
Dopo il downgrade effettuato nei giorni passati da Standard & Poor’s, anche un’altra agenzia di rating ha deciso di abbassare il giudizio sul debito sovrano dell’Italia: si tratta di Fitch, che ha comunicato ieri la sua scelta. Il giudizio italiano è stato abbassato di due notch, due livelli: da A+, il giudizio è passato ad A-, con outlook negativo. “La decisione è stata presa in seguito al deterioramento del quadro macroeconomico, e come riflesso della crisi del debito europea” si legge nel comunicato pubblicato dall’agenzia Fitch. “Un’azione più severa sul rating è stata evitata grazie al forte impegno del governo italiano a ridurre il deficit di bilancio e a implementare riforme strutturali, oltre che in virtù del significativo allentamento dei rischi a breve termine nella raccolta di capitali come risultato dell’asta a 36 mesi condotta dalla Bce” si legge nel proseguo del comunicato. Il premier Monti – intervistato a tal proposito – ha spiegato di accogliere tali giudizi con serenità, sottolineando come all’interno delle motivazioni ci siano “molti apprezzamenti per le politiche di questo governo e di questo Parlamento”. La stessa agenzia internazionale di rating Fitch ha abbassato anche il giudizio della Spagna, che è passato da AA- ad A, con outlook negativo, mentre altri downgrade sono stati effettuati nei confronti di Slovenia, Irlanda e Cipro.
Pietro Gugliotta

E’ arrivata nel fine settimana la notizia forse attesa, data la situazione degli ultimi mesi: l’Italia ha subito il downgrade del rating del debito sovrano. Per la prima volta il rating italiano scende sotto il livello A, attestandosi a BBB+, secondo il giudizio di Standard & Poor’s. Al momento S&P è l’unica agenzia ad aver abbassato il rating all’Italia: restano superiori i giudizi di Moody’s e Fitch, che si pronunceranno nei prossimi giorni. Tutte e tre le agenzie internazionali di rating confermano l’outlook negativo (che ha portato al downgrade per quanto riguarda Standard & Poor’s), ma al momento mantengono diversi giudizi: infatti se S&P porta l’Italia a BBB+, la valutazione di Moody’s è ferma ad A2, così come Fitch è stabile a A+. La situazione italiana, secondo quanto dichiarato dall’agenzia Standard & Poor’s, non è del tutto preoccupante: infatti la tripla B inquadra “un’adeguata capacità di rispettare gli impegni finanziari ma una certa suscettibilità alle condizioni economiche avverse e a mutamenti del quadro” si legge nella nota di S&P. In ogni caso c’è molto malcontento in Italia per questa decisione: infatti la dura manovra economica promossa dal Governo Monti, così come la proiezione del pareggio di bilancio nel 2013, erano stati interpretati positivamente sia dall’Europa che dal Fondo Monetario Internazionale. In ogni caso, a dicembre c’era già stato un avvertimento da parte di S&P, che aveva messo il rating italiano sotto osservazione. Ma non solo l’Italia subisce un downgrade: fa scalpore il crollo del rating della Francia che perde la tripla A (AAA), il giudizio più alto, così come l’Austria, mentre nessun taglio al rating tedesco. Calano anche i rating del Portogallo e della Spagna, che perdono due gradini. In calo la valutazione di altri paesi come Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia.
Pietro Gugliotta

