
La Banca Centrale Europea (Bce) ha confermato l’acquisto di bond governativi: continua dunque l’opera d’acquisto della Bce per aiutare i paesi più in difficoltà. Nella scorsa settimana, sono stati acquistati titoli per 9.7 milioni di euro, da tre paesi: Grecia, Spagna ed Italia. In queste settimane, la Bce guidata da Jean-Claude Trichet ha acquistato 45 miliardi di euro di titoli di stato della Grecia, un numero davvero alto. Una strategia che non piace per nulla a numerosi membri del board della Bce, tanto da costringere nei giorni scorsi, il tedesco Jurgen Stark a rassegnare le proprie dimissioni dal Board della Banca Centrale Europea. La Germania sopratutto contesta questo tipo di operazioni: da oltre un anno, alla guida di Trichet, la Bce ha acquistato 152.5 miliardi di euro di titoli di stato, anche se c’è da sottolineare come nelle ultime settimane gli acquisti siano calati del 30%. Jens Weidmann continua a contestare questa strategia europea, affermando che “c’è molta confusione fra politica monetaria e fiscale”. Per non alimentare l’inflazione, la Bce acquisterà dalle banche europee depositi a sette giorni, per assorbire la liquidità messa in circolazione. Sull’operato della Bce interviene anche Olivier Blanchard, capo economista del Fmi, che ha dichiarato che “la Banca Centrale Europea sta facendo la cose giusta nel programma di acquisto di bond e gioca un ruolo importante in una congiuntura difficile”.
Pietro Gugliotta

E’ arrivato un comunicato ufficiale da parte della BCE, la Banca Centrale Europea. L’ente economico europeo ha infatti comunicato di aver acquistato altri titoli di stato, per la maggior parte appartenenti a Spagna ed Italia, per un totale di 14.2 miliardi di euro. Una mossa un po’ a sorpresa, che si è conclusa nella scorsa settimana, ma è stata comunicata solo in questi giorni. Con questa operazione, la Banca Centrale Europea riduce e stabilizza lo spread di rendimento con il bund tedesco. Adesso la quota totale di titoli di stato che la Banca Centrale Europea detiene sale a 110.5 miliardi di euro: i titoli sono stati acquistati all’interno del programma SMP, Securities Market Programme, avviato nel 2010. Il Smp è stato creato nel 2010 proprio per sostenere la Grecia, piano piano è stato esteto anche ad Irlanda e Portogallo nel marzo 2011. Poi quattro mesi senza interventi, passando per un mese di luglio molto impegnativo e concludendo con le ultime acquisizioni dei giorni scorsi. Ma è molto importante notare come nell’ultimo mese, la Banca Centrale Europea abbia comprato bond governativi, per una cifra che supera quasi la metà della quota spesa nei precedenti 14 mesi: è sicuramente un dato che deve fare riflettere, la situazione economica è dunque molto difficile.
Pietro Gugliotta

Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha rilasciato una interessante intervista al magazine tedesco Focus, dove parla in maniera comunque positiva del futuro dell’economia europea. Infatti Juncker non vede ulteriori problemi nella crisi greca, che al contrario sembra in via di risoluzione e pensa inoltre che i paesi come Spagna, Italia e Belgio non possano essere contagiati. “Il pacchetto di misure approvato da Atene porterà una soluzione ai problemi della Grecia, che ha bisogno di un impulso congiunturale e di sviluppare il suo potenziale di crescita. Anche le imprese di altre aree dell’Eurozona dovrebbero contribuire e impegnarsi. La sovranità di Atene, costretta ad avvalersi degli aiuti, sarà massicciamente limitata” spiega il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Lo stesso Juncker poi parla in maniera positiva anche di Portogallo e Irlanda: i due paesi sarebbero sulla strada del ritorno ai mercati, dunque per loro nessun problema. “Non vedo rischi per Spagna, Italia e Belgio” prosegue Juncker, che dunque non hanno subito gli influssi negativi della crisi greca. Le parole di Juncker non arrivano a caso: infatti sono state rilasciate il giorno dopo il via libera alla tranche di aiuti da 12 miliardi, di cui 8.7 finanziati dall’Europa, che saranno sbloccati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) il prossimo 8 luglio. L’11 luglio si riunirà l’Eurogruppo, ed il 12 l’Ecofin: le due organizzazioni dovranno porre le basi per la creazione del secondo piano di salvataggio, un finanziamento aggiuntivo per il paese greco.
Pietro Gugliotta

