Posts Tagged ‘spesa’

Regali di Natale, spese ridotte dell'8.1%

Regali di Natale, spese ridotte dell’8.1%

Posted on 23 dic 2011 at 3:29pm

La crisi non conosce soste ed aggredisce anche i regali natalizi: in Italia si spenderà meno questo Natale. Lo conferma una ricerca elaborata dal Cermes Bocconi: gli Italiani, hanno speso in media 589 euro, a novembre e dicembre, per i regali di Natale. Rispetto al Natale 2010, quando la spesa in media toccava quota 641 euro, c’è una sostanziale discesa: gli italiani spendono meno. La spesa per i regali natalizi è calata del -8.1%. Sono principalmente tre i tipi di regali che gli italiani stanno facendo in questi giorni: il prodotto, il regalo classico, si attesta al 62% dei regali, mentre cresce un regalo forse più utile, il denaro liquido, scelto dal 27% degli intervistati, così come le carte prepagate, scelte dall’11% dei consumatori intervistati. Crescel a quota dei regali acquistati su internet: il 27% dei regali, è stato acquistato on line. Andrea Ordanini, coordinatore della ricerca Cermes Bocconi, spiega cosa succederà questo Natale. “Quest’anno il dono funzionale domina largamente la scena ed è preferito a quello divertente nell’83% dei casi per i regali a se stessi e nel 75% dei casi in quelli agli altri, ma è soprattutto chi preferisce il regalo funzionale ad avere ridotto la spesa rispetto all’anno scorso”.

Pietro Gugliotta

Istat, cala dello 0.2% il potere d'acquisto delle famiglie italiane

Istat, cala dello 0.2% il potere d’acquisto delle famiglie italiane

Posted on 30 set 2011 at 12:28pm

Nuova interessante rilevazione dell’Istat. L’Istituto nazionale di Statistica ha mostrato come nel secondo trimeste sia calato il potere d’acquisto delle famiglie del nostro paese. Infatti l’Istat evidenzia come il potere d’acquisto delle famiglie italiane è diminuito dello 0.2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il dato viene calcolato al netto dell’inflazione. L’Istat ha poi approfondito l’analisi economica sugli italiani, evidenziando tre valori: reddito, risparmio e profitti, andiamo per ordine. Nel secondo trimestre, il reddito disponibile degli italiani è aumentato dello 0.5% rispetto al primo trimestre aumento più sostanzioso se prendiamo in esame il secondo trimestre del 2010 (+2.3%). La spesa degli italiani è dunque in aumento dello 0.9% rispetto ad inizio 2011, mentre cresce addirittura del 3.7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precendete. Al contrario cala il tasso d’investimento: gli italiani investono meno, con un valore pari all’8.9%, in flessione dello 0.1% rispetto al trimestre precedente. Scende anche la propensione al risparmio: gli italiani risparmiano meno, con una quota che si ferma all’11.3%, con un calo dello 0.4% rispetto al trimestre precedente, mentre il calo si attesta a -1.2% rispetto al secondo trimestre 2010. Chiudiamo con i profitti: l’Istat evidenzia come i profitti delle società non finanziarie siano invariati rispetto ai primi tre mesi del 2011 (40.3%), ma in calo (-0.9%) rispetto allo stesso periodo del 2010.

