azioni del gruppo automobilistico americano Chrysler. Ma se tutto il mercato dava per scontato che Fiat avrebbe acquisito Chrysler, stavolta l’attezione si è proprio spostata sulla tempistica. “Più aspettiamo più costa. Lo faremo appena possibile”, con una possibile allusione al terzo Performance Event che potrebbe permettere a Fiat di prendere un altro 5% di Chrysler, la quota sufficiente per arrivare al 51% del gruppo americano. Sulla futura possibilità di quotare Chrysler in Borsa, Marchionne non si è sbilanciato troppo. “Il fatto di quotarla è totalmente collegato al desiderio di convertire in cassa la posizione di Veba nell’azionariato di Chrysler. Tempistica? Dipende dalle condizioni del mercato e non da noi”. Marchionne inoltre si è detto soddisfatto per il raggiungimento del debito di contratto che Chrysler aveva col governo Usa e col governo canadese, debito saldato con largo anticipo: infatti la somma di 7.5 miliardi di dollari, è stata da poco restituita.
Pietro Gugliotta

Ottima notizia per l’azienda automobilistica americana Chrysler, attualmente controllata per il 46% dalla Fiat. Infatti la Chrysler ha rimborsato il prestito da 7.6 miliardi di dollari ai governi di Usa e Canada. La notizia è stata resa nota dalla stessa azienda americana tramite comunicato ufficiale. “Il gruppo ha rimborsato completamente il prestito originale con più di sei anni di anticipo rispetto alle scadenze fissate, insieme al pagamento degli interessi”. Molto soddisfatto Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler. “Meno di due anni fa ci siamo impegnati a rimborsare i contribuenti americani e canadesi e oggi manteniamo la promessa. Il prestito ci ha dato una rara seconda opportunità per dimostrare che le persone di questa società possono raggiungere risultati”. Un recupero quasi da record per la Chrysler, che deve sicuramente ringraziare l’ingresso nella società di Fiat e del nuovo amministratore delegato Sergio Marchionne. La notizia è stata accolta molto positivamente anche dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. “E’ un segnale che l’industria dell’auto si sta riprendendo, l’annuncio arriva con sei anni di anticipo rispetto alle scadenze e solo due anni dopo l’uscita dall’amministrazione controllata. Consente a Chrysler di costruire sul proprio progresso e continuare a crescere mentre l’economia si riprende”. Anche le Borse hanno reagito positivamente a questa notizia, facendo segnare dati positivi in particolare per i titoli collegati al mondo Fiat.
Pietro Gugliotta

L’azienda italiana Fiat è davvero vicina all’acquisizione della maggioranza delle quote della Chrysler: dopo poco più di due anni dall’ingresso nel pacchetto azionario dell’azienda automobilistica americana, il gruppo del Lingotto sta ottenendo ottimi risultati e dunque è sempre più interessata a scalare le quote societarie. Nelle scorse settimane c’era già stato un altro acquisto di quote della società, adesso Fiat ha una opzione per acquistarne un ulteriore 16%, che permetterebbe all’azienda del Lingotto di raggiungere quota 46% del totale delle quote Chrysler. Dunque si avvicina la possibilità che la Fiat passi a controllare il pacchetto di maggioranza di Chrysler, possibilità che potrebbe avvenire ben prima della fine dell’anno a questo punto. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha parlato proprio di questo prossimo acquisto che porterà le quote Fiat in Chrysler a raggiungere il 46% del totale, con l’obiettivo di oltrepassare il 51% entro fino anno. “Chrysler sta seguendo uno straordinario cammino di ripresa, a livello industriale ed economico, e la Fiat è pronta ad assumerne il controllo, per rendere il legame ancora più stabile e più forte, nell’interesse di entrambe. Si tratta di un passo fondamentale verso il completamento di quel grande disegno di integrazione tra Fiat e Chrysler, iniziato meno di due anni fa, che porterà alla creazione di una casa automobilistica globale. Abbiamo scelto di stringere i tempi il più possibile, per accelerare la nascita di un gruppo unico che possa trarrre benefici dallo sviluppo congiunto delle rispettive attività internazionali”.
Pietro Gugliotta