Il 2010 del mercato dell’auto non è stato un anno molto positivo: parlano chiaro i numeri, i dati infatti sono stati da poco confermati in via ufficiale dall’Acea, l’associazione che riunisce i costruttori europei d’autovetture. L’associazione ha determinato come nei 27 Paesi dell’Unione Europea, ci sia stato un calo delle vendite di autovetture pari al 4.9%: infatti le vendite hanno raggiunto quota 13.785. 698 unità, a fronte delle 14.499.059 vendute l’anno precedente, nel 2009. Se proviamo a quantificare il dato delle vendite di auto, nei principali e più importanti mercati, scopriremo che si tratterà di dati negativi: l’Italia ha perso il 9.2%, la Germania ha chiuso col forte passivo del 23.4%, e anche la Francia ha chiuso in negativo, seppur di poco (-2.2%). Bene – fra i pochi paesi a chiudere in positivo – il mercato dell’auto in Spagna, che ha fatto segnare una crescita del 3.1% rispetto all’anno 2009. Inutile dire come il dato italiano sia fortemente penalizzato dall’assenza degli incentivi, che avevano caratterizzato il 2009 del mercato dell’auto italiano, contribuendo anche ad una crescita dei primi mesi del 2010: quando l’influenza positiva degli incentivi è finita, il mercato è inesorabilmente finito in negativo. Anche la Fiat ha chiuso il 2010 in calo, ecco la spiegazione del Lingotto in merito a questo bilancio negativo: “sul calo registrato dal gruppo Fiat in Europa nel 2010 hanno inciso principalmente due fattori: il consistente calo complessivo del mercato (soprattutto in Italia) e il fatto che nel 2009 la sua gamma di vetture a basso impatto ambientale aveva beneficiato in maniera molto forte degli ecoincentivi attuati da numerose nazioni europee”.
Pietro Gugliotta

Banca Centrale Europea, la BCE, e l’FMI (Fondo monetario internazionale) sono concordi nell’affermare che l’Europa debba risollevarsi dalla crisi economica che sta colpendo il vecchio Continente. Le strategie però sembrano diverse. Infatti Jean-Claude Trichet, ha annunciato, fra i provvedimenti che dovranno essere presi, una serie di aste a tasso fisso e liquidità illimitata per i primi mesi del 2011. “Abbiamo esaminato la situazione nel suo complesso. Ho detto e lo ripeto che ci sono state delle tensioni e non farò alcun ulteriore commento su questo fatto”. Qui il riferimento, è all’andamento degli spread dei titoli di Stato sia di Spagna che Italia. Proseguendo la conferenza stampa, tenuta a margine della riunione del Consiglio direttivo a Francoforte, Trichet ha confermato che si tratta di “una valutazione generale che viene fatta che ci siano delle tensioni e questo spiega anche perchè abbiamo deciso di mantenere un volume illimitato nel fornire fondi al sistema nelle nostre aste a una settimana, un mese e tre mesi. Infatti il programma di acquisto dei titoli di Stato europei deciso a maggio è in corso, quindi rimane aperto e sarà commisurato condizioni dei mercati finanziari”, ha concluso Trichet. Ma le dichirazioni più preoccupanti arrivano dal direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn. Secondo Strauss-Kahn infatti, alcuni paesi sono sull’orlo del burrone, chi rischia di più è senza dubbio la Grecia e a ruota anche l’Irlanda. Ma ce ne sono anceh altri che devono mantenere una buona situazione di bilancio, per evitare di finire in questa spirale negativa.
Pietro Gugliotta

