
Uno degli istituti più potenti di Wall Street, è nel mirino della Securities and Exchange Commission. Il SEC (l’equivalente americano della consob nostrana) ha messo sotto inchiesta per frode Goldman Sachs per mancate informazioni ai clienti riguardo ai rischi sull’acquisto di alcuni titoli, collegati ai mutui subprime. L’istituto di credito americano ha fatto sapere che queste sono accusa infondate, che si impegnerà per dimostrarlo e vorrà difendere comunque la sua reputazione. La Goldman Sachs è uno degli istituti più prestigiosi ed antichi degli Stati Uniti, fondato nel 1869, ha sedi in tutti i principali distretti finanziari (New York è la sede generale, punti operativi anche a Francoforte, Londra, Tokio, Honk-Kong) possiede, nel “portafoglio” clienti grandi aziende oltre ad enti di alto profilo (anche enti governativi).
Ma cosa avrebbe commesso la Goldman Sachs? Secondo quanto ci arriva dagli Usa, la banca non avrebbe informato i clienti sui potenziali rischi che alcune azioni, collegate ad alcuni particolari mutui (i mutui subprime) potevano avere. Inoltre pare anche che la Goldman Sachs avrebbe scommesso contro i prodotti affidati ai risparmiatori, dunque ha scommesso contro i suoi stessi clienti, incassando elevate cifre.
La notizia ha avuto effetti devastanti nella sfera della Borsa Europea: infatti a chiusura di settimana, gli indici europei, Madrid e Milano su tutti, hanno subito forti perdite, testimoniate dai segni negativi di tutti i principali titoli del settore bancario, come Mediobanca, Unicredit, Intesa Sanpaolo, evidentemente sotto pressione per i fatti accaduti oltreoceano.

Pubblicata una lista degli stipendi dei grandi dirigenti del mondo della finanza Italiana, e a sorpresa, come si poteva pensare, il gruppo Pirelli non “vince” questa classifica, la stravince! Infatti è primo Carlo Puri Negri, proprio l’ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re con uno stipendi di 14 milioni di euro, busta paga dimezzata per Claudio De Conto, ex direttore generale di Pirelli, che guadagna 7,3 milioni di euro. Terzo l’attuale presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera che si deve “accontentare” di 5,6 milioni di euro.
Dunque la Pirelli occupa, sia con i suoi passati dirigenti, che con l’attuale Tronchetti Provera, i tre gradini più alti di questa speciale classifica. E’ chiaro che a pesare sui primi due stipendi, c’è il “macigno” della liquidazione: infatti ben 9,4 milioni di euro, sono stati attribuiti a Puri Negri per la cessazione anticipata del mandato, mentre altri 5 milioni, sempre come liquidazione, sono stati corrisposti a Claudio De Conto.
La classifica prosegue con due amministratori del gruppo Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, presidente Fiat e Ferrari con 5.177.000 euro, mentre dietro segue Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo torinese, con poco meno di 4,8 milioni di euro. Questa la top 5 dei manager più ricchi d’Italia, secondo quanto riportato dallla lettura dei bilanci 2009 delle società quotate in Borsa, appena pubblicata. E i banchieri? I banchieri da sempre fra i manager più pagati d’Italia, “vincono” un’altra speciale classifica, quella degli aumenti di stipendio fra 2008 e 2009: infatti l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, con 4,3 milioni in busta paga nel 2009, e Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa, con 3,8 milioni di euro, sono fra i più pagati del settore bancario.

L’operazione di aumento di capitale da 4 miliardi di euro con ogni probabilità partirà lunedì prossimo assieme alla trattazione dei diritti di opzione e alle prime riunioni tecniche per la definizione delle modalità di ricapitalizzazione. Questione di ore e arriverà anche il via libera della Consob, poi giovedì 7 gennaio ci sarà il consiglio di amministrazione di UniCredit per decidere sul rapporto di cambio azioni nuove/azioni vecchie e prezzo di emissione. I diritti di opzione potranno essere esercitati, pena la decadenza, dall’11 al 29 gennaio 2010 in Italia e in Germania, dal 14 al 29 gennaio in Polonia, e saranno negoziabili sul Mta.
L’orientamento dell’amministratore delegato Alessandro Profumo è quello di emettere azioni a sconto, con un discount del 25% rispetto alle attuali quotazioni Unicredit. Sicuramente ci sarà un braccio di ferro sul prezzo delle nuove azioni, che le banche incaricate del collocamento vorrebbero tenere il più basso possibile per favorire l’entrata di sottoscrittori nuovi.
Tra gli azionisti la Fondazione Crt ha già fatto sapere l’intenzione di aderire, anche se a quote ridotte rispetto a quelle attuali, la Carimonte Holding sembra dello stesso avviso, mentre grande attenzione è rivolta al primo socio di UniCredit, la CariVerona, che un anno fa si era sottratto alla primo aumento di capitale tramite l’emissione di obbligazioni di tipo cashes. Resta qualche dubbio legato all’ente veronese, ma sembra che alla fine non farà mancare il proprio sostegno all’operazione.
Giuseppe Raso