L’azienda automobilistica italiana Fiat ha raggiunto il 30% del capitale dell’azienda statunitense Chrysler Group: l’annuncio è stato dato in un comunicato dall’azienda del Lingotto. Con questa nuova sistemazione delle quote, adesso la Chrysler è controllata per il 59.2% dai sindacati americani Uaw e Veba, il 30% dalla Fiat, l’8,6% dal Tesoro Usa, il 2,2% dal governo canadese. Soddisfatto l’a.d. di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, che sostiene di puntare forte al raggiungimento del 51% del capitale dell’azienda americana. “I tempi non sono certi perché dipende dai negoziati con i governi Usa e Canadese e con le banche per il rifinanziamento del prestito”. Marchionne l’ha apertamente ammesso, ma è chiaro che la Fiat spera di raggiungere la quota del 51% entro la fine di quest’anno. Sta per rinforzarsi sempre di piu questo nuovo colosso automobilistico italo-americano, che vede la quota di 146 stabilimenti sparsi per il mondo, ben 190 mila dipendenti impegnati nelle due aziende, numeri non da poco. L’obiettivo Fiat-Chrysler è quello di vendere 6 milioni di vetture nel 2014, ed ovviamente quello di avere un enorme fatturato, intorno ai 100 miliardi di euro. La risposta della Borsa a questa notizia del raggiungimento del 30% di Chrysler, da parte di Fiat, non ha avuto ottimi risultati sul titolo dell’azienda del Lingotto, che ha addirittura chiuso con una perdita vicino al 2%.
Pietro Gugliotta

Si è tenuta negli scorsi giorni l’assemblea degli azionisti Fiat, incentrata sulla presentazione del bilancio 2010. E’ stata un ottima occasione per ascoltare dal vivo l’intervento dell’a.d. dell’azienda del Lingotto, Sergio Marchionne. Infatti l’ad. Fiat ha spaziato su parecchi argomenti, partendo dal futuro di Alfa Romeo e passando alle accuse di “americanizzazione” della Fiat. L’argomento più importante al momento sembra essere proprio legato al futuro dell’Alfa. “Capisco benissimo che i tedeschi abbiano creato scompiglio cercando di esprimere un interesse in questo marchio. Ho sentito qualcuno dire in assemblea che sarebbe meglio vendere l’Alfa ai tedeschi, mi sembra ingeneroso. Bisognerebbe domandare alla Volkswagen quali stabilimenti italiani terrebbe. È molto bello comprare un marchio e poi andare a produrre al di fuori. Io penso – prosegue Marchionne - che il Biscione potrà vincere nel lungo termine la battaglia di concorrenza con i tedeschi”. Ma resta in piedi la questione americana: sono tornate insistenti le voci di un possibile spostamento della sede principale della Fiat negli Stati Uniti, ma non solo. In questi ultimi tempi la Fiat è stata accusata di aver “americanizzato” le proprie vetture, ma Marchionne smentisce. “Più del 50% dei volumi che verranno prodotti e industrializzati da Chrysler partiranno da una base che è prevalentemente europea. E’ un’assurdità totale guardare un’auto americana e dire che non è un’auto nostra. Lo scambio di architetture e di conoscenze tecniche ormai è partito e non si può fermare”.
Pietro Gugliotta

La Fiat si sposta negli Stati Uniti? Non è la prima volta che viene fuori questa voce, era già stata smentita più e più volte da tutti i principali rappresentanti dell’azienda del Lingotto. Nelle scorse settimane l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, aveva duramente smentito questa voce, dicendo “Nessuno può accusare la Fiat di voler abbandonare l’Italia”, lasciando però una porta aperta alla possibilità di una espansione a livello mondiale dell’azienda. “Se il cuore della Fiat resterà a Torino, la testa deve essere in più posti: a Torino per gestire le attività europee, a Detroit per quelle americane, ma anche in Brasile e, in futuro, una in Asia” spiegava a febbraio Marchionne, a cui poi ha fatto eco anche John Elkann, presidente Fiat. Ma la voce è tornata ancora in auge: venerdì l’agenzina internazionale Reuters aveva fatto filtrare l’indiscrezione. Un dettagliato report della Reuters spiegava fra le varie motivazioni, quali erano i vantaggi per la Fiat: il vantaggio principale di spostare la sede legale negli Stati Uniti è principalmente economico, dato che la tassazione al momento è piu conveniente negli Usa. Si leggeva anche che Torino rimarrebbe la sede principale europea, con l’affiancamento di un’altra sede in Asia per controllare meglio quella zona, ma è chiaro che la sede negli Stati Uniti sarebbe la sede principale. E’ arrivata una nuova smentita quasi immediata dei vertici Fiat, con un comunicato, dove si spiega che la sede sarà scelta in base ad alcuni elementi di fondo. “Il primo è il grado di accesso ai mercati finanziari, indispensabile per gestire un business che richiede grandi investimenti e ingenti capitali. Il secondo ha a che fare con un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero e quindi anche con il progetto Fabbrica Italia”.
Pietro Gugliotta

