
Secondo i dati calcolati dall’Istat, l’inflazione a giugno è scesa all’1.3% annuo, rallentando dunque di 0,1% rispetto al mese di maggio. Ciò conferma – fanno sapere dall’Istat – le stime preliminari sull’inflazione. Sulla base mensile, i prezzi restano pressochè invariati, mentre il carrello della spesa (sempre su base mensile) è più conveniente. Gli aumenti principali invece sono su base annua: su tutti, benzina verde e prodotti energetici in generale. Le associazioni Federconsumatori e Adusbef commentano così i dati sull’inflazione in Italia. “La conferma del tasso di inflazione all’1,3% rappresenta, come sottolineiamo da tempo, un dato estremamente grave per la nostra economia e per il benessere delle famiglie. Mentre i consumi si contraggono, le vacanze sono sempre più un miraggio per la maggior parte delle famiglie, l’onda lunga di cassa integrazione e licenziamenti non accenna ad arrestarsi, incidendo sempre di più sulla capacità di acquisto delle famiglie, i prezzi in crescita dell’1,3% rappresentano un fattore completamente in controtendenza rispetto all’andamento economico.L’inflazione a questi livelli desta grande preoccupazione viste le ricadute di 390 euro annui che comporterà per ogni famiglia, alimentando così quel circolo vizioso che, contraendo il potere di acquisto, contribuisce sempre di più alla caduta dei consumi, con conseguenze drammatiche sulla produzione e sull’intero sistema economico. Anziché aumentare le tariffe, ad esempio quelle autostradali, bisognerebbe bloccare prezzi e tariffe, agendo, di pari passo, per eliminare e sanzionare le speculazioni”. Adusbef e Federconsumatori concludono la nota con un auspicio per il futuro. “Alla luce delle misure inique prospettate dalla manovra del Governo, la stangata di aumenti nel 2010, così come calcolato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, toccherá quota 886 euro annui a famiglia. Per questo è urgente intervenire con una manovra che, oltre al risanamento, punti al rilancio della domanda di mercato ed al sostegno agli investimenti nei settori trainanti dell’economia, avviando così una vera ripresa e ristabilendo, contemporaneamente, equitá, senza intaccare i redditi già duramente provati di pensionati e lavoratori”.
Pietro Gugliotta

Il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, è intervenuto ad un convegno “The recovery: a sustainable path or the road to nowhere?” organizzata da Ihs Global Insight. Visco ha parlato delle prospettive dell’economia dell’Italia, spiegando che la ripresa c’è ma è lenta. “La crescita dell’area euro nel 2010 non sarà lontana dall’1%: nel 2011 andrà un po’ meglio. La ripresa è in corso, ma è fragile e l’outlook resta incerto. Per uscire velocemente della crisi, è necessario fare elevati investimenti materiali e immateriali, come la spesa per infrastrutture e soprattutto quella per l’ istruzione” che secondo Visco sono le spese più pressanti e quelle che potrebbero dare un forte slancio all’economia italiana.
Il vice direttore poi ha anche spiegato come sulla velocità di uscita dalla crisi possano pesare i limiti strutturali del nostro sistema economico, come la scarsità di capitale umano, uno dei valori più importanti; Visco si è inoltre concentrato sul sistema delle tasse italiane. “In Italia è evidente che abbiamo tasse alte e che non possiamo ridurre le entrate, ma possiamo distribuirle meglio, spostando l’attenzione verso posizioni di rendita. Le imposte sul lavoro - ha proseguito - sono particolarmente alte ed è quindi molto importante che siano ridotte. Nell’immediato non è possibile ridurre la pressione fiscale nel suo complesso, ma questa può essere redistribuita spostando l’attenzione verso le posizioni di rendita e non sulle attività produttive”.
Il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, si è poi soffermato sui conti pubblici dei Paesi dell’area dell’Euro. “I livelli del debito sono senza precedenti in periodi di pace. Per questo c’è bisogno di mettere a punto una «exit strategy credibile e trasparente”.