L’Eurostat, l’ufficio europeo che si occupa delle statistiche, ha pubblicato uno studio sul tasso di disoccupazione dell’area dell’Euro. A settembre l’Eurozona mostra un tasso di disoccupazione del 10.1%, in aumento dello 0.1% rispetto al 10% di agosto. L’aumento rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ossia settembre 2009, è dello 0.4% (a settembre 2009 si era al 9.7%). Allargando i dati a tutta l’Unione Europea, il tasso di disoccupazione a settembre è stabile al 9.6%, crescendo di 0.3% rispetto a settembre 2009 (9.3%). L’Eurozona, provando a calcolare numericamente il valore dei disoccupati, mostra 15 milioni e 917 mila disoccupati, numero che cresce rispetto ad agosto (+ 67 mila disoccupati) e addirittura nel confronto con settembre 2009, mostra una crescita molto sostanziosa (+ 424 mila disoccupati). Prendendo in considerazione l’Unione Europea intera, i disoccupati sono 23 milioni 109 mila, in aumento di 71 mila unità rispetto ad agosto 2010, mentre in confronto con settembre 2009, l’aumento è di 656 mila disoccupati in più. Analizzando la situazione nei principali paesi Europei, i livelli più alti di disoccupazione sono stati ravvisati in Spagna (20.8%), Lettonia (19.4%), Estonia (18.6%) e Lituania (18.2%). Al contrario, i tassi più bassi di disoccupazione sono stati ravvisati in Olanda (4.4%) e Austria (4.5%). E l’Italia? Come segnalato dall’Istat, il tasso di disoccupazione italiano si attesta all’8.3%. Quello che preoccupa forse di piu è il valore della disoccupazione giovanile: i giovani sotto i 25 anni di età che non sono occupati sono sempre di piu. In Italia, il valore è al 26.4%, mentre nella Eurozona i giovani disoccupati sono il 20%, in tutta l’Unione Europa il valore si attesta al 20.3%.
Pietro Gugliotta

In Italia uno dei problemi principali è quello della disoccupazione: molti giovani non riescono a trovare un impiego, gravando sulle famiglie e sull’economia italiana in generale. Lo studio realizzato dalla Confartigianato però mostra una nuova chiave di lettura proprio nell’ambito della disoccupazione: in Italia mancano tante figure professionale. Stiamo parlando di pasticceri, sarti, falegnami, cuochi, panettieri, installatori di infissi, solo per citare alcune categorie. E l’economia avrebbe bisogno di queste figure, infatti come spiega il “Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere“, ci sono circa 150.000 posti vacanti in questi ambiti, non sono pochi. Il mestiere che al momento presenta più posti liberi è quello degli installatori di infissi: ne servirebbero circa 1.500, ma al momento l’83.3% dei posti è rimasto vuoto. Altre professioni sottovalutate sono quelle legate al mondo del cibo: pastai, panettieri, gelatai e pasticceri. Non va bene nel settore marmo e tagliatori di pietre, così come molti posti vacanti sono disponibili nel settore tessile. La lista dei mestieri “abbandonati” prosegue con sarto, parrucchiere, cuoco, falegname e molti altri lavori che non vengono considerati specie dai più giovani, la categoria che attualmente soffre maggiormente la disoccupazione. Negli ultimi tre anni il numero dei giovani disoccupati è cresciuto notevolmente: siamo il secondo paese, dietro la Spagna, per numero di giovani non occupati, dunque questi lavori sarebbero da sfruttare in maniera migliore per dare un futuro a tutti i giovani attualmente non occupati.
Pietro Gugliotta

