
Il sito InterBrand.com ha pubblicato l’annuale classifica dei 100 marchi di maggior valore a livello mondiale. Una classifica che porta tanti tipi di marchi, dall’elettronica, al cibo, passando per vestiario o accessori o automobili. Il marchio di maggior valore è quello della Coca Cola, seguito dall’IBM e dalla Microsoft ed al quarto posto da Google. Notiamo dunque come il marchio Coca Cola sia in aumento del 2% e sia l’unico marchio che riesca a combattere l’egemonia dei marchi elettronici, che sono in grandissima crescita. Anche McDonald “tiene botta” e si piazza in sesta posizione, circondato sempre da marchi di prodotti elettronici. Al nono posto troviamo la Disney, il primo marchio automobilistico è quello della Toyota, che si colloca in undicesima posizione, seguito da Mercedes Benz in dodicesima e da BMW in quindicesim. Il primo marchio di lusso è invece Louis Vuitton, al sedicesimo posto, solo un gradino piu in basso per la Apple di Steve Jobs. Prima new entry è la Sprite al 61esimo posto, seguita dalla Santander (68esimo posto) e da Barclays (74esimo). Fra i marchi in calo percentuale troviamo Harley-Davidson (-24%), Toyota (-16%), Nokia (-15%).
Il primo marchio europeo è dunque l’azienda di telefonia Nokia (Finlandia) all’ottavo posto, mentre l’Italia riesce a portare in classifica solo tre marchi: sono tutti in discesa, Gucci al 44 esimo posto (era 41esimo), la Ferrari al 91esimo posto (era 88esima) ed Armani al 95esimo posto (era 89esimo). Nonostante i marchi italiani siano tutti in discesa, sono tutti in positivo, infatti il loro valore è in aumento.
Pietro Gugliotta

Il settore auto ha vissuto un 2009 particolare, in cui c’è stata una vera e propria rivoluzione, ancora adesso in atto, che sta modificando gli assetti mondiali. Dal New York Times arriva la notizia di un incredibile sorpasso in termini vendite della Cina ai danni degli Stati Uniti. Secondo le stime della società di consulenza J.D. Power Associates le auto vendute in Cina sono 12 milioni, contro i 10 milioni di veicoli piazzati in USA. Un duro colpo per il tessuto produttivo statunitense, che nonostante un sforzo non indifferente del governo, ha visto la chiusura di più di 1.500 concessionari.
Un anno da dimenticare se si pensa che il 1 giugno 2009 Barack Obama annunciò la bancarotta di General Motors, facendo così perdere alla casa statunitense prestigio e credibilità. Già nel 2006 aveva passato lo scettro di maggior costruttore del pianeta alla Toyota. I ritmi della Cina fanno paura, le vendite 2009 segnano un +40% rispetto al 2008, il mercato interno è la vera linfa vitale, e intanto le case automobilistiche cinesi fanno shopping all’estero portandosi a casa marchi prestigiosi.
Stesso discorso per l’India, 1,9 milioni di auto vendute nel 2009, capacità produttiva delle fabbriche più che raddoppiata dal 2004, shopping di grandi marchi all’estero e come obiettivo 2016 la vendita di 6 milioni di veicoli. Se il Giappone sembra non riuscire a risollevarsi, l’Europa risponde ai paesi emergenti con vendite aggregate di 14,5 milioni di veicoli nei 15 paesi dell’UE. Il Vecchio Continente non sembra voler cedere il passo.
Giuseppe Raso