Pietro Gugliotta

Italia, la carta di credito contro la crisi

Italia, la carta di credito contro la crisi

Posted on 18 mag 2010 at 12:10pm

L’Italia è in difficoltà economica, non è un segreto. Come si fa ad arrivare alla fine del mese? Gli Italiani cercano di spendere il meno possibile, e per ovviare alla crisi, spesso cercano di far convergere stipendi e soldi liquidi sulle carte di credito. Questo metodo sta diventando il più utilizzato per tutti i tipi di pagamenti, dalla grande spesa (che in verità va rimpicciolendosi) al piccolo shopping nei negozi. Carte di credito bancarie (o di debito) oppure le carte prepagate: si dividono in queste due diverse tipologie, le seconde a dir la verità sono le più usate dai giovani che non possiedono molti soldi e un conto in banca. “Il Sole 24 Ore” ha intervistato il responsabile market planning & customer value di CartaSi, Francesco Pallavicino che ha spiegato le abitudini degli italiani nel campo delle carte di credito. “Lo scontrino medio è diminuito durante la crisi, da 108 euro è passato infatti a 106. Se si prende in esame la spesa media dell’ultima settimana del mese, poi, si registra un calo ancora più sensibile, da 102 a 99 euro. Ciò evidenzia una reazione del comportamento di spesa a una mutata condizione economica, effettiva o prospettica. L’intensità di utilizzo della carta è maggiore nei primi giorni del mese e si riduce gradualmente fino al minimo della quarta settimana, con una ripresa negli ultimi tre/quattro giorni del mese. Tale fenomeno si è accentuato nel periodo di crisi. Ciò mostra una riduzione della spesa al ridursi della liquidità disponibile, salvo un recupero successivo all’integrazione della liquidità. L’andamento decrescente mostra la volontà di utilizzare al meglio il vantaggio dell’addebito differito al 15 del mese successivo. Le spese effettuate il primo giorno del mese beneficiano così di un periodo maggiore di valuta, 45 giorni, che si riduce gradualmente al trascorrere del mese. In sintesi il comportamento del titolare della carta evidenzia la capacità di adeguare l’utilizzo dello strumento alle condizioni economiche del momento”. Gli fa eco Davide Steffanini, direttore generale Visa Europe: “I consumatori italiani in un periodo di crisi, preferiscono usare la carta di debito, piuttosto che quella di credito, perché ritengono di avere un maggior controllo sulle spese. L’utilizzo di questo strumento, infatti, nel 2009 è cresciuto di circa il 7 per cento sull’anno precedente. Ma il fenomeno più prorompente, è dato dalla crescita delle carte pre-pagate, che hanno registrato un incremento anno su anno del 24 per cento. Anche in questo caso, pur anticipando spese ancora non sostenute, gli italiani manifestano la loro preferenza verso strumenti che garantiscono la certezza di ciò che si spende. In sostanza, le difficoltà economiche acuiscono i comportamenti tipici degli italiani: la propensione al risparmio e al consumo compatibile con le proprie disponibilità“.

Pietro Gugliotta

Istat, reddito famiglie -2,8%: il peggiore dagli anni '90

Istat, reddito famiglie -2,8%: il peggiore dagli anni ’90

Posted on 09 apr 2010 at 4:45pm

Secondo quanto calcolato dall’Istat, l’ultimo trimeste del 2009, è stato uno dei più neri degli ultimi venti anni per le famiglie italiane: il reddito delle famiglie è sceso del 2,8%, in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente; per ci che riguarda la spesa, il valore è leggermente migliore, -1,9%.
L’Istat a fronte di questi dati segnala proprio come il valore sia il più basso dagli anni Novanta, e dunque il potere d’acquisto delle famiglie italiane è sceso dello 0,2% rispetto al trimeste precedente del 2009, ma con un netto -2,6% rispetto al 2008.
In calo anche la propensione al risparmio delle famiglie italiane, che si attesta al 14% ma è in calo dello 0,7% in confronto al 2008; diminuisce inoltre il valore del tasso di investimento della famiglie, che tocca quota 8,8%, ma è in perdita rispetto al trimeste precedente dello 0,2% ed è negativo, -0,7%, rispetto al 2008.

Un altro non ottimale risultato, il peggiore dagli anni Novanta ad oggi, arriva dalle “società non finanziarie“: la quota di profitto di queste società è scesa, portando un -1,8% rispetto allo scorso anno, il 2008. Infatti, come spiega l’Istat: “si è attestata, nel quarto trimestre 2009, al 40,3%, con un lieve aumento dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Infatti, ad una contrazione del valore aggiunto (-0,6%) si è accompagnato un aumento dello 0,3% del risultato lordo di gestione delle società non finanziarie. Rispetto al quarto trimestre dell’anno precedente, invece, la quota di profitto delle società non finanziarie, si è ridotta di 1,8 punti percentuali”.

Rapporto Deficit/Pil: il peggiore dal ‘96

Rapporto Deficit/Pil: il peggiore dal ‘96

Posted on 06 apr 2010 at 9:27am

È il dato peggiore dal 1996 quello diffuso dall’Istat riguardante il rapporto Deficit-Pil del 2009. Secondo l’istituto di statistica tale rapporto ha raggiunto lo scorso anno quota 5,2%, contro il 2,7% del 2008. Relativamente al quarto trimestre 2009, l’indebitamento si è attestato al 4,5%, contro il 2,4% dello stesso periodo dell’anno scorso.

