
Come ogni anno, le società quotate in Borsa pubblicano gli stipendi dei loro manager. Quali sono i 5 Manager più pagati a Piazza Affari nel 2010? Diciamo che una classifica esatta non può esistere, perchè le società comunicano le retribuzioni dei loro manager in maniera “totale”, ossia includendo voci calcolate su risultati anche degli scorsi anni, o magari non includendo vitalizi particolari come auto o polizze. Ed ovviamente non vengono inclusi gli stock option, dunque è chiaramente una classifica molto parziale. Questa particolare classifica non vede nessuna donna fra le prime venticinque posizioni. Nei primi cinque posti troviamo Alessandro Profumo, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Cesare Geronzi e Paolo Scaroni. Ecco nel dettaglio:
- Alessandro Profumo, ex a.d. di Unicredit, ha un compenso di 40.6 milioni di euro, di cui 38 milioni sono di liquidazione.
- Luca Cordero di Montezemolo, presidente Ferrari ed ex numero uno di Fiat: il suo guadagno è di 8.7 milioni di euro.
- Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, sfiora i sei milioni di euro, di cui 2.4 li percepirà solo nel 2011.
- Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca ed ora numero uno di Generali: guadagna più di cinque milioni di euro.
- Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, con uno stipendio da 4.4 milioni di euro.
La classifica non è ancora completa, infatti è stata stilata una Top 25, chi segue dopo i primi cinque è più staccato ed è “solamente” milioniario. Ma la classifica è parziale perchè non tutte le società hanno ancora pubblicato la loro lista dei compensi, ma sembra evidente che queste prime cinque posizioni siano destinate a rimanere tali.
Pietro Gugliotta

L’Italia è in difficoltà economica, non è un segreto. Come si fa ad arrivare alla fine del mese? Gli Italiani cercano di spendere il meno possibile, e per ovviare alla crisi, spesso cercano di far convergere stipendi e soldi liquidi sulle carte di credito. Questo metodo sta diventando il più utilizzato per tutti i tipi di pagamenti, dalla grande spesa (che in verità va rimpicciolendosi) al piccolo shopping nei negozi. Carte di credito bancarie (o di debito) oppure le carte prepagate: si dividono in queste due diverse tipologie, le seconde a dir la verità sono le più usate dai giovani che non possiedono molti soldi e un conto in banca. “Il Sole 24 Ore” ha intervistato il responsabile market planning & customer value di CartaSi, Francesco Pallavicino che ha spiegato le abitudini degli italiani nel campo delle carte di credito. “Lo scontrino medio è diminuito durante la crisi, da 108 euro è passato infatti a 106. Se si prende in esame la spesa media dell’ultima settimana del mese, poi, si registra un calo ancora più sensibile, da 102 a 99 euro. Ciò evidenzia una reazione del comportamento di spesa a una mutata condizione economica, effettiva o prospettica. L’intensità di utilizzo della carta è maggiore nei primi giorni del mese e si riduce gradualmente fino al minimo della quarta settimana, con una ripresa negli ultimi tre/quattro giorni del mese. Tale fenomeno si è accentuato nel periodo di crisi. Ciò mostra una riduzione della spesa al ridursi della liquidità disponibile, salvo un recupero successivo all’integrazione della liquidità. L’andamento decrescente mostra la volontà di utilizzare al meglio il vantaggio dell’addebito differito al 15 del mese successivo. Le spese effettuate il primo giorno del mese beneficiano così di un periodo maggiore di valuta, 45 giorni, che si riduce gradualmente al trascorrere del mese. In sintesi il comportamento del titolare della carta evidenzia la capacità di adeguare l’utilizzo dello strumento alle condizioni economiche del momento”. Gli fa eco Davide Steffanini, direttore generale Visa Europe: “I consumatori italiani in un periodo di crisi, preferiscono usare la carta di debito, piuttosto che quella di credito, perché ritengono di avere un maggior controllo sulle spese. L’utilizzo di questo strumento, infatti, nel 2009 è cresciuto di circa il 7 per cento sull’anno precedente. Ma il fenomeno più prorompente, è dato dalla crescita delle carte pre-pagate, che hanno registrato un incremento anno su anno del 24 per cento. Anche in questo caso, pur anticipando spese ancora non sostenute, gli italiani manifestano la loro preferenza verso strumenti che garantiscono la certezza di ciò che si spende. In sostanza, le difficoltà economiche acuiscono i comportamenti tipici degli italiani: la propensione al risparmio e al consumo compatibile con le proprie disponibilità“.
Pietro Gugliotta