L’agenzia internazionale Fitch sta riflettendo sul futuro di alcuni paesi europei, fra cui l’Italia. Sono sei i paesi europei sotto osservazione da parte dell’agenzia di rating: oltre l’Italia, infatti sono a rischio anche Spagna, Belgio, Slovenia, Cipro e Irlanda. I paesi in questione sono sotto la lente di Fitch e sono quelli maggiormente a rischio per un possibile downgrade del rating. I sempre più pressanti timori – spiega Fitch – che aleggiano sull’Area Euro, non contribuiscono di certo ad una valutazione positiva: per quello che riguarda questi paesi, si legge nel report di Fitch, “desta particolare preoccupazione l’assenza di un piano finanziario credibile”. L’agenzia di rating chiede una maggiore presenza della Bce: “è necessario un coinvolgimento più attivo della Bce. La crisi continuerà e sarà caratterizzata da episodi di altissima volatilità sui mercati che minacceranno soprattutto i governi di quei Paesi con un elevato debito pubblico” si legge nel report. La revisione finale è prevista per il mese prossimo: nel 2012 dunque sapremo se Fitch abbasserà il rating di questi sei paesi, inclusa l’Italia.
Intanto Fitch ha deciso di abbassare l’outlook della Francia, che è passato da stabile a negativo: è stata confermata la tripla A (AAA), mae è senza dubbio un altro segnale che il paese transalpino potrebbe perdere ben presto il più alto livello di rating. Nello stesso tempo, Fitch ha tagliato il rating su alcune banche: si tratta di Barclays e Credit Suisse (da AA- ad A), Bank of America, Bnp Paribas, Citigroup, Deutsche Bank e Goldman Sachs (da A+ ad A), Credit Agricole e Credit Mutuel (da AA- a A+), Danske Bank (da A+ a A), Rabobank (da AA+ a AA) e Op-Pohjola Group (da AA- a A+).
Pietro Gugliotta

L’Euro zona continua a tremare: i dati dell’Eurostat riflettono un periodo nerissimo, anche per l’occupazione. Aumenta infatti la disoccupazione: la disoccupazione media – nell’area Euro – è salita al 10.3%, il dato più alto dall’arrivo della moneta unica europea. Fra i paesi con il tasso di disoccupazione più basso, troviamo Austria (4.1%), Lussemburgo (4.7%) e Paesi Bassi (4.8%). Al contrario, sono la Spagna (22.8%), la Grecia (18.3%) e la Lettonia (16.2%) le nazioni con il tasso di disoccupazione più alto. In Italia la situazione non è migliore. Nel nostro paese infatti – secondo i dati pubblicati nelle scorse ore dall’Istat – il tasso di disoccupazione è salito all’8.5%, dato più alto da maggio 2010. E’ in aumento del +0.2% rispetto al mese scorso, mentre è in aumento di solo +0.1% rispetto ad ottobre 2010. Resta molto alta la disoccupazione giovanile: i giovani italiani non riescono a trovare lavoro. Il nuovo tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 29.2%, dato record: un giovane italiano su tre è disoccupato. Per quello che riguarda il nostro paese, c’è un dato positivo: la disoccupazione femminile è in calo dello 0.2%, passando da 9.6% al nuovo dato del 9.4%. Un dato leggermente positivo che non intacca il quadro negativo dell’occupazione nel nostro paese.
Pietro Gugliotta

Dopo una crescita modesta ad agosto, arrivano i dati degli ordini industriali nella Zona Euro a settembre. I dati sono stati elaborati dall’Eurostat: nell’eurozona, c’è stata una flessione degli ordini industriali del 6.4% rispetto al mese di agosto. Un dato fortemente negativo, che viene parzialmente ammorbidito, prendendo in considerazione l’Unione Europea a 27 Stati (dunque anche gli stati extra Euro). Il calo nella Ue a 27 è del -2.3%, dopo un leggero calo ad agosto (-0.3%). E motore negativo di questo calo è proprio il nostro paese: l’Italia ha perso molto terreno rispetto al mese precedente. Gli ordini industriali dell’Italia sono diminuiti del -9.2% rispetto ad agosto. I nuovi ordini sono in flessione in dieci stati, mentre crescono in dodici: a far segnare le peggiori performance, oltre l’Italia, c’è l’Estonia (-9.1%), la Francia (-6.2%), la Spagna (-5.3%) e la Germania (-4.4%), mentre i paesi che hanno offerto una maggiore crescita di ordini industriali sono la Danimarca (+14%), la Lettonia (+13.1%), la Polonia (+5.1%) e la Repubblica Ceca (+4.8%). Va meglio analizzando i dati su base annua: rispetto al 2010, gli ordini industriali aumentano dell’1.6% nella zona Euro, mentre del +2.3% nell’Ue a 27 membri. I dati Eurostat dunque certificano un andamento piuttosto contrastante dell’industria europea.
Pietro Gugliotta

