
Tremonti è tornato a parlare della crisi. Per il Ministro, intervenuto al Forum di Cernobbio della Confcommercio, ha riferito che la crisi continua a girarci intorno, e che i governi hanno dato alla finanza i soldi per salvarsi, ma ora la finanza stessa utilizza tali risorse per speculare contro i governi. Insomma, uno scenario non idilliaco, ma sulla tenuta del paese Tremonti non ha dubbi.
Il ministro ha sottolineato una priorità su tutte, ossia la riforma fiscale, precisando come tempistica base due o tre anni, giusto il tempo di mettere su una vera e propria riforma strutturale il più possibile condivisa. Gli ostacoli sono tanti, il problema delle pensioni non è drammatico, ma neanche da sottovalutare, e l’assistenza agli anziani richiede sempre più risorse. La definizione di basi stabili è il presupposto per una riforma di successo. Il Ministro ha voluto sottolineare che l’attuale sistema fiscale è stato disegnato negli anni Sessanta, e tramutato in legge negli anni settanta e successivamente rattoppato. Pare ovvio che ora risulti superato. L’obiettivo dichiarato è quello di allineare il sistema fiscale all’attuale sistema sociale ed economico del paese.
Tremonti ha poi voluto insistere sulla necessità di un comparto di regole comuni per i mercati finanziari dichiarando: “Non avere regole non è positivo, è stato uno dei fattori della crisi. E’ meglio avere regole europee, per quanto riguarda il mercato, che una assenza di regole. L’ideale sarebbe avere regole universali, ma se questo non è possibile la cosa migliore è avere regole europee”.

I due esponenti di spicco dell’economia italiana hanno idee un po’ diverse circa il riassetto regolamentare del sistema finanziario internazionale. Se da un lato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, si dice convinto della necessità di un’autorità, che abbia il potere, i fondi, il budget e la competenza per gestire i fallimenti bancari, dall’altro il ministro dell’economia Tremonti, fa sapere che non bastano regole tecniche a superare le crisi, sostenendo a gran voce il ruolo della politica in tali ambiti.
Dal Forum di Davos, dove si sono incontrati banchieri e autorità, è stato chiarito che a livello di misure sul capitale, di liquidità e di cornice legale delle banche è necessario un coordinamento globale, in quanto il sistema bancario è molto interconnesso. Il Forum ha sottolineato l’importanza di tre pilastri: ridurre il rischio di fallimento degli istituti di grande dimensione, ridurre la probabilità di tali fallimenti, mettere in campo dei meccanismi per una gestione efficiente di queste eventualità.
Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, conferma la necessità di un quadro regolamentare finanziario globale, in quanto un settore bancario fragile non è più permesso, il rischio sistemico è troppo elevato e occorre minimizzare l’impatto dei fallimenti dei colossi finanziari, in grado di creare effetti domino catastrofici. Ma una coordinazione a livello globale pare molto complicata, in gioco ci sarebbero troppi attori economici e autorità di regolamentazione e di vigilanza.
Giuseppe Raso

Alla convention del Pdl di Arezzo, il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, torna a parlare di tasse, garantendone la riduzione quando la situazione economica lo permetterà. Il Ministro ha voluto precisare che è priorità dell’esecutivo “conservare le persone e la coesione sociale”, facendo intendere che un taglio delle tasse in questo momento potrebbe essere dannoso per sanità, sicurezza e pensioni. In merito alla politica adottata nei confronti delle banche dal presidente USA Obama, il ministro è parso molto scettico sulla tempistica di attuazione della stessa, giudicandola tardiva.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, replica seccamente alle parole del ministro, che lo accusavano di essere pro aumento delle tasse, dichiarandosi semplicemente stanco di sentire la solita favola dell’abbassamento delle tasse. Bersani ha sottolineato come diversi paesi (Gran Bretagna, Francia e Germania) stiano facendo riforme fiscali in tempi di crisi, cosa che l’Italia non è intenzionata a fare. Per Treu, senatore del Partito Democratico, troppe le contraddizioni attorno a Tremonti e al governo, che hanno preferito concentrarsi sullo scudo fiscale, piuttosto che dare priorità alle famiglie e ai redditi da lavoro.
Ottimista il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, che si è detto convinto che entro la fine dell’anno partirà il taglio delle tasse, tutto questo grazie alla gestione rigorosa dei conti del 2008, 2009, 2010.
Giuseppe Raso

Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, a margine della riunione dell’Ecofin, ha confermato le previsioni riguardanti la crescita del PIL, che nel 2010 dovrebbe essere dell’1%. Questo sarà il valore che l’Italia invierà a Bruxelles nel suo programma di stabilità. Il ministro ha fatto trapelare molto scetticismo attorno alle stime che ogni anno il governo deve elaborare, troppo spesso infatti le stime sono oggetto di revisioni, che ne mettono in discussione l’attendibilità. Insomma troppe cifre in un clima economico come quello attuale non fanno bene.
Tremonti inoltre ha parlato del programma di Juncker, presidente neorieletto dell’Eurogruppo, definendolo un buon programma, che hanno espressamente votato e sostenuto. Tornando sul discorso ripresa economica, il ministro ci ha tenuto a precisare che è necessario un nuovo motore per lo sviluppo, che vada a rimpiazzare proprio l’industria dell’auto, che per più di cinquanta anni ha sostenuto l’economia.
Settori dell’energia e dall’ambiente potrebbero essere ottimi propulsori, ma devono essere sostenuti con ingenti interventi pubblici e privati. Il ministro ha voluto anche parlare degli obbiettivi fissati dall’agenda di Lisbona per il 2020, sui quali nutre molte remore poiché non hanno previsto l’ascesa dei nuovi attori asiatici. La crisi darà modo di riflettere molto, sembra inevitabile lo scontro tra modelli di sviluppo, ossia paesi emergenti e mondo occidentale, proprio quest’ultimo sembra destinato a soccombere, ma i giochi non sono ancora fatti e l’Europa cerca di rimanere a galla.
Giuseppe Raso

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è l’uomo dell’anno dell’economia italiana 2009, secondo quanto stabilito dalle grandi firme del Sole 24 ore. Tremonti ha battuto una concorrenza piuttosto forte e autorevole, come l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia ed il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Le motivazioni che hanno fatto ricadere il prestigioso titolo sul ministro dell’Economia sono diverse, prima fra tutte la capacità di “tener fermo il timone italiano nella tempesta della crisi”. Tanti amici e altrettanti nemici in ambito politico, rimane molto rispettato nell’ambiente, sia nazionale che internazionale. Tra le sue imprese più importanti, il recupero di circa 95 miliardi di euro con lo scudo fiscale. Il 2010 sarà un anno ancora più duro per il ministro, che dovrà abbandonare il rigore dei conti del 2009 per cominciare ad investire in modo cospicuo nello sviluppo che dovrà portare l’Italia fuori dalla crisi.
Tra gli altri protagonisti 2009 merita qualche nota in più Sergio Marchionne, l’a.d. di Fiat, è lui l’uomo che ha rilanciato il marchio italiano e che tramite l’operazione Chrysler ha aperto nuove strade al gruppo torinese. È stato in grado di mettere ordine nel caos della grande industria italiana, ma anche per lui il 2010 sarà un anno più difficile di quello appena trascorso, dovrà infatti confermare il ruolo di multinazionale di Fiat, ma al tempo stesso dovrà dare risposte concrete ai lavoratori italiani, che in una fase di ridimensionamento rischiano il posto di lavoro.
Giuseppe Raso