Sindacati in pieno allarme dopo le indiscrezioni sulla prossima manovra finanziaria del governo, che dovrebbe aggirarsi sui 25 miliardi di euro. Un vero e proprio sacrificio per il contribuente. Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, ha chiesto espressamente molta trasparenza sulla manovra, pretendendo inoltre la difesa del lavoratore dipendente e dei pensionati. Epifani ha fatto capire chiaramente che la manovra andrà a colpire le categorie più deboli, per intenderci quelle messe in ginocchio dalla crisi.
Più duro Raffaele Bonanni, leader della Cisl, che ha invocato il pugno di ferro contro evasori e sprechi, senza andare ad intaccare gli stipendi degli statali. Il numero uno di Cisl vorrebbe un dimezzamento dei livelli amministrativi, l’eliminazione degli enti inutili ed un riequilibrio sul fisco. Bonanni ha poi chiesto chiarezza su una manovra inattesa e così pesante, dato che il governo ha sempre vantato una situazione sottocontrollo e positiva.
L’orientamento del governo è quello di una stretta su pensioni e stipendi statali, con allo studio un intervento tampone su una o due finestre di uscita del 2010, che cadono a luglio e a dicembre, un blocco che congelerebbe l’uscita di 100 mila dipendenti privati. Il congelamento dovrebbe riguardare anche il pubblico impiego, comprese Regioni ed enti locali. A livello di fisco è accantonata ogni possibilità di riduzione fiscale, puntando soprattutto su una stretta sui giochi e sul lotto, da sempre la gallina dalle uova d’oro dello Stato.

Pubblicata una lista degli stipendi dei grandi dirigenti del mondo della finanza Italiana, e a sorpresa, come si poteva pensare, il gruppo Pirelli non “vince” questa classifica, la stravince! Infatti è primo Carlo Puri Negri, proprio l’ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re con uno stipendi di 14 milioni di euro, busta paga dimezzata per Claudio De Conto, ex direttore generale di Pirelli, che guadagna 7,3 milioni di euro. Terzo l’attuale presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera che si deve “accontentare” di 5,6 milioni di euro.
Dunque la Pirelli occupa, sia con i suoi passati dirigenti, che con l’attuale Tronchetti Provera, i tre gradini più alti di questa speciale classifica. E’ chiaro che a pesare sui primi due stipendi, c’è il “macigno” della liquidazione: infatti ben 9,4 milioni di euro, sono stati attribuiti a Puri Negri per la cessazione anticipata del mandato, mentre altri 5 milioni, sempre come liquidazione, sono stati corrisposti a Claudio De Conto.
La classifica prosegue con due amministratori del gruppo Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, presidente Fiat e Ferrari con 5.177.000 euro, mentre dietro segue Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo torinese, con poco meno di 4,8 milioni di euro. Questa la top 5 dei manager più ricchi d’Italia, secondo quanto riportato dallla lettura dei bilanci 2009 delle società quotate in Borsa, appena pubblicata. E i banchieri? I banchieri da sempre fra i manager più pagati d’Italia, “vincono” un’altra speciale classifica, quella degli aumenti di stipendio fra 2008 e 2009: infatti l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, con 4,3 milioni in busta paga nel 2009, e Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa, con 3,8 milioni di euro, sono fra i più pagati del settore bancario.