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, è intervenuto in questi giorni duramente sulle voci che vedono la Fiat interessata all’acquisizione di una nuova azienda. “Smettiamola con i rumors. La Daimler non ci interessa, lo abbiamo detto” ha comunicato Marchionne, facendo dunque eco alle dichiarazioni che nello scorso fine settimana sono arrivate dalla Germania. Infatti anche la casa tedesca ha voluto smentire con forza le voci che vedrebbero la Daimler interessata all’Iveco. “Non sono in corso colloqui tra Daimler e Fiat per Iveco” si legge nel lapidario comunicato Daimler. Non è la prima volta che il nome della Daimler viene associato a quello del Lingotto: infatti già a febbraio, erano uscite fuori alcune voci, che vedevano un progetto del Lingotto, per inglobare la Daimler Trucks. Le voci – provenienti dalla Germania – vedevano l’acquisizione da parte della Fiat della Daimler Trucks, da associare ed integrare al compartimento Fiat del veicoli pesanti, dunque con Fiat Industrial o con Iveco. Indiscrezioni respinte con forza da Dieter Zetsche, presidente del consiglio di gestione di Daimler, che a febbraio aveva seccamente smentito queste voci.
Pietro Gugliotta

Il mercato dell’auto sta vivendo un periodo molto difficile. Anche il mese di febbraio, appena conclusosi, ha visto una nuova flessione del mercato dell’auto: infatti come comunica il Ministero dei Trasporti, nel secondo mese dell’anno 2011, le immatricolazioni sono pari a 160.329 vetture. Dunque dopo la flessione del – 20.7% del mese di gennaio, altra grave flessione, stavolta del - 20.49%, rispetto al mese di febbraio 2010. A parziale “discolpa” delle aziende automobilistiche, la flessione è ancora dovuta agli influssi positivi nel mese di febbraio 2010, degli incentivi statali: per poter ottenere dei dati più veritieri sulle vendite auto, dovremo attendere ancora qualche mese. Infatti si è calcolato che la fine dell’influsso positivo degli incentivi statali 2010, si è concluso col mese di aprile 2010, dunque fra un paio di mesi potremo finalmente fare dei raffronti più obiettivi sulle vendite del mercato dell’auto in Italia in questo 2011. Il volume delle vendite di febbraio 2011 è stato però scorporato in due fasi: infatti del volume globale delle vendite delle autovetture, il Ministero segnala come il 71.81% delle vendite ha riguardato le auto usate, mentre il 28.19% ha interessato le nuove immatricolazioni. Febbraio molto negativo anche per la Fiat: l’azienda del Lingotto ha infatti visto una flessione delle vendite di auto pari al - 27.09%, attestandosi a 45.527 unità. Il paragone rispetto a febbraio 2010 è ingeneroso: infatti in quel mese la Fiat riuscì a vendere circa 62.400 vetture. Lo stesso Sergio Marchionne, a. d. Fiat, ha commentato dal Salone di Ginevra i dati delle vendite Fiat. “I dati di febbraio del mercato in Italia sono totalmente in linea con quello che mi aspettavo. Ad aprile cambieranno le cose. Facciamo scadere marzo che è l’ultimo mese del 2010 con gli incentivi e poi cominciamo a fare l’analisi per il futuro”.
Pietro Gugliotta

Sergio Marchionne, a.d. Fiat, si è presentato alla Camera per discutere del futuro dell’azienda automobilistica italiana del Lingotto. Marchionne ha voluto precisare che la Fiat non ha nessuna intenzione di abbandonare l’Italia, come già anticipato nei giorni scorsi dal ministro Romani, che aveva incontrato l’a.d. Fiat lo scorso sabato, in un tavolo d’incontro dedicato proprio alla discussione dei programmi futuri dell’azienda automobilistica italiana. “Vorrei che fosse assolutamente chiara una cosa: nessuno può accusare la Fiat di comportamenti scorretti, di vivere alle spalle dello Stato o di voler abbandonare il Paese. Abbiamo progetti ambiziosi che partono proprio dall’Italia e si ispirano su uno sforzo globale”. L’a.d. Fiat ha poi parlato dei programmi dell’azienda del Lingotto anche per l’America: “il cuore della Fiat resterà a Torino, la testa deve essere in più posti. Restiamo a Torino per gestire le attività europee, a Detroit per quelle americane, ma anche in Brasile e, in futuro, una in Asia”. Marchionne ha poi approfondito la questione Chrysler. “Una volta che Chrysler sarà quotata e avremo due società in due mercati diversi, si porrà un problema di governance. La scelta della sede legale non è ancora stata presa. Se si realizzeranno le condizioni rispetto al progetto Fabbrica Italia, allora il nostro Paese sarà in grado di mantenere la sede legale”.
Pietro Gugliotta