
C’è amarezza da parte dei sindacati all’indomani dalla presentazione della manovra economica del Governo Monti. Le misure relative alle pensioni non sono state apprezzate dalle organizzazioni sindacali: possiamo dire che il premier Monti è riuscito a compattare tutte le sigle sindacali. Ed infatti il coro dei “no” vede tutte le associazioni sindacali compatte: si parte da Raffaele Bonanni, leader della Cisl. “La manovra grava solo su lavoratori e pensionati. Noi chiediamo che l’economia sia ravvivata da un minimo di spesa pubblica e dai consumi”, spiega Bonanni. “Si fa cassa sui poveri del Paese. Si interviene su redditi e consumi, ampliando gli effetti recessivi” gli fa eco il segretario generale Cgil, Susanna Camusso. Anche Luigi Angeletti, Uil, è tutt’altro che soddisfatto da questa manovra. “La manovra colpirà soprattutto le donne che non hanno una contribuzione regolare e negli ultimi anni quando avranno una contribuzione più regolare saranno colpite dal contributivo. Sorvolando sull’equità il governo ha puntato a far cassa” chiosa Angeletti. Tutte le associazioni sindacali sono concordi nell’affermare la volontà di scendere in piazza per protestare contro queste misure: lunedì 12 dicembre è stato proclamato uno sciopero, con modalità differenti. La Cgil infatti sciopererà per 4 ore, mentre Uil e Cisl proclamano una astensione dal lavoro di due ore, sempre per la stessa giornata.
Pietro Gugliotta

I provvedimenti approvati nella manovra economica del Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non sono stati particolarmente apprezzati dalla segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Nei giorni scorsi, prima dell’approvazione della manovra, la stessa leader sindacale aveva auspicato uno sciopero generale in caso di una manovra iniqua. La situazione non è cambiata: “Il 23 agosto ci sarà una riunione straordinaria dei segretari generali delle categorie e delle strutture territoriali della Cgil per decidere la data della mobilitazione generale. Non vedo un altro modo per cambiare l’iniquità di questa manovra”. Susanna Camusso, intervistata dal quotidiano “La Repubblica” ha voluto motivare questa scelta, apparsa forse un po’ in controtendenza con questa emergenza nazionale che sta colpendo l’economia italiana. “C’era uno sforzo comune per provare a costruire un quadro differente e soprattutto offrire una prospettiva al paese. E invece, per quel che finora si è potuto capire data la scarsezza delle informazioni da parte del governo, questa manovra parla solo a chi le tasse le paga già. Dall’altra parte i tagli agli enti locali mettono in discussione le prestazioni ai cittadini e, come sempre, in particolare ai più deboli”. Non manca una apertura a Cisl e Uil: lo sciopero generale sarà proposto anche a queste due sigle sindacali. Al termine dell’intervista, la segretaria generale della Cgil parla della scelta di spostare alla domenica le feste laiche. “E’ una misura a dir poco umoristica. Dicono che così fanno anche gli altri Paesi. Quali? Forse la Francia, la Germania o la Gran Bretagna rinunciano a festeggiare le loro ricorrenze nazionali se cadono durante la settimana? E il primo maggio è dovunque la festa del lavoro, con la sola eccezione dei paesi nei quali vige una dittatura”.
Pietro Gugliotta

Non è stato un Primo Maggio tranquillo per i sindacati: le polemiche sulle aperture dei negozi in tutta Italia hanno infatti infastidito molti lavoratori. Si rischia la divisione dei sindacati, una cosa che anche a detta del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sarebbe gravissima. “Abbiamo ascoltato il presidente della Repubblica, credo abbia assolutamente ragione: i sindacati divisi sono sindacati più deboli. Insistiamo a dire che le differenze ci sono e non si superano facendo finta che non ci siano ma dandosi nuove regole che permettano ai lavoratori di decidere” ha dichiarato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, presente a Marsala insieme a Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, rispettivamente segretari di Cisl e Uil. Contestazione a Milano, dove la folla di 10 mila persone radunatasi in piazza delle Scala, ha contestato apertamente il segretario della Uil, Walter Galbusera, intervenuto sul palco: per lui fischi ed inviti ad “andare a lavorare” e a non toccare il contratto nazionale. Altra contestazione a Torino, dove alcune bandiere della Cisl sono state sottratte durante il corteo, per poi essere bruciate in piazza San Carlo, poco dopo il comizio della segretaria torinese della Cgil, Donata Canta. Inoltre a Milano, il corteo dei lavoratori precari, denominato MayDay, ha informato di aver attaccato alcune banche, agenzie interinali e immobiliari, con lanci di vernice e iniezioni di acciaio liquido nelle serrature.
Pietro Gugliotta