Salari e inflazione sono due grandezze economiche che gli italiani conoscono bene, e che preferirebbero vedere muoversi in due direzioni opposte, per non vedere eroso il loro potere d’acquisto. Proprio su queste due grandezze ci sono nuove notizie dall’Istituto di statistica Italiano.
Secondo dati Istat, i salari nel 2009 hanno battuto l’inflazione, infatti le retribuzioni hanno fatto segnare un deciso incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente, mentre il carovita ha registrato un +0,8%. A crescere particolarmente sono stati i salari nei settori Industria e Servizi, rispettivamente con incrementi del 3 e 1,8%. Nello stesso periodo sono inoltre cresciuti gli oneri sociali e il costo del lavoro.
Il quarto trimestre del 2009 ha mostrato una crescita delle retribuzioni lorde dello 0,6% rispetto al terzo trimestre, e del 3,4% rispetto al 2008. I settori in cui si può notare il maggiore incremento tendenziale sono il settore costruzioni nel comparto industria, e il settore servizi d’informazione e comunicazione nel comparto terziario.
Complessivamente gli oneri sociali hanno segnato una variazione congiunturale con segno più dello 0,8%, con incremento più marcato per l’industria (1,8%) rispetto ai servizi (0,7%). A livello settoriale ad avere subito il maggiore incremento degli oneri sociali sono stati soprattutto il settore fornitura di energia elettrica e gas (+9,5%). E infine, per ciò che concerne il costo del lavoro, la variazione congiunturale è stata dell’1% nell’industria, mentre nei servizi dello 0,5%.

Brutta la crisi, ma non per tutti. Infatti alcuni Top Manager, come Sergio Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo, riescono a portarsi a casa qualche milione di euro, mentre i dipendenti di Termini Imerese sono ancora in bilico, ed il rischio che il prossimo anno abbiano reddito pari a zero è molto elevato. Una situazione paradossale, che evidenzia una crisi a due facce.
Una lettura più attenta dei dati sugli stipendi stellari dei manager mostra come l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, abbia ricevuto in termini di compenso circa 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Montezemolo ha invece percepito qualcosa come 5,17 milioni di euro. John Elkann, in qualità di vicepresidente ha ricevuto soltanto 631 mila euro. Ma non c’è da “rammaricarsi” per lui, infatti ulteriori proventi derivano dalle cedole in qualità di azionista di maggioranza di Fiat e dal suo incarico di presidente di Exor (una delle principali società d’investimento europee, controllata dalla Famiglia Agnelli).
Per il gruppo Fiat, il mancato rinnovo degli incentivi da parte del governo italiano significa un ridimensionamento delle stime dei ricavi. In ogni caso la società prevede di chiudere il 2010 con un risultato netto vicino al break-even e con ricavi di circa 50 miliardi di euro. Nell’ipotesi fossero stati rinnovati gli incentivi, la Fiat avrebbe previsto ricavi per 53 miliardi di euro, un utile di gestione ordinaria pari a 1,5 miliardi, e un utile netto sopra i 200 milioni.

Dopo tante cattive notizie dal mondo del lavoro ecco finalmente giungere qualche notizia positiva, secondo dati ISTAT infatti le retribuzioni orarie contrattuali sono aumentate del 3,1% nel mese di novembre 2009 rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma sono risultate ferme rispetto allo scorso ottobre. Gli incrementi più elevati si sono registrati nei settori servizi di smaltimento rifiuti, metalmeccanica (+4,2%) e commercio (4%). Incrementi meno consistenti nell’agricoltura (+1,6%), trasporto (+1,5%) e attività dei vigili del fuoco (+0,6%).
Secondo l’istituto i contratti collettivi nazionali di lavoro interessano l’89% degli occupati dipendenti. Al 30 novembre sono risultati in vigore 58 accordi, che coinvolgono più di 11 milioni di lavoratori dipendenti. 20 contratti sono ancora in attesa di rinnovo, e coinvolgono circa 1,4 milioni di individui, soprattutto nei settori servizi privati e pubblica amministrazione.
L’ISTAT ha inoltre diffuso dati confortanti riguardanti gli scioperi nel periodo gennaio-settembre 2009. Il numero delle ore non lavorate per conflitti con il datore di lavoro ha segnato un deciso calo del 63,2% rispetto allo stesso periodo del 2008. Le motivazioni principali che giustificano le ore non lavorate sono soprattutto la voce “altre cause” (30,6%), il licenziamento e la sospensione dei dipendenti (21,6%) e rivendicazioni economiche (20%). Per ciò che concerne questa riduzione degli scioperi sembra proprio il caso di dire che la crisi rappacifica lavoratori e aziende, anche se per alcuni settori lo sciopero sembra più una costante, è il caso del settore dei trasporti. Uno sciopero in tale ambito è sempre molto sentito, e i disagi vanno ad intaccare ulteriormente un ramo trasporti che in Italia mostra standard di qualità molto scadenti.
Giuseppe Raso