Dopo il taglio al rating dell’Italia, l’agenzia internazionale di rating Standard &Poor’s decide di colpire un altro paese europeo, la Spagna. Standard & Poor’s ha tagliato il giudizio sulla Spagna da “AA” ad “AA-“. E’ questa la decisione dell’agenzia internazionale, che ha così motivato questa scelta. “Incerte prospettive di crescita e rischi crescenti che dovrà affrontare”. Fra l’altro, S&P ha anche tagliato l’outlook, che è sceso da stabile a negativo. Nella nota che accompagnava la decisione, Standard &Poor’s si è mostrata comunque ottimista sul futuro della Spagna, affermando che il Paese sta comunque apportando misure molto importanti per la stabilità e per raggiungere gli obiettivi fissati con l’Unione Europea. S&P ritiene che nei prossimi mesi il rating spagnolo possa tornare a salire. Sicuramente S&P si è mostrata più ottimista nei riguardi della Spagna che nei confronti della situazione italiana. A difendere il lavoro della Spagna, ci ha pensato anche il portavoce della Commissione, Amadeu Altafaj. “La Spagna ha già preso misure importanti per il consolidamento dei conti pubblici e rispettare gli impegni presi coni suoi partner europei anche attraverso misure di bilancio aggiuntive prese anche recentemente ad agosto e a settembre. E’ vero che questo è un esercizio molto impegnativo e che i recenti fatti mettono ancor più sotto pressione in termini di raggiungimento di tali obiettivi di bilancio, ma non abbiamo alcun dubbio sulla determinazione del governo a fare qualsiasi cosa” spiega il portavoce.
Pietro Gugliotta

La Banca Centrale Europea (Bce) ha confermato l’acquisto di bond governativi: continua dunque l’opera d’acquisto della Bce per aiutare i paesi più in difficoltà. Nella scorsa settimana, sono stati acquistati titoli per 9.7 milioni di euro, da tre paesi: Grecia, Spagna ed Italia. In queste settimane, la Bce guidata da Jean-Claude Trichet ha acquistato 45 miliardi di euro di titoli di stato della Grecia, un numero davvero alto. Una strategia che non piace per nulla a numerosi membri del board della Bce, tanto da costringere nei giorni scorsi, il tedesco Jurgen Stark a rassegnare le proprie dimissioni dal Board della Banca Centrale Europea. La Germania sopratutto contesta questo tipo di operazioni: da oltre un anno, alla guida di Trichet, la Bce ha acquistato 152.5 miliardi di euro di titoli di stato, anche se c’è da sottolineare come nelle ultime settimane gli acquisti siano calati del 30%. Jens Weidmann continua a contestare questa strategia europea, affermando che “c’è molta confusione fra politica monetaria e fiscale”. Per non alimentare l’inflazione, la Bce acquisterà dalle banche europee depositi a sette giorni, per assorbire la liquidità messa in circolazione. Sull’operato della Bce interviene anche Olivier Blanchard, capo economista del Fmi, che ha dichiarato che “la Banca Centrale Europea sta facendo la cose giusta nel programma di acquisto di bond e gioca un ruolo importante in una congiuntura difficile”.
Pietro Gugliotta

E’ arrivato un comunicato ufficiale da parte della BCE, la Banca Centrale Europea. L’ente economico europeo ha infatti comunicato di aver acquistato altri titoli di stato, per la maggior parte appartenenti a Spagna ed Italia, per un totale di 14.2 miliardi di euro. Una mossa un po’ a sorpresa, che si è conclusa nella scorsa settimana, ma è stata comunicata solo in questi giorni. Con questa operazione, la Banca Centrale Europea riduce e stabilizza lo spread di rendimento con il bund tedesco. Adesso la quota totale di titoli di stato che la Banca Centrale Europea detiene sale a 110.5 miliardi di euro: i titoli sono stati acquistati all’interno del programma SMP, Securities Market Programme, avviato nel 2010. Il Smp è stato creato nel 2010 proprio per sostenere la Grecia, piano piano è stato esteto anche ad Irlanda e Portogallo nel marzo 2011. Poi quattro mesi senza interventi, passando per un mese di luglio molto impegnativo e concludendo con le ultime acquisizioni dei giorni scorsi. Ma è molto importante notare come nell’ultimo mese, la Banca Centrale Europea abbia comprato bond governativi, per una cifra che supera quasi la metà della quota spesa nei precedenti 14 mesi: è sicuramente un dato che deve fare riflettere, la situazione economica è dunque molto difficile.
Pietro Gugliotta

Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha rilasciato una interessante intervista al magazine tedesco Focus, dove parla in maniera comunque positiva del futuro dell’economia europea. Infatti Juncker non vede ulteriori problemi nella crisi greca, che al contrario sembra in via di risoluzione e pensa inoltre che i paesi come Spagna, Italia e Belgio non possano essere contagiati. “Il pacchetto di misure approvato da Atene porterà una soluzione ai problemi della Grecia, che ha bisogno di un impulso congiunturale e di sviluppare il suo potenziale di crescita. Anche le imprese di altre aree dell’Eurozona dovrebbero contribuire e impegnarsi. La sovranità di Atene, costretta ad avvalersi degli aiuti, sarà massicciamente limitata” spiega il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Lo stesso Juncker poi parla in maniera positiva anche di Portogallo e Irlanda: i due paesi sarebbero sulla strada del ritorno ai mercati, dunque per loro nessun problema. “Non vedo rischi per Spagna, Italia e Belgio” prosegue Juncker, che dunque non hanno subito gli influssi negativi della crisi greca. Le parole di Juncker non arrivano a caso: infatti sono state rilasciate il giorno dopo il via libera alla tranche di aiuti da 12 miliardi, di cui 8.7 finanziati dall’Europa, che saranno sbloccati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) il prossimo 8 luglio. L’11 luglio si riunirà l’Eurogruppo, ed il 12 l’Ecofin: le due organizzazioni dovranno porre le basi per la creazione del secondo piano di salvataggio, un finanziamento aggiuntivo per il paese greco.
Pietro Gugliotta

Il 2010 del mercato dell’auto non è stato un anno molto positivo: parlano chiaro i numeri, i dati infatti sono stati da poco confermati in via ufficiale dall’Acea, l’associazione che riunisce i costruttori europei d’autovetture. L’associazione ha determinato come nei 27 Paesi dell’Unione Europea, ci sia stato un calo delle vendite di autovetture pari al 4.9%: infatti le vendite hanno raggiunto quota 13.785. 698 unità, a fronte delle 14.499.059 vendute l’anno precedente, nel 2009. Se proviamo a quantificare il dato delle vendite di auto, nei principali e più importanti mercati, scopriremo che si tratterà di dati negativi: l’Italia ha perso il 9.2%, la Germania ha chiuso col forte passivo del 23.4%, e anche la Francia ha chiuso in negativo, seppur di poco (-2.2%). Bene – fra i pochi paesi a chiudere in positivo – il mercato dell’auto in Spagna, che ha fatto segnare una crescita del 3.1% rispetto all’anno 2009. Inutile dire come il dato italiano sia fortemente penalizzato dall’assenza degli incentivi, che avevano caratterizzato il 2009 del mercato dell’auto italiano, contribuendo anche ad una crescita dei primi mesi del 2010: quando l’influenza positiva degli incentivi è finita, il mercato è inesorabilmente finito in negativo. Anche la Fiat ha chiuso il 2010 in calo, ecco la spiegazione del Lingotto in merito a questo bilancio negativo: “sul calo registrato dal gruppo Fiat in Europa nel 2010 hanno inciso principalmente due fattori: il consistente calo complessivo del mercato (soprattutto in Italia) e il fatto che nel 2009 la sua gamma di vetture a basso impatto ambientale aveva beneficiato in maniera molto forte degli ecoincentivi attuati da numerose nazioni europee”.
Pietro Gugliotta