Si risolve in maniera negativa la questione dei tre operai licenziati dalla Fiat nello stabilimento di Melfi. L’8 luglio scorso, l’azienda torinese aveva sospeso e poi licenziato tre lavoratori: i tre avevano bloccato un carello robotizzato che trasportava dei materiali, durante una azione di protesta. Questo carrello aiutava altri operai che avevano deciso di non scioperare, dunque per la Fiat si trattava di interruzione di lavoro. Il provvedimento aveva fatto molto scalpore, perchè due dei licenziati facevano anche parte del sindacato Fiom-Cgil. Il Giudice del Lavoro si è pronunciato ieri, con una decisione perentoria: i tre operai vanno immediatamente reintegrati nel loro posto di lavoro. L’azione della Fiat è stata giudicata “antisindicale”. La Fiat ha scelto di non commentare la decisione del Giudice del Lavoro, al contrario i sindacati hanno espresso il loro parere in merito a questa vicenda. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. “Ora sarebbe utile che tutti si fermassero a riflettere. La teoria che, per uscire dalla crisi, bisogna mettere mano alla contrattazione, ai diritti e alla Costituzione, non solo è falsa ma riporta indietro di cent’anni il Paese”. Piu duro Giorgio Cremaschi, sempre della Fiom. “La sentenza dimostra che l’azienda vuole operare contro leggi e contratti. Si fermino tutti a riflettere per cercare, applicando il contratto che c’è, di creare le condizioni per difendere il lavoro e i diritti”. Il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere commenta così. “La sentenza che annulla il licenziamento, conferma come avessimo e come abbiamo ragione sul fatto che i diritti non possano essere messi in alternativa all’occupazione. La sentenza dimostra che la Fiat può anche sbagliare. Noi siamo sempre a disposizione per riaprire un confronto che possa mettere in campo relazioni sindacali più leali e corrette”. Questo il pensiero del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. “In questo Paese ci vuole un motivo legittimo per licenziare e l’onere di dimostrare che c’è un motivo legittimo spetta all’azienda ed è grave che lavoratori siano licenziati per l’attività sindacale che stavano svolgendo. Ma questo episodio non c’entra nelle relazioni industriale tra Fiat e sindacati”.

Il 25 giugno ci sarà uno sciopero di ventiquattro ore nel settore del trasporto pubblico locale e ferroviario. All’inizio, lo sciopero era stato previsto per il giorno 28 maggio, ma poi è stato rinviato a seguito di un ordinanza della presidenza del consiglio. I sindacati hanno spiegato che lo sciopero è stato programmato poiché i negoziati per il nuovo contratto mobilità fino ad oggi non hanno portato a nulla di concreto.
La decisione della protesta sindacale è stata presa congiuntamente da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Uglitrasporti, Orsa Trasporti, Faisa, Fast.
In generale si prospetta un giugno molto caldo dal punto di vista degli scioperi nei trasporti. Si inizierà infatti il 7 giugno con il settore aereo, con 4 ore di sciopero indetto da Sdl dalle 12 alle 16, per il personale addetto ai servizi di assistenza a terra.
Il giorno dopo, sciopero di 24 ore per i lavoratori del gruppo Tirrenia, a sostegno del passaggio verso la privatizzazione della compagnia. L’11 invece, sarà il trasporto pubblico locale ad incrociare le braccia. E poi, il 18 giugno, protesta ancora da parte del settore aereo, oltre 24 ore con diverse sigle sindacali coinvolte. Dunque un giugno molto caldo quello che sta per iniziare e che porterà molti disagi ai viaggiatori.