Nel 2010 scatta la possibilità di “class action”, la causa collettiva che i consumatori possono intraprendere per difendere i propri diritti contro pratiche commerciali scorrette. A scatenare polemica è la non retroattività della norma, che non potrà essere applicata ai maxi-crack avvenuti qualche anno fa come Cirio e Parmalat. Infatti si potrà intentare una causa collettiva solo se gli illeciti sono stati commessi dopo il 16 agosto 2009. In ogni caso si tratta di una vera e propria rivoluzione, che fornirà al consumatore un’arma di difesa in più, contro quelle che aziende che fanno dell’illecito la loro ragion d’essere.
L’associazione dei consumatori Codacons ha già annunciato di aver depositato i primi ricorsi contro due banche, per i costi sui conti correnti troppo elevati. La “class action” nello specifico permetterà a tutti i consumatori che hanno subito un danno da un’azienda di far valere i propri diritti attraverso il promotore dell’azione, senza necessità di ricorrere ad un avvocato.
Previsto nella Finanziaria 2008, il debutto di questo strumento è stato più volte rinviato, per via di carenze dal punto di vista procedurale, che potevano comprometterne il buon funzionamento. Comunque è previsto un periodo di rodaggio, nei tribunali non ci sono ancora sezioni specializzate in questo tipo di cause, sarà dunque necessario ancora un po’ di tempo per vedere i primi risultati. Intanto, come già detto in precedenza, la Codacons ha battezzato la “class action”, citando in tribunale Unicredit e Intesa Sanpaolo, accusate di applicare commissioni troppo alte sui conti correnti in rosso.
Giuseppe Raso

Il piano “Insieme per i clienti” è stato approvato ieri dal consiglio di amministrazione di UniCredit Banca, dopo una riunione durata circa 3 ore. Il piano rientra in un progetto di riorganizzazione societaria, che avrebbe l’obiettivo di rafforzare l’attuale modello divisionale del gruppo, puntando ad una maggiore soddisfazione del cliente ed all’accrescimento della vicinanza ai territori in cui il gruppo opera, attraverso un’organizzazione più efficace e focalizzata e una maggiore autonomia della rete.
Durante la riunione non è stato discusso invece l’aumento di capitale di 4 miliardi di euro, che sarà oggetto di dibattito nel primo mese del 2010. L’attenzione sembra tutta concentrata sul progetto di Banca unica, che è la naturale evoluzione di un progetto iniziato anni fa. Dieter Rampl, presidente di UniCredit, ha affermato che il progetto semplificherà il modello organizzativo del gruppo, i processi decisionali saranno più rapidi, e il servizio sarà sempre più focalizzato sul cliente. Il piano di riorganizzazione riguarderà principalmente i 4 segmenti classici per il business di una banca, Retail, Corporate, Pmi, e Private, ed interesserà Italia, Germania e Austria.
In Italia la novità più sostanziosa è riferita allo spostamento delle imprese con un fatturato fino a 50 milioni nella divisione retail, il che significa una avvicinamento della rete bancaria al tessuto produttivo medio-piccolo italiano.
L’amministratore delegato del gruppo, Alessandro Profumo, in un’intervista al Corriere della Sera, afferma che Unicredit sta aumentando in modo deciso l’attenzione verso famiglie, piccole e medie imprese e territorio. Nei primi 11 mesi dell’anno il gruppo ha concesso nuovi fidi a breve per 11 miliardi e nuovi prestiti a medio lungo termine per 7,5 miliardi di euro.
Giuseppe Raso