Il Fondo Monetario Internazionale, l’FMI, ha rilasciato ieri il documento “Regional Economic Outlook per l’Europa“, una pubblicazione dove vengono riportate le previsioni già contenute del World Economic Outlook diffuso nelle scorse settimane, ma stavolta riferite solo all’Europa. Per quanto riguarda il Vecchio Continente la ripresa sarà debole - per quello che concerne le previsioni del 2010-2011 – mentre per l’Italia si prospetta un periodo difficile, dato che la sua crescita sarà inferiore alla media dell’Euro Zona. Tornando ai dati europei, la crescita sarà del 2.3% nel 2010, mentre scenderà a 2.2% nell’anno 2011. Passando in rassegna i principali paesi, notiamo come la lenta ripresa venga comunque guidata dalla Germania, il cui Pil crescerà del 3.3%, il valore massimo nel 2010, mentre nel 2011 sarà in aumento del 2%. Passando alle ultime posizioni, troviamo l’Italia che avrà un aumento dell’1% sia nel 2010 che nel 2011, ma c’è chi sta peggio. Infatti nel 2011 la Grecia perderà addirittura il 2.6%, il Portogallo resterà pressochè invariato, mentre la Spagna crescerà solo dello 0.7%. “Sull’Europa continuano a incombere rischi significativi che dovrebbero spingere le autorità a realizzare politiche approriate. In particolare - si legge nella nota del “Regional Economic Outlook per l’Europa” – il risanamento dei bilanci, sebbene inevitabile, dovrebbe essere condotto in modo tale da minimizzare l’impatto negativo sulla crescita e la disoccupazione. Anche la politica monetaria deve calibrarsi attentamente tra la necessita’ di normalizzare le politiche e quella di mitigare la volatilita’ dei mercati del debito sovrano assicurando liquidita’ alle banche”.
Pietro Gugliotta

Torna a crescere il prodotto interno lordo italiano. I dati diffusi dall’Istat sono molto positivi, infatti l’Italia ha chiuso il primo trimestre del 2010 con un incremento di PIL dello 0,5% sul quarto trimestre del 2009. Su base annua, il PIL invece è cresciuto dello 0,6%. Secondo l’Istat, tale incremento è frutto di una crescita del valore aggiunto nel settore agricolo, industriale e dei servizi. L’Istat ha voluto ricordare che il primo trimestre 2010 ha avuto due giornate di lavoro in meno rispetto al trimestre precedente, e le stesso numero di giornate lavorative del primo trimestre 2009.
Uno sguardo alla situazione degli altri paesi europei evidenzia una situazione italiana superiore alla media. Il Pil tedesco è cresciuto dello 0,2% nel trimestre e 1,7% nell’anno, la Francia 0,1% nel trimestre, la Spagna ha fatto segnare invece un +0,1% congiunturale e un +1,7% tendenziale.
Dagli economisti sono arrivati commenti positivi sui dati dell’economia italiana, l’ingegnere Paolo Pizzoli ha dichiarato: “È un dato sopra le attese, va detto che l’Italia rispetto ad altri paesi come Francia e Germania ha goduto di condizioni atmosferiche relativamente migliori durante l’inverno. In attesa di conoscere il contributo delle varie componenti, si può dire che i progressi degli indici di fiducia delle imprese confermano un miglioramento delle condizioni di domanda sia estera sia domestica”. Altri economisti invece, nonostante i buoni risultati, evidenziano una domanda interna ancora molto debole per ciò che concerne i consumi.

La BCE non ha tradito le aspettative, confermando in questo modo la proprio politica monetaria. Il board dell’Istituto Centrale ha infatti deciso di mantenere il tasso di interesse di riferimento fermo sull’1%. Sono ben 12 mesi che i tassi si trovano su questi livelli, l’ultimo taglio avvenne il 7 maggio del 2009, ed in tale occasione la riduzione dei tassi d’interesse fu di 25 punti base.
Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha voluto ribadire che l’attuale livello dei tassi d’interesse rimane appropriato, considerando anche quella che è l’attuale dinamica dei prezzi. Ma il banchiere ha avvertito che l’andamento dei prezzi dell’energia potrebbe farsi sentire a livello d’inflazione.
Per quanto concerne i rischi legati alla crisi finanziaria greca, Trichet si è mostrato favorevole al programma politico e finanziario elaborato dal governo di Atene, sottolineando la situazione completamente differente nella quale versano paesi come Portogallo e Spagna. Sempre il numero di BCE ha voluto escludere assolutamente la possibilità di Default della Grecia e di qualsiasi altro paese Euro.