Sono stati rimpatriati ben 100 miliardi con lo scudo fiscale, questo è quanto riferito dalle fonti parlamentari della maggioranza. Tale cifra permette dunque allo Stato un gettito di 5 miliardi tramite l’applicazione dell’aliquota del 5% sulle somme rimpatriate. La scadenza per aderire rimane il 15 dicembre, ma fino al 31 dicembre del 2010 potranno essere concluse le operazioni che per motivi non legati alla volontà del contribuente non sono state concluse nei termini di legge. L’agenzia delle Entrate ha inoltre presentato una norma salvagente, che fa slittare al 30 aprile 2010 il termine per i transfrontalieri e dipendenti che lavorano all’estero.
Tra le possibili cause che permettono di slittare il completamento delle operazioni di rientro capitali, troviamo i ritardi nell’esecuzione dei bonifici transfrontalieri da parte di intermediari non residenti, operazioni di liquidazione attività, acquisizione di perizie di stima per attestare il valore di beni.
Per il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, dallo scudo fiscale trarranno vantaggio non solo le casse del fisco, ma anche l’economia del paese, poiché ben il 99% delle operazioni concluse ha riguardato capitali che sono rientrati in Italia, fisicamente o giuridicamente. Il direttore ha inoltre precisato che dopo la scadenze previste dallo scudo, coloro che verranno scoperti a lasciare patrimoni in paradisi fiscali rischieranno sanzioni molto severe, che potranno arrivare ad un massimo del 480 per cento della maggior imposta dovuta e non pagata. È da ricordare che con lo scudo fiscale sono entrate in vigore norme antievasione più severe.
Sempre a livello antievasione, stanno aumentando le collaborazioni internazionali per la scoperta dei furbetti che non pagano le tasse. Tra i paesi con i quali c’è un intenso scambio di dati fiscali c’è la Spagna, e un accordo simile prestò sarà stipulato con la Francia. Befera, conferma che la collaborazione con i paesi confinanti è un passo molto importante per la lotta all’evasione internazionale, e prospetta possibili collaborazioni future con paesi anche non europei.
Giuseppe Raso

La manovra del governo sarà di circa 8,9 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto alle stime. Il maxiemendamento è giunto finalmente alla commissione bilancio. Dal maxiemendamento arrivano conferme per il pacchetto welfare, il codice delle autonomie, il patto per la salute e la distribuzione dello scudo fiscale. Nuove risorse giungeranno dalla vendita di beni demaniali, circa 250 milioni, un miliardo da accordi per una maggiore autonomia con le province di Trento e Bolzano, 200 milioni dai fondi FAS, 350 invece dalla rivalutazione terreni.
Nella manovra confluirà la riduzione del 20% della acconto Irpef di novembre. Presenti inoltre le risorse per l’inizio dei lavori del ponte sullo stretto di Messina ed il turn-over al 100% per polizia e vigili del fuoco. Non confermati invece gli sgravi per le banche che hanno sottoscritto la moratoria per i debiti delle piccole medie imprese, cancellate quelle norme che prevedevano i rimborsi agli azionisti e obbligazionisti Alitalia e le risorse per il termovalorizzatore di Acerra.
Ben 400 milioni di euro saranno destinati al 5 per mille, 400 all’università, 600 per Roma capitale, da reperire con la dismissione di immobili della Difesa, 500 milioni per la costruzione di nuove carceri e l’aumento della capienza di quelle attuali. Confermato infine il fondo comune per le piccole e medie imprese e l’aumento di 200 milioni del credito d’imposta per le imprese che effettuano investimenti nella ricerca.
Il capogruppo del Partito Democratico in commissione, Pier Paolo Baretta, definisce la situazione “grottesca e senza precedenti”. Criticati infatti i 3,1 miliardi del tfr inopatato trasferiti al “patto per la salute”. L’opposizione intanto si è già mossa, scrivendo una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini, per denunciare la totale impraticabilità ad esaminare la Finanziaria.
Giuseppe Raso