Spesa pubblica ed entrate vanno in direzioni opposte, complessivamente l’anno scorso, le entrate totali sono diminuite del 2%, mentre nel 2008 avevano fatto registrare un +0,9%. A livello di spesa, si è invece registrato un incremento del 3%, contro il più sostanzioso +3,5% del 2008.

Da notare come nel quarto trimestre del 2009, le entrate in conto capitale abbiano fatto segnare una fortissima crescita, dovuta sostanzialmente ai versamenti una tantum riguardanti lo scudo fiscale, ossia quel provvedimento tanto discusso che permetteva le regolarizzazione o il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero da soggetti residenti. Al di là della correttezza di un provvedimento del genere, ora però si può raccogliere qualche frutto a livello di bilancio statale.

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Unioncamere: “gli Italiani sono tornati a fare acquisti al supermercato”

Unioncamere: “gli Italiani sono tornati a fare acquisti al supermercato”

Posted on 06 mar 2010 at 11:04am

Dall’ultimo bollettino di Unioncamere, riguardante le dinamiche dei prodotti del Largo Consumo Confezionato, è emerso un nuovo quadro generale. Gli Italiani infatti, nell’ultimo bimestre del 2009, sono tornati a fare spesa nei supermercati facendo sempre più attenzione ai prezzi e alla qualità, puntando dunque su acquisti più oculati, e prodotti in promozione. In netto calo l’acquisto dei surgelati, i cui prezzi segnano un incremento, che non piace affatto ai consumatori. In aumento invece i prodotti di ampio uso, tipo pasta e olio.

L’ultimo bimestre dello scorso anno ha fatto segnare un incremento del 2,2% sui volumi di vendita, proseguendo così il trend di crescita cominciato nel bimestre passato. Il tutto è dovuto ad una politica di contenimento prezzi, che le imprese Gdo hanno assicurato per tutta la seconda metà del 2009. Non solo i consumatori hanno beneficiato della riduzione prezzi, ma anche i fatturati, che hanno registrato un + 1,2%.

A livello regionale si può notare che il Sud ha fatto segnare una riduzione media del fatturato dello 0,8%. È la Campania la regione con il più marcato decremento, -4,3%, mentre la Sicilia ha fatto segnare  un +1,2%. Al centro l’Umbria ha registrato un calo del 1,1%, nel Lazio il giro d’affari complessivo è aumentato del 1,9%. Nel Nord-est spicca l’Emilia Romagna con un corposo +3%, mentre il Veneto non va oltre un modesto +0,2%. Nel Nord-Ovest è la Liguria a distinguersi con il suo +2%.

La crisi ci mette a dieta

La crisi ci mette a dieta

Posted on 28 nov 2009 at 4:45pm

Pare scontato che con la crisi le tasche degli italiani siano un po’ più vuote. Le conseguenze si riflettono sui consumi e sulle abitudini degli Italiani a tavola. Cornetto e cappuccino al bar, e la Quattro Stagioni in pizzeria sono diventate veri e propri miraggi, ora si deve risparmiare. Questo è ciò che emerge da un’indagine Format-Salute/la Repubblica sui comportamenti alimentari e le abitudini di spesa degli italiani.

Il 20% degli italiani, secondo l’indagine, cena fuori almeno una volta a settimana, il 40% una volta al mese, il restante evita ristoranti. A livello di spesa alimentare gli italiani puntano di più all’acquisto di cibi base, come pasta, riso e olio, a scapito di cibi più elaborati. Calano i consumi di vino, carne e pesce.

Il professor Giorgio Calabrese, docente di nutrizione umana all’Università Cattolica di Piacenza, conferma che mangiare sano oggi non è sempre possibile, a causa del costo del cibo. Per il professore sarebbe necessario ritornare alla filiera corta, ossia il cibo acquistato dal contadino o dall’allevatore vicino di casa, superando così il modello della grande distribuzione, che in un qualche modo ha inciso negativamente sull’alimentazione delle persone. L’associazione dei consumatori britannica, secondo un proprio studio, dimostra che in Italia i supermercati sono i più cari d’Europa. I più economici invece sono proprio i supermercati Britannici. Lo studio ha messo a confronto un paniere di 15 prodotti presenti sul mercato britannico, francese, tedesco, spagnolo e italiano. Subito dopo l’Italia è la grande distribuzione spagnola a piazzarsi al secondo posto in questa speciale classifica dei paesi più cari, a seguire Francia e Germania.

Giuseppe Raso