Sindacati in pieno allarme dopo le indiscrezioni sulla prossima manovra finanziaria del governo, che dovrebbe aggirarsi sui 25 miliardi di euro. Un vero e proprio sacrificio per il contribuente. Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, ha chiesto espressamente molta trasparenza sulla manovra, pretendendo inoltre la difesa del lavoratore dipendente e dei pensionati. Epifani ha fatto capire chiaramente che la manovra andrà a colpire le categorie più deboli, per intenderci quelle messe in ginocchio dalla crisi.
Più duro Raffaele Bonanni, leader della Cisl, che ha invocato il pugno di ferro contro evasori e sprechi, senza andare ad intaccare gli stipendi degli statali. Il numero uno di Cisl vorrebbe un dimezzamento dei livelli amministrativi, l’eliminazione degli enti inutili ed un riequilibrio sul fisco. Bonanni ha poi chiesto chiarezza su una manovra inattesa e così pesante, dato che il governo ha sempre vantato una situazione sottocontrollo e positiva.
L’orientamento del governo è quello di una stretta su pensioni e stipendi statali, con allo studio un intervento tampone su una o due finestre di uscita del 2010, che cadono a luglio e a dicembre, un blocco che congelerebbe l’uscita di 100 mila dipendenti privati. Il congelamento dovrebbe riguardare anche il pubblico impiego, comprese Regioni ed enti locali. A livello di fisco è accantonata ogni possibilità di riduzione fiscale, puntando soprattutto su una stretta sui giochi e sul lotto, da sempre la gallina dalle uova d’oro dello Stato.

È stata subito smentita la notizia pubblicata sul quotidiano Milano Finanza, secondo il quale il gruppo Telefonica avrebbe avuto intenzione di prendere il controllo totale di Telco, che detiene e controlla il 22,4% di Telecom Italia, mettendo così fuori gioco gli azionisti italiani della holding. La nota congiunta dei soci Telecom (Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca) che smentisce la notizia, è stata richiesta da Consob.
In Mattinata Mf aveva riportato l’intenzione dei tre colossi finanziari italiani di cedere le proprie partecipazioni in Telco a Telefonica, il gruppo spagnolo avrebbe così acquisito l’intero pacchetto senza necessariamente lanciare un’opa. Telefonica attualmente detiene il 46,35% in Telco, mentre le tre società italiane nel complesso possiedono una partecipazione del 53,75%, della quale ben il 30,61% è di Generali.
I Sindacati a seguito del voci si sono allarmati, la Cgil vedrebbe di buon occhio il controllo totale di Telefonica, la Uil invece ha fatto capire che potrebbe essere un freno allo sviluppo un azionariato completamente spagnolo, mentre la Cisl ha preferito non intervenire, aspettando notizie più certe. Comunque i sindacati su un punto sono d’accordo, ossia la completa assenza di investimenti in Telecom Italia da parte dell’imprenditoria italiana. Telefonica è un gruppo molto forte in Spagna e l’ipotesi di una tale acquisizione non è poi così irrealistica. La smentita in ogni caso ha frenato gli acquisti sul titolo, che in mattina ha segnato un incremento delle quotazioni fino al top intraday di 1,118 euro.
Giuseppe Raso

Da gennaio le pensioni saranno un po’ più leggere, infatti dal prossimo mese entreranno in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti di vecchiaia calcolati con il sistema misto o solo contributivo. È da ricordare che la revisione dei parametri era già in programma nella riforma Dini (legge 335/95) e doveva scattare ogni dieci anni. La legge 247/07, stabilì invece di fare partire in nuovi coefficienti dal 2010 con aggiornamento ogni 3 anni.
Secondo stime del Sole 24 Ore, la riduzione potrebbe oscillare tra lo 0,8% e il 3,7%. La Cgil calcola che con il metodo di calcolo contributivo, dal 2010, si perderà circa il 4% della pensione rispetto a coloro che vanno in pensione oggi con il sistema misto. Perdite ancora più consistenti se confrontate con le pensione prevista dal sistema retributivo. A subire maggiormente gli effetti dell’aggiornamento, saranno sicuramente i lavoratori la cui pensione si basa sul solo sistema contributivo. Un esempio ci aiuterà a capire meglio il decremento, una lavoratrice con 30 anni di contribuzione, avrà una pensione di circa 1.800 euro con il sistema retributivo o misto, e di circa 1500 euro in caso di sistema contributivo, con i criteri attuali. Con i nuovi parametri del 2010, arriverebbe a prendere invece una pensione di circa 1.700 euro con il sistema misto, o 1.400 con il contributivo. Perdite non indifferenti.
Per il Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, non succederà nulla di grave, in quanto le pensioni aumenteranno seppur in misura minore. Domenico Proietti, segretario confederale della UIL, è categorico, per lui i nuovi coefficienti sono inadeguati alla realtà del nostro sistema, e chiede a gran voce nuovi criteri per la determinazione dei coefficienti.
Giuseppe Raso