Ben 2.400 gli emendamenti alla Finanziaria 2010 depositati dalla commissione bilancio, di cui 300 provenienti dalla sola Lega. La cosiddetta Legge Finanziaria fa parlare di sé come ogni fine anno, il governo con tale legge ha la facoltà di introdurre delle innovazioni normative in materia di entrate e di spesa, e la distribuzione delle risorse diventa così l’oggetto del contendere, e la battaglia si fa a suon di emendamenti, ossia di parziali modifiche al disegno di legge.
Le priorità sono molte, ma un occhio di riguardo sarà dato ad università, scuola, giustizia, sanità ed occupazione. In tema di welfare si punta soprattutto all’approvazione delle norme che permetteranno l’aumento dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori a progetto e la proroga di tutti gli ammortizzatori, i premi alle agenzie che troveranno un posto di lavoro ai disoccupati e la portabilità per tutte le indennità di disoccupazione. La Lega, molto attiva sul fronte emendamenti, ha proposto un tetto alla cassa integrazione degli immigrati, un aumento della Robin Tax per gli istituti bancari e, l’allargamento del Patto di stabilità dei Comuni. Il comitato economico del Pdl ha invece proposto un incremento del fondo per la sicurezza e dell’Università.
Il ministro dell’economia Giulio Tremonti è stato chiaro: “se c’è bisogno di fare deficit, si fa solo sulla cassa integrazione, sul sociale”. Per il ministro la cassa integrazione è l’unica causale che ha una cifra morale ed etica, e poi torna su coloro che lo hanno accusato di eccessivo rigore nella gestione delle risorse, evidenziando come la priorità degli ammortizzatori sociali abbia assorbito un quantitativo di denaro pubblico non indifferente.
Giuseppe Raso

Ogni ministro cerca di accaparrarsi più risorse possibili, per fare fede alle proprie promesse. Le richieste sembrano davvero cospicue, ed i grattacapi per il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti non mancano, e far quadrare il bilancio e accontentare tutti diventa una vera e propria missione impossibile.
La richiesta più esosa arriva dal Ministero per lo sviluppo economico, che ha richiesto circa 5,2 miliardi euro per finanziare l’avvio dell’Agenzia sul nucleare e leggi a sostegno dell’innovazione. Gli 800 milioni per la Banda Larga sembrano essere già sicuri, ma congelati, per sbloccarli è necessaria una delibera del Cipe. Dal ministero del Lavoro e Salute, richieste per 4,1 miliardi di euro, per il finanziamento del patto Salute e del fondo per anziani non autosufficienti. Stefania Prestigiacomo per l’ambiente invece ha richiesto a Tremonti 2,7 milioni per opere di Bonifica e per ampliare il fondo per l’attuazione del protocollo di Kyoto. Renato Brunetta ha chiesto finanziamenti per la nuova Commissione di valutazione delle performance della PA, mentre Mariastella Gelmini è pronta a rimodulare i tagli a scuola e università, e destinare al First (Fondo investimenti per la ricerca scientifica e tecnologia) 250 milioni.
L’unico ministro a non presentare cifre ufficiali è Angelino Alfano, il ministro della Giustizia, che invoca risorse per rendere i tempi del procedimento penale compatibili con le esigenze dei cittadini, e introdurre regole di efficienza, anche aziendale. In Totale dai Ministri è arrivata una richiesta di 17 miliardi. Ce la farà Tremonti ad accontentare tutti?
Giuseppe Raso

Il meridione d’Italia è un territorio imprenditoriale che molto spesso più che fare progressi, si è bloccato o addirittura regredito! Le cause sono diverse e anche ben conosciute: racket delle estorsioni, sfruttamento della manodopera, clienti sfiduciati, credito troppo “permissivo”; di conseguenza, ne deriva che introitare e, quindi, andare avanti può risultare difficile a causa di tutti questi fattori.
Sicuramente, anche la recente crisi che ha colpito i mercati finanziari ha provveduto ancora di pù ad incrinare la situazione. Pertanto, è difficile far nascere un’impresa in condizioni socio-economiche simili. A tal proposito, il Ministro Giulio Tremonti ha dato il via alla creazione della Banca del Mezzogiorno, un istituto di credito creato con lo scopo di incrementare la produttività imprenditoriale nel sud del paese.
Tra gli strumenti finanziari che il governo intende mettere in campo ci sono, quindi, bond di risparmio e diverse soluzioni di erogazione fondi, che saranno utili in futuro per il finanziamento di progetti economici. In questo modo, le piccole medie imprese potranno contare su un modello creditizio in uso già in diverse parti d’Europa e che, ovviamente, da noi ancora manca.
Il modello bancario impostato da Tremonti segue quello del Credit Agricole Francese, promotore e fautore del piccolo e medio credito.